Studio 1 di 54 · Le parabole?

  1. Studio 1: Le parabole?
  2. Studio 2: Le parabole
  3. Studio 3: Il seminatore
  4. Studio 4: La casa costruita sulla roccia
  5. Studio 5: La stoffa nuova e gli otri nuovi
  6. Studio 6: Il buon grano e la zizzania
  7. Studio 7: Il granello di senape
  8. Studio 8: Il lievito
  9. Studio 9: Il tesoro nascosto
  10. Studio 10: La perla di grande valore
  11. Studio 11: La rete
  12. Studio 12: Il servo spietato
  13. Studio 13: Gli operai assunti a ore diverse
  14. Studio 14: I due figli
  15. Studio 15: I malvagi vignaioli
  16. Studio 16: Le nozze del figlio del re
  17. Studio 17: Il fico che germoglia
  18. Studio 18: La catastrofe della funicolare di Gloria
  19. Studio 19: Le parabole della stoffa nuova e del vino nuovo
  20. Studio 20: La parabola della lampada sotto il moggio
  21. Studio 21: La parabola del ricco stolto
  22. Studio 22: La parabola del seminatore
  23. Studio 23: La parabola della lampada sotto il moggio
  24. Studio 24: Il paragone con la crescita del seme
  25. Studio 25: La parabola del granello di senape
  26. Studio 26: Altre parabole non riportate
  27. Studio 27: La parabola del lievito
  28. Studio 28: Spiegazione serale di diverse parabole (la zizzania)
  29. Studio 29: La parabola del tesoro nascosto
  30. Studio 30: La parabola della rete gettata in mare
  31. Studio 31: Conclusione del Messia Gesù
  32. Studio 32: Parabola della pecora smarrita
  33. Studio 33: Parabola del re e del servo
  34. Studio 34: Il buon samaritano
  35. Studio 35: Il granello di senape e il lievito
  36. Studio 36: Parabola dell'invitato presuntuoso
  37. Studio 37: La parabola del re che si prepara alla guerra
  38. Studio 38: L'immagine del sale insipido
  39. Studio 39: La parabola della pecora smarrita e ritrovata
  40. Studio 40: La parabola della dramma perduta
  41. Studio 41: La parabola del figliol prodigo
  42. Studio 42: La parabola dell’amministratore infedele
  43. Studio 43: La parabola del ricco e di Lazzaro
  44. Studio 44: Parabola dei servi inutili
  45. Studio 45: La parabola del giudice iniquo
  46. Studio 46: La parabola del fariseo e del pubblicano
  47. Studio 47: La parabola degli operai dell'undicesima ora
  48. Studio 48: La parabola delle mine
  49. Studio 49: La parabola dei due figli
  50. Studio 50: La parabola del banchetto di nozze
  51. Studio 51: La parabola del fico
  52. Studio 52: Parabola del servo fedele
  53. Studio 53: Parabola delle dieci vergini
  54. Studio 54: Parabola dei servi e delle ricompense, dei talenti

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Parabole di Gesù

  • Le parabole?

    L’articolo discute le parabole di Gesù, chiarendo l’assenza di contraddizione tra le loro interpretazioni pubbliche e private. Le parabole sono uno strumento pedagogico, e non insegnamenti segreti.

    Marco 4.34 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    e non parlava loro senza una parabola; ma in privato spiegava ogni cosa ai suoi discepoli.
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  • Le parabole

    L’articolo analizza l’uso delle parabole da parte di Gesù per trasmettere verità spirituali attraverso racconti simbolici. Esamina le difficoltà di comprensione che queste storie pongono ai discepoli e la questione di un accesso equo alla verità di Dio.

    1 Timoteo 2.4 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e vengano alla conoscenza della verità.
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  • Il seminatore

    La parabola del seminatore, raccontata da Gesù in riva al mare di Galilea, illustra come la Parola di Dio sia accolta in modo diverso secondo la disposizione del cuore. Mostra quattro tipi di ricettività attraverso i diversi terreni su cui cadono i semi. I discepoli imparano che le parabole rivelano il Regno a coloro che ascoltano con cuore aperto, ma restano nascoste a coloro che sono induriti. Questo metodo pedagogico unico di Gesù sottolinea l’importanza della fede e dell’ascolto spirituale.

    Matteo 13.1-23 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    In quel giorno Gesù, uscito di casa, si pose a sedere presso al mare;e molte turbe si raunarono attorno a lui; talché egli, montato in una barca, vi sedette; e tutta la moltitudine stava sulla riva.Ed egli insegnò loro molte cose in parabole, dicendo:Ecco, il seminatore uscì a seminare. E mentre seminava, una parte del seme cadde lungo la strada; gli uccelli vennero e la mangiarono.E un’altra cadde ne’ luoghi rocciosi ove non avea molta terra; e subito spuntò, perché non avea terreno profondo;ma, levatosi il sole, fu riarsa; e perché non avea radice, si seccò.E un’altra cadde sulle spine; e le spine crebbero e l’affogarono.E un’altra cadde nella buona terra e portò frutto, dando qual cento, qual sessanta, qual trenta per uno.Chi ha orecchi da udire oda.Allora i discepoli, accostatisi, gli dissero: Perché parli loro in paraboleEd egli rispose loro: Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli; ma a loro non è dato.Perché a chiunque ha, sarà dato, e sarà nell’abbondanza; ma a chiunque non ha, sarà tolto anche quello che ha.Perciò parlo loro in parabole, perché, vedendo, non vedono; e udendo, non odono e non intendono.E s’adempie in loro la profezia d’Isaia che dice: Udrete co’ vostri orecchi e non intenderete; guarderete co’ vostri occhi e non vedrete:perché il cuore di questo popolo s’è fatto insensibile, son divenuti duri d’orecchi ed hanno chiuso gli occhi, che talora non veggano con gli occhi e non odano con gli orecchi e non intendano col cuore e non si convertano, ed io non li guarisca.Ma beati gli occhi vostri, perché veggono; ed i vostri orecchi, perché odono!Poiché in verità io vi dico che molti profeti e giusti desiderarono di vedere le cose che voi vedete, e non le videro; e di udire le cose che voi udite, e non le udirono.Voi dunque ascoltate che cosa significhi la parabola del seminatore:Tutte le volte che uno ode la parola del Regno e non la intende, viene il maligno e porta via quel ch’è stato seminato nel cuore di lui: questi è colui che ha ricevuto la semenza lungo la strada.E quegli che ha ricevuto la semenza in luoghi rocciosi, è colui che ode la Parola e subito la riceve con allegrezza;però non ha radice in sé, ma è di corta durata; e quando venga tribolazione o persecuzione a cagion della Parola, è subito scandalizzato.E quegli che ha ricevuto la semenza fra le spine, è colui che ode la Parola; poi le cure mondane e l’inganno delle ricchezze affogano la Parola; e così riesce infruttuosa.Ma quei che ha ricevuto la semenza in buona terra, è colui che ode la Parola e l’intende; che porta del frutto e rende l’uno il cento, l’altro il sessanta e l’altro il trenta.
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  • La casa costruita sulla roccia

    L’articolo analizza la parabola biblica delle due case, presente in Matteo e Luca, per illustrare l’importanza di mettere in pratica gli insegnamenti di Gesù. Coloro che seguono le sue parole sono paragonati a costruttori saggi che edificano su un fondamento solido, mentre coloro che non obbediscono sono come persone che costruiscono sulla sabbia. La parabola sottolinea l’importanza di un’obbedienza attiva piuttosto che di un semplice ascolto.

    Luca 6.47-49 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    Chiunque viene a me ed ascolta le mie parole e le mette in pratica, io vi mostrerò a chi somiglia.Somiglia ad un uomo il quale, edificando una casa, ha scavato e scavato profondo, ed ha posto il fondamento sulla roccia; e venuta una piena, la fiumana ha investito quella casa e non ha potuto scrollarla per che era stata edificata bene.Ma chi ha udito e non ha messo in pratica, somiglia ad un uomo che ha edificato una casa sulla terra, senza fondamento; la fiumana l’ha investita, e subito è crollata; e la ruina di quella casa è stata grande.
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  • La stoffa nuova e gli otri nuovi

    L’articolo descrive la parabola del panno nuovo e degli otri nuovi nei Vangeli, che illustra l’incompatibilità dell’insegnamento di Gesù con le antiche pratiche religiose. Mette in evidenza il simbolismo del vino nuovo e degli otri vecchi per spiegare la novità del Regno di Dio che Cristo porta.

    Matteo 9.16-17 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    Or niuno mette un pezzo di stoffa nuova sopra un vestito vecchio; perché quella toppa porta via qualcosa dal vestito, e lo strappo si fa peggiore.Neppur si mette del vin nuovo in otri vecchi; altrimenti gli otri si rompono, il vino si spande e gli otri si perdono; ma si mette il vin nuovo in otri nuovi, e l’uno e gli altri si conservano.
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  • Il buon grano e la zizzania

    L'articolo analizza la parabola del grano e della zizzania, in cui Gesù spiega la coesistenza del bene e del male nel mondo. Questa storia mette in risalto la pazienza divina e l'idea di un giudizio finale. Gli insegnamenti che ne derivano offrono importanti spunti spirituali per i credenti.

    Matteo 13.24-30 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    Egli propose loro un’altra parabola, dicendo: Il regno de’ cieli è simile ad un uomo che ha seminato buona semenza nel suo campo.Ma mentre gli uomini dormivano, venne il suo nemico e seminò delle zizzanie in mezzo al grano e se ne andò.E quando l’erba fu nata ed ebbe fatto frutto, allora apparvero anche le zizzanie.E i servitori del padron di casa vennero a dirgli: Signore, non hai tu seminato buona semenza nel tuo campo? Come mai, dunque, c’è della zizzania?Ed egli disse loro: Un nemico ha fatto questo. E i servitori gli dissero: Vuoi tu che l’andiamo a cogliere?Ma egli rispose: No, che talora, cogliendo le zizzanie, non sradichiate insiem con esse il grano.Lasciate che ambedue crescano assieme fino alla mietitura; e al tempo della mietitura, io dirò ai mietitori: Cogliete prima le zizzanie, e legatele in fasci per bruciarle; ma il grano, raccoglietelo nel mio granaio.
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  • Il granello di senape

    L’articolo «Il granello di senape» spiega come questa parabola di Gesù illustri la crescita del Regno di Dio, anche a partire da inizi minimi. Analizza i tre racconti nei Vangeli sinottici.

    Luca 13.18-19 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    Diceva dunque: A che è simile il regno di Dio, e a che l’assomiglierò io?Esso è simile ad un granel di senapa che un uomo ha preso e gettato nel suo orto; ed è cresciuto ed è divenuto albero; e gli uccelli del cielo si son riparati sui suoi rami.
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  • Il lievito

    La parabola del lievito dimostra l’influenza discreta ma trasformatrice del Regno di Dio. Attraverso questa immagine, Gesù spiega come ciò che comincia in piccolo, come il lievito nella pasta, finisca per permeare e rinnovare tutto ciò che tocca, illustrando la natura sottile ma potente del Regno tra gli individui e le comunità.

    Luca 13.20-21 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    E di nuovo disse: A che assomiglierò il regno di Dio?Esso è simile al lievito che una donna ha preso e nascosto in tre staia di farina, finché tutta sia lievitata.
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  • Il tesoro nascosto

    L’articolo esplora la parabola del tesoro nascosto di Matteo 13:44, sottolineando il valore inestimabile del Regno e l’impatto trasformatore della sua scoperta. Gesù usa questa parabola per mostrare come il Regno dei cieli possa riorientare le nostre vite e le nostre scelte.

    Matteo 13.44 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    Il regno de’ cieli è simile ad un tesoro nascosto nel campo, che un uomo, dopo averlo trovato, nasconde; e per l’allegrezza che ne ha, va e vende tutto quello che ha, e compra quel campo.
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  • La perla di grande valore

    La parabola della perla di grande valore insegna che il Regno dei cieli ha un valore inestimabile. Racconta la storia di un mercante che vende tutto per comprare una perla preziosa, illustrando la necessaria radicalità e la gioia dell’impegno verso il Regno.

    Matteo 13.45-46 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    Il regno de’ cieli è anche simile ad un mercante che va in cerca di belle perle;e trovata una perla di gran prezzo, se n’è andato, ha venduto tutto quel che aveva, e l’ha comperata.
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  • La rete

    L’articolo esplora la parabola della rete di Matteo 13:47-50, che mette in risalto il giudizio finale e la responsabilità personale. Usando l’immagine di una rete da pesca, Gesù illustra il discernimento tra giusti e malvagi alla fine dei tempi, sottolineando la necessità di vivere in accordo con i princìpi del Regno di Dio.

    Matteo 13.47-50 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    Il regno de’ cieli è anche simile ad una rete che, gettata in mare, ha raccolto ogni sorta di pesci;quando è piena, i pescatori la traggono a riva; e, postisi a sedere, raccolgono il buono in vasi, e buttano via quel che non val nulla.Così avverrà alla fine dell’età presente. Verranno gli angeli, toglieranno i malvagi di mezzo ai giusti,e li getteranno nella fornace del fuoco. Ivi sarà il pianto e lo stridor de’ denti.
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  • Il servo spietato

    La parabola del servo spietato in Matteo 18:23-35 insegna che il perdono divino ricevuto deve diventare perdono offerto. Essa rivela il divario tra la generosità divina e la durezza umana. Il perdono è essenziale per manifestare la misericordia divina nel Regno di Dio.

    Matteo 18.23-35 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    Perciò il regno de’ cieli è simile ad un re che volle fare i conti co’ suoi servitori.E avendo cominciato a fare i conti, gli fu presentato uno, ch’era debitore di diecimila talenti.E non avendo egli di che pagare, il suo signore comandò che fosse venduto lui con la moglie e i figliuoli e tutto quant’avea, e che il debito fosse pagato.Onde il servitore, gettatosi a terra, gli si prostrò dinanzi, dicendo: Abbi pazienza con me, e ti pagherò tutto.E il signore di quel servitore, mosso a compassione, lo lasciò andare, e gli rimise il debito.Ma quel servitore, uscito, trovò uno de’ suoi conservi che gli dovea cento denari; e afferratolo, lo strangolava, dicendo: Paga quel che devi!Onde il conservo, gettatosi a terra, lo pregava dicendo: Abbi pazienza con me, e ti pagherò.Ma colui non volle; anzi andò e lo cacciò in prigione, finché avesse pagato il debito.Or i suoi conservi, veduto il fatto, ne furono grandemente contristati, e andarono a riferire al loro signore tutto l’accaduto.Allora il suo signore lo chiamò a sé e gli disse: Malvagio servitore, io t’ho rimesso tutto quel debito, perché tu me ne supplicasti;non dovevi anche tu aver pietà del tuo conservo, com’ebbi anch’io pietà di te?E il suo signore, adirato, lo diede in man degli aguzzini fino a tanto che avesse pagato tutto quel che gli doveva.Così vi farà anche il Padre mio celeste, se ognun di voi non perdona di cuore al proprio fratello.
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  • Gli operai assunti a ore diverse

    La parabola degli operai assunti a ore diverse insegna che la grazia di Dio prevale sul merito umano. Nel Regno, la generosità divina supera le logiche umane, invitando ad accogliere la bontà senza gelosia. Matteo 20:1-16 illustra la generosa sovranità di Dio.

    Matteo 19.27 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    Allora Pietro, replicando, gli disse: Ecco, noi abbiamo lasciato ogni cosa e t’abbiam seguitato; che ne avremo dunque?
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  • I due figli

    L’articolo analizza la parabola dei due figli di Matteo 21.28-32. Questa parabola illustra che la vera obbedienza a Dio conta più delle semplici parole. Il sincero pentimento, anche tardivo, apre l’accesso al Regno di Dio, a differenza delle promesse non mantenute. Gesù usa questo racconto per confrontarsi con le autorità religiose del suo tempo e sottolinea l’importanza dell’azione sincera.

    Matteo 21.28-32 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    Or che vi par egli? Un uomo avea due figliuoli. Accostatosi al primo disse: Figliuolo, va’ oggi a lavorare nella vigna.Ed egli, rispondendo, disse: Vado, signore; ma non vi andò.E accostatosi al secondo, gli disse lo stesso. Ma egli, rispondendo, disse: Non voglio; ma poi, pentitosi, v’andò.Qual de’ due fece la volontà del padre? Essi gli dissero: L’ultimo. E Gesù a loro: Io vi dico in verità: I pubblicani e le meretrici vanno innanzi a voi nel regno di Dio.Poiché Giovanni è venuto a voi per la via della giustizia, e voi non gli avete creduto; ma i pubblicani e le meretrici gli hanno creduto; e voi, che avete veduto questo, neppur poi vi siete pentiti per credere a lui.
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  • I vignaioli malvagi

    Questo articolo analizza la parabola dei vignaioli omicidi in cui Gesù denuncia il rifiuto dei profeti e annuncia il trasferimento del Regno a coloro che producono frutti degni. Le autorità religiose sono messe di fronte al loro rifiuto del divino, che segna una svolta profetica e spirituale nella storia della salvezza.

    Matteo 21.33-41 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    Udite un’altra parabola: Vi era un padron di casa, il quale piantò una vigna e le fece attorno una siepe, e vi scavò un luogo da spremer l’uva, e vi edificò una torre; poi l’allogò a de’ lavoratori, e se n’andò in viaggio.Or quando fu vicina la stagione de’ frutti, mandò i suoi servitori dai lavoratori per ricevere i frutti della vigna.Ma i lavoratori, presi i servitori, uno ne batterono, uno ne uccisero, e un altro ne lapidarono.Da capo mandò degli altri servitori, in maggior numero de’ primi; e coloro li trattarono nello stesso modo.Finalmente, mandò loro il suo figliuolo, dicendo: Avranno rispetto al mio figliuolo.Ma i lavoratori, veduto il figliuolo, dissero tra di loro: Costui è l’erede; venite, uccidiamolo, e facciam nostra la sua eredità.E presolo, lo cacciaron fuori della vigna, e l’uccisero.Quando dunque sarà venuto il padron della vigna, che farà egli a que’ lavoratori?Essi gli risposero: Li farà perir malamente, cotesti scellerati, e allogherà la vigna ad altri lavoratori, i quali gliene renderanno il frutto a suo tempo.
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  • Le nozze del figlio del re

    L’articolo discute la parabola del banchetto, confrontando i racconti di Matteo e Luca. Matteo sottolinea la responsabilità degli invitati e le conseguenze del rifiuto, mentre Luca mette in evidenza l’inclusione degli esclusi. Queste prospettive illustrano la chiamata universale di Dio e la necessità di una risposta autentica per partecipare al Regno.

    Luca 14.15-24 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    Or uno de’ commensali, udite queste cose, gli disse: Beato chi mangerà del pane nel regno di Dio!Ma Gesù gli disse: Un uomo fece una gran cena e invitò molti;e all’ora della cena mandò il suo servitore a dire agl’invitati: Venite, perché tutto è già pronto.E tutti, ad una voce, cominciarono a scusarsi. Il primo gli disse: Ho comprato un campo e ho necessità d’andarlo a vedere; ti prego, abbimi per iscusato.E un altro disse: Ho comprato cinque paia di buoi, e vado a provarli; ti prego, abbimi per iscusato.E un altro disse: Ho preso moglie, e perciò non posso venire.E il servitore, tornato, riferì queste cose al suo signore. Allora il padron di casa, adiratosi, disse al suo servitore: Va’ presto per le piazze e per le vie della città, e mena qua i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi.Poi il servitore disse: Signore, s’è fatto come hai comandato, e ancora c’è posto.E il signore disse al servitore: Va’ fuori per le strade e lungo le siepi, e costringili ad entrare, affinché la mia casa sia piena.Perché io vi dico che nessuno di quegli uomini ch’erano stati invitati assaggerà la mia cena.
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  • Il fico che germoglia

    Questo articolo esplora la parabola del fico che germoglia, una lezione di vigilanza spirituale data da Gesù nei Vangeli di Matteo, Marco e Luca. Questo racconto incoraggia i credenti a discernere i segni del Regno di Dio come si osservano le stagioni, sottolineando la certezza delle parole di Gesù.

    Marco 13.28-31 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    Or imparate dal fico questa similitudine: Quando già i suoi rami si fanno teneri e metton le foglie, voi sapete che l’estate è vicina.Così anche voi, quando vedrete avvenir queste cose, sappiate ch’egli è vicino, alle porte.In verità io vi dico che questa generazione non passerà prima che tutte queste cose siano avvenute.Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.
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  • La catastrofe della funicolare di Gloria

    L’articolo discute la catastrofe della funicolare di Gloria alla luce di un racconto biblico simile, sottolineando la necessità del ravvedimento e l’importanza della salvezza dell’anima secondo gli insegnamenti di Gesù.

    Giovanni 9.2 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    E i suoi discepoli lo interrogarono, dicendo: Maestro, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?
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  • Le parabole della stoffa nuova e del vino nuovo

    Le parabole della stoffa nuova e del vino nuovo illustrano la rottura radicale tra giudaismo e cristianesimo. Pronunciate da Gesù in risposta ai discepoli di Giovanni Battista riguardo al digiuno, affermano che non si possono mescolare il vecchio e il nuovo. Il cambiamento richiesto è una trasformazione completa, non una riforma, e invita ogni uomo a scegliere il Maestro che seguirà.

    Matteo 9.16-17 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    Or niuno mette un pezzo di stoffa nuova sopra un vestito vecchio; perché quella toppa porta via qualcosa dal vestito, e lo strappo si fa peggiore.Neppur si mette del vin nuovo in otri vecchi; altrimenti gli otri si rompono, il vino si spande e gli otri si perdono; ma si mette il vin nuovo in otri nuovi, e l’uno e gli altri si conservano.
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  • La parabola della lampada sotto il moggio

    La parabola della lampada sotto il moggio insegna ai discepoli di Gesù a far risplendere la propria luce spirituale vivendo in modo esemplare. Ciò significa vivere in modo da intensificare la luce divina e incoraggiare gli altri a fare altrettanto, ispirandosi ai Vangeli.

    Luca 8.16-18 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    Or niuno, accesa una lampada, la copre con un vaso, o la mette sotto il letto; anzi la mette sul candeliere, acciocché chi entra vegga la luce.Poiché non v’è nulla di nascosto che non abbia a diventar manifesto, né di segreto che non abbia a sapersi ed a farsi palese.Badate dunque come ascoltate: perché a chi ha sarà dato; ma a chi non ha, anche quel che pensa d’avere gli sarà tolto.
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  • La parabola del ricco stolto

    L'articolo esplora la parabola del ricco stolto in Luca 12.13-21. Gesù insegna sull'inutilità delle ricchezze materiali, invitando a dare la priorità alla ricchezza spirituale. La parabola mette in guardia dalla cupidigia e incoraggia a vivere nella prospettiva dell'eternità. Tra il pubblico vi sono farisei e persone di umili condizioni.

    Luca 12.13-21 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    Or uno della folla gli disse: Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità.Ma Gesù gli rispose: O uomo, chi mi ha costituito su voi giudice o spartitore? Poi disse loro:Badate e guardatevi da ogni avarizia; perché non è dall’abbondanza de’ beni che uno possiede, ch’egli ha la sua vita.E disse loro questa parabola: La campagna d’un certo uomo ricco fruttò copiosamente;ed egli ragionava così fra sé medesimo: Che farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti? E disse:Questo farò: demolirò i miei granai e ne fabbricherò dei più vasti, e vi raccoglierò tutto il mio grano e i miei beni,e dirò all’anima mia: Anima, tu hai molti beni riposti per molti anni; riposati, mangia, bevi, godi.Ma Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa l’anima tua ti sarà ridomandata; e quel che hai preparato, di chi sarà?Così è di chi tesoreggia per sé, e non è ricco in vista di Dio.
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  • La parabola del seminatore

    L'articolo analizza la parabola del seminatore predicata da Gesù. Confronta i racconti di Matteo, Marco e Luca, ciascuno adattato al proprio pubblico. L'articolo discute anche dell'uso delle parabole da parte di Gesù e della sua strategia di comunicazione con grandi folle, suggerendo appendici per un ulteriore approfondimento.

    Luca 8.4-15 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    Or come si raunava gran folla e la gente d’ogni città accorreva a lui, egli disse in parabola:Il seminatore uscì a seminar la sua semenza; e mentre seminava, una parte del seme cadde lungo la strada, e fu calpestato e gli uccelli del cielo lo mangiarono.Ed un’altra cadde sulla roccia; e come fu nato seccò perché non avea umore.Ed un’altra cadde in mezzo alle spine; e le spine, nate insieme col seme, lo soffocarono.Ed un’altra parte cadde nella buona terra; e nata che fu, fruttò il cento per uno. Dicendo queste cose, esclamava: Chi ha orecchi da udire, oda.E i suoi discepoli gli domandarono che volesse dir questa parabola.Ed egli disse: A voi è dato di conoscere i misteri del regno di Dio; ma agli altri se ne parla in parabole, affinché vedendo non veggano, e udendo non intendano.Or questo è il senso della parabola: Il seme è la parola di Dio.Quelli lungo la strada son coloro che hanno udito; ma poi viene il diavolo e porta via la Parola dal cuor loro, affinché non credano e non siano salvati.E quelli sulla roccia son coloro i quali, quando hanno udito la Parola, la ricevono con allegrezza; ma costoro non hanno radice, credono per un tempo, e quando viene la prova, si traggono indietro.E quel ch’è caduto fra le spine, son coloro che hanno udito, ma se ne vanno e restan soffocati dalle cure e dalle ricchezze e dai piaceri della vita, e non arrivano a maturità.E quel ch’è in buona terra, son coloro i quali, dopo aver udita la Parola, la ritengono in un cuore onesto e buono, e portan frutto con perseveranza.
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  • La parabola della lampada sotto il moggio

    Questo articolo analizza la parabola della lampada sotto il moggio, esplorata nei Vangeli. Sottolinea l'importanza della luce divina per il discepolo, mostrando come il Messia Gesù usi questa metafora per illuminare la verità divina ed esortare i discepoli a essere testimoni visibili della propria fede, rimanendo essi stessi illuminati dalla luce di Cristo.

    Luca 8.16-18 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    Or niuno, accesa una lampada, la copre con un vaso, o la mette sotto il letto; anzi la mette sul candeliere, acciocché chi entra vegga la luce.Poiché non v’è nulla di nascosto che non abbia a diventar manifesto, né di segreto che non abbia a sapersi ed a farsi palese.Badate dunque come ascoltate: perché a chi ha sarà dato; ma a chi non ha, anche quel che pensa d’avere gli sarà tolto.
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  • Il paragone con la crescita del seme

    La pericope 142 analizza il paragone con la crescita del seme (Marco 4.26-29), l'unica parabola presente esclusivamente in Marco. Pronunciata presso Capernaum in Galilea intorno a novembre-dicembre del 31, insegna il mistero del Regno di Dio: crescita divina incomprensibile, ruolo del seminatore umano, progressione graduale della vita spirituale e prospettiva escatologica della mietitura finale.

    Marco 4.26-29 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    Diceva ancora: Il regno di Dio è come un uomo che getti il seme in terra,e dorma e si levi, la notte e il giorno; il seme intanto germoglia e cresce nel modo ch’egli stesso ignora.La terra da se stessa dà il suo frutto: prima l’erba; poi la spiga; poi, nella spiga, il grano ben formato.E quando il frutto è maturo, subito e’ vi mette la falce perché la mietitura è venuta.
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  • La parabola del granello di senape

    La parabola del granello di senape (Mt 13.31-32; Mc 4.30-32; Lc 13.18-19) illustra il Regno di Dio attraverso un seme minuscolo che diventa un grande albero. Pronunciata presso Capernaum nel 31 d.C., insegna che il Regno inizia umilmente ma conosce una crescita straordinaria, offrendo rifugio e accoglienza a tutti. Invita alla fede, alla pazienza e alla fiducia in Dio per la crescita spirituale.

    Matteo 13.1-23 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    In quel giorno Gesù, uscito di casa, si pose a sedere presso al mare;e molte turbe si raunarono attorno a lui; talché egli, montato in una barca, vi sedette; e tutta la moltitudine stava sulla riva.Ed egli insegnò loro molte cose in parabole, dicendo:Ecco, il seminatore uscì a seminare. E mentre seminava, una parte del seme cadde lungo la strada; gli uccelli vennero e la mangiarono.E un’altra cadde ne’ luoghi rocciosi ove non avea molta terra; e subito spuntò, perché non avea terreno profondo;ma, levatosi il sole, fu riarsa; e perché non avea radice, si seccò.E un’altra cadde sulle spine; e le spine crebbero e l’affogarono.E un’altra cadde nella buona terra e portò frutto, dando qual cento, qual sessanta, qual trenta per uno.Chi ha orecchi da udire oda.Allora i discepoli, accostatisi, gli dissero: Perché parli loro in paraboleEd egli rispose loro: Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli; ma a loro non è dato.Perché a chiunque ha, sarà dato, e sarà nell’abbondanza; ma a chiunque non ha, sarà tolto anche quello che ha.Perciò parlo loro in parabole, perché, vedendo, non vedono; e udendo, non odono e non intendono.E s’adempie in loro la profezia d’Isaia che dice: Udrete co’ vostri orecchi e non intenderete; guarderete co’ vostri occhi e non vedrete:perché il cuore di questo popolo s’è fatto insensibile, son divenuti duri d’orecchi ed hanno chiuso gli occhi, che talora non veggano con gli occhi e non odano con gli orecchi e non intendano col cuore e non si convertano, ed io non li guarisca.Ma beati gli occhi vostri, perché veggono; ed i vostri orecchi, perché odono!Poiché in verità io vi dico che molti profeti e giusti desiderarono di vedere le cose che voi vedete, e non le videro; e di udire le cose che voi udite, e non le udirono.Voi dunque ascoltate che cosa significhi la parabola del seminatore:Tutte le volte che uno ode la parola del Regno e non la intende, viene il maligno e porta via quel ch’è stato seminato nel cuore di lui: questi è colui che ha ricevuto la semenza lungo la strada.E quegli che ha ricevuto la semenza in luoghi rocciosi, è colui che ode la Parola e subito la riceve con allegrezza;però non ha radice in sé, ma è di corta durata; e quando venga tribolazione o persecuzione a cagion della Parola, è subito scandalizzato.E quegli che ha ricevuto la semenza fra le spine, è colui che ode la Parola; poi le cure mondane e l’inganno delle ricchezze affogano la Parola; e così riesce infruttuosa.Ma quei che ha ricevuto la semenza in buona terra, è colui che ode la Parola e l’intende; che porta del frutto e rende l’uno il cento, l’altro il sessanta e l’altro il trenta.
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  • Altre parabole non riportate

    La pericope PER144 esamina Marco 4.33-34, dove si riconosce che Gesù pronunciò numerose parabole non riportate dagli evangelisti. Ambientato nei pressi di Capernaum nel novembre-dicembre del 31, questo passo rivela la pedagogia progressiva di Gesù: una rivelazione adattata agli ascoltatori, una formazione approfondita dei discepoli e l'importanza della comprensione spirituale. Giovanni stesso riconosce (Gv 20.30; 21.25) che i Vangeli contengono solo una parte degli insegnamenti di Gesù.

    Marco 4.33 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    E con molte cosiffatte parabole esponeva loro la Parola, secondo che potevano intendere;
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  • La parabola del lievito

    La parabola del lievito (Mt 13.33-35; Lc 13.20-21) illustra la crescita discreta ma potente del regno di Dio. Come il lievito trasforma tutto l'impasto, il regno agisce progressivamente nei cuori. Matteo collega questo insegnamento all'adempimento del Salmo 78.2. Ogni credente è chiamato a svolgere un ruolo attivo in questa diffusione. Pronunciata nei pressi di Capernaum verso novembre-dicembre del 31, è la quarta parabola del grande discorso di Matteo 13.

    Luca 13.20-21 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    E di nuovo disse: A che assomiglierò il regno di Dio?Esso è simile al lievito che una donna ha preso e nascosto in tre staia di farina, finché tutta sia lievitata.
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  • Spiegazione serale di diverse parabole (la zizzania)

    PER146 riporta la spiegazione data da Gesù ai suoi discepoli a proposito della parabola della zizzania (Mt 13.36-43), testimonianza esclusiva di Matteo. Gesù vi svela un metodo di interpretazione su tre assi: identificazione simbolica degli elementi, dimensione escatologica e applicazione pratica. Questo passo si inserisce nel discorso delle sette parabole del Regno di Dio raccolte da Matteo nel capitolo 13.

    Matteo 13.24-30 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    Egli propose loro un’altra parabola, dicendo: Il regno de’ cieli è simile ad un uomo che ha seminato buona semenza nel suo campo.Ma mentre gli uomini dormivano, venne il suo nemico e seminò delle zizzanie in mezzo al grano e se ne andò.E quando l’erba fu nata ed ebbe fatto frutto, allora apparvero anche le zizzanie.E i servitori del padron di casa vennero a dirgli: Signore, non hai tu seminato buona semenza nel tuo campo? Come mai, dunque, c’è della zizzania?Ed egli disse loro: Un nemico ha fatto questo. E i servitori gli dissero: Vuoi tu che l’andiamo a cogliere?Ma egli rispose: No, che talora, cogliendo le zizzanie, non sradichiate insiem con esse il grano.Lasciate che ambedue crescano assieme fino alla mietitura; e al tempo della mietitura, io dirò ai mietitori: Cogliete prima le zizzanie, e legatele in fasci per bruciarle; ma il grano, raccoglietelo nel mio granaio.
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  • La parabola del tesoro nascosto

    La parabola del tesoro nascosto (Mt 13,44), riportata soltanto da Matteo, insegna che il regno dei cieli ha un valore incomparabile. Un uomo scopre un tesoro sepolto, lo ricopre, poi vende tutto per comprare il campo. Questa parabola illustra la gioia e la determinazione di colui che riconosce il valore supremo del Regno, pronto a sacrificare tutto per ottenerlo. Risuona in modo particolare con il percorso personale di Matteo, che aveva lasciato tutto per seguire Gesù.

    Matteo 13.44 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    Il regno de’ cieli è simile ad un tesoro nascosto nel campo, che un uomo, dopo averlo trovato, nasconde; e per l’allegrezza che ne ha, va e vende tutto quello che ha, e compra quel campo.
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  • La parabola della rete gettata in mare

    La parabola della rete (Mt 13,47-50), esclusiva di Matteo, paragona il Regno dei cieli a una rete che raccoglie ogni sorta di pesci. Nella cernita finale, i buoni vengono conservati e i cattivi scartati, a illustrazione del giudizio escatologico. Insegna l'universalità del Vangelo, la realtà del giudizio finale compiuto dagli angeli e l'urgenza per i credenti di vivere in accordo con gli insegnamenti di Gesù.

    Matteo 13.47-50 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    Il regno de’ cieli è anche simile ad una rete che, gettata in mare, ha raccolto ogni sorta di pesci;quando è piena, i pescatori la traggono a riva; e, postisi a sedere, raccolgono il buono in vasi, e buttano via quel che non val nulla.Così avverrà alla fine dell’età presente. Verranno gli angeli, toglieranno i malvagi di mezzo ai giusti,e li getteranno nella fornace del fuoco. Ivi sarà il pianto e lo stridor de’ denti.
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  • Conclusione del Messia Gesù

    La pericope 150 chiude il discorso in parabole di Matteo 13. Gesù chiede ai suoi discepoli se hanno capito, poi descrive il discepolo ideale come uno scriba istruito nel regno, capace di trarre dal suo tesoro cose nuove e cose antiche. Questo passo sottolinea la complementarità dell'Antico e del Nuovo Testamento e la responsabilità degli insegnanti di trasmettere fedelmente l'insegnamento del Messia.

    Matteo 13.51-53 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    Avete intese tutte queste cose? Essi gli risposero: Sì.Allora disse loro: Per questo, ogni scriba ammaestrato pel regno de’ cieli è simile ad un padron di casa il quale trae fuori dal suo tesoro cose nuove e cose vecchie.Or quando Gesù ebbe finite queste parabole, partì di là.
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  • Parabola della pecora smarrita

    La parabola della pecora smarrita (Mt 18.10-14; Lc 15.3-7) è insegnata da Gesù a Cafarnao nel settembre del 32 d.C., poco prima della sua partenza definitiva dalla Galilea. Matteo pone l’accento sulla protezione dei «piccoli» e sulla volontà divina di non perderne nessuno, mentre Luca sottolinea la gioia celeste per il peccatore pentito. La figura del pastore rimanda alla missione messianica di Gesù, buon pastore che prepara i suoi discepoli alla sua assenza promettendo loro una guida spirituale.

    Giovanni 14.16-18 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    E io pregherò il Padre, ed Egli vi darà un altro Consolatore, perché stia con voi in perpetuo,lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché dimora con voi, e sarà in voi.Non vi lascerò orfani; tornerò a voi.
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  • Parabola del re e del servo

    La parabola del re e del servo (Mt 18.23-35), raccontata a Cafarnao nel settembre del 32, è esclusiva di Matteo. Illustra l’importanza capitale del perdono mettendo a confronto un debito immenso di 10.000 talenti, condonato da un re misericordioso, con un piccolo debito di 100 monete, rifiutato dal servo perdonato. L’insegnamento centrale: coloro che Dio perdona devono a loro volta perdonare, pena la perdita della grazia ricevuta.

    Luca 17.3-4 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    Badate a voi stessi! Se il tuo fratello pecca, riprendilo; e se si pente, perdonagli.E se ha peccato contro te sette volte al giorno, e sette volte torna a te e ti dice: Mi pento, perdonagli.
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  • Il buon samaritano

    La pericope PER222 presenta la parabola del buon Samaritano (Luca 10.25-37), raccontata da Gesù in risposta a un dottore della Legge che voleva tendergli una trappola. Ambientata a Betania, al di là del Giordano, nel novembre dell'anno 32, questa parabola insegna che il vero «prossimo» non è definito dalla religione o dalla cultura, ma dall'atto di misericordia. Il Samaritano disprezzato diventa il modello della compassione, figura simbolica dello stesso Messia che viene in soccorso dell'umanità ferita.

    Luca 10.28 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    E Gesù gli disse: Tu hai risposto rettamente; fa, questo, e vivrai.
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  • Il granello di senape e il lievito

    La pericope PER232 presenta le due parabole gemelle del granello di senape e del lievito (Luca 13.18-21). Pronunciate vicino a una sinagoga di Gerusalemme di sabato, illustrano la natura del regno di Dio: inizia in modo umile, cresce con potenza e agisce in modo nascosto ma trasformante. Queste due immagini complementari invitano a cogliere la crescita discreta e irresistibile del regno di Dio nel mondo.

    Luca 13.18-21 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    Diceva dunque: A che è simile il regno di Dio, e a che l’assomiglierò io?Esso è simile ad un granel di senapa che un uomo ha preso e gettato nel suo orto; ed è cresciuto ed è divenuto albero; e gli uccelli del cielo si son riparati sui suoi rami.E di nuovo disse: A che assomiglierò il regno di Dio?Esso è simile al lievito che una donna ha preso e nascosto in tre staia di farina, finché tutta sia lievitata.
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  • Parabola dell'invitato presuntuoso

    La parabola dell'invitato presuntuoso (Luca 14.7-14), tramandata solo da Luca, si svolge in casa di uno dei capi dei farisei a Gerusalemme. Gesù vi insegna l'umiltà, invitando a scegliere l'ultimo posto anziché il primo, e la generosità disinteressata, incoraggiando a invitare i poveri e gli esclusi anziché coloro che possono ricambiare. Questi due insegnamenti illustrano i valori fondamentali del Regno di Dio: l'onore viene da Dio, non da se stessi, e il vero dono sarà ricompensato alla risurrezione dei giusti.

    Luca 11.37 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    Or mentr’egli parlava, un Fariseo lo invitò a desinare da lui. Ed egli, entrato, si mise a tavola.
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  • La parabola del re che si prepara alla guerra

    La parabola del re che si prepara alla guerra (Luca 14.31-33), riportata soltanto da Luca, illustra le esigenze del discepolato. Di fronte a un avversario due volte più potente, un re sceglie la trattativa anziché il combattimento. Allo stesso modo, seguire Gesù, il Messia, esige lucidità, umiltà e totale rinuncia a se stessi. Luca inserisce questo insegnamento in una serie tematica sul prezzo della vita cristiana, prima della festa della Dedicazione del dicembre del 32 d.C.

    Luca 14.28-30 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    Infatti chi è fra voi colui che, volendo edificare una torre, non si metta prima a sedere e calcoli la spesa per vedere se ha da poterla finire?Che talora, quando ne abbia posto il fondamento e non la possa finire, tutti quelli che la vedranno prendano a beffarsi di lui, dicendo:Quest’uomo ha cominciato a edificare e non ha potuto finire.
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  • L'immagine del sale insipido

    L'articolo 'PER241 - L'immagine del sale insipido' analizza un passo di Luca 14:34-35, in cui Gesù insegna che i discepoli devono essere come il sale, essenziale e trasformatore. Se un discepolo perde il suo 'sapore' spirituale, diventa inutile, simile a un sale insipido. Questo insegnamento invita a un impegno attivo e duraturo nella vita spirituale.

    Matteo 5.13 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    Voi siete il sale della terra; ora, se il sale diviene insipido, con che lo si salerà? Non è più buono a nulla se non ad esser gettato via e calpestato dagli uomini.
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  • La parabola della pecora smarrita e ritrovata

    Questo articolo tratta la parabola della pecora smarrita nel Vangelo di Luca, sottolineando la gioia divina per la salvezza di un peccatore. Si inserisce in tre racconti parabolici che illustrano diverse sfumature della ricerca e della salvezza.

    Luca 15.3-7 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    Ed egli disse loro questa parabola:Chi è l’uomo fra voi, che, avendo cento pecore, se ne perde una, non lasci le novantanove nel deserto e non vada dietro alla perduta finché non l’abbia ritrovata?E trovatala, tutto allegro se la mette sulle spalle;e giunto a casa, chiama assieme gli amici e i vicini, e dice loro: Rallegratevi meco, perché ho ritrovato la mia pecora ch’era perduta.Io vi dico che così vi sarà in cielo più allegrezza per un solo peccatore che si ravvede, che per novantanove giusti i quali non han bisogno di ravvedimento.
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  • La parabola della dracma perduta

    Questa parabola, propria del solo Luca, mostra Dio, raffigurato con i tratti di una donna, che cerca e ritrova una dramma perduta. Simboleggia l’anima smarrita ma preziosa agli occhi di Dio, sottolineando la Sua misericordia e la Sua gioia per il ritorno di chi si era smarrito.

    Luca 15.8-10 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    Ovvero, qual è la donna che avendo dieci dramme, se ne perde una, non accenda un lume e non spazzi la casa e non cerchi con cura finché non l’abbia ritrovata?E quando l’ha trovata, chiama assieme le amiche e le vicine, dicendo: Rallegratevi meco, perché ho ritrovato la dramma che avevo perduta.Così, vi dico, v’è allegrezza dinanzi agli angeli di Dio per un solo peccatore che si ravvede.
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  • La parabola del figliol prodigo

    L’articolo esplora la parabola del figliol prodigo nel Vangelo di Luca, sottolineando il perdono e l’amore divino. Il padre accoglie il figlio pentito, in contrasto con il figlio maggiore che critica tale clemenza. Questa parabola, cerniera del capitolo 15, illustra la ricerca divina di coloro che si sono smarriti. Luca riorganizza questo racconto per sostenere il suo messaggio teologico sul Regno dei Cieli.

    Luca 15.3-7 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    Ed egli disse loro questa parabola:Chi è l’uomo fra voi, che, avendo cento pecore, se ne perde una, non lasci le novantanove nel deserto e non vada dietro alla perduta finché non l’abbia ritrovata?E trovatala, tutto allegro se la mette sulle spalle;e giunto a casa, chiama assieme gli amici e i vicini, e dice loro: Rallegratevi meco, perché ho ritrovato la mia pecora ch’era perduta.Io vi dico che così vi sarà in cielo più allegrezza per un solo peccatore che si ravvede, che per novantanove giusti i quali non han bisogno di ravvedimento.
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  • La parabola dell’amministratore infedele

    Questo articolo esplora la parabola dell’amministratore infedele di Luca, osservando che l’astuzia dell’amministratore è lodata per la sua saggezza, non per la sua disonestà. La parabola invita a riflettere sull’uso della saggezza pratica nelle questioni spirituali.

    Luca 16.1-13 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    Gesù diceva ancora ai suoi discepoli: V’era un uomo ricco che avea un fattore, il quale fu accusato dinanzi a lui di dissipare i suoi beni.Ed egli lo chiamò e gli disse: Che cos’è questo che odo di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché tu non puoi più esser mio fattore.E il fattore disse fra sé: Che farò io, dacché il padrone mi toglie l’amministrazione? A zappare non son buono; a mendicare mi vergogno.So bene quel che farò, affinché, quando dovrò lasciare l’amministrazione, ci sia chi mi riceva in casa sua.Chiamati quindi a se ad uno ad uno i debitori del suo padrone, disse al primo:Quanto devi al mio padrone? Quello rispose: Cento bati d’olio. Egli disse: Prendi la tua scritta, siedi, e scrivi presto: Cinquanta.Poi disse ad un altro: E tu, quanto devi? Quello rispose: Cento cori di grano. Egli disse: Prendi la tua scritta, e scrivi: Ottanta.E il padrone lodò il fattore infedele perché aveva operato con avvedutezza; poiché i figliuoli di questo secolo, nelle relazioni con que’ della loro generazione, sono più accorti dei figliuoli della luce.Ed io vi dico: Fatevi degli amici con le ricchezze ingiuste; affinché, quand’esse verranno meno, quelli vi ricevano ne’ tabernacoli eterni.Chi è fedele nelle cose minime, è pur fedele nelle grandi; e chi è ingiusto nelle cose minime, è pure ingiusto nelle grandi.Se dunque non siete stati fedeli nelle ricchezze ingiuste, chi vi affiderà le vere?E se non siete stati fedeli nell’altrui, chi vi darà il vostro?Nessun domestico può servire a due padroni: perché o odierà l’uno e amerà l’altro, o si atterrà all’uno e sprezzerà l’altro. Voi non potete servire a Dio ed a Mammona.
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  • La parabola dell’uomo ricco e di Lazzaro

    L’articolo analizza la parabola dell’uomo ricco e di Lazzaro nel Vangelo di Luca. Singolare perché menziona un nome, Lazzaro, esplora la questione della giustizia divina e le ripercussioni delle scelte terrene sull’aldilà. Luca organizza il racconto attorno a insegnamenti teologici sul regno dei cieli, invitando a una riflessione approfondita sulla salvezza e sulla compassione.

    Luca 16.19-31 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    Or v’era un uomo ricco, il quale vestiva porpora e bisso, ed ogni giorno godeva splendidamente;e v’era un pover’uomo chiamato Lazzaro, che giaceva alla porta di lui, pieno d’ulceri,e bramoso di sfamarsi con le briciole che cadevano dalla tavola del ricco; anzi perfino venivano i cani a leccargli le ulceri.Or avvenne che il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno d’Abramo; morì anche il ricco, e fu seppellito.E nell’Ades, essendo ne’ tormenti, alzò gli occhi e vide da lontano Abramo, e Lazzaro nel suo seno;ed esclamò: Padre Abramo, abbi pietà di me, e manda Lazzaro a intingere la punta del dito nell’acqua per rinfrescarmi la lingua, perché son tormentato in questa fiamma.Ma Abramo disse: Figliuolo, ricordati che tu ricevesti i tuoi beni in vita tua, e che Lazzaro similmente ricevette i mali; ma ora qui egli è consolato, e tu sei tormentato.E oltre a tutto questo, fra noi e voi è posta una gran voragine, perché quelli che vorrebbero passar di qui a voi non possano, né di la si passi da noi.Ed egli disse: Ti prego, dunque, o padre, che tu lo mandi a casa di mio padre,perché ho cinque fratelli, affinché attesti loro queste cose, onde non abbiano anch’essi a venire in questo luogo di tormento.Abramo disse: Hanno Mosè e i profeti; ascoltin quelli.Ed egli: No, padre Abramo; ma se uno va a loro dai morti, si ravvedranno.Ma Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i profeti, non si lasceranno persuadere neppure se uno dei morti risuscitasse.
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  • Parabola dei servi inutili

    L'articolo esplora la parabola dei servi inutili di Luca 17.7-10, sottolineando l'importanza dell'umiltà e della gratitudine nella vita del discepolo. Gesù insegna che il servizio fedele non attende riconoscimento dal padrone e che ogni capacità è un dono di Dio. L'obbedienza non conferisce alcun diritto, promuovendo così un atteggiamento di gratitudine, non di rivendicazione.

    Luca 17.7-10 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    Or chi di voi, avendo un servo ad arare o pascere, quand’ei torna a casa dai campi, gli dirà: Vieni presto a metterti a tavola?Non gli dirà invece: Preparami la cena, e cingiti a servirmi finch’io abbia mangiato e bevuto, e poi mangerai e berrai tu?Si ritiene egli forse obbligato al suo servo perché ha fatto le cose comandategli?Così anche voi, quand’avrete fatto tutto ciò che v’è comandato, dite: Noi siamo servi inutili; abbiam fatto quel ch’eravamo in obbligo di fare.
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  • La parabola del giudice ingiusto

    L'articolo esamina la parabola del giudice iniquo (Luca 18,1-8), incentrata sulla perseveranza nella preghiera e sull'attesa del Regno. Sottolinea la struttura narrativa unica di Luca, che riunisce parabole per approfondire la sua teologia sulla fede e sulla giustizia divina.

    Luca 18.1-8 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    Propose loro ancora questa parabola per mostrare che doveano del continuo pregare e non stancarsi.In una certa città v’era un giudice, che non temeva Iddio né avea rispetto per alcun uomo;e in quella città vi era una vedova, la quale andava da lui dicendo: Fammi giustizia del mio avversario.Ed egli per un tempo non volle farlo; ma poi disse fra sé: benché io non tema Iddio e non abbia rispetto per alcun uomo,pure, poiché questa vedova mi dà molestia, le farò giustizia, che talora, a forza di venire, non finisca col rompermi la testa.E il Signore disse: Ascoltate quel che dice il giudice iniquo.E Dio non farà egli giustizia ai suoi eletti che giorno e notte gridano a lui, e sarà egli tardo per loro?Io vi dico che farà loro prontamente giustizia. Ma quando il Figliuol dell’uomo verrà, troverà egli la fede sulla terra?
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  • La parabola del fariseo e del pubblicano

    L’articolo analizza la parabola di Luca 18.9-14, in cui Gesù insegna, attraverso le figure del fariseo e del pubblicano, che la vera giustizia davanti a Dio si fonda sull’umiltà e non sulle apparenze o sull’orgoglio spirituale.

    Luca 18.9-14 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    E disse ancora questa parabola per certuni che confidavano in se stessi di esser giusti e disprezzavano gli altri:Due uomini salirono al tempio per pregare; l’uno Fariseo, e l’altro pubblicano.Il Fariseo, stando in piè, pregava così dentro di sé: O Dio, ti ringrazio ch’io non sono come gli altri uomini, rapaci, ingiusti, adulteri; né pure come quel pubblicano.Io digiuno due volte la settimana; pago la decima su tutto quel che posseggo.Ma il pubblicano, stando da lungi, non ardiva neppure alzar gli occhi al cielo; ma si batteva il petto, dicendo: O Dio, sii placato verso me peccatore!Io vi dico che questi scese a casa sua giustificato, piuttosto che quell’altro; perché chiunque s’innalza sarà abbassato; ma chi si abbassa sarà innalzato.
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  • La parabola degli operai dell’undicesima ora

    Questo articolo esplora la parabola di Matteo 20:1-16, che descrive l'uguaglianza di paga accordata da un padrone agli operai assunti a ore diverse, simbolo della grazia divina.

    Matteo 20.1-16 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    Poiché il regno de’ cieli è simile a un padron di casa, il quale, in sul far del giorno, uscì a prender ad opra de’ lavoratori per la sua vigna.E avendo convenuto coi lavoratori per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna.Ed uscito verso l’ora terza, ne vide degli altri che se ne stavano sulla piazza disoccupati,e disse loro: Andate anche voi nella vigna, e vi darò quel che sarà giusto. Ed essi andarono.Poi, uscito ancora verso la sesta e la nona ora, fece lo stesso.Ed uscito verso l’undicesima, ne trovò degli altri in piazza e disse loro: Perché ve ne state qui tutto il giorno inoperosi?Essi gli dissero: Perché nessuno ci ha presi a giornata. Egli disse loro: Andate anche voi nella vigna.Poi, fattosi sera, il padron della vigna disse al suo fattore: Chiama i lavoratori e paga loro la mercede, cominciando dagli ultimi fino ai primi.Allora, venuti quei dell’undicesima ora, ricevettero un denaro per uno.E venuti i primi, pensavano di ricever di più; ma ricevettero anch’essi un denaro per uno.E ricevutolo, mormoravano contro al padron di casa, dicendo:Questi ultimi non han fatto che un’ora e tu li hai fatti pari a noi che abbiamo portato il peso della giornata e il caldo.Ma egli, rispondendo a un di loro, disse: Amico, io non ti fo alcun torto; non convenisti meco per un denaro?Prendi il tuo, e vattene; ma io voglio dare a quest’ultimo quanto a te.Non m’è lecito far del mio ciò che voglio? o vedi tu di mal occhio ch’io sia buono?Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi.
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  • La parabola delle mine

    Questo studio tratta la parabola delle mine di Luca 19.11-27, una storia raccontata da Gesù a Gerico, che sottolinea il periodo tra Hanukkah e Pasqua. Esamina la cronologia degli eventi nel ministero di Gesù, comprese le sue interazioni con Lazzaro, Bartimeo e Zaccheo.

    Giovanni 10.40-42 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    E Gesù se ne andò di nuovo al di là del Giordano, nel luogo dove Giovanni da principio stava battezzando; e quivi dimorò.E molti vennero a lui, e dicevano: Giovanni, è vero, non fece alcun miracolo; ma tutto quello che Giovanni disse di quest’uomo, era vero.E quivi molti credettero in lui.
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  • La parabola dei due figli

    La parabola dei due figli (Mt 21,28-32), riportata soltanto da Matteo, si svolge nel Tempio di Gerusalemme durante l’ultima settimana di Gesù. Contrappone due atteggiamenti: promettere senza agire versus rifiutare e poi obbedire. Gesù vi smaschera l’ipocrisia dei capi religiosi e annuncia che i peccatori pentiti entrano nel Regno prima di loro. Un appello universale all’umiltà e al sincero pentimento.

    Marco 12.37 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    Davide stesso lo chiama Signore; e onde viene ch’egli è suo figliuolo? E la massa del popolo l’ascoltava con piacere.
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  • La parabola del banchetto di nozze

    La parabola del banchetto nuziale (Mt 22,1-14 ; Lc 14,15-24) insegna che Dio invita tutti gli uomini nel suo Regno, ma che rifiutare questo invito comporta un grave giudizio. Pronunciata nel Tempio di Gerusalemme il martedì della settimana della Passione, annuncia profeticamente la distruzione di Gerusalemme nel 70 d.C. L'uomo senza l'abito nuziale ricorda che entrare nel Regno richiede una trasformazione spirituale autentica, ricevuta mediante la fede in Cristo.

    Isaia 61.10 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    Io mi rallegrerò grandemente nell’Eterno, l’anima mia festeggerà nel mio Dio; poich’egli m’ha rivestito delle vesti della salvezza, m’ha avvolto nel manto della giustizia, come uno sposo che s’adorna d’un diadema, come una sposa che si para de’ suoi gioielli.
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  • La parabola del fico

    L’articolo analizza la parabola del fico, in cui Gesù insegna la vigilanza spirituale di fronte ai segni dei tempi. Gli eventi che annunciano l’avvicinarsi del Regno sono visti non come minacce, ma come un invito alla preparazione e alla fede. Viene sottolineata la stabilità delle parole di Gesù di fronte al carattere passeggero del mondo.

    Romani 13.11-12 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    E questo tanto più dovete fare, conoscendo il tempo nel quale siamo; poiché è ora ormai che vi svegliate dal sonno; perché la salvezza ci è adesso più vicina di quando credemmo.La notte è avanzata, il giorno è vicino; gettiam dunque via le opere delle tenebre, e indossiamo le armi della luce.
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  • Parabola del servo fedele

    Questo articolo analizza la parabola del servo fedele, sottolineando l'importanza della fedeltà e della vigilanza nell'attesa del ritorno, certo ma imprevedibile, del Signore.

    Matteo 24.45-51 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    Qual è mai il servitore fedele e prudente che il padrone abbia costituito sui domestici per dar loro il vitto a suo tempo?Beato quel servitore che il padrone, arrivando, troverà così occupato!Io vi dico in verità che lo costituirà su tutti i suoi beni.Ma, s’egli è un malvagio servitore che dica in cuor suo: Il mio padrone tarda a venire;e comincia a battere i suoi conservi, e a mangiare e bere con gli ubriaconi,il padrone di quel servitore verrà nel giorno che non se l’aspetta, e nell’ora che non sa;e lo farà lacerare a colpi di flagello, e gli assegnerà la sorte degl’ipocriti. Ivi sarà il pianto e lo stridor de’ denti.
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  • Parabola delle dieci vergini

    La parabola delle dieci vergini insegna l'importanza della preparazione spirituale per il ritorno del Signore, illustrando due esiti possibili: essere pronti ed entrare con lo Sposo, oppure arrivare troppo tardi e trovare la porta chiusa.

    1 Pietro 1.13 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    Perciò, avendo cinti i fianchi della vostra mente, e stando sobri, abbiate piena speranza nella grazia che vi sarà recata nella rivelazione di Gesù Cristo;
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  • Parabola dei servi e delle ricompense, dei talenti

    L'articolo tratta della parabola dei talenti di Gesù, che illustra l'importanza di amministrare fedelmente i doni al servizio di Dio, in attesa del suo ritorno.

    Matteo 25.14-30 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    Poiché avverrà come di un uomo il quale, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servitori e affidò loro i suoi beni;e all’uno diede cinque talenti, a un altro due, e a un altro uno; a ciascuno secondo la sua capacità; e partì.Subito, colui che avea ricevuto i cinque talenti andò a farli fruttare, e ne guadagnò altri cinque.Parimente, quello de’ due ne guadagnò altri due.Ma colui che ne avea ricevuto uno, andò e, fatta una buca in terra, vi nascose il danaro del suo padrone.Or dopo molto tempo, ecco il padrone di que’ servitori a fare i conti con loro.E colui che avea ricevuto i cinque talenti, venne e presentò altri cinque talenti, dicendo: Signore, tu m’affidasti cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque.E il suo padrone gli disse: Va bene, buono e fedel servitore; sei stato fedele in poca cosa, ti costituirò sopra molte cose; entra nella gioia del tuo Signore.Poi, presentatosi anche quello de’ due talenti, disse: Signore, tu m’affidasti due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due.Il suo padrone gli disse: Va bene, buono e fedel servitore; sei stato fedele in poca cosa, ti costituirò sopra molte cose; entra nella gioia del tuo Signore.Poi, accostatosi anche quello che avea ricevuto un talento solo, disse: Signore, io sapevo che tu sei uomo duro, che mieti dove non hai seminato, e raccogli dove non hai sparso;ebbi paura, e andai a nascondere il tuo talento sotterra; eccoti il tuo.E il suo padrone, rispondendo, gli disse: Servo malvagio ed infingardo, tu sapevi ch’io mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso;dovevi dunque portare il mio danaro dai banchieri; e al mio ritorno, avrei ritirato il mio con interesse.Toglietegli dunque il talento, e datelo a colui che ha i dieci talenti.Poiché a chiunque ha sarà dato, ed egli sovrabbonderà; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha.E quel servitore disutile, gettatelo nelle tenebre di fuori. Ivi sarà il pianto e lo stridor dei denti.
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Approfondimenti
  • ANN078 Le parabole

    L'articolo analizza l'uso delle parabole da parte di Gesù, definite come racconti simbolici spirituali. Utilizzate per insegnare verità profonde, le parabole servivano anche a…