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La parabola dell’uomo ricco e di Lazzaro

L’articolo analizza la parabola dell’uomo ricco e di Lazzaro nel Vangelo di Luca. Singolare perché menziona un nome, Lazzaro, esplora la questione della giustizia divina e le ripercussioni delle scelte terrene sull’aldilà. Luca organizza il racconto attorno a insegnamenti teologici sul regno dei cieli, invitando a una riflessione approfondita sulla salvezza e sulla compassione.

10 min parabola Lazzaro ricco Luca 16.19-31 regno dei cieli 8 versetti 3 libri

Consultazione

Testi biblici

Matteo
Matteo (Riveduta 1927 (Luzzi)) non citato nel libro
Marco
Marco (Riveduta 1927 (Luzzi)) non citato nel libro
Luca
Luca 16.19-31 (Riveduta 1927 (Luzzi))

Or v’era un uomo ricco, il quale vestiva porpora e bisso, ed ogni giorno godeva splendidamente;

e v’era un pover’uomo chiamato Lazzaro, che giaceva alla porta di lui, pieno d’ulceri,

e bramoso di sfamarsi con le briciole che cadevano dalla tavola del ricco; anzi perfino venivano i cani a leccargli le ulceri.

Or avvenne che il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno d’Abramo; morì anche il ricco, e fu seppellito.

E nell’Ades, essendo ne’ tormenti, alzò gli occhi e vide da lontano Abramo, e Lazzaro nel suo seno;

ed esclamò: Padre Abramo, abbi pietà di me, e manda Lazzaro a intingere la punta del dito nell’acqua per rinfrescarmi la lingua, perché son tormentato in questa fiamma.

Ma Abramo disse: Figliuolo, ricordati che tu ricevesti i tuoi beni in vita tua, e che Lazzaro similmente ricevette i mali; ma ora qui egli è consolato, e tu sei tormentato.

E oltre a tutto questo, fra noi e voi è posta una gran voragine, perché quelli che vorrebbero passar di qui a voi non possano, né di la si passi da noi.

Ed egli disse: Ti prego, dunque, o padre, che tu lo mandi a casa di mio padre,

perché ho cinque fratelli, affinché attesti loro queste cose, onde non abbiano anch’essi a venire in questo luogo di tormento.

Abramo disse: Hanno Mosè e i profeti; ascoltin quelli.

Ed egli: No, padre Abramo; ma se uno va a loro dai morti, si ravvedranno.

Ma Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i profeti, non si lasceranno persuadere neppure se uno dei morti risuscitasse.

Giovanni
Giovanni (Riveduta 1927 (Luzzi)) non citato nel libro

Dettagli tecnici

Anno 32

Luogo: Sulla strada per Betania, al di là del Giordano.

Data: Prima della del 15 dicembre del 32

Metodo di lavoro: Proseguiamo con Luca

Nota sul metodo di lavoro: Solo Luca riporta questa

Viaggio verso Betania

Luca, parlando del regno dei cieli, racconta una notevole del Messia Gesù, che affronta la vita dopo la morte fisica.

La parabola dell’uomo ricco e di Lazzaro

Lazzaro e il ricco malvagio

Commenti

Il discorso riportato da Luca può collocarsi in momenti diversi e in luoghi diversi, il che lascia intendere che nel suo racconto non venga rispettata alcuna cronologia rigorosa. Appare persino molto probabile che Luca abbia scelto deliberatamente questo punto del racconto per raggruppare più insegnamenti. Questo modo di procedere gli permette non solo di omettere alcuni elementi di contesto per rendere il racconto più conciso, ma anche di arricchire e sviluppare la sua argomentazione sul tema del regno dei cieli.

Così Luca presenta racconti che non seguono necessariamente un ordine cronologico formale. Al contrario, organizza la sua esposizione secondo una logica precisa, strutturata attorno ai suoi obiettivi teologici. Questo principio di organizzazione è approfondito nel paragrafo intitolato «L’». È quindi essenziale, per lo studio di questi capitoli, tenere conto dell’intenzione dell’autore nella composizione e nella strutturazione del suo vangelo.

L’

Per ottenere ulteriori informazioni, consultate lo studio sulle parabole PAR036 : Il ricco e il povero Lazzaro nonché PAR000 : Le parabole. Potete leggere anche l’appendice ANN078 : Le parabole. Abbiamo deciso di seguire lo sviluppo di Luca per comprendere bene la sua argomentazione.

Il racconto proposto da Luca offre una serie di insegnamenti sul tema del regno dei cieli attraverso la forma particolare della . Se questo testo di Luca 16.19-31, è spesso percepito come una , alcuni vi vedono tuttavia un racconto reale rivelato dal Messia Gesù. Un elemento notevole alimenta questo dibattito interpretativo: è l’unica in cui un personaggio, in questo caso Lazzaro, è nominato esplicitamente.

La descrizione dell’aldilà è particolarmente impressionante: vi si trovano il seno di Abramo, le sofferenze del ricco e un dialogo tra i due personaggi dopo la morte. Questo tipo di dettagli è insolito nelle parabole, che in genere si basano su immagini simboliche radicate nella vita quotidiana: il seminatore, il pastore, il re, il banchetto… Qui il tono si distingue per la sua solennità e il suo carattere drammatico, mentre il messaggio complessivo resta limpido: le scelte compiute sulla terra comportano conseguenze eterne.

La lettura di questa può tuttavia lasciare perplessi. Si potrebbe infatti credere che Lazzaro sia salvato a causa della sua povertà e delle sue sofferenze, mentre l’uomo ricco sarebbe perduto a causa della sua prosperità. Ciò solleva una questione importante: la sofferenza terrena può condurre alla salvezza e, inversamente, l’abbondanza materiale alla perdizione?

Sorge allora la domanda: il ricco è condannato per il solo motivo di non aver fatto buon uso delle sue ricchezze? Il testo non fornisce tutti i dettagli necessari per sciogliere questo interrogativo. Tuttavia, il nome di Lazzaro, che significa «Dio aiuta», lascia pensare che egli si affidasse a Dio nel silenzio della sua condizione. Quanto all’uomo facoltoso, egli conosce le Scritture e riconosce Abramo rivolgendosi a lui come «Padre». Occorre sottolineare che non è la ricchezza in sé a essere messa in discussione, ma piuttosto l’uso che ne viene fatto.

È del resto un aspetto che si ritrova nella precedente dell’amministratore disonesto: questi diede prova di intelligenza nell’uso dei beni terreni che gli erano stati affidati.

Nei Vangeli, è l’unico momento in cui il Messia Gesù rivela ciò che accade nel regno dei cieli. Un punto merita di essere rilevato: Lazzaro non vede il ricco nella sua angoscia, mentre quest’ultimo può contemplare Lazzaro nel regno dei cieli (Luca 16.23). Ciò induce a chiedersi: i perduti avranno una visione del regno dei cieli, il che accrescerebbe il loro tormento? Oppure bisogna leggere in queste parole del Maestro una metafora destinata a mettere in scena il dialogo tra il ricco e Abramo?

Infine, ciò che appare primordiale in questa è il dialogo tra il ricco e Abramo. Il personaggio centrale resta il ricco: l’intero racconto mira a mettere in luce le conseguenze del suo atteggiamento, del suo modo di vivere, del suo egoismo, della sua morte e, soprattutto, della sua situazione finale.

Il

Occorre sottolineare che, quando si rivolge ai suoi ascoltatori, il Messia Gesù è pienamente consapevole della drammatica realtà che minaccia una gran parte di essi. Questa consapevolezza della possibile perdizione non è astratta: è al centro delle sue preoccupazioni nei suoi insegnamenti e nei suoi avvertimenti. Il Messia Gesù non affronta la questione della salvezza da un punto di vista puramente teorico o distaccato, ma con un coinvolgimento personale e una profonda sensibilità verso la situazione spirituale di coloro che lo ascoltano.

Questo atteggiamento del Messia Gesù si manifesta attraverso una compassione autentica, più volte attestata nei racconti dei Vangeli. In diverse occasioni si dice che fu mosso a compassione davanti alla folla o di fronte alla sofferenza di singole persone, come riferiscono i testi: «Vedendo le folle, ne ebbe compassione» (Matteo 9.36), «Vedendo una grande folla, fu preso da compassione per essa» (Matteo 14.14), o ancora: «Ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore» (Marco 6.34). Allo stesso modo, il racconto sottolinea la sua benevolenza verso una vedova in lutto (Luca 7.13) e la sua premura nei confronti di due ciechi (Matteo 20.34).

Così, il dialogo evocato in questo passo non si riduce a una semplice discussione intellettuale: nasce dalla volontà sincera del Messia Gesù di prevenire la sventura e di manifestare il suo desiderio di salvezza per ciascuno dei suoi ascoltatori. La sua compassione, sempre presente nelle sue parole e nei suoi atti, conferisce una dimensione concreta e profonda al suo insegnamento, che mira prima di tutto a interpellare, a incoraggiare la conversione e a offrire una speranza reale.