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La parabola dei due figli

La parabola dei due figli (Mt 21,28-32), riportata soltanto da Matteo, si svolge nel Tempio di Gerusalemme durante l’ultima settimana di Gesù. Contrappone due atteggiamenti: promettere senza agire versus rifiutare e poi obbedire. Gesù vi smaschera l’ipocrisia dei capi religiosi e annuncia che i peccatori pentiti entrano nel Regno prima di loro. Un appello universale all’umiltà e al sincero pentimento.

11 min parabola dei due figli Matteo 21 pentimento Regno di Dio farisei 14 versetti 5 libri

Consultazione

Testi biblici

Matteo
Matteo 21.28-32 (Riveduta 1927 (Luzzi))

Or che vi par egli? Un uomo avea due figliuoli. Accostatosi al primo disse: Figliuolo, va’ oggi a lavorare nella vigna.

Ed egli, rispondendo, disse: Vado, signore; ma non vi andò.

E accostatosi al secondo, gli disse lo stesso. Ma egli, rispondendo, disse: Non voglio; ma poi, pentitosi, v’andò.

Qual de’ due fece la volontà del padre? Essi gli dissero: L’ultimo. E Gesù a loro: Io vi dico in verità: I pubblicani e le meretrici vanno innanzi a voi nel regno di Dio.

Poiché Giovanni è venuto a voi per la via della giustizia, e voi non gli avete creduto; ma i pubblicani e le meretrici gli hanno creduto; e voi, che avete veduto questo, neppur poi vi siete pentiti per credere a lui.

Marco
Marco (Riveduta 1927 (Luzzi)) non citato nel libro
Luca
Luca (Riveduta 1927 (Luzzi)) non citato nel libro
Giovanni
Giovanni (Riveduta 1927 (Luzzi)) non citato nel libro

Dettagli tecnici

Anno 33

Luogo: Il cortile del Tempio di Gerusalemme

Data: martedì 29 marzo dell’anno 33

Metodo di lavoro: Ritroviamo Matteo

Nota sul metodo di lavoro: Matteo è l’unico a riferire questo discorso

Mappa di Gerusalemme e dintorni
Grafico a barre martedì 29 marzo

Il Messia Gesù proclama alla folla attenta una che parla di due figli.

Commenti

Matteo, solo tra gli evangelisti, ci consegna queste righe di rara intensità. Il suo sguardo penetra il cuore degli uomini religiosi del suo tempo: custodi della Legge, sicuri di sé, ma ciechi alla luce. Con le sue parole, Matteo svela una verità scomoda: il messaggio del Regno non è un’adulazione per i potenti, ma un pressante appello al pentimento, anche per coloro che credono di sapere già tutto su Dio.
Matteo 21.28-32

La condanna pronunciata da Gesù non è quella di un giudice inflessibile, ma quella di un medico ferito dall’incredulità dei suoi pazienti. Non chiude la porta; al contrario, la lascia spalancata. Tuttavia annuncia che altri passeranno per primi: i peccatori pentiti, i pubblicani e le prostitute, quelle anime disprezzate che pure hanno accolto la misericordia con il cuore spezzato.
Matteo 21.31

Gli orgogliosi dottori della Legge non saranno esclusi, ma entreranno solo dopo aver riconosciuto il proprio errore, nell’umiltà di un pentimento sincero.
Luca 18.9-14

Capiscono allora che, nella dei due figli, il secondo figlio, quello che ha promesso ma non ha obbedito, sono loro. Hanno professato il loro attaccamento a Dio, ma hanno rifiutato di obbedire alla sua volontà quando il Figlio stesso si è presentato davanti a loro.
Matteo 21.30

La scena è toccante. Attorno a Gesù la folla si stringe: uomini e donne semplici, dal volto segnato dalla vita, tendono l’orecchio. Loro capiscono. Loro percepiscono la dolcezza e la forza che emanano dalla sua voce.
E mentre i si indignano in silenzio, il popolo gioisce nel vedere la verità emergere, luminosa e liberatrice. Questi religiosi, così sicuri di essere le guide d’Israele, sono smascherati. Avevano voluto insegnare, ed eccoli istruiti.
Marco 12.37

Nello stesso soffio dello Spirito, Matteo estende questa rivelazione oltre l’istante. Nel suo capitolo 13 raccoglie sei parabole, gioielli preziosi offerti alla meditazione dei credenti.

Il seminatore, paziente e generoso, che getta la Parola su ogni terreno, buono o cattivo.
Matteo 13.3-23

Il loglio in mezzo al grano, che ricorda che il giudizio appartiene a Dio solo.
Matteo 13.24-30

Il granello di senape e il lievito, simboli di un Regno discreto ma irresistibile, che cresce in silenzio.
Matteo 13.31-33

Il tesoro nascosto e la perla di grande valore, immagini della gioia di chi scopre il vero bene e rinuncia a tutto per possederlo.
Matteo 13.44-46

La rete gettata nel mare, che raccoglie ogni sorta di pesci fino al giorno in cui la giustizia separerà i giusti dagli empi.
Matteo 13.47-50

Queste parabole sono come i battiti del cuore del Regno di Dio.
Insegnano che la salvezza non si ottiene né per nascita, né per sapere, né per una perfezione apparente, ma per l’umiltà, la fede e l’ascolto del Maestro.
Giovanni 3.16-17
Romani 10.9-10

Perché è nel silenzio del cuore pentito che comincia il vero viaggio verso il Regno.
Matteo 5.3