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La parabola del fariseo e del pubblicano

L’articolo analizza la parabola di Luca 18.9-14, in cui Gesù insegna, attraverso le figure del fariseo e del pubblicano, che la vera giustizia davanti a Dio si fonda sull’umiltà e non sulle apparenze o sull’orgoglio spirituale.

11 min parabola fariseo pubblicano giustizia umiltà 12 versetti 2 libri

Consultazione

Testi biblici

Matteo
Matteo (Riveduta 1927 (Luzzi)) non citato nel libro
Marco
Marco (Riveduta 1927 (Luzzi)) non citato nel libro
Luca
Luca 18.9-14 (Riveduta 1927 (Luzzi))

E disse ancora questa parabola per certuni che confidavano in se stessi di esser giusti e disprezzavano gli altri:

Due uomini salirono al tempio per pregare; l’uno Fariseo, e l’altro pubblicano.

Il Fariseo, stando in piè, pregava così dentro di sé: O Dio, ti ringrazio ch’io non sono come gli altri uomini, rapaci, ingiusti, adulteri; né pure come quel pubblicano.

Io digiuno due volte la settimana; pago la decima su tutto quel che posseggo.

Ma il pubblicano, stando da lungi, non ardiva neppure alzar gli occhi al cielo; ma si batteva il petto, dicendo: O Dio, sii placato verso me peccatore!

Io vi dico che questi scese a casa sua giustificato, piuttosto che quell’altro; perché chiunque s’innalza sarà abbassato; ma chi si abbassa sarà innalzato.

Giovanni
Giovanni (Riveduta 1927 (Luzzi)) non citato nel libro

Dettagli tecnici

Anno 32

Luogo: Sulla strada per Betania, al di là del Giordano.

Data: Prima della del 15 dicembre del 32

Metodo di lavoro: Proseguiamo con Luca

Nota sul metodo di lavoro: Solo Luca riporta questo particolare insegnamento

Viaggio verso Betania

Luca racconta ora una sorprendente per il suo realismo, che mette in scena un e un pubblicano.

La parabola del fariseo e del pubblicano

Il fariseo e il pubblicano

Contesto e scopo della parabola

Ti invitiamo a consultare i seguenti studi sulle parabole: PAR039 : Il e il pubblicano, e PAR000 : Le parabole.

Il discorso riportato da Luca può collocarsi in momenti diversi e in luoghi diversi, il che lascia intendere che nel suo racconto non venga rispettata alcuna cronologia rigorosa. Appare persino molto probabile che Luca abbia scelto deliberatamente questo punto del racconto per raggruppare più insegnamenti. Questo modo di procedere gli permette non solo di omettere alcuni elementi di contesto per rendere il racconto più conciso, ma anche di arricchire e sviluppare la sua argomentazione sul tema del regno dei cieli.

Così Luca presenta racconti che non seguono necessariamente un ordine cronologico formale. Al contrario, organizza la sua esposizione secondo una logica precisa, strutturata attorno ai suoi obiettivi teologici. Questo principio di organizzazione è approfondito nel paragrafo intitolato «L’». È quindi essenziale, per lo studio di questi capitoli, tenere conto dell’intenzione dell’autore nella composizione e nella strutturazione del suo vangelo.

L’

Lo

Questo testo è dunque una secondo le parole di Luca 18.9, ma il suo realismo potrebbe far pensare alla descrizione di una scena osservata nel tempio.

Notiamo che il non mente: compie tutti questi sforzi per conformarsi ai precetti della sua religione. Si confronta con gli altri, e questo ci ricorda il celebre aforisma: «Quando mi guardo, mi dispero; quando mi confronto, mi consolo.» (Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord, 1754‑1838). Esprime con ironia il fatto che il nostro stesso giudizio può essere severo, ma che, confrontandoci con gli altri, relativizziamo i nostri difetti.

Questo testo di Luca 18.9-14 mette in luce il contrasto tra la falsa giustizia fondata sull’orgoglio e la vera giustizia fondata sull’umiltà. Gesù vi insegna che è l’atteggiamento del cuore, e non le apparenze religiose, a giustificare davanti a Dio.

Contesto e scopo della parabola

Destinatari: il Messia Gesù si rivolge a coloro che si credono giusti e disprezzano gli altri (Luca 18.9). È una critica diretta all’orgoglio spirituale.

Luogo: Il tempio, luogo di preghiera e di incontro con Dio.

Personaggi: Un , che rappresenta la pietà religiosa esteriore, e un esattore delle tasse (pubblicano), simbolo del peccatore disprezzato.

Analisi delle due preghiere

Il (Luca 18.11-12)

Atteggiamento: In piedi, sicuro di sé.

Contenuto: Ringrazia Dio… ma per la propria superiorità morale.

Tono: Autogiustificazione, disprezzo degli altri.

Atti religiosi: Digiuno e decima, oltre le prescrizioni della Legge.

Problema: Non chiede nulla a Dio. Non riconosce alcun bisogno spirituale.

L’esattore delle tasse (Luca 18.13)

Atteggiamento: A distanza, a capo chino, battendosi il petto.

Contenuto: Una preghiera breve, intensa, piena di pentimento.

Tono: Umiltà, consapevolezza del peccato.

Richiesta: La misericordia divina, senza alcuna giustificazione personale.

Il ribaltamento finale (Luca 18.14)

Il Messia Gesù conclude con un radicale capovolgimento delle aspettative: il pubblicano, disprezzato, è giustificato davanti a Dio. Il , ammirato, non lo è.

Principio teologico: «Chi si innalza sarà abbassato, e chi si abbassa sarà innalzato.»

Questo principio ricorre nel Vangelo di Luca (cfr. Luca 14.11) e riflette la logica del Regno di Dio: Dio innalza gli umili e abbassa i superbi.

Collegamenti con altri testi

Luca 15.1-32 : Le parabole del figlio prodigo e della pecora smarrita mostrano anch’esse la misericordia verso i peccatori pentiti.

Luca 7.36-50 : La donna peccatrice che piange ai piedi di Gesù è perdonata per il suo amore e la sua fede.

Luca 5.32 : «Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori al pentimento.»

Poste in gioco spirituali

La preghiera come luogo di verità: Questo testo mostra che la preghiera autentica nasce dal riconoscimento del nostro bisogno di Dio.

La giustificazione per grazia: Non è la prestazione religiosa a salvare, ma l’umiltà e la fede.

Un invito all’esame di sé: Siamo come il , sicuri della nostra giustizia? O come il pubblicano, consapevoli del nostro bisogno di misericordia?

La del e dell’esattore delle tasse ci insegna che Dio non guarda alle apparenze religiose, ma all’umiltà del cuore (1 Samuele 16.7). Chi si riconosce peccatore e implora la misericordia divina è giustificato, mentre il superbo resta lontano dalla grazia. Nel Regno di Dio, abbassarsi significa essere innalzati.