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Parabola dei servi e delle ricompense, dei talenti

L'articolo tratta della parabola dei talenti di Gesù, che illustra l'importanza di amministrare fedelmente i doni al servizio di Dio, in attesa del suo ritorno.

3 min parabola talenti servi 2 versetti 1 libro

Consultazione

Testi biblici

Matteo
Matteo 25.14-30 (Riveduta 1927 (Luzzi))

Poiché avverrà come di un uomo il quale, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servitori e affidò loro i suoi beni;

e all’uno diede cinque talenti, a un altro due, e a un altro uno; a ciascuno secondo la sua capacità; e partì.

Subito, colui che avea ricevuto i cinque talenti andò a farli fruttare, e ne guadagnò altri cinque.

Parimente, quello de’ due ne guadagnò altri due.

Ma colui che ne avea ricevuto uno, andò e, fatta una buca in terra, vi nascose il danaro del suo padrone.

Or dopo molto tempo, ecco il padrone di que’ servitori a fare i conti con loro.

E colui che avea ricevuto i cinque talenti, venne e presentò altri cinque talenti, dicendo: Signore, tu m’affidasti cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque.

E il suo padrone gli disse: Va bene, buono e fedel servitore; sei stato fedele in poca cosa, ti costituirò sopra molte cose; entra nella gioia del tuo Signore.

Poi, presentatosi anche quello de’ due talenti, disse: Signore, tu m’affidasti due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due.

Il suo padrone gli disse: Va bene, buono e fedel servitore; sei stato fedele in poca cosa, ti costituirò sopra molte cose; entra nella gioia del tuo Signore.

Poi, accostatosi anche quello che avea ricevuto un talento solo, disse: Signore, io sapevo che tu sei uomo duro, che mieti dove non hai seminato, e raccogli dove non hai sparso;

ebbi paura, e andai a nascondere il tuo talento sotterra; eccoti il tuo.

E il suo padrone, rispondendo, gli disse: Servo malvagio ed infingardo, tu sapevi ch’io mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso;

dovevi dunque portare il mio danaro dai banchieri; e al mio ritorno, avrei ritirato il mio con interesse.

Toglietegli dunque il talento, e datelo a colui che ha i dieci talenti.

Poiché a chiunque ha sarà dato, ed egli sovrabbonderà; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha.

E quel servitore disutile, gettatelo nelle tenebre di fuori. Ivi sarà il pianto e lo stridor dei denti.

Marco
Marco (Riveduta 1927 (Luzzi)) non citato nel libro
Luca
Luca (Riveduta 1927 (Luzzi)) non citato nel libro
Giovanni
Giovanni (Riveduta 1927 (Luzzi)) non citato nel libro

Dettagli tecnici

Anno 33

Luogo: Il di fronte a Gerusalemme

Data: mercoledì 30 marzo dell'anno 33, di sera

Metodo: Continuiamo con Matteo

Nota sul metodo: Matteo è l'unico a riportare questa

Mappa di Gerusalemme e dintorni
Grafico a barre di mercoledì

Il Messia Gesù, sul , pronuncia un discorso sulla fine dei tempi e aggiunge un'altra sui sacchi d'argento.

Commenti

Cette autre est plutôt étonnante, le Maître, absent confie des responsabilités à ses serviteurs. Chacun d’eux va agir selon sa propre conception du service. Elle est connue comme celle des talents qui sont transcrit dans notre traduction () par « sacs d’argent ».

La dei talenti in Matteo 25.14-30 insegna la responsabilità che Dio affida a ciascuno secondo le sue capacità e la necessità di far fruttare ciò che ci ha dato. Il padrone, che rappresenta il Messia Gesù, affida i suoi beni ai suoi servi prima di partire, immagine del tempo presente in cui egli è assente corporalmente, ma in cui i suoi discepoli devono agire con fedeltà.

I talenti simboleggiano tutto ciò che Dio ci affida: doni spirituali, capacità, tempo, risorse e opportunità. I primi due servi li fanno fruttare, dimostrando il loro zelo e il loro senso del dovere. La loro fedeltà, più che il risultato stesso, è ciò che il padrone ricompensa. Il terzo servo, invece, per paura o per pigrizia, seppellisce il suo talento e non produce nulla.

Il suo atteggiamento riflette sfiducia verso il padrone e un rifiuto di correre rischi nella fede. Il giudizio che ne segue rivela la gravità dell'inazione spirituale. Non usare ciò che Dio ci affida equivale a disprezzarlo e porta alla perdita. Il padrone toglie allora il talento al servo inutile per darlo a colui che ha saputo usarlo, sottolineando che i doni crescono quando li mettiamo in opera.

Questa insiste dunque sull'attesa attiva del ritorno del Signore: non si tratta di conservare passivamente, ma di servire con fedeltà e coraggio. Ci ricorda infine che la vera ricompensa non è solo materiale o visibile, ma sta nella gioia di condividere la comunione del padrone, la gioia di Dio stesso.