Étude 1 sur 14 · Le sermon sur la montagne (5), la relation du Messie Jésus avec la loi

  1. Étude 1 : Le sermon sur la montagne (5), la relation du Messie Jésus avec la loi
  2. Studio 2: La partenza del Messia Gesù verso altre città
  3. Studio 3: L'elogio di Giovanni Battista
  4. Étude 4 : La parabole du trésor caché
  5. Étude 5 : La parabole de la perle de très grand prix
  6. Étude 6 : La parabole du filet jeté dans la mer
  7. Étude 7 : Conclusion du Messie Jésus
  8. Étude 8 : Le Messie Jésus continue son œuvre
  9. Étude 9 : Envoi des douze apôtres
  10. Étude 10 : Parabole du roi et du serviteur
  11. Étude 11 : La parabole du fils prodigue
  12. Étude 12 : La parabole de l'homme riche et de Lazare
  13. Étude 13 : Le trésor caché
  14. Étude 14 : La perle de grand prix

Dalla seconda alla terza festa di Pasqua

  • Il discorso della montagna (5), il rapporto del Messia Gesù con la legge

    Quinta parte del discorso della montagna, l'articolo analizza il rapporto di Gesù con la legge mosaica a partire da Matteo 5.17-20. Gesù afferma di non essere venuto ad abolirla, ma a compierla pienamente secondo il disegno originario di Dio. Distingue la vera legge di Mosè dalle tradizioni religiose aggiunte da scribi e farisei, avvertendo che la loro giustizia istituzionalizzata non conduce al regno dei cieli.

    Luca 24.44 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    Poi disse loro: Queste son le cose che io vi dicevo quand’ero ancora con voi: che bisognava che tutte le cose scritte di me nella legge di Mosè, ne’ profeti e nei Salmi, fossero adempiute.
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  • La partenza del Messia Gesù verso altre città

    La pericope 112 analizza il viaggio itinerante di Gesù verso le città e i villaggi della Galilea (Mt 11.1), collocato nel maggio-giugno 31. A differenza di Giovanni Battista, che rimaneva in un luogo fisso, Gesù percorreva attivamente la regione per annunciare il Regno dei Cieli, guidato dallo Spirito Santo, così da raggiungere anche i più poveri che non potevano recarsi da lui.

    Matteo 11.1 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    Ed avvenne che quando ebbe finito di dar le sue istruzioni ai suoi dodici discepoli, Gesù si partì di là per insegnare e predicare nelle loro città.
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  • L'elogio di Giovanni Battista

    Gesù rende omaggio a Giovanni Battista a Cafarnao (maggio-giugno 31), secondo Matteo 11.7-19 e Luca 7.24-35. Senza cercare di reclutarne i discepoli, afferma la grandezza profetica di Giovanni, lo identifica con l'Elia annunciato da Malachia e indica la fine dell'antica alleanza. Contrappone il regno di Dio al regno costruito dai farisei secondo le proprie regole.

    Luca 7.24-35 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    Quando i messi di Giovanni se ne furono andati, Gesù prese a dire alle turbe intorno a Giovanni: Che andaste a vedere nel deserto? Una canna dimenata dal vento?Ma che andaste a vedere? Un uomo avvolto in morbide vesti? Ecco, quelli che portano de’ vestimenti magnifici e vivono in delizie, stanno nei palazzi dei re.Ma che andaste a vedere? Un profeta? Sì, vi dico, e uno più che profeta.Egli è colui del quale è scritto: Ecco, io mando il mio messaggero davanti al tuo cospetto che preparerà la tua via dinanzi a te.Io ve lo dico: Fra i nati di donna non ve n’è alcuno maggiore di Giovanni; però, il minimo nel regno di Dio è maggiore di lui.E tutto il popolo che l’ha udito, ed anche i pubblicani, hanno reso giustizia a Dio, facendosi battezzare del battesimo di Giovanni;ma i Farisei e i dottori della legge hanno reso vano per loro stessi il consiglio di Dio, non facendosi battezzare da lui.A chi dunque assomiglierò gli uomini di questa generazione? E a chi sono simili?Sono simili ai fanciulli che stanno a sedere in piazza, e gridano gli uni agli altri: Vi abbiam sonato il flauto e non avete ballato; abbiam cantato dei lamenti e non avete pianto.Difatti è venuto Giovanni Battista non mangiando pane ne bevendo vino, e voi dite: Ha un demonio.E’ venuto il Figliuol dell’uomo mangiando e bevendo, e voi dite: Ecco un mangiatore ed un beone, un amico dei pubblicani e de’ peccatori!Ma alla sapienza è stata resa giustizia da tutti i suoi figliuoli.
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  • La parabola del tesoro nascosto

    La parabola del tesoro nascosto (Mt 13,44), riportata soltanto da Matteo, insegna che il regno dei cieli ha un valore incomparabile. Un uomo scopre un tesoro sepolto, lo ricopre, poi vende tutto per comprare il campo. Questa parabola illustra la gioia e la determinazione di colui che riconosce il valore supremo del Regno, pronto a sacrificare tutto per ottenerlo. Risuona in modo particolare con il percorso personale di Matteo, che aveva lasciato tutto per seguire Gesù.

    Matteo 13.44 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    Il regno de’ cieli è simile ad un tesoro nascosto nel campo, che un uomo, dopo averlo trovato, nasconde; e per l’allegrezza che ne ha, va e vende tutto quello che ha, e compra quel campo.
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  • La parabola della perla di grande valore

    La parabola della perla di gran prezzo (Mt 13,45-46), riportata soltanto da Matteo, presenta un mercante che vende tutto per acquistare una perla rara. Insegna che il regno dei cieli supera in valore ogni bene terreno e invita a un sacrificio liberamente compiuto, vissuto nella gioia della scoperta spirituale.

    Matteo 13.45-46 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    Il regno de’ cieli è anche simile ad un mercante che va in cerca di belle perle;e trovata una perla di gran prezzo, se n’è andato, ha venduto tutto quel che aveva, e l’ha comperata.
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  • La parabola della rete gettata in mare

    La parabola della rete (Mt 13,47-50), esclusiva di Matteo, paragona il Regno dei cieli a una rete che raccoglie ogni sorta di pesci. Nella cernita finale, i buoni vengono conservati e i cattivi scartati, a illustrazione del giudizio escatologico. Insegna l'universalità del Vangelo, la realtà del giudizio finale compiuto dagli angeli e l'urgenza per i credenti di vivere in accordo con gli insegnamenti di Gesù.

    Matteo 13.47-50 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    Il regno de’ cieli è anche simile ad una rete che, gettata in mare, ha raccolto ogni sorta di pesci;quando è piena, i pescatori la traggono a riva; e, postisi a sedere, raccolgono il buono in vasi, e buttano via quel che non val nulla.Così avverrà alla fine dell’età presente. Verranno gli angeli, toglieranno i malvagi di mezzo ai giusti,e li getteranno nella fornace del fuoco. Ivi sarà il pianto e lo stridor de’ denti.
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  • Conclusione del Messia Gesù

    La pericope 150 chiude il discorso in parabole di Matteo 13. Gesù chiede ai suoi discepoli se hanno capito, poi descrive il discepolo ideale come uno scriba istruito nel regno, capace di trarre dal suo tesoro cose nuove e cose antiche. Questo passo sottolinea la complementarità dell'Antico e del Nuovo Testamento e la responsabilità degli insegnanti di trasmettere fedelmente l'insegnamento del Messia.

    Matteo 13.52 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    Allora disse loro: Per questo, ogni scriba ammaestrato pel regno de’ cieli è simile ad un padron di casa il quale trae fuori dal suo tesoro cose nuove e cose vecchie.
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  • Il Messia Gesù continua la sua opera

    La pericope 159 presenta Gesù che prosegue il suo ministero in Galilea, a partire da Cafarnao, nel febbraio-marzo del 32, prima della terza Pasqua. Basandosi unicamente su Matteo 9.35, l'articolo sottolinea la priorità data alla proclamazione del Regno rispetto ai miracoli, l'autonomia delle sinagoghe locali nei confronti dei farisei e il metodo tematico di Matteo, qui corretto dalla cronologia di Marco.

    Giovanni 5.1 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    Dopo queste cose ci fu una festa de’ Giudei, e Gesù salì a Gerusalemme.
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  • Invio dei dodici apostoli

    La pericope 162 racconta l'invio dei dodici apostoli da parte di Gesù in Galilea, alcune settimane prima della Pasqua (marzo 32 d.C.). Riportato da Matteo (10.1-15), Marco (6.6-13) e Luca (9.1-6), questo episodio mostra i discepoli inviati a due a due per predicare il regno, guarire e scacciare i demòni. Ogni evangelista apporta la propria prospettiva sulle istruzioni di viaggio e sulla natura della missione.

    Marco 6.6-13 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    E si maravigliava della loro incredulità. E andava attorno per i villaggi circostanti, insegnando.Poi chiamò a sé i dodici e cominciò a mandarli a due a due; e dette loro potestà sugli spiriti immondi.E comandò loro di non prender nulla per viaggio, se non un bastone soltanto; non pane, non sacca, non danaro nella cintura:ma di calzarsi di sandali e di non portar tunica di ricambio.E diceva loro: Dovunque sarete entrati in una casa, trattenetevi quivi, finché non ve ne andiate di là;e se in qualche luogo non vi ricevono né v’ascoltano, andandovene di là, scotetevi la polvere di sotto ai piedi; e ciò serva loro di testimonianza.E partiti, predicavano che la gente si ravvedesse;cacciavano molti demoni, ungevano d’olio molti infermi e li guarivano.
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Dalla 3ª Pasqua all’inizio dell’ultima settimana

  • Parabola del re e del servo

    La parabola del re e del servo (Mt 18.23-35), raccontata a Cafarnao nel settembre del 32, è esclusiva di Matteo. Illustra l’importanza capitale del perdono mettendo a confronto un debito immenso di 10.000 talenti, condonato da un re misericordioso, con un piccolo debito di 100 monete, rifiutato dal servo perdonato. L’insegnamento centrale: coloro che Dio perdona devono a loro volta perdonare, pena la perdita della grazia ricevuta.

    Luca 15.11-32 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    Disse ancora: Un uomo avea due figliuoli;e il più giovane di loro disse al padre: Padre, dammi la parte de’ beni che mi tocca. Ed egli spartì fra loro i beni.E di li a poco, il figliuolo più giovane, messa insieme ogni cosa, se ne partì per un paese lontano, e quivi dissipò la sua sostanza, vivendo dissolutamente.E quand’ebbe speso ogni cosa, una gran carestia sopravvenne in quel paese, sicché egli cominciò ad esser nel bisogno.E andò, e si mise con uno degli abitanti di quel paese, il quale lo mandò nei suoi campi, a pasturare i porci.Ed egli avrebbe bramato empirsi il corpo de’ baccelli che i porci mangiavano, ma nessuno gliene dava.Ma rientrato in sé, disse: Quanti servi di mio padre hanno pane in abbondanza, ed io qui mi muoio di fame!Io mi leverò e me n’andrò a mio padre, e gli dirò: Padre, ho peccato contro il cielo e contro te:non son più degno d’esser chiamato tuo figliuolo; trattami come uno de’ tuoi servi.Egli dunque si levò e venne a suo padre; ma mentr’egli era ancora lontano, suo padre lo vide e fu mosso a compassione, e corse, e gli si gettò al collo, e lo baciò e ribaciò.E il figliuolo gli disse: Padre, ho peccato contro il cielo e contro te; non son più degno d’esser chiamato tuo figliuolo.Ma il padre disse ai suoi servitori: Presto, portate qua la veste più bella e rivestitelo, e mettetegli un anello al dito e de’ calzari a’ piedi;e menate fuori il vitello ingrassato, ammazzatelo, e mangiamo e rallegriamoci,perché questo mio figliuolo era morto, ed è tornato a vita; era perduto, ed è stato ritrovato. E si misero a far gran festa.Or il figliuolo maggiore era a’ campi; e come tornando fu vicino alla casa, udì la musica e le danze.E chiamato a sé uno de’ servitori, gli domandò che cosa ciò volesse dire.Quello gli disse: E’ giunto tuo fratello, e tuo padre ha ammazzato il vitello ingrassato, perché l’ha riavuto sano e salvo.Ma egli si adirò e non volle entrare; onde suo padre uscì fuori e lo pregava d’entrare.Ma egli, rispondendo, disse al padre: Ecco, da tanti anni ti servo, e non ho mai trasgredito un tuo comando; a me però non hai mai dato neppure un capretto da far festa con i miei amici;ma quando è venuto questo tuo figliuolo che ha divorato i tuoi beni con le meretrici, tu hai ammazzato per lui il vitello ingrassato.E il padre gli disse: Figliuolo, tu sei sempre meco, ed ogni cosa mia è tua;ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto, ed è tornato a vita; era perduto, ed è stato ritrovato.
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  • La parabola del figliol prodigo

    L’articolo esplora la parabola del figliol prodigo nel Vangelo di Luca, sottolineando il perdono e l’amore divino. Il padre accoglie il figlio pentito, in contrasto con il figlio maggiore che critica tale clemenza. Questa parabola, cerniera del capitolo 15, illustra la ricerca divina di coloro che si sono smarriti. Luca riorganizza questo racconto per sostenere il suo messaggio teologico sul Regno dei Cieli.

    Luca 15.3-7 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    Ed egli disse loro questa parabola:Chi è l’uomo fra voi, che, avendo cento pecore, se ne perde una, non lasci le novantanove nel deserto e non vada dietro alla perduta finché non l’abbia ritrovata?E trovatala, tutto allegro se la mette sulle spalle;e giunto a casa, chiama assieme gli amici e i vicini, e dice loro: Rallegratevi meco, perché ho ritrovato la mia pecora ch’era perduta.Io vi dico che così vi sarà in cielo più allegrezza per un solo peccatore che si ravvede, che per novantanove giusti i quali non han bisogno di ravvedimento.
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  • La parabola dell’uomo ricco e di Lazzaro

    L’articolo analizza la parabola dell’uomo ricco e di Lazzaro nel Vangelo di Luca. Singolare perché menziona un nome, Lazzaro, esplora la questione della giustizia divina e le ripercussioni delle scelte terrene sull’aldilà. Luca organizza il racconto attorno a insegnamenti teologici sul regno dei cieli, invitando a una riflessione approfondita sulla salvezza e sulla compassione.

    Luca 16.19-31 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    Or v’era un uomo ricco, il quale vestiva porpora e bisso, ed ogni giorno godeva splendidamente;e v’era un pover’uomo chiamato Lazzaro, che giaceva alla porta di lui, pieno d’ulceri,e bramoso di sfamarsi con le briciole che cadevano dalla tavola del ricco; anzi perfino venivano i cani a leccargli le ulceri.Or avvenne che il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno d’Abramo; morì anche il ricco, e fu seppellito.E nell’Ades, essendo ne’ tormenti, alzò gli occhi e vide da lontano Abramo, e Lazzaro nel suo seno;ed esclamò: Padre Abramo, abbi pietà di me, e manda Lazzaro a intingere la punta del dito nell’acqua per rinfrescarmi la lingua, perché son tormentato in questa fiamma.Ma Abramo disse: Figliuolo, ricordati che tu ricevesti i tuoi beni in vita tua, e che Lazzaro similmente ricevette i mali; ma ora qui egli è consolato, e tu sei tormentato.E oltre a tutto questo, fra noi e voi è posta una gran voragine, perché quelli che vorrebbero passar di qui a voi non possano, né di la si passi da noi.Ed egli disse: Ti prego, dunque, o padre, che tu lo mandi a casa di mio padre,perché ho cinque fratelli, affinché attesti loro queste cose, onde non abbiano anch’essi a venire in questo luogo di tormento.Abramo disse: Hanno Mosè e i profeti; ascoltin quelli.Ed egli: No, padre Abramo; ma se uno va a loro dai morti, si ravvedranno.Ma Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i profeti, non si lasceranno persuadere neppure se uno dei morti risuscitasse.
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Ministero di Gesù: chiamate, miracoli e insegnamenti

  • Il tesoro nascosto

    L’articolo esplora la parabola del tesoro nascosto di Matteo 13:44, sottolineando il valore inestimabile del Regno e l’impatto trasformatore della sua scoperta. Gesù usa questa parabola per mostrare come il Regno dei cieli possa riorientare le nostre vite e le nostre scelte.

    Matteo 13.44 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    Il regno de’ cieli è simile ad un tesoro nascosto nel campo, che un uomo, dopo averlo trovato, nasconde; e per l’allegrezza che ne ha, va e vende tutto quello che ha, e compra quel campo.
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  • La perla di grande valore

    La parabola della perla di grande valore insegna che il Regno dei cieli ha un valore inestimabile. Racconta la storia di un mercante che vende tutto per comprare una perla preziosa, illustrando la necessaria radicalità e la gioia dell’impegno verso il Regno.

    Matteo 13.45-46 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
    Il regno de’ cieli è anche simile ad un mercante che va in cerca di belle perle;e trovata una perla di gran prezzo, se n’è andato, ha venduto tutto quel che aveva, e l’ha comperata.
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