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Iniziano i maltrattamenti

L’articolo tratta dei maltrattamenti inflitti a Gesù prima della crocifissione, incentrandosi sull’interpretazione dei racconti evangelici. Esplora come il Sinedrio manipolò le accuse per ottenere l’appoggio delle autorità romane, trasformando un’accusa religiosa in sedizione politica.

15 min Gesù maltrattamenti Sinedrio Caifa Pilato 22 versetti 4 libri

Consultazione

Testi biblici

Matteo
Matteo 26.67-68 (Riveduta 1927 (Luzzi))

Allora gli sputarono in viso e gli diedero de’ pugni; e altri lo schiaffeggiarono,

dicendo: O Cristo profeta, indovinaci: chi t’ha percosso?

Marco
Marco 14.65 (Riveduta 1927 (Luzzi))

Ed alcuni presero a sputargli addosso ed a velargli la faccia e a dargli dei pugni e a dirgli: Indovina, profeta! E le guardie presero a schiaffeggiarlo.

Luca
Luca 22.63-65 (Riveduta 1927 (Luzzi))

E gli uomini che tenevano Gesù, lo schernivano percuotendolo;

e avendolo bendato gli domandavano: Indovina, profeta, chi t’ha percosso?

E molte altre cose dicevano contro a lui, bestemmiando.

Giovanni
Giovanni (Riveduta 1927 (Luzzi)) non citato nel libro

Dettagli tecnici

Anno 33

Luogo: La città di Gerusalemme

Data: venerdì 1° aprile, di primissimo mattino

Modalità: Seguiamo ora Marco

Nota sulla modalità: Matteo e Luca precisano questo fatto

Mappa di Gerusalemme e dintorni
Grafico a barre del venerdì

Guardie del Tempio, agendo con l’approvazione di Caifa, umilieranno e percuoteranno il Messia Gesù.

Dettagli cronologici, secondo le nostre conclusioni:

_13 Diversi discepoli, e in particolare Simon Pietro e Giovanni, seguono il corteo da lontano. Entrano nel cortile della casa del sommo sacerdote Caifa. Matteo 26.58, Marco 14.54.

_14 Il Messia Gesù viene condotto dal sommo sacerdote in carica, Caifa, che abita anch’egli nei pressi del Tempio, verso le 4:30. Luca nota che Pietro e Giovanni rimasero più di un’ora nel cortile. Marco 14.53-72, Matteo 26.57-75, Luca 22.54-62, Giovanni 18.15-27.

_15 Il Messia Gesù viene interrogato per due ore, dalle 4:30 alle 6:30. Matteo 26.59-68, Marco 14.55-65, Luca 22.67-71, Giovanni 18.19-24.

_16 Il gallo canta verso le 6:15, poco prima dell’alba. Matteo 26.74, Marco 14.72, Luca 22.61-62, Giovanni 18.27.

_17 La comparizione davanti al avrebbe dovuto svolgersi dopo il sorgere del sole, alle 6:38. Ma non fu così, perché nel momento in cui il gallo canta il Maestro è, secondo la nostra interpretazione del testo di Luca, condotto da Pilato subito dopo la sentenza del , che ha quindi atteso il far del giorno per pronunciarla. Luca 22.66-71, Marco 15.1, Matteo 27.1-2.

Puoi consultare l'intera cronologia nello studio ANN026 : L'ora della crocifissione.

Commento:

Dopo la decisione di Caifa, iniziano i maltrattamenti contro il Messia Gesù. Non sono soldati a brutalizzarlo, ma molto probabilmente i membri della , uomini posti sotto l’autorità diretta del . Il loro compito era garantire l’ordine nel recinto sacro, ma qui diventano strumenti di umiliazione. Non si può ancora parlare di tortura in senso stretto, ma la violenza è reale: percosse, scherni, , insulti. L’umiliazione è terribile. Eppure questo atteggiamento non riflette quello dell’intera popolazione ebraica; ci troviamo di fronte a uomini interamente devoti alle autorità religiose, pronti a eseguire i loro ordini senza scrupoli.

Con ogni probabilità, questi maltrattamenti iniziano dopo la condanna pronunciata da Caifa, condanna che doveva poi essere ufficializzata all’alba davanti al riunito in seduta regolare (Luca 22.66). La legge ebraica vietava infatti i processi notturni. Il processo notturno non era che una farsa destinata a ottenere rapidamente un verdetto, ma poi bisognava dare a questa decisione un’apparenza di legalità. Il attende dunque l’alba per ratificare ufficialmente la sentenza.

Tuttavia, anche questa condanna non può essere eseguita senza il benestare delle autorità romane. Ora, i non riconoscono la bestemmia come motivo valido per una pena capitale. Caifa lo sa perfettamente. Trasformerà dunque l’accusa religiosa di bestemmia in un’accusa politica di sedizione, il che corrisponde maggiormente al diritto romano e potrebbe convincere Pilato a intervenire. Il Messia Gesù, che ha parlato del Regno di Dio, sarà presentato come un agitatore che pretende la regalità, una minaccia potenziale per l’ordine pubblico.

Il prevede dunque di trasferire il prigioniero dal procuratore romano, Ponzio Pilato. Ma c’è un ostacolo: non possono presentargli un uomo insanguinato, con evidenti segni di maltrattamenti. I esigevano che le procedure fossero chiare e che gli accusati fossero presentati in uno stato compatibile con un interrogatorio. Tutto doveva apparire legale, controllato, conforme agli usi. Le vogliono una condanna romana, ma senza dare l’impressione di aver maltrattato esse stesse il prigioniero.

Così, le violenze inflitte al Messia Gesù sono limitate, non per compassione, ma per calcolo. Devono umiliare, ma non compromettere il seguito del processo. Eppure, anche in questa scena oscura, il Messia Gesù rimane padrone di sé. Sopporta i colpi senza rispondere, adempiendo le Scritture e avanzando volontariamente verso la croce, dove si manifesterà pienamente l’amore del Padre per il mondo (Giovanni 3.16-17).