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La comparizione davanti al Sinedrio

Questo articolo analizza la comparizione di Gesù davanti al Sinedrio prima della sua crocifissione secondo i vangeli, mettendo in luce la violazione delle leggi ebraiche attraverso un processo notturno. Strategicamente orchestrato da Caifa per evitare la folla, questo giudizio illustra questioni teologiche e storiche fondamentali.

18 min Sinedrio Caifa condanna giudizio 25 versetti 4 libri

Consultazione

Testi biblici

Matteo
Matteo 26.59-66 (Riveduta 1927 (Luzzi))

Or i capi sacerdoti e tutto il Sinedrio cercavano qualche falsa testimonianza contro a Gesù per farlo morire;

e non ne trovavano alcuna, benché si fossero fatti avanti molti falsi testimoni.

Finalmente, se ne fecero avanti due che dissero: Costui ha detto: Io posso disfare il tempio di Dio e riedificarlo in tre giorni.

E il sommo sacerdote, levatosi in piedi, gli disse: Non rispondi tu nulla? Che testimoniano costoro contro a te? Ma Gesù taceva.

E il sommo sacerdote gli disse: Ti scongiuro per l’Iddio vivente a dirci se tu se’ il Cristo, il Figliuol di Dio.

Gesù gli rispose: Tu l’hai detto; anzi vi dico che da ora innanzi vedrete il Figliuol dell’uomo sedere alla destra della Potenza, e venire su le nuvole del cielo.

Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti, dicendo: Egli ha bestemmiato: che bisogno abbiamo più di testimoni? Ecco, ora avete udita la sua bestemmia;

che ve ne pare? Ed essi, rispondendo, dissero: E’ reo di morte.

Marco
Marco 14.55-64 (Riveduta 1927 (Luzzi))

Or i capi sacerdoti e tutto il Sinedrio cercavano qualche testimonianza contro a Gesù per farlo morire; e non ne trovavano alcuna.

Poiché molti deponevano il falso contro a lui; ma le testimonianze non erano concordi.

Ed alcuni, levatisi, testimoniarono falsamente contro a lui, dicendo:

Noi l’abbiamo udito che diceva: Io disfarò questo tempio fatto di man d’uomo, e in tre giorni ne riedificherò un altro, che non sarà fatto di mano d’uomo.

Ma neppur così la loro testimonianza era concorde.

Allora il sommo sacerdote, levatosi in piè quivi in mezzo, domandò a Gesù: Non rispondi tu nulla? Che testimoniano costoro contro a te?

Ma egli tacque e non rispose nulla. Daccapo il sommo sacerdote lo interrogò e gli disse: Sei tu il Cristo, il Figliuol del Benedetto?

E Gesù disse: Sì, lo sono: e vedrete il Figliuol dell’uomo seduto alla destra della Potenza e venire sulle nuvole del cielo.

Ed il sommo sacerdote, stracciatesi le vesti, disse: Che abbiam noi più bisogno di testimoni?

Voi avete udito la bestemmia. Che ve ne pare? E tutti lo condannarono come reo di morte.

Luca
Luca 22.66-71 (Riveduta 1927 (Luzzi))

E come fu giorno, gli anziani del popolo, i capi sacerdoti e gli scribi si adunarono, e lo menarono nel loro Sinedrio, dicendo:

Se tu sei il Cristo, diccelo. Ma egli disse loro: Se ve lo dicessi, non credereste;

e se io vi facessi delle domande, non rispondereste.

Ma da ora innanzi il Figliuol dell’uomo sarà seduto alla destra della potenza di Dio.

E tutti dissero: Sei tu dunque il Figliuol di Dio? Ed egli rispose loro: Voi lo dite, poiché io lo sono.

E quelli dissero: Che bisogno abbiamo ancora di testimonianza? Noi stessi l’abbiamo udito dalla sua propria bocca.

Giovanni
Giovanni (Riveduta 1927 (Luzzi)) non citato nel libro

Dettagli tecnici

Anno 33

Luogo: La città di Gerusalemme

Data: venerdì 1° aprile, di primissimo mattino

Modalità: Seguiamo ora Marco

Nota sulla modalità: Matteo e Luca precisano questo fatto

Mappa di Gerusalemme e dintorni
Grafico a barre del venerdì

Caifa, circondato da una parte dei suoi collaboratori più fidati, aveva organizzato lo svolgimento del tribunale per giudicare il Messia Gesù.

Dettagli cronologici, secondo le nostre conclusioni:

_13 Diversi discepoli, e in particolare Simon Pietro e Giovanni, seguono il corteo da lontano. Entrano nel cortile della casa del sommo sacerdote Caifa. Matteo 26.58; Marco 14.54.

_14 Il Messia Gesù è condotto dal sommo sacerdote in carica, Caifa, che abita anch’egli nei pressi del Tempio, verso le 4:30. Luca nota che Pietro e Giovanni rimasero nel cortile per più di un’ora. Marco 14.53-72; Matteo 26.57-75; Luca 22.54-62; Giovanni 18.15-27.

_15 Il Messia Gesù viene interrogato per due ore, dalle 4:30 alle 6:30. Matteo 26.59-68; Marco 14.55-65; Luca 22.67-71; Giovanni 18.19-24.

_16 Il gallo canta verso le 6:15, poco prima del sorgere del sole. Matteo 26.74; Marco 14.72; Luca 22.61-62; Giovanni 18.27.

_17 La comparizione davanti al dovrebbe svolgersi dopo il sorgere del sole, alle 6:38. Ma non fu così, perché nel momento in cui il gallo canta il Maestro viene condotto, secondo la nostra interpretazione del testo di Luca, da Pilato subito dopo la sentenza del , che ha dunque atteso l’alba per pronunciarla. Luca 22.66-71; Marco 15.1; Matteo 27.1-2.

Puoi consultare l'intera cronologia nello studio ANN026 : L'ora della crocifissione.

Commento:

Che sorpresa: i rappresentanti del tribunale ebraico, il , sono già lì, riuniti in piena notte come se aspettassero l’arrivo del Messia Gesù. Nulla è stato lasciato al caso. Caifa ha preparato con cura lo svolgimento delle operazioni. Non doveva esserci alcuna improvvisazione: la convocazione del , la richiesta di soldati a Pilato, l’arresto notturno e le diverse comparizioni del Messia Gesù erano previsti da tempo. Tutto doveva andare in fretta, prima che la folla si immischiasse, e soprattutto prima che facesse giorno.

Secondo la legge ebraica, il poteva giudicare un imputato solo dopo il sorgere del sole. Eppure, se seguiamo le indicazioni di Luca, il giudizio non comincia all’alba: termina in quel momento. Il canto del gallo, poi lo sguardo che il Messia Gesù rivolge a Pietro, mostrano che egli lascia la casa di Caifa all’alba (Luca 22.60-61). Ciò significa che l’essenziale del processo si è svolto di notte, in violazione delle norme giudiziarie ebraiche. Ma l’urgenza della situazione e la volontà di giungere a una rapida condanna permisero alle autorità di passare oltre tutte le prescrizioni legate alla festa di Pasqua.

Esistevano allora due forme di tribunale: il piccolo , composto da 23 membri e presieduto dal sommo sacerdote, si riuniva fuori dal recinto del Tempio. È davanti a questa giurisdizione che, secondo noi, il Messia Gesù compare per primo. Il grande , composto da 71 membri, si riuniva all’interno del recinto del Tempio, presso il mercato, nelle vicinanze dell’arco di Robinson. Luca sembra riferirsi a questa seconda istanza quando, all’alba, gli anziani, i capi dei sacerdoti e gli scribi si radunano per ratificare la decisione già presa (Luca 22.66).

Tutto è pronto: i giudici, i falsi testimoni e, naturalmente, il «colpevole». Le autorità religiose non vogliono apparire come responsabili di questa condanna. Vogliono dare l’impressione di fare soltanto il proprio dovere: giudicare un uomo pericoloso, denunciato da uno dei suoi stessi discepoli. Questa messinscena permette loro di giustificare l’urgenza, di aggirare le regole e perfino di accettare un giudizio notturno pur vietato.

Ma in questa procedura pur preparata con tanta cura emerge un imprevisto di rilievo: i falsi testimoni non riescono a mettersi d’accordo. Le loro dichiarazioni si contraddicono, causando un vero smacco per Caifa. Lui, che sperava in un processo rapido e controllato, si ritrova davanti a un imbarazzante fallimento. Anche se i non assistevano a questo tipo di giudizio religioso, non ignoravano nulla delle tensioni interne del ; un simile spettacolo di testimonianze mal preparate non poteva che indebolire la credibilità dell’assemblea agli occhi di coloro che ne osservavano da lontano le manovre.

È infine il Messia Gesù stesso che, rispondendo alla domanda diretta di Caifa, offre loro l’occasione che attendevano. Interrogato sulla sua identità messianica, conferma di essere il Figlio di Dio e annuncia che vedranno il Figlio dell’uomo seduto alla destra della potenza divina (Matteo 26.64). Per Caifa è l’occasione sperata: si straccia le vesti e accusa il Messia Gesù di bestemmia. La causa è chiusa. Il verdetto cade: il Messia Gesù merita la morte (Marco 14.64).

Ma resta un problema grave: il non ha il diritto di applicare la pena capitale. Solo il potere romano può pronunciare ed eseguire una sentenza di morte. Inoltre, la bestemmia non è un motivo ammissibile per i . Bisognerà dunque convincere Ponzio Pilato, che non è particolarmente favorevole alle , a condannare il Messia Gesù. Il seguito del processo mostrerà come i capi religiosi manipolino le accuse per trasformare un reato religioso in una minaccia politica.

Al di là di queste manovre umane, il Messia Gesù avanza volontariamente verso il compimento del piano divino. La sua condanna, ingiusta e illegale, diventa lo strumento con cui Dio manifesta il suo amore per il mondo (Giovanni 3.16-17). Dove gli uomini complottano, Dio realizza il suo disegno.