_21 La folla, radunata davanti al palazzo di Ponzio Pilato, esige la crocifissione. Matteo 27.22 ; Marco 14.11-15 ; Luca 23.23 ; Giovanni 19.15.
_22 La partenza per il monte Golgota inizia prima delle 9. Matteo 27.32 ; Marco 15.21-22 ; Luca 23.26-33 ; Giovanni 19.17.
_23 La collocazione sulla croce ha dunque luogo verso le 9 secondo il testo di Marco. L’imprecisione della misura permette di inserire il tempo dello spostamento fino al monte Golgota. Marco 15.20-41 ; Matteo 27.31-56 ; Luca 23.26-49 ; Giovanni 18.17-30.
Puoi consultare l'intera cronologia nello studio ANN026 : L'ora della crocifissione.
Commento:
I vangeli riferiscono che Gesù non è crocifisso da solo, ma in mezzo a due condannati, chiamati «briganti» o «malfattori» (cfr. Matteo 27.38 ; Marco 15.27 ; Luca 23.32). Questa precisazione non è insignificante: compie la profezia secondo cui il Servo di Dio sarebbe stato «annoverato fra i malfattori» (cfr. Isaia 53.12). Gesù è così volontariamente assimilato ai peccatori.
Marco fornisce un importante dettaglio temporale: la crocifissione avviene all’ora terza, cioè verso le 9 del mattino (cfr. Marco 15.25). Questa precisazione sottolinea che gli eventi si svolgono rapidamente dopo il giudizio.
I testi descrivono poco i gesti tecnici della crocifissione, che pure era una pratica ben nota all’epoca. Tuttavia, alcuni passi permettono di comprendere che Gesù fu davvero inchiodato. Dopo la risurrezione, Tommaso è invitato a vedere «il segno dei chiodi» (cfr. Giovanni 20.25) e Gesù mostra le sue mani e i suoi piedi (cfr. Luca 24.39). Ciò conferma l’uso dei chiodi, anche se i vangeli non ne descrivono esplicitamente la collocazione.
Per quanto riguarda le mani, il testo parla effettivamente di «mani», ma occorre notare che nel linguaggio antico questo termine può includere la regione del polso. Da un punto di vista storico, i usavano talvolta chiodi e talvolta corde, o entrambi. È dunque possibile che Gesù sia stato al tempo stesso inchiodato e legato, per sostenere il corpo sulla croce.
Giovanni fornisce un dettaglio significativo sulle vesti di Gesù: i soldati se le dividono, ma tirano a sorte la sua tunica senza cuciture (cfr. Giovanni 19.23-24). Questo gesto compie il salmo: «Si dividono le mie vesti, sulla mia tunica gettano la sorte» (cfr. Salmi 22.18). Anche in questa umiliazione, le Scritture si compiono.
L’iscrizione posta sulla croce, «il re dei Giudei» (cfr. Giovanni 19.19), sottolinea una tragica ironia: ciò che le autorità respingono diventa una proclamazione pubblica. Gesù è riconosciuto re, ma in un contesto di derisione.
La scena è segnata dagli scherni. I passanti, i capi religiosi e persino i soldati deridono Gesù (cfr. Matteo 27.39-43 ; Luca 23.35-36). Riprendono le sue parole sul tempio e lo sfidano a salvare se stesso. Questa incomprensione è centrale: Gesù non è venuto a salvare se stesso, ma a salvare gli altri.
Anche i due crocifissi reagiscono, partecipando dapprima all’insulto (cfr. Marco 15.32), sebbene Luca precisi che uno di loro finisce per pentirsi (cfr. Luca 23.40-43). Ciò mostra che, anche nel cuore della condanna, un’apertura verso la grazia rimane possibile.
Storicamente, la crocifissione era una pena romana destinata a umiliare e a dissuadere. Era pubblica, lenta ed estremamente dolorosa. I corpi potevano restare esposti a lungo, come monito. In questo contesto, la morte di Gesù potrebbe apparire come un evento banale tra altre esecuzioni.
Eppure, i vangeli mostrano che questa morte è unica. Gesù è crocifisso fuori dalla città (cfr. Giovanni 19.17), come i sacrifici espiatori (cfr. Ebrei 13.12). Questo dettaglio conferisce un profondo significato teologico all’evento: egli muore per il peccato, fuori dell’accampamento.
Infine, l’espressione «lo crocifissero» (cfr. Matteo 27.35 ; Marco 15.24 ; Luca 23.33) è di una sobrietà impressionante. I vangeli non si soffermano sulla sofferenza fisica, ma pongono l’accento sul senso di questo atto: rifiuto, compimento delle Scritture e offerta volontaria.
Emerge una linea di forza: la crocifissione, evento comune nell’Impero romano, diventa qui un momento centrale della storia biblica, in cui si incontrano la violenza umana, il compimento delle profezie e l’opera della salvezza.