_7 Il Messia Gesù e i discepoli partono per il monte degli Ulivi tra la mezzanotte e le 2:30, prima dell’alba del venerdì. Il giovane Marco li segue (Marco 14.26, Marco 14.32-42, Matteo 26.30,Matteo 26.36-46, Luca 22.39-46, Giovanni 18.1).
_8 Si fermano ai piedi del , nel giardino del Getsemani (Matteo 26.36, Marco 14.32).
Puoi consultare l'intera cronologia nello studio ANN026 : L'ora della crocifissione.
Commento:
Il pasto di Pasqua è ormai terminato. Dopo aver condiviso il pane e il calice, segni di una nuova alleanza che il Maestro ha appena annunciato Luca 22.19-20, il Messia Gesù e i suoi discepoli intonano i salmi rituali della festa, probabilmente i Salmi dell’Hallel (Salmi 113-118), che ogni ebreo fedele cantava al termine del pasto pasquale. Le voci si levano nella notte di Gerusalemme, come per segnare la fine di un ciclo, senza che i discepoli percepiscano ancora di partecipare a una svolta decisiva della storia della salvezza.
Dopo aver cantato i salmi, il gruppo si mette in cammino verso il (Matteo 26.30). È un luogo familiare, a circa un chilometro a est della città (Giovanni 18.2). Il Messia Gesù vi ha condotto spesso i suoi, talvolta per riposarsi, più spesso per pregare lontano dalla folla (Luca 22.39). Questo monte, che domina Gerusalemme e la valle del Cedron, porta con sé un forte simbolismo: è il luogo da cui presto si leverà il Messia (Zaccaria 14.4), ma da cui inizia anche l’ultima tappa del suo cammino verso la croce.
Quella sera, però, nulla si svolge come al solito. L’atmosfera del pasto era stata pesante, quasi opprimente. Il Maestro aveva pronunciato parole misteriose e sconvolgenti: aveva parlato di tradimento (Giovanni 13.21-27), della sua partenza imminente (Giovanni 13.33), della dispersione dei discepoli (Matteo 26.31) e, in modo ancora incomprensibile per loro, della propria morte e della propria risurrezione (Marco 9.31). Gli apostoli avvertono che sta per accadere un evento di estrema gravità, senza riuscire a discernerne il senso. Già prima della loro partenza da Cafarnao, il Messia Gesù aveva annunciato loro che doveva soffrire molto ed essere messo a morte a Gerusalemme (Luca 9.22,51). Alcuni si aspettavano uno scontro drammatico, pronti a morire per lui (Giovanni 11.16).
Nel silenzio della notte, il loro cammino prosegue verso il giardino del Getsemani. È là che il Messia Gesù, come era solito fare, si ritira a pregare (Luca 22.39-41). I discepoli lo accompagnano senza comprendere appieno la portata spirituale di quel momento. Solo più tardi, dopo la risurrezione, ricorderanno le sue parole e ne comprenderanno la verità (Giovanni 12.16).
Molto vicino a questo giardino si trova un altro luogo, già carico di un destino profetico: il Golgota. La vicinanza geografica del a questo futuro luogo di crocifissione sottolinea la continuità del disegno divino. Come un filo invisibile, la preghiera del Figlio nel giardino si congiungerà al sacrificio del Figlio sulla croce.