Grazie agli scritti del profeta Daniele e alle informazioni fornite dai Vangeli, possiamo stimare che il ministero di Giovanni il Battista sia iniziato nell’aprile dell’anno 26. Queste fonti suggeriscono che abbia lasciato la casa di famiglia dopo la morte dei genitori, già anziani alla sua nascita, per stabilirsi nel deserto della Giudea.
Secondo alcune interpretazioni, è possibile che Giovanni il Battista abbia predicato alla folla sulla spianata del tempio durante le grandi feste a Gerusalemme. Sembra che alla fine del suo ministero abbia smesso di compiere questi pellegrinaggi a Gerusalemme, un punto che esamineremo più dettagliatamente in seguito. La sua vita e i suoi abiti ricordavano ai contemporanei il grande profeta Elia, suscitando numerosi interrogativi. In cerca di risposte, molti lo trovarono a predicare nella regione di Betania al di là del Giordano.
Matteo precisa che Giovanni il Battista iniziò il ministero nel deserto della Giudea, e l’apostolo Giovanni ci indica che si stabilì poi sulle rive del Giordano, a Betania al di là del fiume, introducendo un nuovo battesimo. Mentre molti vedono in lui il messia, egli afferma chiaramente che si sbagliano e che il suo ministero consiste unicamente nel prepararne la prossima venuta.
Questa spiegazione chiarisce l’affluenza intorno a lui. La gente credeva di trovare in lui il Messia. Divenne quindi naturalmente colui che gridava nel deserto, annunciando la venuta del Messia tanto atteso e sperato. Incarnava il Messia sacerdotale che precede il Messia regale.
Sarebbe errato pensare che il successo di Giovanni il Battista derivasse dalla proposta di una nuova dottrina. La sua predicazione si fondava sull’annuncio della venuta del Messia regale, Gesù. Quest’ultimo doveva quindi necessariamente incontrare Giovanni il Battista.
Marco inizia il racconto citando le parole di diversi profeti, in particolare Malachia 3.1 e Isaia 40.3. Questo riferimento rappresenta l’unica allusione ai profeti nel suo testo, a eccezione delle citazioni dirette di Gesù.
Per Marco, autore del secondo Vangelo, tutto inizia con la venuta di Giovanni il Battista. Egli menziona Giovanni soprattutto perché annunciava la venuta di Gesù. Giovanni il Battista funge quindi da introduzione alla figura centrale del racconto di Marco: Gesù, il Messia.
Sono documentate tensioni tra i discepoli di Giovanni il Battista e quelli di Gesù (Giovanni 3.25). Marco sottolinea che la missione di Giovanni si limitava ad annunciare la venuta di colui che era molto più grande di lui, ossia Gesù, il Messia.
Marco ridefinisce così il posto di ciascuno nella storia della salvezza. Pone indirettamente ai discepoli di Giovanni il Battista una domanda fondamentale: seguiranno il servo che annuncia la venuta del Maestro o sceglieranno di seguire Gesù, l’unico e vero Maestro?
Luca è l’unico a fornirci questi dettagli storici essenziali per collocare gli eventi che narra nel contesto della storia secolare. Cerca di dimostrare che la cronologia della vita di Gesù, il Messia, si inserisce armoniosamente nella storia mondiale.
Non esistono quindi due cronologie distinte: quella del mondo, con i suoi governanti, re e imperatori, e quella di Gesù, il Messia. Esiste un’unica realtà storica in cui il Messia si inserisce naturalmente.
Sembra che Luca disponesse di documenti oggi perduti. I quasi duemila anni che ci separano hanno cancellato prove sulle quali si basò per redigere il testo. Tuttavia, questo non significa che le sue informazioni contengano errori, né nelle date né nei nomi.
Teofilo, come i primi lettori, non rimase turbato da questi riferimenti, che conoscevano e potevano ancora verificare all’epoca. Al contrario, ciò sottolinea la qualità dell’indagine condotta da Luca.
La precisione di questi dati consente di confermare la veridicità degli scritti del profeta Daniele e di stabilire una cronologia dei fatti narrati. Approfondiamo queste informazioni nelle appendici menzionate all’inizio del passo.