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Il Vangelo di Luca

Il Vangelo secondo Luca forma con gli Atti degli Apostoli un’opera in due volumi dedicata alle origini del cristianesimo. Luca non fu testimone diretto del ministero di Gesù, ma frequentò gli apostoli e i responsabili delle prime comunità. Collaboratore di Paolo, probabilmente greco e medico, appare come un autore colto e metodico. In Luca 1,1-4 spiega di aver studiato i racconti esistenti e le testimonianze oculari per offrire a Teofilo un’esposizione ordinata e affidabile. Il suo Vangelo si distingue per l’attenzione al contesto storico, allo Spirito Santo, alla preghiera, ai poveri, alle donne e alle persone emarginate. La sua autorità si fonda sull’indagine, sulle fonti apostoliche e sull’inserimento nella Chiesa primitiva.

16 min Vangelo secondo Luca Luca Atti degli Apostoli Teofilo Paolo 10 versetti 4 libri

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Introduzione

Luca redasse due testi incentrati sull’origine e sulla storia della Chiesa del primo secolo. Il primo, intitolato «Vangelo secondo Luca», descrive gli inizi del cristianesimo, mentre il secondo, gli «Atti degli Apostoli», narra la nascita della Chiesa. L’opera di Luca si distingue nettamente da quella di Matteo e Marco.

- Perché compose un terzo Vangelo?

- Quali ragioni ci portano ad attribuire questa redazione a Luca?

- Quale autorità gli permise di redigere un Vangelo?

- Quando scrisse quest’opera?

Ora studieremo il suo testo e cercheremo di rispondere a tutte queste domande.

I. Che cosa sappiamo di Luca?

Luca non descrive fatti di cui fu testimone. Si converte al cristianesimo poco dopo la risurrezione di Gesù, il Messia.

Non lo incontrò, ma frequentò indiscutibilmente apostoli e responsabili di questo nuovo movimento religioso.

È un mondo ancora ristretto e tutti i responsabili si conoscono a quell’epoca.

Non è ebreo, ma probabilmente greco. Scrive in questa lingua e l’espressione ricercata rivela un uomo colto e di mentalità scientifica.

Si preoccupa di precisare l’ambito del proprio lavoro.

Esamineremo in dettaglio il suo metodo di lavoro. Luca, il greco, non appartiene al gruppo degli apostoli né al cerchio delle persone vicine a Gesù, il Messia; è un collaboratore di Paolo, autore di tredici epistole presenti nelle nostre Bibbie.

Qui scopriamo il mestiere di Luca, descritto come medico. È importante notare che all’epoca il titolo di «medico» veniva spesso attribuito a guaritori, talvolta considerati ciarlatani. Questa denominazione non possedeva quindi nel primo secolo lo stesso prestigio e la stessa rispettabilità di oggi.

Nonostante questa connotazione, attraverso i contatti con Paolo vediamo in Luca una figura vicina ai nostri terapeuti contemporanei. Studiando i suoi scritti, riconosciamo un intellettuale erudito, dotato delle capacità necessarie per redigere la storia della Chiesa e del cristianesimo.

La sua opera, che nasce da una prospettiva non ebraica degli eventi, si rivolge soprattutto a un pubblico pagano. Questo orientamento contrasta con gli altri scritti dell’epoca. Per esempio, Matteo si rivolge principalmente agli ebrei e Marco ai non ebrei delle regioni vicine, mentre Luca amplia il pubblico a un contesto mondiale.

Inoltre, la redazione dei Vangeli sinottici, compresa l’opera di Luca, mostra un parallelismo con lo sviluppo dell’opera cristiana e sottolinea l’evoluzione e l’espansione del messaggio cristiano in comunità e culture diverse.

Questo ci ricorda le parole del Maestro:

II. Lo scrittore del terzo Vangelo

Come possiamo affermare che l’autore del terzo Vangelo e degli Atti degli Apostoli sia proprio Luca, il collaboratore di Paolo?

Il suo nome non compare nelle due opere, ma Paolo lo cita tre volte: Filemone 1.23-25, 2 Timoteo 4.11 e Colossesi 4.13-14.

Tuttavia l’autore fa riferimento direttamente a se stesso impiegando il termine «noi» in vari passi del secondo volume: Atti 16.10, Atti 16.17, Atti 20.5, Atti 20.21, Atti 21.18, Atti 27.1 e Atti 28.16.

Rimane un fedele collaboratore di Paolo e testimone di diversi fatti citati negli Atti degli Apostoli. Non possediamo quindi molte informazioni su Luca, ma fin dalla pubblicazione questi due volumi gli vengono attribuiti senza serie contestazioni. Non abbiamo dunque ragione di dubitare della sua paternità. Inoltre, nessun altro porta questo nome nel gruppo dei discepoli che conosciamo.

III. L’obiettivo di Luca

Luca intraprende la stesura del libro per diverse ragioni. Innanzitutto desidera dimostrare all’amico Teofilo che tutto l’insegnamento ricevuto poggia su fatti accertati. Rivolgendo il testo a Teofilo, un pagano convertito, Luca spera di raggiungere tutti i non ebrei e di offrire loro una descrizione delle origini del movimento religioso in cui si impegnano, cioè il cristianesimo.

Luca vuole inoltre fornire riferimenti storici assenti nei racconti di Matteo e Marco. Queste informazioni permettono di inquadrare cronologicamente gli eventi della vita terrena di Gesù. Desidera così offrire un racconto innovativo, frutto di ricerche approfondite.

È possibile che Teofilo, appartenendo a una classe sociale privilegiata, abbia finanziato le ricerche di Luca e lo abbia incoraggiato a condividere le scoperte con un pubblico più ampio.

In sintesi, Luca scrive il libro per fornire fatti accertati, apportare riferimenti storici, descrivere l’origine del cristianesimo e raggiungere un pubblico non ebraico, incoraggiato in questo da Teofilo.

IV. Il metodo di lavoro di Luca

Luca ci informa sul suo metodo di lavoro. Condusse ricerche approfondite per presentare affermazioni esatte e precise. Inizia esaminando diversi scritti, tra cui i racconti di Matteo e Marco e probabilmente altri documenti. Luca menziona redazioni fondate sulle testimonianze degli apostoli, indicando così che questi scritti non sono quelli di Matteo e Marco, che furono testimoni diretti di ciò che attestano. Marco trascrive i ricordi di Pietro.

Luca afferma che molti hanno tentato di raccontare la storia del Maestro, un’iniziativa comprensibile dato che la Chiesa nascente si fondava sull’insegnamento di Gesù. Interrogando testimoni e raccogliendo dettagli personali, in particolare sulla vita di Giuseppe e Maria, sembra che Luca abbia potuto informarsi direttamente presso Maria, la madre di Gesù. Poiché la redazione avvenne probabilmente intorno all’anno 60, Maria sarebbe stata molto anziana, circa settantacinquenne. È quindi plausibile che Luca abbia utilizzato appunti presi durante colloqui precedenti.

Nel suo lavoro Luca agisce in un certo senso come un moderno giornalista d’inchiesta, cercando di fornire un resoconto autentico e dettagliato della vita di Gesù. È quindi ragionevole pensare che abbia verificato scrupolosamente le informazioni della propria opera, conferendo loro una reale credibilità storica.

Teofilo e probabilmente altri lettori potevano confrontare le affermazioni di Luca con le proprie conoscenze dei fatti. Inoltre, sapendo che Luca disponeva degli scritti di Matteo e Marco, è poco probabile che abbia inserito affermazioni contraddittorie che avrebbero potuto indebolire la credibilità del racconto.

In sintesi, quando Teofilo scoprì gli appunti di Luca, ne comprese subito l’importanza per la Chiesa e lo incoraggiò quindi a scrivere una biografia di Gesù. Forte di questo successo, Luca redasse poi gli «Atti degli Apostoli», un racconto in cui è egli stesso testimone diretto, proseguendo così la storia della Chiesa.

V. I risultati del suo lavoro

Riceviamo un testo in due volumi. Il primo, che ci interessa particolarmente, è simile ai racconti di Matteo e Marco già pubblicati. Segue uno schema simile e presenta una successione cronologica analoga degli eventi. Luca si unisce quindi logicamente a Matteo e Marco nell’elenco dei sinottici.

È probabile che, per motivi economici, Luca abbia scelto di usare due papiri per scrivere le due parti del racconto. Il suo Vangelo diventa il più lungo dei tre. Anche quello di Giovanni, pubblicato diversi decenni dopo, sarà più breve.

Se riprendiamo il principio sviluppato nello studio sui Vangeli, che consiste nel contare i 178 diversi eventi principali menzionati nei quattro Vangeli, Luca ne riferisce 111. Ne riprende 74 da Matteo e Marco. Sessantadue racconti sono già annotati da Matteo e Marco, sei provengono da Matteo, sei da Marco e trentasette sono propri di Luca.

Quando Luca comincia a scrivere il racconto, Matteo e Marco hanno già registrato 112 pericopi diverse, e Luca ne aggiunge 37, per un totale di 149. Bisognerà attendere Giovanni, che ne apporterà 29, per portare il numero a 178.

Le ricerche di Luca gli permisero di rilevare 37 episodi non citati da Matteo e Marco. Ma ciò che conta ai nostri occhi sono i riferimenti storici che Luca si preoccupa di registrare. Il suo testo indipendente rimane comunque un complemento ai racconti di Matteo e Marco. Non li copia, ma aggiunge precisazioni che oggi risultano essenziali per noi.

Le sue annotazioni cronologiche ci aiutano a confermare gli scritti del profeta Daniele per fissare la data della morte di Gesù, il Messia.

VI. La data di redazione

Non appartenendo al gruppo degli apostoli, Luca non partecipò alle decisioni sulla stesura delle loro testimonianze. Tuttavia possiamo osservare una struttura simile nei testi di Matteo, Marco e Luca, noti come Vangeli sinottici. Questa somiglianza suggerisce che Luca conoscesse i racconti degli altri evangelisti e che la sua redazione sia successiva.

Stimiamo che il vangelo di Marco sia stato pubblicato intorno all’anno 46, subito dopo Matteo. In confronto, Luca sembra aver scritto molto più tardi. Appare evidente che redasse consecutivamente i due volumi della storia della Chiesa, senza attendere troppo. Se collochiamo l’ultimo viaggio dell’apostolo Paolo intorno all’anno 59 o 60, possiamo stimare che la composizione del vangelo di Luca fosse già conclusa in quel periodo.

Gli Atti degli Apostoli terminano con l’attività di Paolo a . Non menzionano la sua morte, avvenuta probabilmente intorno all’anno 67. Questo ci porta a pensare che la redazione degli Atti si sia conclusa verso il 62 o 63. Di conseguenza, la composizione del vangelo di Luca può essere datata due o tre anni prima, intorno all’anno 60, durante la prigionia di Paolo a Cesarea. È molto probabile che Luca abbia ultimato il Vangelo in quel periodo.

Conclusione

A differenza dei racconti di Matteo e Marco, quello di Luca, più tardo, possiede riferimenti storici che dimostrano la qualità delle indagini svolte. Luca non fu sottoposto agli stessi vincoli esterni degli apostoli nella preparazione del testo. Si prese quindi il tempo di condurre ricerche per diversi anni, accumulando una grande quantità di documentazione per scrivere la genesi della Chiesa. Teofilo, scoprendo l’importanza delle informazioni raccolte da Luca, lo incoraggiò a redigere il racconto che possediamo oggi.

Nella storia della composizione di questo Vangelo è importante distinguere la fase d’indagine da quella di scrittura. Secondo la nostra interpretazione, la redazione degli Atti degli Apostoli seguì rapidamente quella del Vangelo.

Luca, il caro medico e collaboratore dell’apostolo Paolo, è sempre stato riconosciuto come autore di questo Vangelo. I nuovi convertiti, provenienti da culture e tradizioni diverse, ignoravano completamente la storia di Gesù, il Messia, e la nascita del cristianesimo. L’opera di Luca colma quindi questa lacuna d’informazioni.