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Il profeta Daniele

L'article approfondit la vie et les écrits prophétiques de Daniel, révélant des périodes chronologiques vitales pour comprendre des prophéties. Josias, roi de Juda, est décrit comme un serviteur divin dévoué, qui meurt tragiquement en défiant l'Égypte. Daniel, jeune alors, commence son destin prophétique dans ce contexte tumultueux.

78 min Daniele profeta cronologia Giosia Babilonia 94 versets 16 libri

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Introduzione

Cette première étude pose les bases chronologiques nécessaires à la compréhension de la vie publique du Messie Jésus. Les études suivantes viendront compléter progressivement cette analyse en examinant les différentes étapes de son ministère, afin de proposer une reconstitution cohérente et harmonisée des événements rapportés par les Évangiles.

Nel corso del nostro studio faremo vari riferimenti al profeta Daniele e al libro che porta il suo nome. Se la sua vita è di per sé affascinante, sono soprattutto i suoi scritti a richiamare qui la nostra attenzione.

In particolare, Daniele rivela periodi cronologici che ci aiutano a determinare la data della morte del Messia. Pur menzionando una durata specifica, il punto di partenza di questo periodo resta oggetto di interpretazione, nonostante i dettagli che fornisce.

È questa complessità a rendere così intrigante lo studio dei suoi scritti e a spingerci a esplorare a fondo la vita e le rivelazioni di quest’uomo straordinario.

I. Il contesto storico

Giosia, sovrano del regno di Giuda, si distingue come l’ultimo monarca veramente dedito all’osservanza della legge mosaica. A differenza del nonno Manasse e del padre Amon, si impegna a onorare Dio e abolisce tutti i luoghi di culto dedicati a divinità straniere, stabiliti nel paese dai suoi predecessori.

La lettura degli scritti di Isaia gli rivela che i Babilonesi stanno per dominare la regione (Isaia 39.5-7). Consapevole che un giudizio divino incombe sulla nazione di Giuda — a causa del suo abbandono delle vie dell’ —, il re sa anche che il profeta Geremia ammonisce senza sosta il popolo, da ventitré anni, sulle conseguenze della sua apostasia. Tuttavia, avendo ripristinato l’osservanza della Legge, Giosia riceve la promessa che questo castigo non si abbatterà durante la sua vita (2 Re 22.18-20).

2 Re 22.18-20 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Quanto al re di Giuda che v’ha mandati a consultare l’Eterno, gli direte questo: Così dice l’Eterno, l’Iddio d’Israele, riguardo alle parole che tu hai udite:Giacché il tuo cuore è stato toccato, giacché ti sei umiliato dinanzi all’Eterno, udendo ciò che io ho detto contro questo luogo e contro i suoi abitanti, che saranno cioè abbandonati alla desolazione ed alla maledizione; giacché ti sei stracciate le vesti e hai pianto dinanzi a me, anch’io t’ho ascoltato, dice l’Eterno.Perciò, ecco, io ti riunirò coi tuoi padri, e te n’andrai in pace nel tuo sepolcro; e gli occhi tuoi non vedranno tutte le sciagure ch’io farò piombare su questo luogo”. E quelli riferirono al re la risposta.

Fu per mezzo della profetessa Culda che questa parola divina venne annunciata. Questa situazione ricorda che nulla è lasciato al caso: un’Autorità suprema, Dio stesso, orchestra la storia secondo un disegno sovranamente stabilito.

I trentun anni di regno di Giosia furono segnati dalla pace, ma il giudizio annunciato doveva inevitabilmente giungere. Avendo studiato gli oracoli di Isaia, il sovrano aveva compreso i profondi sconvolgimenti geopolitici in corso. Capì che l’ascesa di Babilonia offriva un’opportunità strategica: allearsi con questa nuova potenza anziché rimanere sotto la tutela dell’Egitto, giudicata troppo onerosa in tributi.

In questo contesto Giosia prese la decisione audace di sfidare il faraone Necao. Questa iniziativa era guidata da una garanzia ottenuta da Babilonia, o si trattava semplicemente di un errore di valutazione? In ogni caso, la sua azione, che sembrava sfidare ogni logica di fronte alla potenza militare egiziana, si rivelò una colpa fatale.

2 Cronache 35.20-24 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Dopo tutto questo, quando Giosia ebbe restaurato il tempio, Neco, re d’Egitto, salì per combattere a Carkemish, sull’Eufrate; e Giosia gli mosse contro.Ma Neco gl’inviò dei messi per dirgli: “Che v’è egli fra me e te, o re di Giuda? Io non salgo oggi contro di te, ma contro una casa con la quale sono in guerra; e Dio m’ha comandato di far presto; bada dunque di non opporti a Dio, il quale è meco, affinch’egli non ti distrugga”.Ma Giosia non volle tornare indietro; anzi, si travestì per assalirlo, e non diede ascolto alle parole di Neco, che venivano dalla bocca di Dio. E venne a dar battaglia nella valle di Meghiddo.E gli arcieri tirarono al re Giosia; e il re disse ai suoi servi: “Portatemi via di qui, perché son ferito gravemente”.I suoi servi lo tolsero dal carro e lo misero sopra un secondo carro ch’era pur suo, e lo menarono a Gerusalemme. E morì, e fu sepolto nel sepolcreto de’ suoi padri. Tutto Giuda e Gerusalemme piansero Giosia.

Nel 609 a.C. la decisione di opporsi a Necao comporta conseguenze tragiche. Nella valle di Meghiddo Giosia perde la vita, ponendo fine a trentun anni di regno. A quell’epoca il giovane Daniele ha soltanto una decina d’anni.

II. Daniele e la deportazione

Quattro anni dopo la morte di Giosia, il regno di Giuda si trova stretto tra le ambizioni egiziane e babilonesi. Nel 605 a.C., in seguito alla vittoria sugli Assiri e sugli Egiziani a Carchemis, Nabucodonosor II porta in cattività a Babilonia una parte del popolo giudeo, tra cui Daniele e i suoi compagni. Il giovane ha allora solo circa quattordici anni. L’impegno incrollabile di questi quattro adolescenti — Daniele, Anania, Misaele e Azaria — verso il loro Dio resta straordinario.

Questa deportazione segna il culmine di un deterioramento politico e sociale che si aggravava da anni, come aveva annunciato il profeta Geremia. Il regno pacifico di Giosia non ha fatto che ritardare questa caduta inevitabile. Per quanto la situazione economica e sociale critica del paese possa sembrare imputabile al pesante tributo preteso dagli Egiziani, la vera causa risiede nell’abbandono dell’ da parte del popolo.

Il profeta Geremia accenna a questo periodo di calamità della durata di settant’anni:

Geremia 25.11 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
E tutto questo paese sarà ridotto in una solitudine e in una desolazione, e queste nazioni serviranno il re di Babilonia per settant’anni.

Daniele non tornerà mai in quello che considera «il più bel paese del mondo», secondo le espressioni usate da Ezechiele e da lui stesso. Fedele al suo Dio fino alla fine dei suoi giorni, resterà a Babilonia, al servizio dei diversi sovrani che vi si succederanno.

Daniele 1.21 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Così continuò Daniele fino al primo anno del re Ciro.

La caduta di Babilonia nel 539 a.C. — segnata dalla presa della città da parte dei Persiani il 12 ottobre — pone fine al dominio babilonese. Ciro, nuovo padrone dell’impero, adotta una politica di tolleranza: incoraggia i popoli conquistati a praticare la loro religione e le loro usanze, e autorizza i Giudei a tornare in patria per ricostruire il Tempio (Isaia 44.28, Isaia 45.1-4).

L’inizio dell’egemonia babilonese può essere datato al 609 a.C., anno della morte di Giosia, e termina nel 539 a.C., cioè un periodo di settant’anni, conformemente alla profezia di Geremia. Altri cicli della stessa durata si osservano nella storia ebraica, in particolare i settant’anni che separano la distruzione del Tempio nel 587 a.C. dalla sua ricostruzione parziale nel 516 a.C., seguiti da abbellimenti fino al 417 a.C. sotto il regno di Dario II. Questi diversi periodi illustrano la precisione dell’oracolo di Geremia e sottolineano che la storia è guidata dalla volontà divina.

Daniele 9.1-2 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Nell’anno primo di Dario, figliuolo d’Assuero, della stirpe dei Medi, che fu fatto re del regno dei Caldei,il primo anno del suo regno, io, Daniele, meditando sui libri, vidi che il numero degli anni di cui l’Eterno avea parlato al profeta Geremia, e durante i quali Gerusalemme dovea essere in ruine, era di settant’anni.

I punti di riferimento storici presenti nella maggior parte dei racconti del libro di Daniele permettono di ricostruire la cronologia della sua vita.

III. I punti di riferimento storici

Cronologia biblica

Daniele ha cura di datare gli avvenimenti, secondo le regole dell’epoca, in base al numero di anni di regno dei re. Di conseguenza, grazie agli indizi forniti da Daniele, sappiamo:

Cronologia 2 di Daniele

AvvenimentiDateEtà di DanieleRiferimenti biblici
Inizio della cattività-60514 anni
Formazione babilonese-605 à -60315-17 anniDaniele 1.3-7
Sogno del colosso dai piedi d’argilla-602 o -60118 anniDaniele 2.1-49
La statua d’oro di Nabucodonosor-594 o -59326 anniDaniele 3.1-30
Il grande albero e la malattia del re-572 à-56847 anni e 51 anniDaniele 4.1-34
La visione dei quattro grandi animali-55267 anniDaniele 7.1-28
La visione dell’ariete e del capro-55070 anniDaniele 8.1-27
La rivelazione delle 70 settimane-53981 anniDaniele 9.22-27
La caduta di Babilonia-53981 anniDaniele 5.1-30
Daniele nella fossa dei leoni-539 à -53681 anni e 83 anniDaniele 6.1-29
Il decreto di ritorno dei Giudei (ricostruzione del tempio)-53683 anni
La visione presso il fiume-53485 anniDaniele 10.1-21
La morte di Daniele??

Siamo così giunti all’anno 539 a.C.; Daniele ha allora ottant’anni.

Daniele 9.2 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
il primo anno del suo regno, io, Daniele, meditando sui libri, vidi che il numero degli anni di cui l’Eterno avea parlato al profeta Geremia, e durante i quali Gerusalemme dovea essere in ruine, era di settant’anni.

Quando si confrontano i dati biblici con quelli degli antichi popoli — Caldei, Babilonesi e Assiri — si ottiene una precisione storica notevole. Queste civiltà erano meticolose nell’osservazione dei corpi celesti (sole, luna, stelle) e registravano le date importanti della loro storia. Queste rilevazioni astronomiche servivano ad armonizzare i mesi e gli anni, nonché a tentare di predire il futuro.

Il testo biblico fornisce riferimenti temporali precisi, come «il primo anno del regno di Dario». A volte sono menzionati persino il mese e il giorno esatti, offrendo una ricchezza di informazioni per la datazione degli avvenimenti.

Esdra 7.8-9 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Esdra giunse a Gerusalemme il quinto mese, nel settimo anno del re.Infatti, avea fissata la partenza da Babilonia per il primo giorno del primo mese, e arrivò a Gerusalemme il primo giorno del quinto mese, assistito dalla benefica mano del suo Dio.

La precisione apportata dallo scriba Esdra, che stabilisce la data del 3 aprile 458 a.C. secondo il nostro calendario gregoriano, si rivela cruciale. Questa menzione non mira soltanto a confermare la veridicità storica dell’avvenimento: constateremo che questo dettaglio, in apparenza insignificante, riveste un’importanza capitale per la nostra comprensione attuale.

L’interesse di questo dato diventa ancora più evidente quando si esaminano le sorprendenti rivelazioni di Daniele sulle settanta settimane. Queste parole, di portata considerevole, meritano un’attenzione particolare nel seguito del nostro studio.

IV. Le ricerche di Daniele

Daniele si distingue per la sua intelligenza eccezionale e la sua vasta erudizione. In più occasioni interpreta con successo sogni e presagi per i successivi sovrani di Babilonia, sottolineando sistematicamente che queste rivelazioni non provengono dalle sue capacità, ma dal suo Dio (Daniele 2.27-28, Daniele 4.18). Nel corso degli anni viene progressivamente elevato a funzioni di notevole autorità (Daniele 2.48, Daniele 6.2-3).

Nonostante queste responsabilità politiche di primo piano, Daniele rimane profondamente legato alle sue origini e al destino del suo popolo. Si applica con costanza a comprendere le ragioni e la durata dell’esilio dei Giudei. A tal fine si immerge nello studio delle Scritture, in particolare la — Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio — nonché gli oracoli di Geremia (Daniele 9.2).

Grazie a questo studio attento, Daniele giunge alla convinzione che i settant’anni di cattività annunciati da Geremia stiano per concludersi (Geremia 25.11-12, Geremia 29.10). Egli discerne che gli avvenimenti storici a cui assiste confermano la parola profetica.

Da questo percorso emergono tre elementi fondamentali:

  • la profezia,
  • la storia,
  • e lo studio approfondito delle Scritture.

Daniele comprende che la fine dell’esilio è imminente. L’incontro con l’angelo Gabriele, messaggero divino, viene a confermare e a suggellare questa comprensione.

Daniele 10.12 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Ed egli mi disse: “Non temere, Daniele; poiché dal primo giorno che ti mettesti in cuore d’intendere e d’umiliarti nel cospetto del tuo Dio, le tue parole furono udite, e io son venuto a motivo delle tue parole.

Ciò che sorprende davvero nella rivelazione recata da Gabriele è che essa non si concentra più sui settant’anni di cattività. L’angelo presenta un nuovo periodo: sette volte settant’anni, ovvero quattrocentonovanta anni. A differenza dell’esilio, quest’era annunciata non riguarda il dominio delle nazioni straniere sui Giudei, ma un tempo spirituale che sfocia in un evento cruciale: la morte del Messia (Daniele 9.24-26).

Questa morte non costituirà un semplice termine storico; segnerà l’inizio di una nuova era di redenzione e di salvezza per l’umanità.

Daniele 9.22 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
E mi ammaestrò, mi parlò, e disse: “Daniele, io son venuto ora per darti intendimento.

Affrontiamo ora il testo che resta una chiave essenziale per comprendere la storia del Messia Gesù.

V. La profezia delle 70 settimane

Questo passo ha suscitato numerose discussioni e fatto nascere un’abbondanza di teorie, talvolta complesse da cogliere. Questa effervescenza attorno al testo testimonia indubbiamente la sua notevole importanza.

VI. L’analisi del testo

Daniele 9.22-25 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
E mi ammaestrò, mi parlò, e disse: “Daniele, io son venuto ora per darti intendimento.Al principio delle tue supplicazioni, una parola è uscita; e io son venuto a comunicartela, poiché tu sei grandemente amato. Fa’ dunque attenzione alla parola, e intendi la visione!Settanta settimane son fissate riguardo al tuo popolo e alla tua santa città, per far cessare la trasgressione, per metter fine al peccato, per espiare l’iniquità e addurre una giustizia eterna, per suggellare visione e profezia, e per ungere un luogo santissimo.Sappilo dunque, e intendi! Dal momento in cui è uscito l’ordine di restaurare e riedificare Gerusalemme fino all’apparire di un unto, di un capo, vi sono sette settimane; e in sessantadue settimane essa sarà restaurata e ricostruita, piazze e mura, ma in tempi angosciosi.

Desideriamo sottolineare un’osservazione essenziale, che offre una risposta a coloro che ritengono questi testi enigmi privi di interesse.

Daniele 12.4 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
E tu, Daniele, tieni nascoste queste parole, e sigilla il libro sino al tempo della fine; molti lo studieranno con cura, e la conoscenza aumenterà”.

Le parole dell’angelo riportate da Daniele suggeriscono che queste rivelazioni siano destinate alla generazione che vivrà negli ultimi tempi. Si impone quindi una domanda: siamo noi quella generazione finale, in particolare alla luce dei segni compiutisi nei confronti di Israele? Se così fosse, diventa imperativo studiare questi testi per trarne spiegazioni logiche, razionali e istruttive.

Se queste parole devono restare sigillate, a chi sono destinate? Dio avrebbe forse parlato invano? Ricordiamo che nell’Apocalisse Giovanni insiste sul fatto che la sua rivelazione non deve essere nascosta (Apocalisse 22.10).

Riprendiamo dunque l’analisi del testo di Daniele riguardante queste settanta settimane. Il versetto 24 indica che questo periodo segna l’intervallo tra due eventi maggiori: il decreto reale che autorizza la ricostruzione di Gerusalemme e la morte del Messia (Daniele 9.24). Vi sono menzionati sei punti chiave legati all’opera espiatoria del Messia Gesù — compresa la sua morte e la sua risurrezione.

La settima e ultima settimana si distingue dalle precedenti per le sue caratteristiche singolari (Daniele 9.27). La precisione di queste informazioni permette di analizzare la Storia sotto una luce nuova. Tuttavia, dopo aver esaminato numerosi commenti su questo argomento, bisogna constatare una certa delusione: le interpretazioni variano, e persino gli esegeti più rigorosi non concordano sulle date.

Identificheremo dunque dapprima i punti su cui c’è consenso, prima di affrontare i temi di dibattito. La posta in gioco è grande: si tratta di determinare la data precisa della morte di Gesù di Nazaret, il Messia. Se questa data corrobora i dati dei Vangeli, ciò confermerebbe l’onniscienza e l’onnipotenza di Dio, nonché l’esattezza del suo disegno.

VII. Ciò su cui c’è unanimità

L’unanimità su questa questione emerge veramente soltanto negli studi approfonditi e metodologicamente solidi. Il termine «settimana», in questo contesto, va inteso come una settena, cioè un periodo di sette anni. Così, le settanta settimane menzionate da Daniele corrispondono a un totale di quattrocentonovanta anni (7 × 70).

Perché interpretare queste settimane come unità annuali? Questa lettura procede da una deduzione logica: settimane composte di giorni o di mesi sarebbero manifestamente sproporzionate rispetto alla portata storica degli avvenimenti descritti. L’anno appare quindi come l’unica unità di tempo coerente. Questa interpretazione è rafforzata dall’uso che Daniele fa del termine «anni» altrove nei suoi racconti (Daniele 9.2), il che suggerisce che egli resti nello stesso registro temporale quando parla di queste settimane.

Il punto di partenza di questo periodo è legato a un decreto reale che autorizza la ricostruzione di Gerusalemme (Daniele 9.25). Quanto alla settantesima e ultima settimana, è generalmente considerata distinta dalle prime sessantanove, a causa delle caratteristiche uniche che le sono associate.

VIII. Ciò che è oggetto di dibattito

La principale divergenza tra gli studiosi riguarda la data del decreto reale che segna l’inizio del periodo profetico di quattrocentonovanta anni, nonché l’interpretazione della settantesima settimana. Queste differenze di analisi incidono sulla coerenza dei calcoli volti a collegare questo periodo a una data precisa per la morte di Gesù. Tra i giorni possibili per la celebrazione della Pasqua che cadevano di venerdì nel periodo considerato, si ritengono generalmente il 7 aprile 30 e il 1° aprile 33 d.C.

Per essere in accordo con la profezia di Daniele, occorre individuare un decreto reale che autorizzi la ricostruzione di Gerusalemme, aggiungervi quattrocentonovanta anni — tenendo conto dell’assenza di un anno zero nel calendario — e giungere a una di queste due date. Inoltre, anche l’interpretazione dell’ultima settimana genera dibattiti. Alcuni ritengono che non faccia parte integrante del periodo e che sia rinviata alla fine dei tempi; il computo sarebbe allora di quattrocentottantatré anni e non di quattrocentonovanta.

Esamineremo ora questi due punti controversi al fine di proporre una spiegazione soddisfacente.

IX. La datazione del punto di partenza

La Bibbia menziona quattro decreti reali suscettibili di segnare l’inizio delle settanta settimane evocate nel libro di Daniele. Ciascuno di questi decreti, emanato da un’autorità sovrana, costituisce un atto ufficiale che deve soddisfare il criterio definito dal testo profetico: l’autorizzazione esplicita a ricostruire Gerusalemme.

Un dibattito antico e tuttora vivace verte sulla questione di quale di questi decreti debba essere ritenuto come punto di partenza. Senza pretendere di dirimere definitivamente questa controversia, il nostro obiettivo è esaminare attentamente i quattro atti reali menzionati nelle Scritture per proporre un’interpretazione suscettibile di armonizzarsi con Daniele 9.24-25.

X. Il primo decreto: Artaserse, 445 a.C.

Il riferimento più frequentemente invocato riguarda il decreto riportato da Neemia, datato al 445 a.C. (Neemia 2.1-8).

Neemia 2.4-5 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
E il re mi disse: “Che cosa domandi?” Allora io pregai l’Iddio del cielo;poi risposi al re: “Se così piace al re e il tuo servo ha incontrato favore agli occhi tuoi, mandami in Giudea, nella città dove sono i sepolcri de’ miei padri, perché io la riedifichi”.

Secondo questo passo, il re Artaserse concede a Neemia l’autorizzazione a recarsi a Gerusalemme per restaurare la città. Questo decreto, datato al ventesimo anno di regno di Artaserse, menziona esplicitamente la ricostruzione e può quindi costituire un punto di partenza conforme alle indicazioni di Daniele.

Tuttavia, se si aggiungono 490 anni all’anno 445 a.C., si arriva all’anno 46 della nostra era — tenendo conto dell’assenza dell’anno zero. Questa data si rivela troppo tarda rispetto agli anni generalmente ritenuti per la crocifissione di Cristo, ossia il 7 aprile 30 o il 1° aprile 33.

Per ovviare a questa difficoltà, alcuni studiosi hanno proposto di utilizzare un «anno profetico» di 360 giorni, basandosi in particolare sulle indicazioni temporali relative al diluvio (Genesi 7.11, Genesi 8.4). Secondo questo metodo, la durata totale risulta ridotta di circa 2450 giorni, ovvero approssimativamente 6,8 anni. Nonostante questo aggiustamento, il periodo deve ancora essere corretto per coincidere con gli anni 30 o 33.

Se si considerano soltanto le prime sessantanove settimane — escludendo l’ultima, ritenuta distinta —, il calcolo diventa: 483 − 445 + 1 = 39. Applicando l’anno di 360 giorni, si sottraggono poi circa 6,7 anni, il che conduce all’anno 32; alcuni, dopo correzione, optano infine per l’anno 33. Sebbene questo approccio sia largamente diffuso, dà l’impressione di forzare il testo per giungere a un risultato stabilito in anticipo. Il tutto assomiglia più a un tassello di puzzle adattato artificialmente che all’espressione di un disegno divino caratterizzato dalla precisione.

La teoria di Anderson, fondata su questo tipo di calcolo, è esaminata più in dettaglio nell’appendice ANN067 intitolata «Le teorie di Anderson e di Denney».

XI. Il secondo decreto: Ciro, 537 a.C.

Esdra 1.2-4 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
“Così dice Ciro, re di Persia: L’Eterno, l’Iddio de’ cieli, m’ha dato tutti i regni della terra, ed egli m’ha comandato di edificargli una casa a Gerusalemme, ch’è in Giuda.Chiunque tra voi è del suo popolo, sia il suo Dio con lui, e salga a Gerusalemme, ch’è in Giuda, ed edifichi la casa dell’Eterno, dell’Iddio d’Israele, dell’Iddio ch’è a Gerusalemme.Tutti quelli che rimangono ancora del popolo dell’Eterno, in qualunque luogo dimorino, la gente del luogo li assista con argento, con oro, con doni in natura, bestiame, aggiungendovi offerte volontarie per la casa dell’Iddio ch’è a Gerusalemme”.

Questo decreto autorizza il popolo giudeo a tornare in patria, ma la ricostruzione riguarda soltanto il Tempio — il testo è esplicito al riguardo. Inoltre, questa data è troppo antica: aggiungendo 490 anni al 537 a.C., si arriva all’anno 47 a.C., ben lontano dalle date ipotizzate per la morte del Messia.

XII. Il terzo decreto: Dario, 518 a.C.

Esdra 5.17 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Or dunque, se così piaccia al re, si faccian delle ricerche nella casa dei tesori del re a Babilonia, per accertare se vi sia stato un ordine dato dal re Ciro per la costruzione di questa casa a Gerusalemme; e ci trasmetta il re il suo beneplacito a questo riguardo”.

Esdra 6.1-5 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Allora il re Dario ordinò che si facessero delle ricerche nella casa degli archivi dov’erano riposti i tesori a Babilonia;e nel castello d’Ahmetha, ch’è nella provincia di Media, si trovò un rotolo, nel quale stava scritto così:“Memoria. Il primo anno del re Ciro, il re Ciro ha pubblicato quest’editto, concernente la casa di Dio a Gerusalemme: La casa sia riedificata per essere un luogo dove si offrono dei sacrifizi; e le fondamenta che se ne getteranno, siano solide. Abbia sessanta cubiti d’altezza, sessanta cubiti di larghezza,tre ordini di blocchi di pietra e un ordine di travatura nuova; e la spesa sia pagata dalla casa reale.E inoltre, gli utensili d’oro e d’argento della casa di Dio, che Nebucadnetsar avea tratti dal tempio di Gerusalemme e trasportati a Babilonia, siano restituiti e riportati al tempio di Gerusalemme, nel luogo dov’erano prima, e posti nella casa di Dio”.

Questo decreto non è in realtà che una conferma di quello emanato da Ciro. Si concentra esclusivamente sulla ricostruzione del Tempio e non menziona affatto quella della città. Aggiungendo 490 anni al 518 a.C., si giungerebbe all’anno 28 a.C. — data altrettanto inadeguata.

Occorre notare che la politica dei sovrani persiani comprendeva la concessione della libertà religiosa e il sostegno alla ricostruzione dei luoghi di culto. Il British Museum conserva il celebre cilindro di Ciro, che testimonia questa disposizione e corrobora i racconti biblici.

XIII. Il quarto decreto: Artaserse, 458 a.C.

Ci resta da esaminare il decreto menzionato in Esdra 7.11-26. Se questo non risultasse il punto di partenza cercato, bisognerebbe volgersi al decreto di Neemia o prendere in considerazione l’ipotesi — sorprendente e poco probabile — di un quinto decreto che non abbia lasciato alcuna traccia nelle Scritture.

Esdra 7.11 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Or ecco la copia della lettera data dal re Artaserse a Esdra, sacerdote e scriba, scriba versato nei comandamenti e nelle leggi dati dall’Eterno ad Israele:

Questo decreto presenta tre particolarità notevoli:

  • È riprodotto integralmente nella lingua originale — l’aramaico —, a differenza del resto del libro di Esdra, redatto in ebraico. Questa fedeltà al testo ufficiale evita ogni potenziale alterazione del senso.
  • La data è indicata con una precisione eccezionale: il 1° di Nisan del settimo anno di Artaserse, cioè il 3 aprile 458 a.C. secondo il nostro calendario gregoriano (Esdra 7.7-9).
  • Un’osservazione specifica suggerisce l’ispirazione divina di questo decreto (Esdra 7.27-28).

Si veda l’appendice ANN006 intitolata «La data esatta del decreto» per maggiori dettagli.

Aggiungendo il periodo completo di 490 anni menzionato in Daniele 9.24, si ottiene: −458 + 490 + 1 = 33. Giungiamo così al 3 aprile 33, una delle due date presunte per la risurrezione del Messia — al giorno esatto.

Resta tuttavia una domanda: perché esiste un dibattito attorno a questa data se l’equazione sembra così evidente? La risposta risiede nel testo stesso di Esdra 7.11-26: il re Artaserse non vi menziona formalmente la ricostruzione della città di Gerusalemme. Ecco perché molti esegeti scartano questo decreto come punto di partenza delle settanta settimane.

Dimostreremo che, sebbene questa ricostruzione non sia citata esplicitamente, è implicitamente autorizzata.

XIV. Analisi dell’editto di Artaserse

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Dopo la lettura di questo editto, bisogna riconoscere che Artaserse non menziona espressamente la ricostruzione di Gerusalemme — a differenza del suo successivo decreto indirizzato a Neemia nel 445 a.C. (Neemia 2.5).

Notiamo tuttavia l’atteggiamento del sovrano verso Neemia: non esita né tergiversa riguardo all’autorizzazione a ricostruire la città. La questione centrale sembra riguardare più i mezzi da mettere in opera che la decisione stessa. Se ne potrebbe dedurre che il re avesse già preso in considerazione questa possibilità e si concentrasse ormai sull’assegnazione delle risorse necessarie.

Esaminiamo il versetto 18:

Esdra 7.18 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Del rimanente dell’argento e dell’oro farete, tu e i tuoi fratelli, quel che meglio vi parrà, conformandovi alla volontà del vostro Dio.

Il re insiste sulla casa di Dio, ma concede a Esdra una grande libertà d’azione nel quadro della volontà divina. Ora, quale era questa volontà? Il profeta Isaia l’aveva annunciata circa centocinquant’anni prima:

Isaia 44.28 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
io dico di Ciro: “Egli è il mio pastore; egli adempirà tutta la mia volontà, dicendo a Gerusalemme: “Sarai ricostruita!” e al tempio: “Sarai fondato!”

Flavio Giuseppe riferisce nelle Antichità giudaiche (libro XI, capitolo 1) che Ciro venne a conoscenza di questa profezia e fu preso dal desiderio di compiere ciò che era scritto. Nella formulazione «farete ciò che riterrete giusto, conformemente alla volontà del vostro Dio», la ricostruzione di Gerusalemme è dunque implicitamente inclusa.

Inoltre, i versetti 25-26 conferiscono a Esdra pieni poteri per ristabilire il sistema giudiziario:

Esdra 7.25-26 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
E tu, Esdra, secondo la sapienza di cui il tuo Dio ti ha dotato, stabilisci de’ magistrati e de’ giudici che amministrino la giustizia a tutto il popolo d’oltre il fiume, a tutti quelli che conoscono le leggi del tuo Dio; e fatele voi conoscere a chi non le conosce.E di chiunque non osserverà la legge del tuo Dio e la legge del re farete pronta giustizia, punendolo con la morte o col bando o con multa pecuniaria o col carcere”.

Come immaginare l’istituzione di una magistratura in una città in rovina? La ricostruzione è automaticamente presupposta da questo mandato.

XV. La reazione degli oppositori e del re

Esdra aveva manifestamente compreso il senso di questo decreto, dal momento che intraprese la ricostruzione della città. Il capitolo 4 del suo libro menziona due incidenti che ostacolarono il progresso dei lavori. Il secondo, riportato in Esdra 4.7-16, si colloca proprio sotto il regno di Artaserse.

Gli avversari della restaurazione scrissero al sovrano per protestare:

Esdra 4.12-13 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Sappia il re che i Giudei che son partiti da te e giunti fra noi a Gerusalemme, riedificano la città ribelle e malvagia, ne rialzano le mura e ne restaurano le fondamenta.Sappia dunque il re che, se questa città si riedifica e se le sue mura si rialzano, essi non pagheranno più né tributo né imposta né pedaggio, e il tesoro dei re n’avrà a soffrire.

Fatto notevole: la loro lamentela non si fonda su un presunto divieto di ricostruire la città, ma unicamente sul rischio futuro di rivolta. Ciò suggerisce che la ricostruzione fosse effettivamente autorizzata.

La risposta del re è altrettanto significativa:

Esdra 4.21 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Date dunque ordine che quella gente sospenda i lavori, e che cotesta città non si riedifichi prima che ordine ne sia dato da me.

Artaserse ordina l’interruzione dei lavori, ma non denuncia alcuna trasgressione del suo decreto iniziale. Se questo non avesse incluso — sia pure implicitamente — l’autorizzazione a ricostruire, il re avrebbe reagito con misure punitive ben più severe di una semplice interruzione temporanea.

A questo punto erano in vigore soltanto tre decreti: quelli di Ciro (537 a.C.) e di Dario (518 a.C.), entrambi riguardanti esclusivamente il Tempio. È dunque il decreto del 458 a.C. ad aver motivato questa opposizione — a conferma del fatto che tutte le parti interessate comprendevano l’autorizzazione implicita che esso conteneva.

Ciò spiega anche l’afflizione di Neemia quando giunse a Gerusalemme tredici anni dopo (Neemia 1.3-4): sapeva che la ricostruzione era stata autorizzata, ma i progressi non erano all’altezza delle sue aspettative. Ricordiamo che alcune famiglie coinvolte nei lavori delle mura sotto la sua direzione furono assegnate a tratti situati vicino alle loro case (Neemia 3.10, Neemia 3.23, Neemia 3.28-30).

XVI. La preghiera di Esdra

La preghiera di Esdra conferma che egli aveva pienamente colto la portata del decreto:

Esdra 9.9 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Poiché noi siamo schiavi; ma il nostro Dio non ci ha abbandonati nel nostro servaggio; che anzi ha fatto sì che trovassimo benevolenza presso i re di Persia, i quali ci hanno dato tanto respiro da poter rimettere in piè la casa dell’Iddio nostro e restaurarne le rovine, e ci hanno concesso un ricovero in Giuda ed in Gerusalemme.

Quando Esdra parla di «un rifugio sicuro in Gerusalemme», sottintende case ricostruite e una città restaurata.

Per tutte queste ragioni concludiamo che il decreto del re Artaserse datato 3 aprile 458 a.C. costituisce effettivamente il punto di partenza delle settanta settimane menzionate da Daniele.

XVII. La settantesima settimana

L’angelo Gabriele aveva annunciato a Daniele che un periodo di settanta settimane — ossia 490 anni — doveva trascorrere fino alla morte del Messia (Daniele 9.24-26). Ecco perché non abbiamo introdotto alcuna cesura tra la sessantanovesima e la settantesima settimana. Resta tuttavia una domanda: che ne è di quest’ultima settimana durante la quale dovrebbe apparire l’?

Secondo la nostra interpretazione, quest’ultima settimana — non essendosi svolta come previsto — è stata in qualche modo sospesa. Il tempo si è fermato per il popolo ebraico mentre si apriva l’era della Chiesa, quel «mistero» rivelato dall’apostolo Paolo (Efesini 3.3-6). Questa settimana sarà rappresentata di nuovo alla fine dei tempi; diventerà allora un periodo di giudizio e di tribolazioni (Apocalisse 7.14), e si concluderà con la vittoria definitiva del Messia Gesù.

Un parallelo storico chiarisce questo principio. Dopo la Pasqua, gli Ebrei lasciarono l’Egitto e giunsero rapidamente ai confini della Terra promessa. Ma il loro rifiuto di entrarvi indusse Dio ad annullare quell’evento e a rimandare il popolo nel deserto per quarant’anni (Numeri 14.33-34). Al termine di quel cammino, l’evento fu rappresentato di nuovo: questa volta il popolo entrò nel (Giosué 3.14-17). La settantesima settimana si svolgerà secondo lo stesso principio.

Sviluppiamo questa proposta nell’appendice ANN067: Le teorie di Anderson e di Denney.

XVIII. Analisi dettagliata del testo di Daniele

Studiamo ora il passo di Daniele 9.24-27:

Daniele 9.24 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Settanta settimane son fissate riguardo al tuo popolo e alla tua santa città, per far cessare la trasgressione, per metter fine al peccato, per espiare l’iniquità e addurre una giustizia eterna, per suggellare visione e profezia, e per ungere un luogo santissimo.

Daniele annuncia qui un periodo profetico di «settanta settimane» fissato per il popolo d’Israele e per Gerusalemme (Daniele 9.24). Nel contesto profetico, queste settimane vanno intese come settimane di anni, ossia una durata totale di 490 anni.

Questo periodo ha per scopo il compimento del piano divino: porre fine alla ribellione, espiare il peccato, introdurre la giustizia eterna, suggellare la visione profetica e consacrare il luogo santissimo. Il testo collega dunque direttamente questa profezia all’opera del Messia e alla redenzione.

Secondo la nostra comprensione, questi 490 anni formano un insieme coerente e continuo, che conduce fino al rifiuto e alla morte del Messia, evento centrale dell’espiazione (Isaia 53.5-6 ; Daniele 9.26). Tuttavia, diversi obiettivi menzionati da Daniele non sembrano ancora pienamente realizzati nella storia. Ciò porta a ipotizzare un compimento progressivo di quest’ultima settimana profetica, il cui completamento apparterrebbe ancora al futuro.

Daniele 9.25 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Sappilo dunque, e intendi! Dal momento in cui è uscito l’ordine di restaurare e riedificare Gerusalemme fino all’apparire di un unto, di un capo, vi sono sette settimane; e in sessantadue settimane essa sarà restaurata e ricostruita, piazze e mura, ma in tempi angosciosi.

Dopo aver presentato la visione nel suo insieme, Daniele ne dettaglia ora la struttura (Daniele 9.25). Il periodo è diviso in due segmenti: sette settimane, poi sessantadue settimane, per un totale di sessantanove settimane profetiche.

Il primo ciclo di sette settimane corrisponde verosimilmente al ripristino e alla ricostruzione di Gerusalemme in un contesto di grandi difficoltà, conformemente ai racconti di Esdra e di Neemia (Neemia 4.17-18). Il secondo ciclo di sessantadue settimane conduce fino all’apparizione del Messia.

Daniele distingue così tre tappe:

  • un primo periodo di 49 anni dedicato alla ricostruzione di Gerusalemme;
  • un secondo periodo di 434 anni che conduce al Messia;
  • infine, un’ultima settimana profetica particolare, separata dalle precedenti.

Questa divisione precisa sottolinea il carattere ordinato e progressivo del calendario profetico rivelato a Daniele.

Daniele 9.26 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Dopo le sessantadue settimane, un unto sarà soppresso, nessuno sarà per lui. E il popolo d’un capo che verrà, distruggerà la città e il santuario; la sua fine verrà come un’inondazione; ed è decretato che vi saranno delle devastazioni sino alla fine della guerra.

Il versetto 26 costituisce una svolta maggiore della profezia (Daniele 9.26). Daniele annuncia che «dopo le 62 settimane» il Messia sarà soppresso. Questa espressione va intesa alla luce del versetto precedente: le 62 settimane si aggiungono alle prime 7, per un totale di 69 settimane.

Il testo precisa dunque che il Messia è soppresso dopo le 69 settimane, il che implica che questo evento si verifichi durante la settantesima settimana profetica.

Daniele evoca poi la distruzione di Gerusalemme e del santuario da parte del «popolo di un principe che verrà». Storicamente, questo annuncio trova un compimento notevole negli eventi dell’anno 70 d.C., quando gli eserciti romani guidati da Tito, figlio dell’imperatore Vespasiano, distruggono Gerusalemme e il Tempio (Luca 21.20-24).

La profezia menziona anche devastazioni che dureranno «fino al termine della guerra». Questo periodo può essere avvicinato allo schiacciamento definitivo della rivolta giudaica con la caduta di Masada, alla Pasqua dell’anno 73 d.C.

Osserviamo qui un fenomeno frequente nei testi profetici: una compressione del tempo. Daniele giustappone diversi eventi separati da lunghi periodi storici senza dettagliare gli intervalli che li separano. Questo procedimento compare anche in altri passi profetici (Isaia 61.1-2 ; Luca 4.18-21).

Daniele 9.27 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Egli stabilirà un saldo patto con molti, durante una settimana; e in mezzo alla settimana farà cessare sacrifizio e oblazione; e sulle ali delle abominazioni verrà un devastatore; e questo, finché la completa distruzione, che è decretata, non piombi sul devastatore”.

L’ultimo versetto introduce un personaggio distinto dal Messia (Daniele 9.27). Mentre il Messia è scomparso dal racconto profetico, un nuovo attore impone un’alleanza per una settimana e interrompe i sacrifici a metà di questo periodo.

Questa settimana è divisa in due parti uguali di tre anni e mezzo. Durante la seconda metà, questo governante si manifesta come un avversario violento e distruttore. Benché Daniele non utilizzi esplicitamente il termine «», la descrizione corrisponde a quella sviluppata più tardi negli scritti apostolici (2 Tessalonicesi 2.3-4 ; Apocalisse 13.1-8).

Daniele sembra così presentare due periodi paralleli:

  • una prima settantesima settimana incentrata sul Messia;
  • una seconda, escatologica, dominata da un imitatore del Messia.

In entrambi i casi la settimana è segnata da una rottura a metà dei sette anni. Questa struttura parallela sembra voluta e sottolinea l’opposizione tra l’opera del vero Messia e quella del suo imitatore.

XIX. La compressione profetica del tempo

Uno degli elementi più notevoli del libro di Daniele è questa visione condensata della storia. Il profeta passa direttamente dalla distruzione di Gerusalemme al periodo finale che precede l’instaurazione del Regno di Dio, senza evocare esplicitamente l’epoca della Chiesa.

Questa assenza non significa che tale periodo non esista, ma piuttosto che non fa parte del quadro principale della rivelazione data a Daniele, incentrata su Israele e Gerusalemme (Daniele 9.24).

La storia conferma diversi elementi annunciati dal profeta:

la distruzione del Tempio nell’anno 70 d.C.;
la dispersione del popolo ebraico;
la fine della guerra contro dopo la caduta di Masada nel 73 d.C.

Dopo questi avvenimenti, la profezia sembra compiere un salto temporale considerevole verso la fine dei tempi, in cui appare questo governante ostile a Dio e al popolo ebraico.

XX. La visione di Daniele

Cerchiamo di spiegare l’apparente intreccio delle due settimane profetiche: quella associata al Messia e quella legata all’. Secondo la nostra analisi, Daniele non ha ricevuto una rivelazione dettagliata dell’insieme degli eventi futuri nel loro svolgimento cronologico completo, ma piuttosto una visione profetica condensata, caratterizzata da una forma di compressione del tempo. Questo fenomeno profetico sembra averlo condotto a giustapporre, in una stessa prospettiva, eventi distinti appartenenti a periodi diversi della storia della salvezza.

Così, il Messia e la figura escatologica dell’ appaiono associati a una stessa settimana profetica (Daniele 9.26-27), mentre gli altri dati biblici mostrano che appartengono a due contesti storici separati. Le Scritture indicano infatti un intervallo importante tra il rifiuto del Messia, la distruzione di Gerusalemme (Luca 21.20-24) e gli eventi della fine dei tempi descritti nell’Apocalisse (Apocalisse 13.1-8).

Questo modo di presentare eventi lontani in una stessa visione non è eccezionale nei testi profetici. I profeti contemplano a volte più compimenti successivi senza distinguere chiaramente i periodi intermedi (Isaia 61.1-2 ; Luca 4.18-21). Riteniamo che Daniele 9 si inscriva in questa logica profetica.

XXI. Una proposta cronologica

Secondo la nostra ipotesi di lavoro, le 69 settimane profetiche conducono precisamente all’inizio del ministero di Giovanni Battista e poi del Messia:

  • il decreto di Artaserse sarebbe datato al 3 aprile -458;
  • 483 anni dopo, il ministero di Giovanni Battista inizierebbe il 5 aprile 26 d.C.;
  • il battesimo del Messia e l’inizio del suo ministero si collocherebbero il 4 ottobre 29 d.C., nel giorno dello Yom Kippur;
  • il rifiuto e la morte del Messia avverrebbero al termine dei 490 anni, nella primavera del 33 d.C. (Giovanni 19.14-18).

(La precisione di queste date resta un’ipotesi derivante dalle nostre ricerche.)

In questa prospettiva, il ministero di Giovanni Battista durerebbe circa 3,5 anni, seguito da quello del Messia per una durata paragonabile. La struttura dell’ultima settimana profetica apparirebbe allora con chiarezza.

La nascita di Gesù, collocata circa trent’anni prima dell’inizio del suo ministero (Luca 3.23), condurrebbe a una data approssimativa corrispondente all’autunno dell’anno -2, possibilmente durante la (Giovanni 1.14).

Questi elementi saranno oggetto di analisi dettagliate nelle appendici dedicate alla cronologia della vita del Messia.

XXII. La precisione dei 49 anni

Daniele distingue accuratamente un primo periodo di sette settimane, ossia 49 anni (Daniele 9.25). Questa fase sembra corrispondere alla ricostruzione completa di Gerusalemme dopo l’esilio.

Ci troviamo allora all’epoca di Esdra e di Neemia. Neemia arriva a Gerusalemme sotto il regno di Artaserse e intraprende la ricostruzione delle mura nonostante l’opposizione dei popoli vicini (Neemia 2.1-8 ; Neemia 4.1-23).

Le mura vengono ricostruite rapidamente, in cinquantadue giorni (Neemia 6.15), ma il completo ripristino della città richiede diversi decenni. Neemia stesso governa Giuda per dodici anni (Neemia 5.14).

Questo primo periodo di 49 anni potrebbe dunque segnare il progressivo completamento del ripristino di Gerusalemme, obiettivo principale del decreto reale. Questa ricostruzione costituisce lo sfondo storico indispensabile per il successivo compimento della profezia messianica.

Richiama anche diverse promesse profetiche che annunciano la risurrezione di Gerusalemme dopo l’esilio (Isaia 44.26-28 ; Isaia 58.12).

Conclusione

Il capitolo 9 di Daniele presenta una profezia di notevole precisione, incentrata sulla storia di Israele, sulla venuta del Messia e sugli eventi della fine dei tempi. Il testo stabilisce uno stretto legame tra il calendario profetico e i grandi eventi storici legati a Gerusalemme e al popolo ebraico.

Scopriamo una visione della storia governata dalla sovranità divina. Gli eventi non accadono in modo casuale: si inscrivono in un piano annunciato in anticipo dai profeti (Isaia 46.9-10).

La profezia di Daniele conduce il lettore verso il Messia, il suo rifiuto, e poi verso un periodo futuro segnato dall’apparizione di un governante ostile a Dio. Questa prospettiva è ripresa e sviluppata nel libro dell’Apocalisse (Apocalisse 13.1-10).

Così, lo studio delle profezie di Daniele non costituisce soltanto una riflessione su eventi passati. Invita anche a considerare la storia umana come orientata verso un compimento finale noto a Dio solo.

Questo primo studio pone le basi cronologiche indispensabili alla comprensione della vita pubblica del Messia Gesù. Tuttavia, restano diverse questioni che richiedono un esame più approfondito dei dati storici, calendariali e biblici. Gli studi successivi completeranno così progressivamente questa analisi affrontando le diverse tappe del ministero di Gesù, al fine di proporre una ricostruzione coerente e armonizzata degli eventi riferiti dai Vangeli. Studio successivo ANN067: La spiegazione delle 70 settimane di Daniele.