Studi da 1 a 9
- 1Le codex SinaiticusNotes historiques
- 2La découverte de TischendorfNotes historiques
- 3Le codex VaticanusNotes historiques
- 4Le codex AlexandrinusNotes historiques
- 5Le codex Ephraemi RescriptusNotes historiques
- 6Le codex BezaeNotes historiques
- 7Le codex ClaromontanusNotes historiques
- 8Le codex LeningradensisNotes historiques
- 9Le papyrus P52Notes historiquesJean 18.31-33
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Il Codex Sinaiticus
Il Codex Sinaiticus è un manoscritto biblico greco del IV secolo, scoperto da Tischendorf nel 1844 nel monastero di Santa Caterina del Sinai. Contiene l'intero Nuovo Testamento, gran parte dell'Antico Testamento in greco (Settanta), nonché la Lettera di Barnaba e il Pastore di Erma. Testo di tipo alessandrino, è fondamentale per la critica testuale. Suddiviso tra la British Library, San Pietroburgo, Lipsia e il Sinai, è interamente digitalizzato e consultabile online.
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La scoperta di Tischendorf
Nel 1844 Constantin von Tischendorf scoprì nel monastero di Santa Caterina del Sinai antiche pergamene destinate a essere bruciate. Dopo tre viaggi, nel 1859 individuò e recuperò il Codex Sinaiticus, uno dei più antichi manoscritti completi della Bibbia greca (IV secolo), che contiene l'Antico e il Nuovo Testamento insieme alla Lettera di Barnaba e al Pastore di Erma. Questa importante scoperta ha influenzato profondamente la critica testuale biblica.
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Il codice Vaticano
Il Codice Vaticano, datato tra il 300 e il 325 d.C., è uno dei più antichi manoscritti biblici completi in greco. Conservato nella Biblioteca Apostolica Vaticana a Roma, contiene l'Antico e il Nuovo Testamento, nonché la Lettera di Barnaba e il Pastore di Erma. Di tipo alessandrino, è molto vicino ai testi originali e costituisce un riferimento fondamentale per la critica testuale. Digitalizzato nel 2019, è ora accessibile online a tutti i ricercatori.
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Il codice Alessandrino
Il Codice Alessandrino è un manoscritto biblico greco del quinto secolo, composto da 773 fogli di pergamena e contenente la maggior parte dell'Antico e del Nuovo Testamento. Originario di Alessandria, fu donato al re Carlo I d'Inghilterra nel 1628 dal patriarca Cirillo Lucaris. Oggi conservato alla British Library di Londra, appartiene alla famiglia bizantina del testo e costituisce un testimone di primo piano per la critica testuale e la storia della trasmissione delle Scritture.
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Il codice Ephraemi Rescriptus
Il Codex Ephraemi Rescriptus è un manoscritto palinsesto del V secolo (400-440 d.C.), scoperto da Tischendorf nel 1840 e conservato nella Biblioteca nazionale di Francia. Redatto in greco onciale, contiene porzioni dell'Antico e del Nuovo Testamento e appartiene alla famiglia alessandrina del testo biblico, considerata vicina agli originali. È fondamentale per la critica testuale e la storia della trasmissione delle Scritture.
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Il codice Bezae
Il Codex Bezae Cantabrigiensis è un manoscritto bilingue greco-latino del Nuovo Testamento, datato intorno al 400-420 d.C. Prende il nome da Teodoro di Beza, che lo donò a Cambridge nel 1581; contiene i vangeli e gli Atti degli Apostoli in circa 406 fogli. L'insolito ordine dei vangeli (Matteo, Giovanni, Luca, Marco) e la sua appartenenza al testo occidentale ne fanno un testimone eccezionale per la critica testuale e per la storia della trasmissione delle Scritture.
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Il codice Claromontano
Il Codex Claromontanus (Codex Dp o 06) è un manoscritto bilingue greco-latino del VI secolo che contiene le lettere di Paolo e un catalogo stichometrico. Scoperto a Clermont-en-Beauvaisis da Teodoro di Beza, è conservato nella Biblioteca nazionale di Francia. Composto da 533 fogli, appartiene alla famiglia del testo occidentale e rappresenta un testimone eccezionale per la critica testuale e per la storia della trasmissione delle Scritture.
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Il codice Leningradense
Il Codice Leningradensis, datato intorno al 1008 d.C., è il più antico manoscritto completo della Bibbia ebraica. Conservato a San Pietroburgo, utilizza il testo masoretico e la vocalizzazione tiberiese. Basato sui lavori di Aronne ben Mosè ben Asher, è il fondamento della Biblia Hebraica e della Biblia Hebraica Stuttgartensia. Il suo eccezionale stato di conservazione ne fa una fonte primaria essenziale per gli studi biblici e per la ricostruzione del Codice di Aleppo.
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Il papiro P52
Il papiro P52 è il più antico frammento conosciuto del Nuovo Testamento e contiene versetti di Giovanni 18. Scoperto in Egitto all'inizio del XX secolo da studiosi di Oxford, fu acquistato nel 1920 per la John Rylands Library di Manchester. Identificato nel 1935 da Colin Henderson Roberts, questo frammento di 9x6 cm è datato su base paleografica alla prima metà del II secolo. La sua scoperta conferma la rapida diffusione e la fedele trasmissione dei vangeli.
Giovanni 18.37-38 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :Allora Pilato gli disse: Ma dunque, sei tu re? Gesù rispose: Tu lo dici; io sono re; io sono nato per questo, e per questo son venuto nel mondo, per testimoniare della verità. Chiunque è per la verità ascolta la mia voce.Pilato gli disse: Che cos’è verità? E detto questo, uscì di nuovo verso i Giudei, e disse loro: Io non trovo alcuna colpa in lui.Bibbia Riveduta 1927 (Giovanni Luzzi), pubblico dominio — testo: eBible.org