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Struttura e organizzazione del libro di Daniele

L'article explore la structure complexe de Daniel, opposant récits historiques et visions prophétiques avec des éléments linguistiques. La section araméenne (Daniel 2-7) présente des structures littéraires riches et des thèmes tels que la succession des royaumes et la fidélité, soutenant l'unité et la profondeur du livre.

46 min Daniele struttura aramaico ebraico visioni 51 versetti 1 libro

Struttura e organizzazione del libro di Daniele

Il libro di Daniele non segue semplicemente una successione cronologica. La sua composizione associa racconti storici e visioni profetiche, alterna l'ebraico e l'aramaico e presenta diverse corrispondenze letterarie notevoli. La più chiara emerge nella sezione aramaica di Daniele da 2 a 7, organizzata intorno a tre grandi temi: la successione dei regni, la liberazione dei fedeli e il giudizio dei sovrani. Comprendere questa architettura permette di cogliere meglio l'unità del libro prima di intraprenderne lo studio dettagliato.

Introduzione

Il libro di Daniele possiede una struttura più complessa di una semplice divisione tra racconti storici e visioni profetiche.

La distinzione tradizionale tra Daniele 1-6 e Daniele 7-12 rimane utile. I primi sei capitoli sono principalmente narrativi, mentre gli ultimi sei riservano un posto dominante alle visioni ricevute da Daniele.

Questa ripartizione non basta tuttavia a rendere conto della composizione del libro.

Daniele 2, situato nella parte narrativa, contiene già una grande profezia riguardante la successione dei regni. Daniele 7, che appartiene alle visioni, rimane linguisticamente legato alla sezione aramaica iniziata in Daniele 2.4. I capitoli 7 e 8 sono inoltre cronologicamente anteriori agli eventi raccontati in Daniele 5.

Il libro è dunque organizzato secondo diversi principi sovrapposti:

  • un'organizzazione narrativa e profetica;
  • un'organizzazione linguistica;
  • un'organizzazione letteraria;
  • una progressione storica;
  • una progressione teologica.

Questi diversi livelli non si oppongono. Contribuiscono insieme all'unità dell'opera.

Commento 1 - L'ordine del libro non è strettamente cronologico

I capitoli di Daniele non sono disposti soltanto secondo la successione storica degli eventi. Alcune visioni sono collocate dopo racconti i cui eventi sono tuttavia cronologicamente successivi. Questa organizzazione mostra che la logica del libro è anche letteraria e teologica.

1. Le visioni di Daniele 7 e 8 precedono la caduta di Babilonia

Daniele 5 racconta l'ultima notte di Baldassar e la caduta di Babilonia.

Eppure, Daniele 7 comincia con un'indicazione cronologica precisa:

«Nel primo anno di Baldassarre, re di Babilonia, Daniele ebbe un sogno» (Daniele 7.1).

Anche Daniele 8 si colloca sotto il regno di Baldassar:

«Nel terzo anno del regno del re Baldassarre» (Daniele 8.1).

Le visioni di Daniele 7 e 8 sono dunque anteriori alla caduta di Baldassar raccontata nel capitolo 5.

Se il libro fosse stato organizzato soltanto secondo la cronologia, queste visioni avrebbero dovuto comparire prima del racconto della caduta di Babilonia.

Non è così.

2. Ordine cronologico e ordine letterario

Questa osservazione porta a distinguere due realtà.

L'ordine cronologico permette di ricostruire la successione storica degli eventi vissuti da Daniele.

L'ordine letterario corrisponde al modo in cui questi eventi e queste visioni sono stati disposti nel libro.

I due non coincidono sempre.

Questa differenza non indica disordine nella composizione. Rivela invece che il libro accosta alcuni testi in funzione del loro contenuto.

Daniele 7 viene così posto alla fine della grande sezione aramaica perché corrisponde direttamente a Daniele 2.

3. Una conseguenza metodologica

Lo studio di Daniele dovrà dunque utilizzare contemporaneamente due letture.

La prima seguirà l'ordine attuale dei dodici capitoli per rispettare la composizione del libro.

La seconda terrà conto della cronologia storica quando sarà necessaria per collocare Daniele, i sovrani e le visioni.

Questa distinzione eviterà di confondere la progressione letteraria del libro con la successione esatta degli eventi.

Commento 2 - Una struttura determinata dalle lingue

Daniele utilizza principalmente due lingue, l'ebraico e l'aramaico. La loro distribuzione non corrisponde esattamente alla divisione tra racconti e visioni. Rivela in particolare l'esistenza di un'importante unità letteraria che va da Daniele 2.4 alla fine di Daniele 7.

1. Ebraico, aramaico e poi di nuovo ebraico

La distribuzione linguistica generale è la seguente:

Daniele 1.1-2.4a: ebraico

Daniele 2.4b-7.28: aramaico

Daniele 8.1-12.13: ebraico

Il passaggio all'aramaico avviene in Daniele 2.4, quando i Caldei rispondono al re.

Il ritorno all'ebraico avviene all'inizio di Daniele 8.

Questa costruzione è importante per comprendere l'organizzazione del libro.

2. Una divisione diversa da racconti/visioni

La divisione linguistica non corrisponde esattamente alla divisione abituale:

Daniele 1-6: racconti;

Daniele 7-12: visioni.

Daniele 7 appartiene alle visioni, ma rimane nella sezione aramaica.

Questa particolarità avvicina immediatamente Daniele 7 ai capitoli che lo precedono, in particolare a Daniele 2.

3. Daniele 2 e Daniele 7 alle estremità della sezione

Questa relazione è particolarmente significativa.

Daniele 2 presenta diversi regni sotto forma di una statua composta da materiali differenti.

Daniele 7 presenta più regni sotto forma di quattro animali.

Entrambe le visioni culminano nel superamento dei regni terreni da parte di un dominio stabilito da Dio.

La sezione aramaica comincia dunque con una visione sui regni e termina con un'altra visione sui regni.

Questa corrispondenza costituisce il primo indizio di un'organizzazione più profonda di Daniele da 2 a 7.

Commento 3 - La struttura a specchio di Daniele da 2 a 7

La sezione aramaica di Daniele presenta un'organizzazione concentrica particolarmente notevole. Daniele 2 corrisponde a Daniele 7, Daniele 3 a Daniele 6 e Daniele 4 a Daniele 5. Questa struttura mette successivamente in relazione i regni umani, la liberazione dei fedeli e il giudizio dei sovrani.

1. Una struttura concentrica

I capitoli da 2 a 7 possono essere disposti così:

A - Daniele 2: i regni umani e il Regno di Dio

B - Daniele 3: i servi di Dio minacciati e poi liberati

C - Daniele 4: un re orgoglioso umiliato e poi restaurato

C' - Daniele 5: un re orgoglioso giudicato e rovesciato

B' - Daniele 6: il servo di Dio minacciato e poi liberato

A' - Daniele 7: i regni umani e il dominio eterno

Le corrispondenze riguardano i grandi temi e la funzione dei racconti.

Questa organizzazione è rafforzata dall'unità linguistica della sezione.

2. Daniele 2 e Daniele 7 - I regni

Daniele 2 e Daniele 7 presentano entrambi una successione di potenze terrene.

In Daniele 2 compaiono sotto forma di una statua.

In Daniele 7 sono rappresentate da animali.

Daniele 2 annuncia:

«Al tempo di questi re, il Dio del cielo farà sorgere un regno che non sarà mai distrutto» (Daniele 2.44).

Anche Daniele 7 conduce al superamento dei regni umani, quando «uno simile a un figlio d'uomo» riceve:

«il dominio, la gloria e il regno» (Daniele 7.13-14).

La progressione fondamentale è comparabile:

regni terreni → giudizio → dominio definitivo proveniente da Dio.

3. Due prospettive complementari

Le immagini utilizzate non sono tuttavia identiche.

Daniele 2 rappresenta i regni nella forma imponente di una statua.

Daniele 7 li presenta sotto forma di animali inquietanti che emergono dal mare.

Le due rappresentazioni permettono così di guardare la potenza imperiale da prospettive differenti.

La prima sottolinea in particolare la sua grandezza visibile e la sua successione.

La seconda ne fa emergere maggiormente il carattere violento e predatorio.

Le due visioni si completano senza essere semplici ripetizioni.

Commento 4 - Daniele 3 e Daniele 6: la fedeltà messa alla prova

Il secondo parallelo della sezione aramaica riguarda la persecuzione dei fedeli. In Daniele 3 come in Daniele 6, una decisione politica entra in conflitto con la fedeltà a Dio. I servi di Dio rifiutano di cedere e vengono condannati prima di essere liberati.

1. Due conflitti tra autorità e fedeltà

In Daniele 3, Sadrac, Mesac e Abed-Nego devono prostrarsi davanti alla statua eretta da Nabucodonosor.

Rifiutano.

In Daniele 6, un decreto vieta temporaneamente di rivolgere una richiesta a un dio o a un uomo diverso dal re.

Daniele continua a pregare.

In entrambi i racconti, i servi di Dio non vengono condannati per una comune ribellione politica.

Il conflitto sorge perché una decisione del potere esige una condotta incompatibile con la loro fedeltà religiosa.

2. Una progressione narrativa comparabile

Daniele 3 può essere riassunto così:

ordine reale → rifiuto → accusa → condanna → fornace → intervento divino → liberazione.

Daniele 6 segue una progressione comparabile:

decreto → fedeltà → accusa → condanna → fossa dei leoni → intervento divino → liberazione.

I mezzi di punizione differiscono, ma la funzione dei due racconti è simile.

Il potere umano può pronunciare una sentenza.

Non possiede per questo un'autorità assoluta sulla sua esecuzione.

3. Una differenza importante

I due racconti non devono tuttavia essere confusi.

In Daniele 3, è Nabucodonosor stesso a imporre la richiesta che conduce alla condanna.

In Daniele 6, Dario viene manipolato da funzionari che utilizzano la sua autorità per eliminare Daniele.

Il re cerca poi di salvare Daniele (Daniele 6.13).

Questa differenza conferma che non si tratta di due versioni dello stesso racconto, ma di due episodi distinti costruiti intorno a una problematica teologica comparabile.

Commento 5 - Daniele 4 e Daniele 5: due sovrani davanti al giudizio

Al centro della struttura si trovano due sovrani babilonesi confrontati con il giudizio divino. Nabucodonosor viene umiliato e poi restaurato; Baldassar, che conosceva la sua storia, rifiuta di umiliarsi e perde il proprio regno.

1. L'orgoglio dei sovrani

Daniele 4 presenta Nabucodonosor al culmine della sua potenza.

Il re contempla Babilonia e attribuisce la sua grandezza alla propria potenza (Daniele 4.30).

Daniele 5 presenta Baldassar durante un banchetto nel corso del quale vengono profanati i vasi provenienti dal Tempio di Gerusalemme.

In entrambi i racconti, il sovrano agisce come se la propria posizione e la propria potenza gli appartenessero senza limiti.

2. Nabucodonosor umiliato e restaurato

Eppure Daniele aveva avvertito Nabucodonosor.

Il re viene infine umiliato finché riconosce la sovranità dell'Altissimo.

La sua ragione ritorna e la sua regalità viene restaurata.

Il giudizio possiede dunque qui una dimensione correttiva.

3. Baldassar giudicato

La situazione di Baldassar è diversa.

Daniele gli ricorda espressamente l'esperienza di Nabucodonosor:

«E tu, Baldassarre, suo figlio, non hai umiliato il tuo cuore, benché sapessi tutto questo» (Daniele 5.22).

Il legame tra Daniele 4 e Daniele 5 è dunque stabilito dal testo stesso.

Baldassar aveva un precedente davanti a sé.

Eppure non si umilia.

Il suo regno viene contato, pesato e consegnato.

Muore quella stessa notte.

4. Il centro teologico della sezione

Daniele 4 e Daniele 5 pongono così al centro della struttura un'affermazione fondamentale:

il potere dei sovrani non è assoluto.

Può essere dato.

Può essere limitato.

Può essere tolto.

Daniele 4 riassume questo principio affermando che:

«l'Altissimo domina sul regno degli uomini» (Daniele 4.25).

Questa dichiarazione illumina l'intera sezione aramaica.

Commento 6 - Una struttura da non sovrainterpretare

La struttura a specchio di Daniele da 2 a 7 è abbastanza chiara da essere riconosciuta. Non deve tuttavia indurre a cercare artificialmente una corrispondenza tra ogni dettaglio dei capitoli.

1. Corrispondenze tematiche

Il si fonda principalmente su tre grandi paralleli:

Daniele 2 / Daniele 7: i regni

Daniele 3 / Daniele 6: i fedeli perseguitati e liberati

Daniele 4 / Daniele 5: i sovrani giudicati

Queste corrispondenze sono semplici e direttamente osservabili.

2. I limiti dell'accostamento

Sarebbe invece eccessivo cercare un equivalente esatto per ogni dettaglio di Daniele 2 in Daniele 7 o di Daniele 3 in Daniele 6.

La struttura riguarda i grandi temi e le funzioni narrative.

La sua forza risiede proprio in queste corrispondenze generali.

Una deve dunque riconoscere la struttura senza chiederle più di quanto il testo permetta di stabilire.

Commento 7 - Daniele 1: la soglia dell'intero libro

Daniele 1 precede la grande sezione aramaica e costituisce l'introduzione storica, narrativa e teologica dell'opera. Un'osservazione posta alla sua conclusione annuncia già che Daniele sopravvivrà all'impero che lo ha appena condotto in prigionia.

1. Una progressione narrativa

Daniele 1 può essere organizzato in quattro movimenti:

Daniele 1.1-7: arrivo a Babilonia e inserimento nella formazione reale;

Daniele 1.8-16: decisione riguardante gli alimenti;

Daniele 1.17-20: sapienza concessa da Dio;

Daniele 1.21: presenza di Daniele fino al regno di Ciro.

Questa costruzione segue una progressione naturale: situazione iniziale, prova, fedeltà, intervento divino e risultato.

È dunque preferibile parlare di una composizione strutturata anziché cercarvi necessariamente un comparabile a quello di Daniele 2-7.

2. Daniele 1.21 e la futura scomparsa di Babilonia

L'ultima frase del capitolo ha una portata che supera il racconto immediato:

«Così rimase Daniele fino al primo anno del re Ciro» (Daniele 1.21).

Daniele entra a Babilonia sotto Nabucodonosor.

Eppure, fin dal primo capitolo, il lettore apprende che sarà ancora presente al tempo di Ciro.

Questa semplice indicazione annuncia implicitamente una realtà di grande rilievo:

Daniele sopravvivrà all'impero che lo ha condotto in prigionia.

Babilonia sembra trionfare all'inizio del libro.

Ma Daniele 1.21 rivela già che il suo dominio non è definitivo.

Commento 8 - Daniele 8 e Daniele 9: due progressioni particolari

Dopo la chiusura della grande sezione aramaica in Daniele 7, il libro torna all'ebraico. Daniele 8 e Daniele 9 possiedono ciascuno una propria organizzazione che deve essere rispettata senza imporre loro artificialmente la struttura di Daniele 2-7.

1. Daniele 8: dal simbolo all'interpretazione

Daniele 8 segue una progressione relativamente chiara:

Daniele 8.1-2: contesto della visione;

Daniele 8.3-4: il montone;

Daniele 8.5-8: il capro;

Daniele 8.9-14: il piccolo corno e il santuario;

Daniele 8.15-26: interpretazione;

Daniele 8.27: reazione di Daniele.

La principale particolarità del capitolo risiede nell'identificazione esplicita di diversi simboli.

Il montone rappresenta «i re dei Medi e dei Persiani», mentre il capro corrisponde al «re di Grecia» (Daniele 8.20-21).

La progressione conduce dunque dal simbolo alla sua interpretazione.

2. Daniele 9: dalla profezia studiata alla profezia ricevuta

Daniele 9 possiede un'organizzazione diversa:

Daniele 9.1-2: lettura di Geremia;

Daniele 9.3-19: preghiera e confessione;

Daniele 9.20-23: intervento di Gabriele;

Daniele 9.24-27: rivelazione delle settanta settimane.

La progressione può essere riassunta così:

profezia precedente → comprensione → preghiera → nuova rivelazione.

Daniele medita sui settanta anni annunciati da Geremia.

La risposta che riceve introduce allora le settanta settimane.

Questa costruzione stabilisce un legame diretto tra lo studio delle profezie già date e la ricezione di una nuova rivelazione.

Commento 9 - Daniele da 10 a 12: un'unica grande rivelazione

Gli ultimi tre capitoli costituiscono un'unità continua. Daniele 10 introduce la rivelazione, Daniele 11 ne sviluppa il contenuto principale e Daniele 12 la conduce al suo orizzonte finale: angoscia, liberazione e risurrezione.

1. Daniele 10: l'apertura

Daniele 10 presenta le circostanze in cui viene ricevuta l'ultima grande rivelazione.

La scena si svolge nel terzo anno di Ciro (Daniele 10.1).

Il capitolo introduce anche la dimensione invisibile del conflitto, evocando in particolare il principe del regno di Persia e l'intervento di Michele.

La sua funzione è principalmente preparatoria.

2. Daniele 11: lo sviluppo

Daniele 11 costituisce il principale sviluppo storico e profetico di questa rivelazione.

Descrive una successione complessa di sovrani, guerre, alleanze, rovesciamenti e persecuzioni.

La separazione moderna tra Daniele 10 e Daniele 11 non deve dunque far dimenticare che il secondo prosegue direttamente la rivelazione iniziata nel primo.

3. Daniele 12: l'orizzonte finale

Daniele 12 conduce la rivelazione oltre i soli conflitti politici.

Il capitolo annuncia un periodo di angoscia, seguito da una liberazione.

Introduce poi esplicitamente la prospettiva della risurrezione:

«Molti di quelli che dormono nella polvere della terra si risveglieranno» (Daniele 12.2).

La progressione dell'insieme può dunque essere riassunta così:

rivelazione celeste → conflitti storici → persecuzione → angoscia → liberazione → risurrezione.

Commento 10 - Il rapporto tra i racconti e le visioni

I racconti e le visioni non costituiscono due opere giustapposte. I primi mostrano come vivere in mezzo ai regni umani; le seconde rivelano il destino di quei regni e l'esito verso cui si dirige la storia.

1. I racconti mostrano i limiti del potere

Daniele 3 mostra che Nabucodonosor può condannare i tre giudei alla fornace senza poter garantire la loro distruzione.

Daniele 4 mostra che il sovrano più potente può essere umiliato.

Daniele 5 mostra che un regno può scomparire nel momento stesso in cui il suo sovrano celebra la propria potenza.

Daniele 6 mostra che una legge può condannare Daniele senza impedire la sua liberazione.

Questi racconti sviluppano dunque concretamente uno stesso principio:

il potere politico è reale, ma limitato.

2. Le visioni ampliano questa affermazione

Le visioni applicano lo stesso principio alla storia degli imperi.

Daniele 2 annuncia la loro successione.

Daniele 7 riprende questa successione da una prospettiva diversa.

Daniele 8 identifica alcune potenze.

Daniele 9 si concentra su Gerusalemme, sul popolo di Daniele e sul Messia.

Daniele 10-12 conduce infine agli ultimi conflitti, alla liberazione e alla risurrezione.

L'esperienza individuale di Daniele si inserisce così in una storia molto più vasta.

3. I racconti insegnano come vivere nel tempo dei regni

Le visioni annunciano che gli imperi sono temporanei.

I racconti rispondono a un'altra domanda:

come vivere durante il loro dominio?

Daniele 1 risponde con la fedeltà all'interno di una cultura straniera.

Daniele 3 mostra che esiste un limite all'obbedienza quando il potere esige l'adorazione.

Daniele 4 ricorda che il sovrano stesso rimane responsabile.

Daniele 5 mostra che l'orgoglio può condurre al giudizio.

Daniele 6 mostra che la fedeltà deve essere mantenuta quando la legge politica entra direttamente in conflitto con la relazione con Dio.

I racconti costituiscono così l'espressione concreta della teologia della storia sviluppata nelle visioni.

Commento 11 - Una progressione dall'esilio alla risurrezione

Al di là delle sue diverse strutture letterarie, Daniele presenta una progressione generale notevole. Il libro comincia con Gerusalemme sotto dominazione e con l'esilio di un giovane giudeo; si conclude con una promessa personale rivolta a Daniele e con la speranza della risurrezione.

1. Dal particolare all'universale

Daniele 1 comincia con alcuni giovani giudei condotti a Babilonia.

I capitoli successivi ampliano progressivamente la prospettiva.

Le esperienze personali diventano rivelazioni riguardanti i regni.

I regni conducono alla questione del popolo di Daniele e di Gerusalemme.

Le ultime rivelazioni conducono all'angoscia, alla liberazione e alla risurrezione.

La progressione può essere riassunta così:

fedeltà individuale → popolo di Dio → successione dei regni → compimento finale.

2. Da Daniele 1 a Daniele 12

Tra le estremità del libro emerge una corrispondenza particolarmente significativa.

Daniele 1 presenta un giovane condotto lontano da Gerusalemme e posto al servizio di un impero straniero.

Daniele 12 si conclude con una parola rivolta personalmente allo stesso uomo, ormai giunto al termine del proprio percorso:

«E tu, va’ verso la tua fine; riposerai, e ti alzerai per ricevere la tua eredità alla fine dei giorni» (Daniele 12.13).

Non si tratta necessariamente di un formale.

La corrispondenza possiede tuttavia una grande forza narrativa.

All'inizio, Daniele entra nell'esilio.

Alla fine, riceve la promessa della propria eredità.

Tra i due momenti, sovrani e imperi si sono succeduti.

3. L'età di Daniele come riferimento per la lettura

Il libro non fornisce mai esplicitamente l'età di Daniele.

È dunque necessario distinguere le indicazioni cronologiche fornite dal testo dalle stime riguardanti la sua età.

Nell'ipotesi adottata per questo studio, Daniele avrebbe avuto circa quattordici anni al momento della deportazione, intorno al 605 a.C.

Avrebbe allora avuto circa ottant'anni alla caduta di Babilonia, nel 539 a.C., e più di ottant'anni durante le sue ultime visioni.

Queste età costituiscono una ricostruzione cronologica e non un dato esplicito del testo.

Permettono tuttavia di prendere coscienza dell'eccezionale ampiezza del periodo coperto dalla vita di Daniele.

Una cronologia dettagliata distinguerà in appendice le date storiche, le date ricostruite e le stime riguardanti la sua età.

Conclusione

La struttura di Daniele rivela una composizione molto più elaborata di una semplice successione di dodici capitoli. L'ordine letterario non corrisponde sempre all'ordine cronologico; l'alternanza tra ebraico e aramaico organizza grandi unità; Daniele da 2 a 7 forma una sezione particolarmente coerente; i racconti e le visioni sviluppano gli stessi temi sotto forme diverse. L'insieme conduce progressivamente dall'esilio alla speranza della risurrezione.

Occorre dunque distinguere diversi livelli di struttura.

Daniele 1 costituisce l'introduzione narrativa e teologica.

Daniele 2-7 forma la grande unità aramaica organizzata intorno ai regni, alla liberazione dei fedeli e al giudizio dei sovrani.

Daniele 8 sviluppa una visione progressiva in cui diversi simboli vengono esplicitamente identificati.

Daniele 9 conduce dalla lettura di Geremia e dalla preghiera alla rivelazione delle settanta settimane.

Daniele 10-12 costituisce un'unica grande rivelazione finale.

A questi insiemi letterari si aggiunge una progressione che attraversa tutto il libro:

esilio → fedeltà → regni → conflitti → giudizio → liberazione → risurrezione.

La struttura non è dunque un elemento secondario.

Contribuisce direttamente alla comprensione del messaggio.

I racconti mostrano i servi di Dio che vivono in mezzo agli imperi.

Le visioni rivelano che quegli stessi imperi sono temporanei.

Daniele attraversa diversi regni e vede infine scomparire Babilonia, l'impero che lo aveva condotto in prigionia.

Questa formula potrebbe così riassumere l'intera costruzione:

i sovrani cambiano, i regni passano, ma la sovranità di Dio rimane.

Una volta stabilita questa architettura, lo studio dettagliato dei diversi capitoli può ora cominciare senza perdere di vista l'unità dell'insieme.

Riferimenti biblici citati

Daniele 1.1-21 ; Daniele 2.4 ; Daniele 2.31-45 ; Daniele 3.1-30 ; Daniele 4.4-37 ; Daniele 4.25 ; Daniele 5.1-31 ; Daniele 5.22 ; Daniele 5.31-6.27 ; Daniele 7.1-28 ; Daniele 7.13-14 ; Daniele 8.1-27 ; Daniele 8.20-21 ; Daniele 9.1-27 ; Daniele 10.1-21 ; Daniele 11.1-45 ; Daniele 12.1-13.

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