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Il matrimonio al tempo di Gesù

Questo articolo analizza il matrimonio e i suoi significati nella società ebraica del primo secolo, confrontando quelle tradizioni con le norme moderne. Mette in risalto le tappe del matrimonio, il suo ruolo sociale e spirituale secondo le Scritture e valorizza esempi come le nozze di Cana.

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Introduzione

Nel 2021 l’età media per sposarsi in Francia era di 37,2 anni: 36,6 per le donne e 39,1 per gli uomini. Secondo i dati dell’INSEE, questa media sembra stabilizzarsi dal 2018. Si nota inoltre che il 72 % delle persone in coppia sono sposate, mentre il 21 % convivono senza matrimonio.

Queste cifre illustrano un cambiamento significativo rispetto alle pratiche matrimoniali del primo secolo.

Il 15 novembre 1999 la Francia introdusse il Patto civile di solidarietà (PaCS), una forma di unione civile che offre un’alternativa semplificata al matrimonio, anche per le coppie dello stesso sesso.

La legge del 17 maggio 2013 estese il diritto al matrimonio alle coppie omosessuali. Da allora e fino all’aprile 2023 sono stati celebrati 70 000 matrimoni omosessuali in Francia.

Questa evoluzione legislativa comportò anche cambiamenti normativi, soprattutto riguardo alla procreazione medicalmente assistita.

In un mondo in cui definizioni e pratiche matrimoniali si diversificano, può essere complesso comprendere le regole dell’unione e del divorzio al tempo di Gesù.

Questo studio vuole esplorare le concezioni e le tipologie dei rapporti matrimoniali nel primo secolo.

La Bibbia costituisce la nostra fonte principale d’informazioni per questo studio.

I. Il matrimonio e la società ebraica del primo secolo

La convivenza fuori dal matrimonio era totalmente riprovata al tempo di Gesù. Come mostra l’episodio della al pozzo di Sicar in Samaria Giovanni 4.1, le relazioni extraconiugali erano giudicate severamente. Secondo il Talmud, testo centrale del giudaismo, una ragazza poteva sposarsi dai dodici anni e un ragazzo dai tredici, con il consenso dei genitori necessario fino ai diciotto.

Al tempo di Gesù, gli uomini si sposavano in genere un po’ più tardi delle donne, solitamente intorno ai vent’anni, soprattutto se studiavano la o erano artigiani che dovevano raggiungere una certa stabilità economica. Le donne si sposavano più giovani, spesso nell’adolescenza, tipicamente tra i quattordici e i sedici anni. Queste età potevano variare secondo fattori sociali, economici e familiari.

Non è appropriato confrontare le pratiche attuali con quelle della società ebraica del primo secolo. Allora la convivenza era assimilata a una vita dissoluta e l’aborto a un abominio. La donna prima menzionata, per le sue molteplici unioni, era considerata depravata e rifiutata dalla comunità, al punto che nessuno osava stringere amicizia o persino frequentarla.

Il matrimonio costituiva la base fondamentale della società. Il nuovo nucleo familiare, formato dalla coppia, manteneva stretti legami con i genitori, soprattutto nella vecchiaia.

Tre tappe segnavano l’unione di una coppia: la promessa, il fidanzamento e infine il matrimonio vero e proprio. La promessa, pur facilmente revocabile, impegnava l’uomo e la donna a fondare una famiglia. Il fidanzamento, della durata di un anno, era irrevocabile e romperlo esponeva la ragazza a pene severe, simili a quelle riservate alle adultere.

Il matrimonio era l’unico ambito che consentiva la sessualità. La procreazione era vista come una benedizione di Yahweh e la sterilità come una maledizione divina.

A venticinque anni un uomo era generalmente già capofamiglia, mentre una donna sposata di quell’età senza figli era considerata sterile. I figli dovevano mantenere i genitori anziani: una discendenza numerosa garantiva quindi protezione dalla povertà e dalla mendicità nella vecchiaia.

Questa visione spiega perché la sterilità fosse sinonimo di maledizione. Senza discendenti, una coppia anziana incapace di provvedere fisicamente ai propri bisogni era spesso condannata a una vita precaria.

La delle dieci vergini, riferita da Matteo 25.1, illustra la fase finale del matrimonio e i festeggiamenti, una felicità condivisa con familiari e amici, come mostra anche il racconto delle nozze a in Galilea di Giovanni 2.1.

Infine il racconto di Giovanni 8.3 sulla donna sorpresa in adulterio sottolinea la severità della legge dell’epoca e solleva interrogativi sulla disparità di trattamento tra i sessi.

II. Il divorzio e la società ebraica del primo secolo

La separazione dei coniugi e quindi la disgregazione del nucleo familiare su cui poggiava il sostegno duraturo ai genitori anziani non erano generalmente concepibili. L’esistenza della donna dipendeva essenzialmente dal marito: il matrimonio garantiva dunque una vita forse non sempre felice, ma almeno sopportabile.

Poiché metteva in discussione le basi di questa società, il divorzio era raro. La donna adultera, a differenza dell’uomo, rischiava la . Solo l’uomo poteva ripudiare la moglie consegnandole una lettera di ripudio.

Ci limitiamo qui al divorzio nella società ebraica del primo secolo, senza affrontarne l’applicazione nella Chiesa. Gesù, il Messia, ricorda in un racconto di Marco un aspetto della legge di Mosè: «Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha prescritto questa legge». È sottinteso che il divorzio non facesse parte del disegno originario di Yahweh.

I testi di Matteo 22.28, Marco 12.23 e Luca 20.33 menzionano una donna risposata sette volte, precisando però che era vedova. In quell’epoca segnata dall’integralismo religioso, risposarsi dopo un divorzio era quasi impossibile senza essere accusati di adulterio.

In una separazione l’uomo era chiaramente avvantaggiato, mentre la donna portava tutta la responsabilità e le conseguenze. È comprensibile indignarsi per il trattamento diseguale di uomini e donne. Il messaggio biblico, in particolare in Efesini 5.25, introdusse però un cambiamento radicale proponendo un equilibrio rivoluzionario per l’epoca.

III. Il matrimonio nella Bibbia

Dobbiamo distinguere tra le regole applicate dagli uomini, soprattutto al tempo di Gesù, il Messia, e le prescrizioni bibliche, che restano senza tempo. L’approccio di Gesù a queste regole costituisce inoltre una giurisprudenza da considerare.
La Bibbia introduce il matrimonio già nella Genesi. Adamo ed Eva vengono presentati come la prima coppia, con un’unione destinata a essere una collaborazione paritaria.

Diverse leggi dell’Antico Testamento, soprattutto nel Levitico e nel Deuteronomio, disciplinano il matrimonio. Trattano aspetti come il divieto di adulterio, le regole del divorzio e i diritti e doveri dei coniugi.

La poligamia è comune tra alcuni personaggi biblici, anche se gli interpreti ne discutono la moralità e la legittimità.

Nel Nuovo Testamento Gesù eleva e rafforza l’importanza del matrimonio. In Matteo 19.4-6 cita la Genesi e afferma la permanenza e la sacralità del matrimonio.

Gesù insegna l’indissolubilità del matrimonio e affronta il divorzio, limitandolo notevolmente rispetto alle leggi del Deuteronomio.

IV. Il divorzio nella Bibbia

Nell’Antico Testamento la legge mosaica prevede alcune disposizioni per il divorzio. Deuteronomio 24.1-4 menziona che un uomo può redigere un certificato di divorzio se trova nella moglie qualcosa di sgradevole.

Questa legislazione mirava a regolamentare la pratica del divorzio e a proteggere i diritti della donna divorziata.

Queste leggi riflettevano la durezza del e le realtà sociali dell’epoca, più che un ideale divino. Il divorzio aveva conseguenze sociali ed economiche importanti, soprattutto per le donne, che spesso si ritrovavano in una situazione precaria.

Gesù affronta il divorzio nei vangeli, in particolare in Matteo 19.3-9 e Marco 10.2-12. Cita la creazione dell’uomo e della donna e afferma che l’uomo non deve separare ciò che Dio ha unito.
Gesù eleva la visione del matrimonio al di sopra delle concessioni di Mosè, sottolineando che il divorzio non rientrava nel piano iniziale di Dio e che era causato dalla durezza del .
In Matteo 19.9 Gesù menziona l’infedeltà come motivo legittimo di divorzio. Questa eccezione è stata però interpretata diversamente nel tempo e tra le varie confessioni cristiane.

V. Il matrimonio omosessuale nella Bibbia

Qui non affronteremo la controversia sul matrimonio omosessuale, ma ciò che indica la legge mosaica. Vogliamo ricordare gli insegnamenti biblici e comprendere il contesto sociale al tempo di Gesù, il Messia, senza entrare nei dettagli dei dibattiti contemporanei sulle nuove leggi relative al matrimonio omosessuale nei paesi occidentali.

I passi spesso citati si trovano nel Levitico Levitico 18.22 e Levitico 20.13, dove i rapporti sessuali tra uomini sono espressamente vietati e definiti abominio. Queste prescrizioni fanno parte di un insieme più ampio di leggi volto a distinguere Israele dai popoli vicini nelle pratiche cultuali e morali.

In una società ebraica che osservava rigorosamente queste leggi, l’idea stessa di un’unione omosessuale sarebbe stata inimmaginabile. Non sorprende quindi che Gesù, il Messia, non affronti direttamente la questione nei vangeli, concentrandosi piuttosto sui principi più generali dell’amore, della misericordia e della giustizia.

VI. Deduzione dell’età degli apostoli sposati

Potete consultare gli studi FDS002 – L’omosessualità e FDS003 : Il matrimonio omosessuale, nei quali esaminiamo dettagliatamente entrambi gli argomenti.

Sembra un’evidenza culturale che gli apostoli fossero giovani quando Gesù, il Messia, li chiamò. Se le erano, come supponiamo, quelle di Natanaele, questi aveva allora circa diciotto-vent’anni.

Simon Pietro, che abitava a Cafarnao dalla suocera, sembra un giovane appena sposato e senza figli al momento della chiamata del Messia. Ha un’età simile a Natanaele, con uno o due anni di differenza.

Nelle famiglie dell’epoca le nascite si susseguivano regolarmente e rapidamente, spesso ogni anno. Nonostante l’elevata mortalità infantile, probabilmente Simon Pietro e il fratello Andrea avevano poca differenza d’età. È ragionevole supporre lo stesso per Giovanni e Giacomo, figli di Zebedeo e Salome.

Queste informazioni suggeriscono che fossero giovani, per la maggior parte intorno ai vent’anni, circa dieci meno di Gesù e Giovanni il Battista. Matteo, per la sua posizione professionale a Cafarnao, poteva essere leggermente più anziano dei compagni.

In queste condizioni Maria, la madre di Gesù, e Giuseppe sarebbero stati molto giovani alla nascita di Gesù. L’età avanzata di Giuseppe, supposta fino a 111 anni alla morte secondo la «Storia di Giuseppe il Falegname», ci sembra del tutto irrealistica.

Conclusione

Abbiamo affrontato questi dettagli sul matrimonio ebraico al tempo di Gesù, il Messia, per sottolineare le differenze culturali rispetto alla società attuale. Questo contesto aiuta anche a stimare l’età dei genitori di Gesù e dei discepoli.

Conosciamo l’età del Maestro al battesimo: circa trent’anni secondo Luca 3.23. Possiamo dedurre anche quella di Giovanni il Battista in quel momento, circa trent’anni e sei mesi.

Non disponiamo però di informazioni precise sull’età degli apostoli. Conoscere la società ebraica del primo secolo ci fa capire che erano molto giovani, probabilmente la maggior parte sui diciotto anni quando incontrarono Gesù, il Messia.

Questa differenza d’età con il Messia spiega perché lo percepirono fin dall’inizio come un Maestro e non come un semplice coetaneo del gruppo.

Possiamo anche supporre che Maria abbia dato alla luce il primogenito prima dei sedici anni, forse persino prima, a quattordici.

Questa giovinezza può sorprenderci oggi, ma è essenziale non proiettare le norme della società attuale su quella del tempo di Gesù.