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La mangiatoia di Betlemme

L’articolo analizza la tradizione del presepe natalizio, confrontando i racconti storici con la rappresentazione culturale moderna. Si basa sul Vangelo di Luca, che descrive la nascita in una mangiatoia, e affronta le questioni poste da questa tradizione nel contesto laico francese.

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Introduzione

La tradizione del presepe natalizio, pur essendo diffusa e apprezzata, si discosta in diversi punti dalla realtà storica. In Provenza, questa usanza è diventata un’istituzione culturale che trascende le credenze religiose.

Non è quindi raro vedere presepi nelle case sotto gli , indipendentemente dalla fede degli abitanti.

Questa pratica si ritrova anche in alcuni comuni francesi, in un paese che valorizza la laicità. Tuttavia l’installazione di presepi nei luoghi pubblici suscita talvolta controversie, soprattutto tra i cittadini atei.

Questo articolo si propone di ripercorrere la storia e l’evoluzione del presepe natalizio, esplorandone le origini e l’impatto culturale.

I. I dati storici

La ricerca sul luogo di nascita di Gesù, il Messia, è abbastanza diretta, perché soltanto il Vangelo di Luca menziona esplicitamente l’evento. Matteo, Marco e Giovanni non affrontano nei rispettivi racconti i dettagli della nascita di Gesù e della mangiatoia.

In particolare, Matteo si concentra su altri aspetti della nascita e della giovinezza di Gesù, mentre Marco comincia il racconto con il suo ministero.

Il Vangelo di Giovanni adotta un approccio più teologico, senza entrare nei dettagli della nascita di Gesù. L’unica fonte biblica che fornisce informazioni dettagliate sulla nascita di Gesù in una mangiatoia è quindi il Vangelo di Luca.

Nel racconto Luca menziona la visita dei pastori in occasione della nascita di Gesù, il Messia. Usa di nuovo il termine «mangiatoia» per indicare dove fu deposto Gesù, senza aggiungere altre precisazioni.

Matteo descrive invece la visita dei Magi d’Oriente, ma non menziona la mangiatoia. Al contrario, colloca la famiglia di Gesù in una casa.

Sembra dunque che Giuseppe, Maria e il bambino Gesù abbiano lasciato il luogo iniziale della nascita, generalmente descritto come una stalla o una grotta con una mangiatoia, per stabilirsi in un luogo più adatto, una casa, come riferisce Matteo.

Questa differenza tra Luca e Matteo mette in luce le diverse tappe successive alla nascita di Gesù.

Abbiamo osservato che la famiglia di Gesù si spostò da un luogo inizialmente riservato agli animali a una casa. Analizzando le informazioni sulla natività nei Vangeli, risulta che non si menzionano esplicitamente animali presenti alla sua nascita.

Inoltre, i Magi, importanti nella storia della natività, arrivarono soltanto più tardi e non sono quindi menzionati nel contesto immediato della nascita di Gesù. L’unica descrizione del luogo è il termine «mangiatoia», o «presepe» in alcune traduzioni, derivante dal latino «crispia», che significa «mangiatoia».

Giuseppe e Maria arrivarono a Betlemme durante un periodo evidentemente molto affollato, a causa della celebrazione della e del censimento ordinato da Quirinio.

Di fronte alla difficoltà di trovare alloggio, dovettero adattarsi e cercare un riparo appropriato, forse una grotta normalmente usata per custodire animali, come indica Luca con il termine «mangiatoia».

I pastori, avvertiti dagli angeli, visitarono Gesù in questo luogo umile. I Magi arrivarono invece alcune settimane dopo, quando la famiglia si era stabilita in una casa resa disponibile dalla fine delle celebrazioni.

Questa successione di eventi forma il racconto storico della nascita di Gesù secondo i Vangeli.

II. Il presepe culturale

Oggi il presepe è una rappresentazione culturale significativa, soprattutto per i cristiani, e simboleggia la nascita del Salvatore. Solo circa quattro secoli dopo la nascita di Gesù cominciarono a comparire rappresentazioni artistiche del presepe sotto forma di dipinti. Nel sesto secolo apparvero sculture della scena della natività.

Solo nel dodicesimo secolo furono aggiunte alla scena le figure dei Magi, ormai riconosciuti come re. Una svolta importante si verificò nel 1223, quando san Francesco d’Assisi organizzò a Greccio, in Italia, quello che viene considerato il primo presepe vivente. Questo evento segnò l’inizio della diffusione dei presepi viventi, con persone e animali reali, in Italia e in Provenza.

La versione moderna del presepe, con statuine dei vari personaggi, iniziò a svilupparsi nel sedicesimo secolo. Nel 1775 un presepe marsigliese innovò usando manichini vestiti con costumi locali.

Durante la Rivoluzione francese, questa usanza divenne temporaneamente clandestina, prima di tornare nelle case cattoliche al termine del periodo rivoluzionario. Le famiglie protestanti non adottarono questa tradizione.

Il presepe è diventato una pratica mondiale, alla quale ogni paese aggiunge il proprio tocco culturale. Secondo la tradizione cattolica, viene generalmente allestito il giorno di san Nicola o la prima domenica d’Avvento, all’inizio di dicembre, e riposto dopo la Presentazione di Gesù al Tempio, il 2 febbraio. Queste date non corrispondono alla realtà storica secondo le nostre analisi.

Così, ciò che iniziò come una semplice menzione di Luca nei Vangeli si trasformò in una rappresentazione teatrale universalmente riconosciuta, oltrepassando l’origine scritturale.

Conclusione

Questa evoluzione artistica e culturale ci allontana notevolmente dalla semplice realtà storica descritta nei testi biblici. È quindi essenziale tornare a quegli scritti per cogliere la verità dell’evento.

L’aggiunta progressiva di elementi leggendari intorno alla nascita di Gesù, il Messia, portò alcuni a considerarla un mito. La verità biblica è però molto più sobria: Gesù, considerato nella fede cristiana Dio incarnato, nacque come ogni bambino umano. La sua nascita senza ostentazione spinse nel tempo le persone ad arricchire il racconto con dettagli aggiuntivi, spesso fantasiosi, per conferirgli maggiore splendore.

Questi abbellimenti, pur essendo culturalmente significativi, non devono nascondere l’essenza del messaggio biblico: la venuta di Gesù nel mondo, verità storica fondamentale per la fede cristiana, segnata da una semplicità che contrasta con la complessità delle tradizioni successive.