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Le domande dei farisei e degli erodiani

Farisei ed erodiani cercano di tendere una trappola a Gesù chiedendogli se si debba pagare il tributo a Cesare. La sua risposta — «Rendete a Cesare quello che è di Cesare, e a Dio quello che è di Dio» — sventa la trappola e pone la distinzione fondamentale tra autorità civile e sovranità divina, ricordando che l'uomo, che porta l'immagine di Dio, gli appartiene interamente.

7 min tributo a Cesare farisei erodiani denaro Tempio di Gerusalemme 7 versetti 4 libri

Consultazione

Testi biblici

Matteo
Matteo 22.15-22 (Riveduta 1927 (Luzzi))

Allora i Farisei, ritiratisi, tennero consiglio per veder di coglierlo in fallo nelle sue parole.

E gli mandarono i loro discepoli con gli Erodiani a dirgli: Maestro, noi sappiamo che sei verace e insegni la via di Dio secondo verità, e non ti curi d’alcuno, perché non guardi all’apparenza delle persone.

Dicci dunque: Che te ne pare? E’ egli lecito pagare il tributo a Cesare, o no?

Ma Gesù, conosciuta la loro malizia, disse: Perché mi tentate, ipocriti?

Mostratemi la moneta del tributo. Ed essi gli porsero un denaro. Ed egli domandò loro:

Di chi è questa effigie e questa iscrizione?

Gli risposero: Di Cesare. Allora egli disse loro: Rendete dunque a Cesare quel ch’è di Cesare, e a Dio quel ch’è di Dio.

Ed essi, udito ciò, si maravigliarono; e, lasciatolo, se ne andarono.

Marco
Marco 12.13-17 (Riveduta 1927 (Luzzi))

E gli mandarono alcuni dei Farisei e degli Erodiani per coglierlo in parole.

Ed essi, venuti, gli dissero: Maestro, noi sappiamo che tu sei verace, e che non ti curi d’alcuno, perché non guardi all’apparenza delle persone, ma insegni la via di Dio secondo verità. E’ egli lecito pagare il tributo a Cesare o no? Dobbiamo darlo o non darlo?

Ma egli, conosciuta la loro ipocrisia, disse loro: Perché mi tentante? Portatemi un denaro, ch’io lo vegga.

Ed essi glielo portarono. Ed egli disse loro: Di chi è questa effigie e questa iscrizione? Essi gli dissero:

Di Cesare. Allora Gesù disse loro: Rendete a Cesare quel ch’è di Cesare, e a Dio quel ch’è di Dio. Ed essi si maravigliarono di lui.

Luca
Luca 20.20-26 (Riveduta 1927 (Luzzi))

Ed essendosi messi ad osservarlo, gli mandarono delle spie che simulassero d’esser giusti per coglierlo in parole, affin di darlo in man dell’autorità e del potere del governatore.

E quelli gli fecero una domanda, dicendo: Maestro, noi sappiamo che tu parli e insegni dirittamente, e non hai riguardi personali, ma insegni la via di Dio secondo verità:

E’ egli lecito a noi pagare il tributo a Cesare o no?

Ma egli, avvedutosi della loro astuzia, disse loro:

Mostratemi un denaro; di chi porta l’effigie e l’iscrizione? Ed essi dissero: Di Cesare.

Ed egli a loro: Rendete dunque a Cesare quel ch’è di Cesare, e a Dio quel ch’è di Dio.

Ed essi non poteron coglierlo in parole dinanzi al popolo; e maravigliati della sua risposta, si tacquero.

Giovanni
Giovanni (Riveduta 1927 (Luzzi)) non citato nel libro

Dettagli tecnici

Anno 33

Luogo: Il cortile del Tempio di Gerusalemme

Data: martedì 29 marzo dell’anno 33

Metodo di lavoro: Seguiamo Marco

Nota sul metodo: Matteo e Luca riportano anch’essi questo discorso

Mappa di Gerusalemme e dintorni
Grafico a barre martedì 29 marzo

Il Messia Gesù conversa con i e con gli erodiani.

Commenti

I e gli erodiani non hanno nulla in comune. I primi sono religiosi conservatori, i secondi mondani e materialisti. Eppure si intendono, uniti da un odio comune, per affrontare il Maestro.

In genere i religiosi ebrei non conservavano monete con raffigurazioni dell'imperatore, soprattutto nel recinto del Tempio. Di qui la necessità dei cambiavalute.

Tutti gli ebrei conoscevano la celebre moneta romana d'argento con cui ciascuno doveva pagare il tributo. Ma il Messia Gesù chiede loro, con loro grande stupore, una moneta, ed è proprio quella, proibita nel Tempio, che essi presentano.

Che ironia in questa situazione: questi religiosi ortodossi si rivelano più attaccati al denaro che ai propri principi religiosi.

I passi di Matteo 22.15-22, Marco 12.13-17 e Luca 20.20-26 raccontano lo stesso episodio, in cui i e gli erodiani cercano di tendere una trappola al Messia Gesù chiedendogli se sia lecito pagare il tributo a Cesare. La loro intenzione è comprometterlo: se risponde di sì, si pone in contrasto con il popolo ebraico, ostile al dominio romano; se risponde di no, si rende colpevole davanti all'autorità imperiale. Il Messia Gesù, consapevole della loro ipocrisia, chiede che gli mostrino un denaro e fa loro notare l'effigie e l'iscrizione di Cesare che vi figurano. Conclude con questa parola diventata celebre: «Rendete a Cesare quello che è di Cesare, e a Dio quello che è di Dio.»

Questa risposta, di notevole saggezza, sventa la loro trappola e rivela una duplice verità: l'uomo ha doveri legittimi verso l'autorità civile, ma deve anzitutto riconoscenza e obbedienza a Dio.

Ciò che il Messia Gesù insegna qui è la giusta distinzione tra l'ambito temporale e quello spirituale, senza contrapporli: le realtà umane hanno il loro posto, ma non devono soppiantare la sovranità divina. Ciò che porta l'immagine di Cesare spetta a Cesare; ciò che porta l'immagine di Dio, l'uomo stesso (Genesi 1.26-27), appartiene interamente a Dio.

Così il Messia Gesù riporta il dibattito non sul terreno politico, ma su quello della fedeltà del cuore, ricordando che ogni autorità terrena è subordinata alla volontà di Dio e che il credente deve vivere nel mondo senza smettere di appartenere a Dio solo.