I e gli erodiani non hanno nulla in comune. I primi sono religiosi conservatori, i secondi mondani e materialisti. Eppure si intendono, uniti da un odio comune, per affrontare il Maestro.
In genere i religiosi ebrei non conservavano monete con raffigurazioni dell'imperatore, soprattutto nel recinto del Tempio. Di qui la necessità dei cambiavalute.
Tutti gli ebrei conoscevano la celebre moneta romana d'argento con cui ciascuno doveva pagare il tributo. Ma il Messia Gesù chiede loro, con loro grande stupore, una moneta, ed è proprio quella, proibita nel Tempio, che essi presentano.
Che ironia in questa situazione: questi religiosi ortodossi si rivelano più attaccati al denaro che ai propri principi religiosi.
I passi di Matteo 22.15-22, Marco 12.13-17 e Luca 20.20-26 raccontano lo stesso episodio, in cui i e gli erodiani cercano di tendere una trappola al Messia Gesù chiedendogli se sia lecito pagare il tributo a Cesare. La loro intenzione è comprometterlo: se risponde di sì, si pone in contrasto con il popolo ebraico, ostile al dominio romano; se risponde di no, si rende colpevole davanti all'autorità imperiale. Il Messia Gesù, consapevole della loro ipocrisia, chiede che gli mostrino un denaro e fa loro notare l'effigie e l'iscrizione di Cesare che vi figurano. Conclude con questa parola diventata celebre: «Rendete a Cesare quello che è di Cesare, e a Dio quello che è di Dio.»
Questa risposta, di notevole saggezza, sventa la loro trappola e rivela una duplice verità: l'uomo ha doveri legittimi verso l'autorità civile, ma deve anzitutto riconoscenza e obbedienza a Dio.
Ciò che il Messia Gesù insegna qui è la giusta distinzione tra l'ambito temporale e quello spirituale, senza contrapporli: le realtà umane hanno il loro posto, ma non devono soppiantare la sovranità divina. Ciò che porta l'immagine di Cesare spetta a Cesare; ciò che porta l'immagine di Dio, l'uomo stesso (Genesi 1.26-27), appartiene interamente a Dio.
Così il Messia Gesù riporta il dibattito non sul terreno politico, ma su quello della fedeltà del cuore, ricordando che ogni autorità terrena è subordinata alla volontà di Dio e che il credente deve vivere nel mondo senza smettere di appartenere a Dio solo.