ANN115

Il purgatorio

L'articolo tratta del purgatorio, una dottrina cattolica non biblica e controversa, respinta dai protestanti. Esplora l'origine del termine e confronta i principi del purgatorio con gli insegnamenti biblici, criticando l'assenza di fondamento scritturale per alcuni aspetti, come la preghiera per le anime.

16 min purgatorio cattolicesimo dottrina purificazione 12 versetti 6 libri

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Introduzione

La Bibbia parla del regno di Dio o del paradiso come di un luogo alla presenza di Dio riservato a coloro che sono salvati. Definisce anche un luogo che accoglierà coloro che sono perduti. È descritto come un luogo di tormenti e si chiama inferno, geenna o persino Ade. Nella Bibbia ci sono soltanto questi due riferimenti, ovvero questi due luoghi corrispondenti a due stati: salvato e perduto.

Alcuni intellettuali nel 12° secolo hanno immaginato un terzo luogo, il purgatorio, per sfuggire a questo giudizio ritenuto troppo severo e troppo brutale. Questo concetto ha preso forma nella Chiesa cattolica ed è stato adottato o ratificato al concilio di Lione nel 1274.

In questo studio ci proponiamo di analizzare questo punto di dottrina della religione cattolica e di cercare di capire come un'idea che non è scritta nella Bibbia arrivi a diventare un dogma nella Chiesa cattolica. La Chiesa protestante respinge categoricamente questo precetto.

I - Etimologia della parola purgatorio

La parola purgatorio viene dal latino «purgatorium», sostantivo neutro derivato da «purgatorius», che significa «purificatore» o «che purifica». Questo termine stesso proviene dal verbo «purgare», che significa «pulire» o «purgare». In origine si parlava del fuoco purgatorio prima che la parola designasse un luogo specifico. Questo termine deriva dunque dal principio biblico della purificazione dal peccato, come precisa 1 Giovanni 1.9:

II - Il principio del purgatorio

Il purgatorio è considerato dalla Chiesa cattolica come uno stato dopo la morte in cui si trovano anime che hanno bisogno di un'ulteriore purificazione prima di entrare nel regno di Dio. Anche se l'idea è interessante, è tuttavia, a prima vista, contraddetta da Ebrei 9.27:

Dunque, se seguiamo questa idea di anime non completamente perdonate, esse dovrebbero subire una purificazione personale supplementare. Come avviene questa purificazione secondo il principio proposto dalla Chiesa cattolica?

1 - Mediante il fuoco spirituale: Alcuni testi biblici, come 1 Corinzi 3.13-15, parlano di un fuoco che mette alla prova e purifica le opere dei credenti.

In questi versetti non si trova il principio della purificazione. Essi mettono in evidenza le opere di ciascuno e ne valutano la qualità. Anche se le opere non salvano, ci seguono comunque. È dunque importante giudicare l'opera di ciascuno, e questo giudizio avrà luogo nel giorno del giudizio finale davanti al tribunale di Cristo. La del fuoco illustra la qualità delle opere, come indicato in 1 Corinzi 3.12.

2 - Mediante la preghiera dei vivi: La Chiesa cattolica incoraggia la preghiera per le anime del purgatorio, in particolare attraverso messe e intenzioni specifiche. Questo principio di pregare per i morti e per la loro salvezza non ha alcuna base scritturale. Non è riconosciuto dalla Chiesa protestante.

Puoi consultare l'appendice ANN110: La morte, ciò che dice la Bibbia. Gli esegeti cattolici avanzano il seguente argomento: secondo 2 Timoteo 1.16-18 l'apostolo Paolo prega per Onesiforo, il quale, secondo la loro interpretazione, sarebbe morto.

Onesiforo

È l'apostolo Paolo che parla di Onesiforo e lo cita in un solo caso:

2 Timoteo 1.16-18 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Conceda il Signore misericordia alla famiglia d’Onesiforo, poiché egli m’ha spesse volte confortato e non si è vergognato della mia catena;anzi, quando è venuto a Roma, mi ha cercato premurosamente e m’ha trovato.Gli conceda il Signore di trovar misericordia presso il Signore in quel giorno; e quanti servigi egli abbia reso in Efeso tu sai molto bene.

2 Timoteo 1.16-18 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Conceda il Signore misericordia alla famiglia d’Onesiforo, poiché egli m’ha spesse volte confortato e non si è vergognato della mia catena;anzi, quando è venuto a Roma, mi ha cercato premurosamente e m’ha trovato.Gli conceda il Signore di trovar misericordia presso il Signore in quel giorno; e quanti servigi egli abbia reso in Efeso tu sai molto bene.

Guarda la versione NEG.

2 Timoteo 1.16-18 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Conceda il Signore misericordia alla famiglia d’Onesiforo, poiché egli m’ha spesse volte confortato e non si è vergognato della mia catena;anzi, quando è venuto a Roma, mi ha cercato premurosamente e m’ha trovato.Gli conceda il Signore di trovar misericordia presso il Signore in quel giorno; e quanti servigi egli abbia reso in Efeso tu sai molto bene.

Guarda la versione Darby.

2 Timoteo 1.16–18 (PVV)

16 Onesiforo, invece, mi ha spesso confortato. Il Signore faccia sentire la sua bontà a tutta la sua famiglia. Lui, almeno, non ha avuto vergogna di venire a trovarmi in prigione.

17 Appena arrivato a , si è messo con ardore a cercarmi, non ha esitato davanti a nessuna fatica e alla fine mi ha trovato.

18 Il Signore Gesù gli conceda di avere parte alla bontà di Dio in quel Giorno (del giudizio). Tu sai meglio di chiunque altro quanti servizi mi ha reso a Efeso.

Il versetto di 2 Timoteo 1.16 esprime soltanto il desiderio e la preghiera dell'apostolo Paolo che Dio benedica la famiglia di Onesiforo. In effetti, considerando il viaggio che egli ha compiuto a , possiamo supporre che Paolo sottintendesse la sua assenza durante quel periodo.

Il versetto di 2 Timoteo 1.18, in particolare la prima parte: «Il Signore gli conceda di trovare misericordia presso il Signore in quel giorno», può essere difficile da interpretare nel quadro dell'ipotesi di un purgatorio. Può più semplicemente significare che, nel giudizio finale, l'apostolo Paolo desidera che il Signore consideri le azioni di Onesiforo come benefiche e incoraggianti per lui stesso. Inoltre, è possibile che Paolo sperasse che Onesiforo non perdesse mai la sua fede e la sua salvezza, a differenza di alcune persone del suo entourage in quell'epoca.

3 - Mediante la misericordia divina: Il purgatorio è un processo che permette alle anime di raggiungere la santità necessaria per entrare in paradiso.

La misericordia divina si traduce nella proposta di salvezza universale offerta all'umanità grazie alla morte espiatoria del Messia Gesù. La santità, intesa come purezza assoluta o perfezione morale, può sembrare inaccessibile. Tuttavia, la nozione di santità come separazione dal mondo diventa tangibile attraverso la conversione a Dio.

III - La genesi del purgatorio

È opportuno esaminare l'origine e l'evoluzione storica di questo dogma che, ricordiamolo, resta interamente distinto dalle dottrine bibliche. Riteniamo che i non appartengano al canone della Bibbia.

La preghiera per i defunti è menzionata nel Secondo Libro dei Maccabei, in 2 Maccabei 12.46. Questo passo descrive Giuda Maccabeo che ordina un sacrificio espiatorio per i soldati caduti in battaglia affinché siano liberati dai loro peccati. Questo versetto è citato come riferimento «biblico» della dottrina del purgatorio e della preghiera per i morti nel cattolicesimo. È importante notare che i quattro libri dei Maccabei non sono inclusi nel canone biblico.

(I quattro libri dei Maccabei

Esistono quattro libri dei Maccabei, ma il loro riconoscimento varia a seconda delle tradizioni religiose:

L'ebraismo non li include nella .

Il cattolicesimo riconosce soltanto i primi due come .

Le Chiese ortodosse accettano i quattro libri tra i .

Il protestantesimo li considera apocrifi e li classifica tra i libri intertestamentari.

I primi due libri raccontano la rivolta dei Maccabei contro i Seleucidi, mentre il terzo e il quarto libro affrontano temi filosofici e storici.)

La nozione di purgatorio ha cominciato a precisarsi nell'XI secolo, ma è soprattutto nel XII secolo che ha assunto una forma più definita. Lo storico Jacques Le Goff parla persino di «nascita del purgatorio» in quell'epoca.

In seguito, la dottrina è stata affermata ufficialmente dalla Chiesa cattolica al primo concilio di Lione nel 1245, poi al secondo concilio di Lione nel 1274 e infine al concilio di Firenze nel 1439. La stessa parola «purgatorio» è stata usata per la prima volta in un decreto del concilio di Trento nel 1547.

È al concilio di Trento (1545-1563) che il purgatorio è confermato come dogma, e la Chiesa cattolica insiste sull'importanza delle preghiere e delle indulgenze per le anime in via di purificazione.

Come spiegare questa proposta del purgatorio nel Medioevo?

Affermazione dottrinale: La Chiesa cercava di strutturare maggiormente i propri insegnamenti sull'aldilà e di rispondere alle domande dei fedeli sulla sorte delle anime dopo la morte.

Incoraggiamento delle preghiere e delle indulgenze: La dottrina del purgatorio permetteva di giustificare le preghiere per i defunti e le indulgenze, che erano un mezzo per i vivi di aiutare le anime a raggiungere il paradiso.

Controllo sociale e religioso: Alcuni storici, come Jean Delumeau, hanno suggerito che la Chiesa cattolica usasse il purgatorio in una «pastorale della paura» per rafforzare la propria influenza sui fedeli.

Risposta alle credenze popolari: Molte tradizioni locali evocavano già luoghi o stati intermedi dopo la morte. La Chiesa ha integrato queste credenze in una dottrina ufficiale.

Oggi la predicazione sul purgatorio è meno frequente, e la Chiesa cattolica privilegia maggiormente la misericordia divina piuttosto che le sofferenze purificatrici. Anche se il purgatorio resta un dogma cattolico, è affrontato meno frequentemente nella teologia contemporanea.

IV - Ciò che la Bibbia precisa

I testi del canone biblico non menzionano uno stato intermedio tra la salvezza e la perdizione. Adottano un approccio binario, proponendo soltanto due possibilità: «salvato» o «perduto».

La Bibbia stabilisce in modo esplicito che l'uomo determina da sé il proprio stato futuro mediante le sue scelte terrene. Per tutta la durata della sua vita, fino all'ultimo momento prima della morte, rimane libero di accettare la salvezza offerta dalla morte espiatoria del Messia Gesù (Luca 23.39-43).

Non riprenderemo qui i vari studi che presentiamo sulle dottrine bibliche. Queste appendici contengono affermazioni dettagliate basate esclusivamente sui testi della Bibbia.

Questo dogma appare dunque come un adattamento del testo biblico allo scopo di facilitare l'accesso al regno di Dio. Ma questa proposta resta una parola d'uomo, un po' come quella di quell'artista (Michel Polnareff) che cantava che tutti andranno in Paradiso. L'immaginazione umana non ha alcun potere sul futuro dell'uomo.

Conclusione

La riflessione sulla nozione di limite suggerisce che alcune persone, per le loro scelte o il loro percorso, possano essere considerate definitivamente perdute. Tuttavia, resta possibile immaginare che altre sarebbero perdute «per un soffio», cioè che sarebbe bastata loro un'azione minima per ottenere la salvezza. Questo interrogativo porta a ipotizzare l'esistenza di uno stato di recupero, una sorta di seconda possibilità accessibile dopo la morte per coloro che erano vicini alla salvezza.

Tuttavia, questa idea non corrisponde alla realtà così come è presentata nella Bibbia. I principi della salvezza vi sono chiaramente stabiliti: si tratta di un dono offerto da Dio, e ogni individuo conserva la libertà di accettarlo o rifiutarlo durante la sua esistenza terrena. Così, coloro che scelgono di accettare questo dono sono salvati, mentre coloro che lo rifiutano sono considerati perduti. Secondo questa prospettiva biblica, non esiste dunque alcuna possibilità intermedia tra l'accettazione e il rifiuto della salvezza; la nozione di seconda possibilità dopo la morte non è ammessa.

2 Corinzi 5.20 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Noi dunque facciamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro; vi supplichiamo nel nome di Cristo: Siate riconciliati con Dio.