ANN107

Armonizzazione dei testi sulla risurrezione

L'articolo analizza e armonizza i racconti della risurrezione di Gesù nei Vangeli, concentrandosi su Matteo. Spiega le variazioni come differenze di testimonianze piuttosto che come contraddizioni, e mette in evidenza gli aspetti soprannaturali e il ruolo delle donne come prime testimoni.

137 min risurrezione Vangeli Matteo testimoni Gesù 193 versetti 6 libri

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Introduzione

I quattro Vangeli riferiscono la risurrezione del Messia Gesù e le diverse apparizioni che seguirono questo evento maggiore. Tuttavia, nessuno degli autori fornisce una cronologia completa e dettagliata dei fatti. Ogni racconto seleziona alcuni episodi, insiste su personaggi particolari e talvolta riassume più eventi in poche righe.

Questo metodo di redazione può dare al lettore moderno l'impressione di divergenze o contraddizioni. Eppure tali differenze sono naturali in testimonianze multiple che descrivono uno stesso evento complesso. Ogni autore mette in evidenza gli elementi che ritiene essenziali in base al proprio scopo narrativo e al pubblico a cui si rivolge.

Il racconto della risurrezione presenta così una struttura particolarmente densa: più gruppi si spostano simultaneamente, alcuni testimoni lasciano momentaneamente i luoghi e poi vi ritornano, mentre le apparizioni del Messia Gesù si susseguono in un lasso di tempo relativamente breve.

L'obiettivo di questo studio è dunque riprendere l'insieme dei testi evangelici per proporre una ricostruzione cronologica coerente degli eventi avvenuti tra la risurrezione del Messia Gesù e le sue prime apparizioni.

I. La versione di Matteo

Presentiamo l'integralità del testo di Matteo per inquadrare con precisione ogni dettaglio riferito.

II. Svolgimento dei fatti secondo Matteo

(Matteo 27.57-58)

(Matteo 27.59-60)

(Matteo 27.61)

(Matteo 27.62-65)

(Matteo 27.66)

(Matteo 28.1)

(Matteo 28.2-3)

(Matteo 28.4)

(Matteo 28.5-7)

(Matteo 28.8)

(Matteo 28.9)

(Matteo 28.10)

(Matteo 28.11-15)

(Matteo 28.16)

(Matteo 28.17)

(Matteo 28.18-20)

Il racconto di Matteo pone particolarmente l'accento sulle manifestazioni soprannaturali che circondano la risurrezione: il terremoto, l'intervento dell'angelo, la paura delle guardie , nonché il tentativo delle autorità religiose di spiegare la scomparsa del corpo del Messia Gesù.

Matteo sviluppa inoltre il ruolo delle donne, prime testimoni della tomba vuota e prime destinatarie del messaggio che annunciava la risurrezione.

Al contrario, il suo racconto rimane relativamente sintetico per quanto riguarda gli spostamenti dettagliati dei discepoli e le varie apparizioni successive del Messia Gesù risorto. Diversi elementi che saranno sviluppati da Luca e Giovanni sono qui solo brevemente accennati o del tutto omessi.

III. Analisi del racconto di Matteo

Il racconto di Matteo presenta una descrizione relativamente sintetica degli eventi legati alla risurrezione del Messia Gesù. Pur riassumendo più scene in pochi versetti, contiene anche informazioni proprie di questo Vangelo, in particolare la presenza della guardia romana, il terremoto e l'intervento dell'angelo (Matteo 28.2-4), elementi che non sono sviluppati da Marco, Luca e Giovanni.

Matteo riferisce inoltre un'apparizione del Messia Gesù alle donne mentre erano in cammino per informare i discepoli (Matteo 28.8-9). Tuttavia, la transizione tra i versetti 8 e 9 suggerisce naturalmente che più eventi intermedi possano essersi verificati senza essere dettagliati dall'autore. Questo modo di riassumere rapidamente una successione di azioni è frequente nei racconti antichi.

Il testo di (Matteo 28.11) precisa inoltre che, mentre le donne andavano ad avvertire i discepoli, i soldati si recarono dai capi dei sacerdoti per riferire gli eventi avvenuti presso la tomba. Questa informazione sembra provenire da una fonte vicina al o da un testimone che era a conoscenza delle discussioni interne delle .

Infine, Matteo menziona piuttosto brevemente la partenza dei discepoli per la Galilea (Matteo 28.16). La rapida transizione tra i versetti 15 e 16 mostra ancora una volta che più eventi intermedi non sono sviluppati nel suo racconto, in particolare alcune apparizioni del Messia Gesù risorto che saranno maggiormente dettagliate negli altri Vangeli.

Proseguiamo ora questo studio con l'analisi del racconto di Marco. Secondo la nostra analisi, questo Vangelo sembra riprendere una struttura vicina a quella di Matteo, proponendo però una presentazione più concisa e più orientata a un pubblico non ebraico.

IV. La versione di Marco

Presentiamo il testo completo di Marco per inquadrare con precisione ogni dettaglio menzionato.

V. Svolgimento dei fatti secondo Marco

(Marco 15.42-43)

(Marco 15.44-45)

(Marco 15.46)

(Marco 15.47)

(Marco 16.1)

(Marco 16.2-4)

(Marco 16.5)

(Marco 16.6-7)

(Marco 16.8)

(Marco 16.9)

(Marco 16.10-11)

(Marco 16.12-13)

(Marco 16.14)

(Marco 16.15-18)

(Marco 16.19)

(Marco 16.20)

Il finale lungo di Marco (Marco 16.9-20) è assente da alcuni manoscritti antichi. Tuttavia, questo passo è attestato molto presto nella tradizione cristiana e resta presente nella maggior parte dei manoscritti greci e nell'antica tradizione ecclesiastica. In questo studio considereremo questo testo come parte della trasmissione antica del Vangelo secondo Marco.

Osservazione generale sul racconto di Marco

Il racconto di Marco si caratterizza per uno stile particolarmente conciso e dinamico. L'autore riassume più eventi in pochi versetti e insiste principalmente sulle reazioni dei testimoni di fronte alla risurrezione del Messia Gesù.

Marco sviluppa poco i dettagli cronologici intermedi e privilegia una narrazione rapida incentrata su:

  • la scoperta della tomba vuota;
  • l'annuncio della risurrezione;
  • l'incredulità iniziale dei discepoli;
  • le principali apparizioni del Messia Gesù risorto.

Il suo racconto contiene diverse transizioni rapide che suggeriscono che molti eventi intermedi non siano sviluppati esplicitamente.

VI. Analisi del racconto di Marco

Il racconto di Marco presenta numerose somiglianze con quello di Matteo, pur restando generalmente più conciso e più diretto nella narrazione. Diversi elementi presenti in Matteo non sono sviluppati da Marco, in particolare la richiesta di una guardia romana da parte dei capi dei sacerdoti, il terremoto e la descrizione spettacolare dell'intervento dell'angelo (Matteo 28.2-4).

Marco menziona tuttavia diversi dettagli complementari. Precisa in particolare che Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo e Salome comprarono degli aromi per andare alla tomba (Marco 16.1), informazione che non era sviluppata da Matteo. Aggiunge anche la presenza di Salome tra le donne venute al sepolcro.

Come Matteo, Marco riferisce la scoperta della tomba vuota, la presenza di un giovane vestito di bianco (Marco 16.5) e l'annuncio della risurrezione. Il suo racconto resta tuttavia particolarmente condensato e incentrato sulle reazioni immediate dei testimoni.

Una transizione importante appare a partire da (Marco 16.9). Il testo abbandona allora la continuità narrativa degli eventi precedenti per presentare una successione riassunta delle apparizioni del Messia Gesù risorto.

Il passo di (Marco 16.9-20), tradizionalmente chiamato «finale lungo di Marco», riassume diversi eventi importanti:

  • l'apparizione a Maria di Magdala;
  • l'apparizione a due discepoli in cammino;
  • l'apparizione agli undici;
  • le ultime istruzioni del Messia Gesù;
  • e infine l'ascensione.

Marco non cerca più qui di sviluppare una cronologia dettagliata degli eventi. Sembra piuttosto proporre una sintesi teologica incentrata su:

  • l'incredulità iniziale dei discepoli;
  • la realtà delle apparizioni;
  • la missione universale affidata agli apostoli;
  • nonché la continuità dell'opera del Messia Gesù attraverso la predicazione e i miracoli compiuti dai suoi discepoli.

Alcune versioni antiche del Vangelo di Marco si fermano al versetto 8, il che ha spinto diversi studiosi a discutere l'origine esatta del finale lungo (Marco 16.9-20). Tuttavia, questo passo rimane molto antico nella tradizione cristiana e figura nella maggior parte dei manoscritti trasmessi e nelle principali tradizioni ecclesiastiche.

Nel complesso, il racconto di Marco si caratterizza dunque per una narrazione rapida, sintetica e fortemente orientata all'annuncio della risurrezione e alla missione futura dei discepoli.

VII. La versione di Luca

Presentiamo il testo completo di Luca allo scopo di inquadrare con precisione ogni dettaglio riferito.

VIII. Svolgimento dei fatti secondo Luca

I racconti della risurrezione presentano livelli di dettaglio variabili a seconda degli evangelisti. Alcuni autori riassumono più eventi in poche righe, mentre altri sviluppano maggiormente alcune scene particolari. Per comprendere meglio la cronologia generale, è necessario esaminare separatamente lo svolgimento dei fatti riferiti da ciascun Vangelo prima di proporne una sintesi armonizzata.

Proseguiamo il nostro studio con il racconto di Luca, che consideriamo l'opera di un autore particolarmente attento alla successione degli eventi e alla raccolta delle testimonianze (Luca 1.1-4). Questo studio deve essere messo in parallelo con l'appendice ANN090 intitolata: «Le diverse apparizioni».

Osservazione generale sul racconto di Giovanni

Punto n. 17: Lungo colloquio del Messia Gesù con Pietro in presenza dei discepoli

Punto n. 16: Giovanni precisa che si tratta della terza apparizione del Messia Gesù ai discepoli

Punto n. 15: Apparizione del Messia Gesù ai discepoli sulle rive del lago di Tiberiade

Punto n. 14: Nuova apparizione del Messia Gesù otto giorni dopo in presenza di Tommaso

Punto n. 13: Tommaso, detto Didimo, è assente durante questa apparizione

Punto n. 12: Apparizione del Messia Gesù ai discepoli riuniti la domenica sera

Punto n. 11: Maria di Magdala va ad annunciare ai discepoli di aver visto il Signore

Punto n. 10: Prima apparizione del Messia Gesù a Maria di Magdala

Punto n. 9: Maria di Magdala vede due angeli e parla con loro

Punto n. 8: Maria di Magdala rimane sola presso la tomba

Punto n. 7: Pietro e il discepolo che Gesù amava tornano a casa

Punto n. 6: Simon Pietro e il discepolo che Gesù amava corrono alla tomba

Punto n. 5: Maria di Magdala corre ad avvertire Simon Pietro e il discepolo che Gesù amava

Punto n. 4: Maria di Magdala si reca alla tomba la domenica mattina

Punto n. 3: Giuseppe d'Arimatea e Nicodemo depongono il corpo in una tomba nuova

Punto n. 2: Nicodemo porta degli aromi per la sepoltura

Punto n. 1: Giuseppe d'Arimatea chiede a Pilato il corpo del Messia Gesù

Osservazione generale sul racconto di Luca

Punto n. 13: L'ascensione del Messia Gesù

Punto n. 12: Apparizione del Messia Gesù ai discepoli riuniti a Gerusalemme

Punto n. 11: Apparizione del Messia Gesù ai discepoli sulla via di Emmaus

Punto n. 10: Pietro corre alla tomba

Punto n. 9: Le donne tornano ad avvertire i discepoli

Punto n. 8: I due uomini annunciano la risurrezione del Messia Gesù

Punto n. 7: Le donne vedono due uomini in vesti sfolgoranti

Punto n. 6: Le donne scoprono la tomba aperta e vuota

Punto n. 5: La domenica mattina le donne si recano alla tomba

Punto n. 4: Le donne preparano aromi e profumi

Punto n. 3: Le donne osservano la sepoltura del Messia Gesù

Punto n. 2: Giuseppe d'Arimatea depone il corpo nella tomba

Punto n. 1: Giuseppe d'Arimatea chiede a Pilato il corpo del Messia Gesù

Osservazione testuale

Punto n. 16: Il ministero degli apostoli dopo l'ascensione

Punto n. 15: L'ascensione del Messia Gesù

Punto n. 14: Il Messia Gesù dà le sue ultime istruzioni ai discepoli

Punto n. 13: Apparizione del Messia Gesù ai discepoli riuniti durante un pasto

Punto n. 12: Apparizione del Messia Gesù a due discepoli in cammino

Punto n. 11: Maria di Magdala corre ad avvertire i discepoli

Punto n. 10: Prima apparizione del Messia Gesù a Maria di Magdala

Punto n. 9: Le donne lasciano la tomba con timore e stupore

Punto n. 8: Il giovane annuncia la risurrezione del Messia Gesù

Punto n. 7: Le donne vedono nella tomba un giovane vestito di bianco

Punto n. 6: La domenica mattina le donne si recano alla tomba

Punto n. 5: Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo e Salome comprano aromi

Punto n. 4: Maria di Magdala e Maria, madre di Ioses, osservano la sepoltura da lontano

Punto n. 3: Giuseppe d'Arimatea depone il corpo nella tomba e fa rotolare la pietra

Punto n. 2: Pilato fa verificare la morte del Messia Gesù

Punto n. 1: Giuseppe d'Arimatea chiede a Pilato il corpo del Messia Gesù

Osservazione generale sul racconto di Matteo

Punto n. 16: Il Messia Gesù dà le sue ultime consegne ai discepoli

Punto n. 15: I discepoli incontrano il Messia Gesù in Galilea

Punto n. 14: I discepoli si recano in Galilea

Punto n. 13: I soldati lasciano la tomba e informano i capi dei sacerdoti

Punto n. 12: Il Messia Gesù parla alle donne

Punto n. 11: Il Messia Gesù viene incontro alle donne

Punto n. 10: Le donne corrono ad avvertire i discepoli

Punto n. 9: L'angelo si rivolge alle donne che si erano avvicinate alla tomba

Punto n. 8: Le guardie sono paralizzate dalla paura

Punto n. 7: Un terremoto accompagna l'intervento dell'angelo

Punto n. 6: All'alba della domenica, Maria di Magdala e l'altra Maria tornano alla tomba

Punto n. 5: La guardia sorveglia la tomba

Punto n. 4: I capi dei sacerdoti chiedono a Pilato una guardia per sorvegliare la tomba

Punto n. 3: Maria di Magdala e l'altra Maria osservano la sepoltura da lontano

Punto n. 2: Giuseppe d'Arimatea depone il corpo nella tomba e fa rotolare la pietra

Punto n. 1: Giuseppe d'Arimatea chiede a Pilato il corpo del Messia Gesù

(Luca 23.50-52)

(Luca 23.53-54)

(Luca 23.55)

(Luca 23.56)

(Luca 24.1)

(Luca 24.2-3)

(Luca 24.4)

(Luca 24.5-8)

(Luca 24.9-11)

(Luca 24.12)

(Luca 24.13-35)

(Luca 24.36-49)

(Luca 24.50-53)

Il racconto di Luca si distingue per una particolare attenzione agli spostamenti dei personaggi, ai dialoghi e alla successione degli eventi. A differenza di Marco, la cui narrazione è molto condensata, Luca sviluppa maggiormente alcune scene e fornisce diverse precisazioni complementari sulle reazioni dei testimoni.

Luca insiste in particolare su:

  • il ruolo delle donne come prime testimoni della tomba vuota;
  • l'incredulità iniziale dei discepoli;
  • le spiegazioni date dal Messia Gesù sul compimento delle Scritture;
  • nonché le apparizioni a Gerusalemme e sulla via di Emmaus.

Il racconto di Luca pone inoltre fortemente l'accento sulla dimensione pedagogica delle apparizioni del Messia Gesù risorto. Egli istruisce i suoi discepoli, apre loro la mente perché comprendano le Scritture (Luca 24.44-45) e li prepara alla loro futura missione.

Infine, Luca presenta una transizione relativamente rapida tra le apparizioni del Messia Gesù e la sua ascensione. Questa presentazione sintetica sarà sviluppata più in dettaglio nel libro degli Atti degli Apostoli, dove Luca precisa che il Messia Gesù apparve vivo per quaranta giorni dopo la sua risurrezione (Atti 1.1-3).

IX. Analisi del racconto di Luca

I punti da 1 a 9 confermano nel complesso le informazioni già riferite da Matteo e Marco riguardo alla sepoltura del Messia Gesù, all'intervento di Giuseppe d'Arimatea e alla scoperta della tomba vuota da parte delle donne (Matteo 27.57-61; Marco 15.42-47; Luca 23.50-56).

Come Marco, Luca non menziona né la messa in opera della guardia romana, né la sigillatura della tomba, né il terremoto accompagnato dalla discesa dell'angelo descritti da Matteo (Matteo 27.62-66; Matteo 28.2-4). Questa assenza non costituisce una contraddizione, ma riflette una scelta redazionale. Ogni evangelista seleziona gli elementi che ritiene più pertinenti per il proprio intento, senza pretendere di riferire la totalità degli eventi (Luca 1.1-4; Giovanni 20.30-31). Il racconto di Luca presenta così numerose somiglianze con quello di Marco riguardo allo svolgimento immediato degli eventi nella mattina della risurrezione.

Tuttavia, Luca apporta diverse informazioni complementari particolarmente importanti. Precisa in particolare che Pietro si reca personalmente alla tomba dopo aver ascoltato la testimonianza delle donne. Osservando i teli deposti nel sepolcro, se ne va profondamente stupito di ciò che ha appena scoperto (Luca 24.12). Questa menzione prepara progressivamente il lettore alla realtà della risurrezione, senza indicare ancora che Pietro abbia incontrato il Signore risorto.

Uno dei contributi maggiori di Luca risiede nel racconto dettagliato dei discepoli di Emmaus (Luca 24.13-35). Marco aveva già accennato brevemente a questa apparizione menzionando che Gesù si era manifestato a due discepoli che andavano in campagna (Marco 16.12-13). Tuttavia, Luca sviluppa considerevolmente questo episodio riferendo il dialogo tra Gesù e i due viandanti, la loro iniziale incomprensione e l'esposizione delle Scritture che dimostra che le sofferenze del Messia facevano parte del piano divino (Luca 24.25-27). Questa scena costituisce uno degli insegnamenti più completi del Nuovo Testamento riguardo al compimento delle profezie messianiche.

Dopo aver riconosciuto Gesù nello spezzare il pane, i due discepoli tornano immediatamente a Gerusalemme per informare gli apostoli e gli altri discepoli riuniti (Luca 24.33-35). È in questo contesto che Luca riferisce un'apparizione del Signore al gruppo radunato (Luca 24.36-49). A differenza di certe concezioni puramente spirituali della risurrezione, Luca insiste fortemente sulla sua dimensione corporea. Gesù invita i discepoli a esaminare le sue mani e i suoi piedi, poi mangia davanti a loro per dimostrare che non è né uno spirito né una semplice visione (Luca 24.39-43).

Luca pone inoltre l'accento sull'insegnamento che il Signore risorto trasmette ai suoi discepoli. Gesù ricorda loro che la sua morte e la sua risurrezione compiono ciò che era stato annunciato nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi (Luca 24.44-47). Questa insistenza sul compimento delle Scritture costituisce uno dei temi principali del Vangelo di Luca e degli Atti degli Apostoli.

Constatiamo così una forte coerenza tra i racconti sinottici. Matteo pone maggiormente l'accento sull'intervento soprannaturale che accompagna la risurrezione, Marco presenta un racconto conciso incentrato sui fatti essenziali, mentre Luca arricchisce l'insieme con diverse testimonianze dettagliate e con un importante sviluppo delle apparizioni del Signore risorto. Queste differenze rientrano più nella complementarità che nella contraddizione.

La principale difficoltà cronologica rimane legata al passo di (Marco 16.9-20). Questa sezione adotta uno stile particolarmente sintetico e sembra riassumere più apparizioni del Signore senza cercare di precisarne rigorosamente l'ordine cronologico. Conviene dunque esaminare attentamente la testimonianza di Giovanni prima di proporre un'armonizzazione definitiva dell'insieme degli eventi avvenuti tra la scoperta della tomba vuota e le prime apparizioni del Risorto.

X. La versione di Giovanni

Presentiamo il testo integrale di Giovanni per inquadrare con precisione ogni dettaglio riferito.

XI. Svolgimento dei fatti secondo Giovanni

(Giovanni 19.38)

(Giovanni 19.39)

(Giovanni 19.40-42)

(Giovanni 20.1)

(Giovanni 20.2)

(Giovanni 20.3-9)

(Giovanni 20.10)

(Giovanni 20.11)

(Giovanni 20.12-13)

(Giovanni 20.14-17)

(Giovanni 20.18)

(Giovanni 20.19-23)

(Giovanni 20.24-25)

(Giovanni 20.26-29)

(Giovanni 21.1-13)

(Giovanni 21.14)

(Giovanni 21.15-25)

Il racconto di Giovanni si distingue fortemente da quelli dei Vangeli sinottici per la quantità di dettagli personali e narrativi che apporta riguardo alle apparizioni del Messia Gesù risorto.

Giovanni insiste in particolare su:

  • gli spostamenti di Maria di Magdala;
  • la reazione di Pietro e del discepolo che Gesù amava;
  • i dialoghi tra il Messia Gesù e i suoi discepoli;
  • nonché la realtà fisica della risurrezione.

A differenza dei Sinottici, Giovanni sviluppa a lungo alcune scene individuali, in particolare:

  • l'incontro tra Maria di Magdala e il Messia Gesù;
  • l'episodio di Tommaso;
  • la pesca miracolosa sul ;
  • e il colloquio finale con Pietro.

Il racconto di Giovanni permette inoltre di comprendere meglio diversi spostamenti e transizioni cronologiche solo brevemente accennati negli altri Vangeli. Le sue precisazioni svolgono quindi un ruolo essenziale nell'armonizzazione generale dei racconti della risurrezione.

XII. Analisi del racconto di Giovanni

Giovanni offre una descrizione più dettagliata di questo periodo rispetto ai suoi colleghi, integrando la seconda pesca miracolosa e il colloquio con Pietro. Questi elementi supplementari mantengono la coerenza con i racconti precedenti, poiché Giovanni si sforza di aggiungere fatti che Matteo, Marco e Luca non avevano menzionato.

Nicodemo è menzionato accanto a Giuseppe d'Arimatea. Giovanni fa riferimento a Nicodemo tre volte nel suo Vangelo (Giovanni 3.1-21, Giovanni 7.45-52 e Giovanni 19.38-42), a indicare una certa importanza di questa persona.

Maria di Magdala è menzionata nel racconto di Giovanni come la prima persona a incontrare il Messia risorto. I nomi delle persone sono dettagliati più che nei racconti dei Vangeli sinottici, probabilmente a causa della redazione più tarda del Vangelo di Giovanni. A quell'epoca la maggior parte delle persone era morta, il che dispensava Giovanni dal prendere precauzioni per proteggerle dalle persecuzioni.

È indispensabile raccogliere l'insieme di queste informazioni per stabilire una cronologia precisa delle visite compiute dalle donne alla tomba. Anche se ciascun autore non ha fornito tutti i dettagli, i loro racconti sono considerati autentici. Tuttavia, mettendo in evidenza alcuni elementi e omettendone altri, essi generano difficoltà di interpretazione.

XIII. Sintesi dei quattro Vangeli

Giungiamo ora alla sintesi dei quattro racconti evangelici relativi alla morte, alla sepoltura e alla risurrezione del Messia Gesù. Questo studio richiede diverse scelte interpretative che segnaleremo quando restano ipotetiche.

La cronologia proposta si basa sul seguente principio: i racconti evangelici sono complementari e storicamente coerenti. Le differenze osservate derivano principalmente dalla selezione dei dettagli operata da ciascun autore e dall'assenza di una cronologia esaustiva e scandita al minuto degli eventi. Il nostro lavoro consiste dunque nel ricollocare le informazioni in un ordine naturale e coerente per ricostruire lo svolgimento più plausibile dei fatti.

La giornata di venerdì 1° aprile del 33

(Giorno della Pasqua)

È venerdì 1° aprile del 33. Il Messia Gesù è appena morto sulla croce. Giuseppe d'Arimatea intraprende allora le pratiche presso Ponzio Pilato per ottenere l'autorizzazione di togliere il corpo e di procedere alla sepoltura prima dell'inizio del .

Punto n. 1 (✓✓✓✓) Giuseppe d'Arimatea chiede a Pilato il corpo del Messia Gesù

(Matteo 27.57-58 ; Marco 15.42-43 ; Luca 23.50-52 ; Giovanni 19.38)

Osservazione

I quattro Vangeli riferiscono questo evento in modo complementare e coerente.

Matteo insiste sulla ricchezza di Giuseppe d'Arimatea. Marco e Luca ricordano la sua appartenenza al consiglio ebraico, mentre Luca precisa che non aveva approvato la condanna del Messia Gesù. Marco sottolinea inoltre il suo coraggio quando si presenta davanti a Pilato. Giovanni aggiunge che era discepolo di Gesù in segreto per timore delle .

Queste diverse precisazioni non si contraddicono; al contrario, arricchiscono il ritratto di Giuseppe d'Arimatea e spiegano il suo intervento presso il prefetto romano.

Punto n. 2 (✓✓✓✓) Pilato fa verificare la morte del Messia Gesù

(Marco 15.44-45)

Osservazione

Marco è l'unico a menzionare esplicitamente questa verifica ufficiale. Questo dettaglio si inserisce naturalmente nella cronologia.

La morte di Gesù sembra essere stata relativamente rapida. Secondo i Vangeli, Gesù fu crocifisso verso la terza ora, cioè circa alle 9 del mattino (Marco 15.25). Le tenebre coprirono poi il paese tra la sesta e la nona ora, cioè tra mezzogiorno e le 15 (Matteo 27.45; Marco 15.33; Luca 23.44). Gesù spirò verso la nona ora, cioè approssimativamente alle 15 (Matteo 27.46-50; Marco 15.34-37; Luca 23.46).

Questa durata relativamente breve spiega lo stupore di Pilato, poiché alcuni crocifissi potevano sopravvivere diversi giorni. La testimonianza del conferma dunque ufficialmente la realtà della morte del Messia Gesù.

Non dimentichiamo che Pilato aveva accolto la richiesta del di porre fine alla vita dei crocifissi affinché i corpi fossero rimossi prima dell'inizio del .

Questo dettaglio riveste una grande importanza di fronte alle teorie successive che pretendono che Gesù sarebbe sopravvissuto alla crocifissione.

Lo stato di estrema debolezza del Messia Gesù permette di spiegare questa morte rapida: profonda angoscia prima dell'arresto (Luca 22.44), mancanza di sonno, violenze fisiche e poi la flagellazione romana destinata ad accelerare l'esito dell'esecuzione.

Punto n. 3 (□□□✓) Intervento di Nicodemo

(Giovanni 19.39)

Osservazione

Giovanni è l'unico a menzionare esplicitamente Nicodemo.

Questo personaggio accompagna Giuseppe d'Arimatea durante la sepoltura e porta una grande quantità di aromi. Questa precisazione completa naturalmente gli altri racconti.

L'assenza di Nicodemo nei Sinottici non costituisce una contraddizione. Gli autori hanno semplicemente selezionato dettagli diversi. Giovanni, che scrive più tardi, sembra particolarmente preoccupato di mettere in risalto alcuni personaggi favorevoli al Messia Gesù all'interno delle . Gli autori dei sinottici non volevano creare difficoltà a colui che ormai consideravano un fratello.

Punto n. 4 (✓✓✓✓) Il corpo è deposto nella tomba e la pietra è fatta rotolare

(Matteo 27.59-60 ; Marco 15.46 ; Luca 23.53-54 ; Giovanni 19.40-42)

Osservazione

Giuseppe d'Arimatea e Nicodemo tolgono il corpo di Gesù dalla croce, lo avvolgono in un lenzuolo con degli aromi e lo depongono in una tomba nuova. Sono stati sicuramente aiutati dai soldati presenti sul posto.

I racconti convergono senza difficoltà. Una pesante pietra viene poi fatta rotolare davanti all'ingresso del sepolcro.

L'insieme delle operazioni doveva essere portato a termine rapidamente prima dell'inizio del .

Punto n. 5 (✓✓✓□) Le donne osservano la sepoltura

(Matteo 27.61 ; Marco 15.47 ; Luca 23.55)

Osservazione

Maria di Magdala e molte altre donne osservano da lontano la sepoltura del corpo.

Luca precisa che videro come il corpo fu collocato nella tomba (Luca 23.55). Questa precisazione spiega perché poi sanno esattamente dove tornare dopo il .

La loro presenza mostra anche che furono testimoni diretti della chiusura del sepolcro.

Giornata di sabato 2 aprile del 33

(Sabato)

Il sabato corrisponde al settimanale. Ogni attività importante cessa a Gerusalemme.

Punto n. 6 (✓□□□) Le autorità chiedono una guardia per sorvegliare la tomba

(Matteo 27.62-65)

Osservazione

Matteo è l'unico a riferire questo episodio.

Caifa e le autorità religiose temono che i discepoli rubino il corpo per far credere a una risurrezione. Chiedono quindi a Pilato una sorveglianza ufficiale della tomba.

Questa informazione si inserisce logicamente nel contesto delle tensioni che circondano il Messia Gesù. Nessuno ha interesse che questa storia si sviluppi così; Pilato accetta facilmente di collocare una guardia. È indispensabile per tutti che questo episodio si concluda ora.

Punto n. 7 (✓□□□) La guardia sorveglia la tomba

(Matteo 27.66)

Osservazione

La tomba è messa in sicurezza e posta sotto sorveglianza.

Matteo sembra rispondere qui alle accuse che circolavano dopo la risurrezione, secondo le quali i discepoli avrebbero rubato il corpo.

Giornata di domenica 3 aprile del 33

(Primo giorno della settimana)

Il primo giorno della settimana inizia dopo il tramonto del .

Punto n. 8 (□✓✓□) Le donne preparano o comprano aromi

(Marco 16.1 ; Luca 23.56)

Osservazione

Dopo il , diverse donne preparano degli aromi per completare le cure funebri iniziate in fretta prima del riposo sabbatico.

Giovanni precisa tuttavia che Nicodemo aveva già portato una quantità importante di profumi (Giovanni 19.39-40). Le donne dunque probabilmente non vengono per effettuare una prima imbalsamazione completa, ma piuttosto per completare od onorare la sepoltura.

Punto n. 9 (✓✓✓✓) Le donne si recano alla tomba all'alba

(Matteo 28.1 ; Marco 16.2-4 ; Luca 24.1-2 ; Giovanni 20.1)

Osservazione

Le donne lasciano Gerusalemme molto presto.

Giovanni precisa che era ancora buio (Giovanni 20.1), mentre Marco parla del sorgere del sole (Marco 16.2). Queste indicazioni sono perfettamente compatibili: la partenza avviene probabilmente nell'oscurità e l'arrivo alla tomba al sorgere del giorno.

Durante il tragitto, le donne si preoccupano della pietra che chiude la tomba (Marco 16.3).

Al loro arrivo, scoprono che la pietra è già stata rotolata via.

Punto n. 10 (✓□□□) Terremoto e intervento dell'angelo

(Matteo 28.2-4)

Osservazione

Matteo riferisce che un angelo scende dal cielo in un contesto di terremoto e fa rotolare la pietra della tomba.

Tuttavia, nulla nel testo obbliga a concludere che le donne abbiano assistito direttamente a questa scena. Marco, Luca e Giovanni descrivono invece le donne che scoprono semplicemente la tomba già aperta.

È dunque probabile che Matteo fornisca qui la spiegazione della pietra rotolata via in modo retrospettivo.

Questa comprensione permette di armonizzare naturalmente i quattro racconti.

Punto n. 11 (✓□□✓) Maria di Magdala lascia rapidamente la tomba

(Giovanni 20.1-2)

Osservazione

Giovanni sembra descrivere qui una reazione immediata di Maria di Magdala. Vedendo la pietra rotolata via, conclude spontaneamente che il corpo del Messia Gesù è stato spostato:

«Hanno portato via il Signore dalla tomba» (Giovanni 20.2).

In quel preciso momento, nulla indica che sia entrata nella tomba né che abbia visto gli angeli. Il suo comportamento suggerisce piuttosto una rapida partenza verso Gerusalemme per avvertire Pietro e Giovanni e gli altri apostoli.

Questa precisazione è essenziale per armonizzare il racconto di Giovanni con quelli dei Sinottici. Mentre Maria riparte per avvertire i discepoli, le altre donne rimangono presso la tomba.

Punto n. 12 (✓✓✓□) Le altre donne si avvicinano alla tomba ed entrano nel sepolcro

(Matteo 28.5 ; Marco 16.5 ; Luca 24.3-4)

Osservazione

Dopo la partenza di Maria di Magdala, le altre donne si avvicinano maggiormente alla tomba ed entrano nel sepolcro.

Marco menziona la presenza di un giovane vestito di bianco (Marco 16.5), mentre Luca parla di due uomini in vesti sfolgoranti (Luca 24.4). Matteo pone l'accento soprattutto sull'angelo che rassicura le donne (Matteo 28.5).

Questi racconti sono complementari: gli autori mettono in risalto il personaggio o i personaggi che ritengono centrali nella scena.

Punto n. 13 (✓✓✓□) Gli angeli annunciano la risurrezione alle donne

(Matteo 28.6-7 ; Marco 16.6-7 ; Luca 24.5-8)

Osservazione

Gli angeli annunciano allora che il Messia Gesù è risorto e chiedono alle donne di avvertire i discepoli.

Le donne lasciano la tomba con un misto di timore, stupore e gioia (Matteo 28.8; Marco 16.8).

Marco insiste particolarmente sul loro stato di shock immediato quando lasciano il luogo.

Punto n. 14 (□□□✓) Pietro e Giovanni corrono alla tomba

(Giovanni 20.3-10 ; Luca 24.12)

Osservazione

Dopo aver ascoltato la testimonianza di Maria di Magdala e delle altre donne, Pietro e Giovanni si recano rapidamente alla tomba. Dovevano tuttavia agire con prudenza per non attirare l'attenzione delle autorità religiose, che restavano ostili ai discepoli di Gesù.

Sul posto scoprono i teli funerari accuratamente deposti, nonché il sudario arrotolato e messo da parte (Giovanni 20.6-7). La tomba non presenta dunque alcun segno di un furto precipitoso o di una profanazione.

Osservando questi elementi, Giovanni sembra cominciare a cogliere la realtà della risurrezione, anche se non comprende ancora pienamente l'insieme delle Scritture relative a questo evento (Giovanni 20.8-9).

Punto n. 15 (□□□✓) Maria di Magdala ritorna alla tomba dopo Pietro e Giovanni

(Giovanni 20.11)

Osservazione

Dopo la partenza dei due discepoli, Maria rimane sola presso la tomba, piangendo.

Questa precisazione è fondamentale, perché mostra che la scena ora descritta da Giovanni è distinta da quella riferita in precedenza nei Sinottici.

Maria si trova ora sola davanti al sepolcro.

Punto n. 16 (□□□✓) Maria di Magdala vede i due angeli

(Giovanni 20.12-13)

Osservazione

Giovanni precisa che Maria scorge allora due angeli seduti nella tomba.

Questa scena spiega perché Maria non aveva ancora parlato di angeli in (Giovanni 20.2): semplicemente non li aveva ancora visti.

Questa distinzione cronologica risolve l'essenziale della difficoltà sollevata dai critici.

Punto n. 17 (✓□✓✓) Prima apparizione del Messia Gesù risorto

(Matteo 28.9 ; Marco 16.9 ; Giovanni 20.14-17)

Osservazione

Il Messia Gesù appare allora a Maria di Magdala.

Giovanni sviluppa a lungo questo incontro personale, mentre Marco lo riassume brevemente.

Matteo menziona anche un'apparizione alle donne mentre lasciano la tomba (Matteo 28.9). È possibile che Gesù sia apparso:

  • dapprima a Maria di Magdala da sola;
  • poi alle altre donne.

I Vangeli condensano talvolta più eventi ravvicinati senza dettagliare tutte le transizioni cronologiche intermedie.

XIV - Osservazione generale sugli spostamenti e sulla cronologia degli eventi

Gli autori dell'antichità riassumevano frequentemente più eventi ravvicinati senza dettagliare l'insieme delle transizioni intermedie. Era comune condensare una successione di azioni in una narrazione sintetica incentrata sui fatti ritenuti più significativi. I Vangeli si inscrivono in questa pratica letteraria. Di conseguenza, alcune tappe intermedie devono essere ricostruite a partire dall'insieme delle testimonianze disponibili piuttosto che da un solo racconto considerato isolatamente (Luca 1.1-4; Giovanni 20.30-31).

Il nostro obiettivo non è dunque scoprire eventi nascosti, ma proporre una lettura armonizzata delle testimonianze di Matteo, Marco, Luca e Giovanni sugli eventi che circondano la risurrezione del Messia Gesù.

La comprensione di questi racconti richiede di seguire con attenzione gli spostamenti dei diversi testimoni. Le difficoltà apparenti derivano spesso dal fatto che più gruppi agiscono simultaneamente in un intervallo di tempo relativamente breve, mentre ogni evangelista sceglie di concentrare il proprio racconto su alcuni personaggi o su alcune scene particolari.

È anche probabile che i discepoli e le donne evitassero di spostarsi in gruppi troppo numerosi. Dopo l'arresto e la crocifissione di Gesù, le autorità religiose restavano ostili ai suoi seguaci (Giovanni 20.19). In questo contesto, la discrezione costituiva verosimilmente una misura di prudenza.

I Vangeli non hanno lo scopo di fornire un resoconto continuo, minuto per minuto, degli eventi. Ogni autore riassume alcune scene e pone l'accento sugli elementi che considera essenziali per la propria dimostrazione. Una lettura isolata di ciascun racconto può così dare l'impressione di divergenze, mentre una lettura d'insieme permette spesso di ricostruire una cronologia coerente e armoniosa.

Il punto più importante riguarda il percorso di Maria di Magdala. Secondo il racconto di Giovanni, ella constata che la pietra è stata rotolata via e lascia immediatamente il luogo per avvertire Pietro e il discepolo prediletto, prima ancora di aver visto gli angeli o di aver udito l'annuncio della risurrezione (Giovanni 20.1-2). La sua testimonianza iniziale, del resto, non riguarda la risurrezione, ma l'apparente scomparsa del corpo: «Hanno portato via il Signore dalla tomba» (Giovanni 20.2).

Nel frattempo, le altre donne rimangono nei pressi della tomba. Si avvicinano maggiormente al sepolcro, vi entrano e ricevono il messaggio degli angeli che annunciano che Gesù è risorto (Matteo 28.5-7; Marco 16.5-7; Luca 24.3-8).

Dopo aver ricevuto la testimonianza di Maria di Magdala, Pietro e Giovanni si recano a loro volta alla tomba (Giovanni 20.3-4). Constatano l'assenza del corpo e la disposizione ordinata dei teli funerari (Giovanni 20.6-8). Terminate le loro osservazioni, tornano a Gerusalemme (Giovanni 20.10).

Maria di Magdala ritorna allora alla tomba e rimane sola presso il sepolcro. È in quel momento che vede gli angeli e poi incontra il Signore risorto (Giovanni 20.11-17). Diventa così la prima persona esplicitamente identificata dai Vangeli come colei che ha visto il Cristo risorto (Marco 16.9).

Secondo questa ricostruzione, si incrociano più spostamenti successivi:

  • le donne lasciano Gerusalemme per recarsi alla tomba;
  • Maria di Magdala riparte rapidamente per avvertire i discepoli;
  • le altre donne rimangono presso il sepolcro;
  • Pietro e Giovanni si recano poi alla tomba;
  • Maria ritorna con loro o poco dopo di loro;
  • Pietro e Giovanni ripartono per Gerusalemme;
  • Maria rimane sola presso la tomba;
  • il Signore risorto le appare.

Questa successione di movimenti spiega naturalmente perché alcuni testimoni assistono a certi eventi mentre altri non li menzionano. I racconti evangelici appaiono allora non come contraddittori, ma come complementari. Ogni autore descrive una parte particolare di un evento complesso, che coinvolge più gruppi di persone, numerosi spostamenti e una rapida successione di fatti ricchi di emozione e di portata spirituale.

XV - Decisione importante in questa cronologia

I racconti della risurrezione riferiti da Matteo, Marco, Luca e Giovanni presentano una notevole coerenza d'insieme, anche se ogni evangelista pone l'accento su aspetti particolari degli eventi. I Vangeli non pretendono di fornire un resoconto esaustivo di tutti i fatti osservati, ma selezionano gli elementi ritenuti più pertinenti per la loro dimostrazione teologica (Giovanni 20.30-31; Luca 1.1-4). Conviene dunque esaminare questi racconti come testimonianze complementari piuttosto che come descrizioni concorrenti.

La prima difficoltà riguarda la visita di Simon Pietro e del discepolo prediletto alla tomba. Luca riferisce che Pietro si reca al sepolcro dopo aver ascoltato la testimonianza delle donne, ma non menziona la presenza di Giovanni (Luca 24.12). Giovanni, da parte sua, precisa che accompagnava Pietro in questo spostamento (Giovanni 20.3-8). Questa differenza non costituisce una contraddizione. Gli autori biblici omettono frequentemente alcuni personaggi quando non sono essenziali per lo scopo perseguito. Così, Marco menziona un solo indemoniato nella Decapoli mentre Matteo ne menziona due (Marco 5.1-20; Matteo 8.28). Allo stesso modo, Luca sceglie qui di concentrare la propria attenzione su Pietro, figura principale del gruppo apostolico, mentre Giovanni apporta un'informazione complementare segnalando la propria presenza.

La seconda difficoltà riguarda l'incontro tra Maria di Magdala e Gesù risorto. Il racconto di Giovanni sembra presentare Maria sola presso la tomba (Giovanni 20.11-18). Tuttavia, i Vangeli sinottici indicano chiaramente che più donne erano presenti durante questa visita mattutina (Matteo 28.1; Marco 16.1; Luca 24.10). Tra queste figurano in particolare Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo e di Ioses, Salome e altre donne venute dalla Galilea.

Questa differenza può spiegarsi con la scelta letteraria di Giovanni di concentrare la propria attenzione su Maria di Magdala. Ella occupa infatti un posto particolare tra i discepoli di Gesù. I Vangeli ricordano che era stata liberata da sette demòni (Luca 8.2; Marco 16.9) e che faceva parte delle donne che sostenevano materialmente il ministero di Gesù (Luca 8.1-3). La sua testimonianza riveste dunque un'importanza particolare nella tradizione cristiana primitiva. È quindi possibile che Giovanni abbia volutamente messo in evidenza la sua esperienza personale senza cercare di menzionare sistematicamente le altre donne presenti.

La terza difficoltà riguarda il numero di andate e ritorni compiuti da Maria di Magdala tra la tomba e i discepoli. Il racconto giovanneo sembra distinguere due annunci successivi. In un primo momento, Maria informa Pietro e Giovanni che la tomba è vuota e che il corpo di Gesù è scomparso: «Hanno portato via il Signore dalla tomba e non sappiamo dove l'abbiano messo» (Giovanni 20.2). In quel momento non possiede ancora alcuna certezza riguardo alla risurrezione.

In un secondo momento, dopo aver visto gli angeli e poi incontrato Gesù risorto, ritorna dai discepoli con un messaggio totalmente diverso: «Ho visto il Signore» (Giovanni 20.18). La natura stessa di queste due dichiarazioni rende difficile fonderle in un unico annuncio. La prima esprime l'incomprensione davanti a una tomba vuota; la seconda costituisce una testimonianza diretta della risurrezione.

Se Matteo riferisce un solo annuncio delle donne ai discepoli (Matteo 28.8-10), ciò può spiegarsi con il suo scopo narrativo. La prima informazione trasmessa da Maria di Magdala non apporta alcun elemento sulla risurrezione stessa. Matteo sceglie quindi probabilmente di conservare solo l'annuncio essenziale per la sua dimostrazione, quello che riguarda la vittoria del Cristo sulla morte.

In questa ipotesi, gli angeli si sarebbero manifestati alle donne ma non agli apostoli. Pietro e Giovanni constatano soltanto lo stato della tomba e i teli deposti al suo interno (Giovanni 20.5-7), mentre gli angeli appaiono alle donne per annunciare loro che Gesù è risorto (Matteo 28.5-7; Luca 24.4-8). Questa distinzione spiega perché nessuno dei due apostoli riferisce di aver visto i messaggeri celesti durante la visita.

Manteniamo dunque l'ipotesi secondo cui Maria di Magdala fu la prima persona a vedere il Signore risorto (Marco 16.9), senza per questo essere necessariamente isolata dal resto del gruppo delle donne. Il suo ruolo è particolarmente messo in evidenza dagli evangelisti a motivo del valore della sua testimonianza e della sua vicinanza a Gesù.

Più in generale, i Vangeli mostrano che ogni autore seleziona i dettagli che ritiene utili al proprio scopo. L'assenza di un'informazione in un racconto non significa necessariamente la sua inesistenza, ma riflette spesso una scelta redazionale. È per questo che una lettura armonizzata delle quattro testimonianze permette di comprendere meglio la successione degli eventi e di mettere in evidenza la loro profonda complementarità (Luca 1.1-4; Giovanni 21.25).

Conclusione

I Vangeli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni non cercano di stabilire una cronologia esaustiva e dettagliata degli eventi avvenuti il giorno della risurrezione. Ogni autore seleziona i fatti che ritiene più significativi per il proprio scopo e mette in luce alcuni testimoni o alcune apparizioni particolari. Questo metodo di redazione, comune nella storiografia antica, richiede un'analisi comparativa dei diversi racconti per ricostruire la probabile successione degli eventi.

Lo studio condotto qui mostra che è possibile stabilire un'armonizzazione coerente tra le quattro testimonianze evangeliche senza mettere in discussione l'esattezza delle informazioni che riferiscono. Le differenze osservate riguardano principalmente il livello di dettaglio, la scelta dei personaggi messi in evidenza e l'organizzazione del racconto, piuttosto che i fatti stessi. Lungi dall'opporsi, i racconti appaiono come complementari e contribuiscono insieme a una comprensione più completa di questa giornata eccezionale.

Le conclusioni proposte restano tuttavia ipotesi di lavoro. Come ogni ricostruzione cronologica fondata su fonti antiche, restano aperte alla discussione e potranno essere riesaminate alla luce di nuovi argomenti o di osservazioni complementari. Il nostro obiettivo non è imporre una soluzione definitiva, ma proporre la spiegazione che ci sembra attualmente più conforme all'insieme dei dati biblici.

In questo studio abbiamo esaminato gli eventi avvenuti il giorno della risurrezione, che identifichiamo con la domenica 3 aprile del 33. L'analisi delle apparizioni del Cristo risorto non si ferma tuttavia a questa sola giornata. Le manifestazioni del Signore durante i quaranta giorni che precedono la sua ascensione costituiscono un insieme più vasto che merita uno studio specifico (Atti 1.3). È per questo che abbiamo dedicato l'appendice ANN090 all'esame dettagliato di queste diverse apparizioni e alla loro integrazione in una cronologia d'insieme.

Infine, la coerenza che emerge da questa armonizzazione non ha nulla di sorprendente. Giovanni e Matteo facevano parte dei testimoni diretti degli eventi, mentre Marco ha molto probabilmente raccolto una parte importante delle sue informazioni dall'apostolo Pietro (1 Pietro 5.13). Quanto a Luca, afferma di aver condotto un'indagine approfondita presso i testimoni oculari per trasmettere un racconto ordinato e affidabile (Luca 1.1-4). Così, nonostante le loro prospettive diverse, i quattro Vangeli convergono nell'attestare la realtà della tomba vuota e delle apparizioni del Cristo risorto, fondamento stesso della fede cristiana (1 Corinzi 15.3-8).