Lo studio approfondisce il modo in cui il vangelo di Giovanni utilizza le feste ebraiche per stabilire una cronologia precisa del ministero di Gesù, in contrasto con i Vangeli sinottici, meno precisi. Ciò implica che il ministero di Gesù si estende per diversi anni, sulla base di feste come la Pasqua e la Hanukkà.
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feste ebraichecronologia
93 versetti
11 libri
I Vangeli sinottici non forniscono dettagli cronologici precisi. Raccontano eventi storici senza preoccuparsi di ordinarli secondo una sequenza logica attesa. Leggendo i Vangeli sinottici, il lettore potrebbe pensare che tutti gli eventi si siano svolti nello spazio di un solo anno. Questa interpretazione è del resto sostenuta da alcuni studiosi, che raggruppano l’insieme delle manifestazioni descritte nei Vangeli sinottici in un anno di grazia, come menzionato in Luca 4.18-19 e Isaia 61.2.
Tuttavia, l’apostolo Giovanni, certamente consapevole di questa problematica, si preoccupa di documentare diversi punti cronologici basandosi sulle feste ebraiche e sugli spostamenti di Gesù a Gerusalemme per questi pellegrinaggi.
In questo studio riprenderemo dunque tutti i passi in cui Giovanni segnala una festa ebraica e analizzeremo così il periodo complessivo della durata del ministero del Messia Gesù.
I. La profezia di Daniele 9.27
Prima di iniziare, conviene ricordare che nel suo libro Daniele menziona una settimana di anni divisa in due periodi uguali. Il secondo periodo è dedicato al ministero del Messia Gesù.
Abbiamo già studiato questo passo e il suo contesto in diversi studi che richiamiamo ora:
Non riprenderemo qui le varie dimostrazioni, ma ricorderemo soltanto la nostra conclusione. I sette anni che precedono la morte di Gesù, il 1° aprile del 33 d.C., si dividono in due parti uguali. La prima parte va dall’inizio del ministero di Giovanni Battista nell’aprile del 26 d.C. al battesimo di Gesù nell’ottobre del 29 d.C., e la seconda parte si estende da questo battesimo alla crocifissione, il 1° aprile del 33 d.C. (Apocalisse 12.6 e Apocalisse 12.14).
II. Le diverse menzioni di feste osservate da Giovanni
Il Vangelo di Giovanni menziona diverse feste ebraiche che scandiscono il ministero di Gesù. Ecco l’elenco completo di queste feste:
_ La Pasqua (Pesach) (Giovanni 2.13, Giovanni 6.4, Giovanni 11.55) – Giovanni evoca tre feste di Pasqua, il che è un elemento chiave per stimare la durata del ministero del Messia Gesù.
_ La festa delle Capanne () (Giovanni 7.2, Giovanni 7.37) – Il Messia Gesù insegna nel Tempio durante questa festa e pronuncia parole sull’acqua viva.
_ La festa della Dedicazione () (Giovanni 10.22) – Il Messia Gesù si trova a Gerusalemme durante questa festa che commemora la purificazione del Tempio.
_ Un’altra festa ebraica (Giovanni 5.1) – Giovanni menziona una festa senza nominarla con precisione, il che ha suscitato dibattiti tra gli studiosi. Le nostre conclusioni ci portano a pensare che questa festa sia la quarta Pasqua, quella che mancava.
Queste feste non sono soltanto punti di riferimento cronologici, hanno anche un significato teologico nel Vangelo di Giovanni. Ogni festa è l’occasione per il Messia Gesù di rivelare un aspetto della sua identità e della sua missione.
Mostreremo che esiste un legame tra il significato della festa e il discorso pronunciato dal Messia Gesù in quell’occasione.
III. Le tre feste di Pasqua
Giovanni evoca tre feste di Pasqua (Pesach), il che costituisce un elemento chiave per stimare la durata del ministero di Gesù.
1ª festa di Pasqua: venerdì 7 aprile del 30 d.C. (Giovanni 2.13)
2ª festa di Pasqua: lunedì 12 aprile del 32 d.C. (Giovanni 6.4)
3ª festa di Pasqua: venerdì 1° aprile del 33 d.C. (Giovanni 11.55)
_ La prima festa di Pasqua citata da Giovanni
Grazie ai convertitori di date che troviamo su Internet (usiamo https://www.calj.net/convert e http://pgj.astro.free.fr/Calendrier_conversion.htm ), è facile, con qualche precauzione, ritrovare le date delle grandi feste ebraiche. Nel caso che ci interessa, ci troviamo in una trasposizione (vedi la nota che segue) del calendario gregoriano: venerdì 7 aprile del 30.
Nota: Il calendario gregoriano fu adottato in Francia nel 1582, sotto il regno di Enrico III. La riforma, avviata da papa Gregorio XIII, mirava a correggere lo scarto del calendario giuliano rispetto alle stagioni. In Francia, il passaggio al nuovo calendario comportò la soppressione di 10 giorni: così, il giorno dopo il 9 dicembre 1582 divenne il 20 dicembre 1582
Questa data, come il 1° aprile del 33, cade di venerdì ed è considerata da alcuni studiosi quella della morte del Messia Gesù. Le appendici sopra citate illustrano nel dettaglio le ragioni per cui questa ipotesi è stata scartata a favore del 1° aprile del 33, in conformità con le profezie di Daniele 9.24-27.
Abbiamo qui una prima festa di Pasqua con lo spostamento del Messia Gesù a Gerusalemme.
_ La seconda festa di Pasqua citata da Giovanni
Grazie ai convertitori di date che troviamo su Internet (usiamo https://www.calj.net/convert e http://pgj.astro.free.fr/Calendrier_conversion.htm ), è facile, con qualche precauzione, ritrovare le date delle grandi feste ebraiche. Nel caso che ci interessa, ci troviamo in una trasposizione (vedi la nota che segue) del calendario gregoriano: venerdì 7 aprile del 30.
Nota: Il calendario gregoriano fu adottato in Francia nel 1582, sotto il regno di Enrico III. La riforma, avviata da papa Gregorio XIII, mirava a correggere lo scarto del calendario giuliano rispetto alle stagioni. In Francia, il passaggio al nuovo calendario comportò la soppressione di 10 giorni: così, il giorno dopo il 9 dicembre 1582 divenne il 20 dicembre 1582
Questa data, come il 1° aprile del 33, cade di venerdì ed è considerata da alcuni studiosi quella della morte del Messia Gesù. Le appendici sopra citate illustrano nel dettaglio le ragioni per cui questa ipotesi è stata scartata a favore del 1° aprile del 33, in conformità con le profezie di Daniele 9.24-27.
Abbiamo qui una prima festa di Pasqua con lo spostamento del Messia Gesù a Gerusalemme.
_ La seconda festa di Pasqua citata da Giovanni
Ecco la seconda festa di Pasqua menzionata da Giovanni. Negli studi sulle pericopi PER168 e seguenti è stato indicato che Gesù e i suoi discepoli non compirono questo pellegrinaggio a Gerusalemme a causa del lavoro che svolgevano in Galilea. Questa festa è datata a lunedì 12 aprile del 32.
_ La terza festa di Pasqua citata da Giovanni
La celebrazione del 1° aprile dell’anno 33 è menzionata nei quattro vangeli perché fu in quel periodo che Gesù fu crocifisso.
Evochiamo spesso questa festa di Pasqua nelle ultime pericopi, quando studiamo gli ultimi eventi che hanno segnato la vita del Messia Gesù. Non riprenderemo dunque qui queste informazioni. Ricorderemo semplicemente che questa morte si inserisce nel piano di salvezza offerto da Dio all’umanità.
Il legame tra la festa di Pasqua e l’opera di Gesù il Messia, considerato l’agnello di Dio, è evidente. Morendo sulla croce, Gesù offre, con il suo sangue versato, una via di salvezza, simile al sangue dell’agnello applicato sugli stipiti e sugli architravi delle porte delle case delle famiglie credenti.
Notiamo che Giovanni riporta tre feste di Pasqua debitamente documentate. Tuttavia, per convalidare le informazioni presenti in Daniele 9.27 e quelle fornite da Giovanni in Apocalisse 11.2-3, Apocalisse 12.6, Apocalisse 12.14 e Apocalisse 13.5, è necessaria una quarta festa di Pasqua. Per questo procederemo a un’analisi dettagliata della celebrazione menzionata in Giovanni 5.1.
IV. La festa annotata in Giovanni 5.1, Pasqua?
Ecco il testo in questione:
Questa festa a cui il Messia Gesù ha partecipato non è identificata esplicitamente come le altre tre. Vogliamo spiegare perché siamo giunti alla conclusione che si trattasse di una festa di Pasqua.
Cerchiamo prove di una quarta celebrazione della Pasqua per convalidare una durata del ministero di Gesù Cristo di 3,5 anni, in conformità con le informazioni contenute in Daniele 9.27 e nei passi di Apocalisse 11.2-3, Apocalisse 12.6, Apocalisse 12.14 e Apocalisse 13.5).
Possiamo fare una prima osservazione in base alla precisazione di Giovanni 5.3: il gran numero di malati presenti all’aperto mostra che la temperatura era mite. La Pasqua segna l’inizio della primavera con temperature dolci. Non siamo in inverno!
Notiamo che i discorsi del Messia Gesù in occasione di queste feste si inseriscono nel significato originario di queste celebrazioni. Se siamo alla festa di Pesach, il discorso dovrebbe alludervi. Analizzeremo questo discorso nel paragrafo seguente.
E poi c’è questo evento: il Messia Gesù guarisce un uomo malato da 38 anni (Giovanni 5.5), presso la . Questo particolare può richiamare la storia degli Israeliti che vagarono 40 anni nel deserto prima di entrare nella ; Deuteronomio 2.14 precisa che erano trascorsi 38 anni tra due momenti chiave del loro cammino. Durante questo periodo, attendevano la liberazione completa e il compimento della promessa divina.
Questo legame è importante per la festa di Pasqua, perché la Pasqua segna proprio l’inizio di questa liberazione: è a Pasqua che gli Israeliti furono liberati dalla schiavitù in Egitto per iniziare il loro viaggio verso la . In Giovanni 5.5, la guarigione dell’uomo paralizzato simboleggia anch’essa una nuova libertà donata dal Messia Gesù: lo rialza, gli restituisce la possibilità di camminare e lo invita a vivere pienamente. L’idea è che, come gli Israeliti attesero la liberazione, quest’uomo attese 38 anni prima di essere liberato dalla sua malattia da Gesù. Questo parallelo rafforza, a nostro avviso, l’idea che la festa menzionata in Giovanni 5.1 sia la Pasqua, perché il tema della liberazione e della trasformazione vi è centrale.
La legge imponeva a tutti gli Ebrei il pellegrinaggio di Pesach (Esodo 23.14-17, Esodo 34.18-23 e Deuteronomio 16.16), la festa più importante menzionata nell’Esodo e nel Deuteronomio. Gesù rispettava questi pellegrinaggi secondo la legge di Mosè, e i non lo hanno mai criticato a questo proposito.
La mancanza di precisione di Giovanni può mostrare che per lui questa festa aveva un’importanza tale che, anche senza nominarla esplicitamente, tutti avrebbero implicitamente fatto il collegamento con Pesach.
Pensiamo che il riferimento di Giovanni 5.1 corrisponda a una festa di Pasqua, precisamente quella di lunedì 24 marzo del 31. Benché questa conclusione sia contestata da alcuni studiosi, riteniamo che i particolari forniti siano sufficientemente probanti per giustificare questa interpretazione.
Di seguito un riassunto del messaggio:
V. Il messaggio del Messia Gesù durante questa festa
Gesù afferma di agire in armonia con Dio, suo Padre, e che il suo lavoro non si ferma, nemmeno il giorno del . Questa dichiarazione provoca l’opposizione dei Giudei, che lo accusano non solo di violare la legge del , ma anche di farsi uguale a Dio.
Spiega poi che tutto ciò che fa viene dal Padre: dà la vita e ha ricevuto il potere di giudicare. Coloro che credono in lui hanno la vita eterna e sfuggono al giudizio, mentre coloro che lo rifiutano saranno giudicati. Gesù sottolinea che la sua autorità non viene da lui stesso, ma dal Padre, e che le Scritture testimoniano di lui, in particolare per mezzo di Mosè. Rimprovera i suoi oppositori di cercare la gloria umana piuttosto che quella che viene da Dio, accusandoli di non credere veramente a Mosè, poiché non riconoscono il Messia annunciato.
Guardiamo ora il testo di Giovanni 5.17-47 e il suo radicamento nell’evento storico della Pasqua sotto Mosè.
Il passo di Giovanni 5.17-47 mette in luce l’autorità divina del Messia Gesù, il suo potere di dare la vita e il suo ruolo nel giudizio, nozioni che si inseriscono direttamente nel simbolismo della Pasqua (Pesach), festa centrale della tradizione ebraica. Stabilendo una corrispondenza tra la liberazione operata da Mosè e quella inaugurata da Gesù, questo testo mette in evidenza la continuità teologica tra l’Antica e la Nuova Alleanza.
La Pasqua sotto Mosè: Liberazione e passaggio dalla morte alla vita
Nella Bibbia, la Pasqua commemora la liberazione del popolo d’Israele dalla schiavitù in Egitto. In quell’occasione, il sangue dell’agnello pasquale applicato sugli architravi delle case israelite protegge il popolo dal giudizio divino e segna il suo passaggio verso la libertà (Esodo 12.13).
In Giovanni 5.24, il Messia Gesù afferma: «In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita». Questa dichiarazione stabilisce un parallelo con l’evento della Pasqua sotto Mosè, in cui gli Israeliti furono risparmiati dall’intervento divino e guidati verso la . Gesù, attraverso il suo sacrificio e la sua risurrezione, inaugura una nuova forma di liberazione: non più soltanto fisica, ma spirituale ed eterna.
Il ruolo di Mosè e il compimento da parte del Messia Gesù
Mosè fu il liberatore del popolo d’Israele, trasmise la Legge e annunciò la venuta di un profeta simile a lui (Deuteronomio 18.15).
Il Messia Gesù dichiara:
Giovanni 5.46 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Perché se credeste a Mosè, credereste anche a me; poiché egli ha scritto di me.
Bibbia Riveduta 1927 (Giovanni Luzzi), pubblico dominio — testo: eBible.org
Questa affermazione sottolinea che Mosè annunciava la venuta del Messia e che coloro che rifiutano Gesù rifiutano in realtà il messaggio della . Gesù compie così la missione di Mosè realizzando una liberazione definitiva, non più politica ma universale, e instaurando una nuova alleanza fondata sulla salvezza mediante la fede.
Il giudizio e la Nuova Alleanza
Il Messia Gesù dichiara anche:
Giovanni 5.22 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Oltre a ciò, il Padre non giudica alcuno, ma ha dato tutto il giudicio al Figliuolo,
Bibbia Riveduta 1927 (Giovanni Luzzi), pubblico dominio — testo: eBible.org
Questo versetto richiama la prima Pasqua, in cui Dio esercitò un giudizio sull’Egitto colpendo i primogeniti (Esodo 12.29-30), mentre gli Israeliti, protetti dal sangue dell’agnello, sfuggirono a questa condanna. Gesù annuncia qui che detiene ormai l’autorità del giudizio e che il suo ruolo non è soltanto giudicare, ma anche offrire la redenzione ai credenti. Attraverso il suo sacrificio, il suo stesso sangue diventa il nuovo mezzo di protezione, permettendo ai fedeli di accedere alla vita eterna.
La guarigione a Betesda e il vagare d’Israele
In Giovanni 5.5, Gesù guarisce un uomo malato da 38 anni presso la . Questa cifra richiama quella del vagare degli Israeliti nel deserto prima di entrare nella (Deuteronomio 2.14).
La guarigione di quest’uomo simboleggia una liberazione simile a quella operata da Mosè: come gli Israeliti attendevano di entrare nella , quest’uomo attendeva da tempo un intervento divino. L’atto di Gesù segna un nuovo passaggio verso la libertà, illustrando così il significato spirituale della Pasqua, in cui la liberazione è al tempo stesso fisica e spirituale.
Conclusione
Giovanni 5.17-47 si inserisce in una prospettiva teologica che prolunga e compie l’evento della Pasqua sotto Mosè. Mentre Mosè era il liberatore storico, Gesù diventa il liberatore spirituale, inaugurando una nuova alleanza fondata sul passaggio dalla morte alla vita. Il suo sacrificio assume così un ruolo escatologico, stabilendo una liberazione definitiva e universale, accessibile a tutti coloro che credono in lui.
VI. Elenco delle quattro feste di Pasqua
1ª festa di Pasqua: venerdì 7 aprile del 30 d.C. (Giovanni 2.13)
2ª festa di Pasqua? : lunedì 24 marzo del 31 d.C. (Giovanni 5.1)
3ª festa di Pasqua : lunedì 12 aprile del 32 d.C. (Giovanni 6.4)
4ª festa di Pasqua : venerdì 1° aprile del 33 d.C. (Giovanni 11.55)
La nostra analisi ci porta dunque a individuare quattro feste di Pasqua nel Vangelo di Giovanni. Questo punto importante conferma le parole profetiche di Daniele 9.27 ma anche quelle dell’apostolo Giovanni nel suo libro, l’Apocalisse: Apocalisse 11.2-3, Apocalisse 12.6, Apocalisse 12.14 e Apocalisse 13.5.
VII. Le altre feste menzionate da Giovanni
Oltre a queste tre feste di Pasqua annotate da Giovanni e a questa quarta che qualifichiamo anch’essa come Pasqua, troviamo altre due celebrazioni. Notiamo la premura di Giovanni di stabilire bene cronologicamente il ministero del Messia Gesù.
La festa delle Capanne () è menzionata in Giovanni 7.2 e Giovanni 7.37, e si teneva il 15 tishri, corrispondente a giovedì 7 ottobre del 32. Questa festa dura sette giorni e termina quindi mercoledì 13 ottobre, giorno noto come Hoshanà Rabbà. Il giorno seguente, Shemini Atzeret, che significa letteralmente «la chiusura dell’ottavo [giorno]», segna la fine della festa di . Tuttavia, è considerata una festa distinta nella tradizione ebraica. Questo giorno è anch’esso dedicato al sacrificio, come precisato in Numeri 29.35.
Durante questa festa che commemora il soggiorno degli Israeliti nel deserto dopo l’Esodo, il Messia Gesù impartisce insegnamenti nel Tempio. Vi annuncia la venuta dello Spirito Santo, in correlazione con il rito dell’acqua praticato in quell’occasione.
La festa della Dedicazione () – Giovanni 10.22, il 25 kislev, ossia mercoledì 15 dicembre del 32
Questa festa celebra la purificazione e la riconsacrazione del Tempio dopo la rivolta dei Maccabei. Gesù vi parla della sua identità messianica e della sua unità con il Padre.
1 - Esaminiamo ora il testo di Giovanni 2.13, la prima festa di Pasqua a cui erano presenti il Messia Gesù e i suoi discepoli.
VIII. I rapporti tra i discorsi del Messia Gesù e il significato della festa
In questo passo, Gesù sale a Gerusalemme in occasione della festa di Pasqua e scaccia i mercanti dal Tempio, denunciando la trasformazione della casa di Dio in un luogo di commercio. Annuncia poi:
Giovanni 2.19 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Gesù rispose loro: Disfate questo tempio, e in tre giorni lo farò risorgere.
Bibbia Riveduta 1927 (Giovanni Luzzi), pubblico dominio — testo: eBible.org
Questa dichiarazione fa riferimento alla sua morte e alla sua risurrezione, che avranno luogo in una futura Pasqua.
Il legame con la Pasqua sotto Mosè poggia su diversi elementi:
La purificazione e la liberazione: Come la Pasqua segnava la liberazione degli Israeliti dalla schiavitù in Egitto, Gesù annuncia (Giovanni 2.14, Esodo 12.17) una nuova liberazione, questa volta spirituale, mediante il suo sacrificio.
Il ruolo del Tempio: Nell’Esodo, la Pasqua è l’inizio del cammino verso l’Alleanza e la costruzione del Tabernacolo. Purificando il Tempio, Gesù sottolinea che la vera adorazione non poggia su un edificio, ma sulla sua stessa persona.
L’agnello pasquale e il sacrificio: Durante la prima Pasqua, il sangue dell’agnello proteggeva gli Israeliti dal giudizio divino (Esodo 12.13). Annunciando la distruzione e la ricostruzione del Tempio, Gesù prefigura il proprio sacrificio (Giovanni 2.19 e Giovanni 2.21), in cui il suo sangue sostituirà quello dell’agnello pasquale per offrire la redenzione.
Solo l’obbedienza e la fede salvano dalla condanna (Esodo 12.29-30). Il Messia Gesù discerne la fede autentica da quella motivata dall’interesse (Giovanni 2.24-25).
Così, Giovanni 2.13-23 mostra che Gesù reinterpreta e compie il significato della Pasqua, passando da una liberazione storica a una redenzione universale.
2 - Esaminiamo ora il testo di Giovanni 7.2 e Giovanni 7.37, la festa di Sukkot, ossia delle Capanne o dei Tabernacoli.
Durante la festa delle Capanne o dei Tabernacoli (), i sacerdoti compivano un importante rito legato all’acqua, che simboleggiava la benedizione divina e la dipendenza di Israele da Dio per la pioggia e la fertilità delle terre.
Il rito dell’acqua durante Sukkot
Ogni mattina della festa, un sacerdote principale scendeva alla , situata a Gerusalemme, per attingere acqua con una brocca d’oro. Quest’acqua veniva poi riportata al Tempio in una processione solenne accompagnata da canti e musica.
Giunto al Tempio, il sacerdote versava l’acqua sull’altare dei sacrifici, insieme a una libagione di vino. Questo gesto simboleggiava la preghiera per la pioggia e la benedizione di Dio sui raccolti. Durante questo rito, i fedeli cantavano i Salmi 113-118, noti come Hallel, agitando rami di palma, di mirto e di salice (il Lulav).
Il legame con le parole di Gesù
Nell’ultimo giorno della festa, chiamato Hoshanà Rabbà, Gesù gridò:
Giovanni 7.37-38 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Or nell’ultimo giorno, il gran giorno della festa, Gesù, stando in piè, esclamò: Se alcuno ha sete, venga a me e beva.Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno.
Bibbia Riveduta 1927 (Giovanni Luzzi), pubblico dominio — testo: eBible.org
)
Pronunciando queste parole nel momento in cui l’acqua veniva versata sull’altare, Gesù si presenta come la vera di acqua viva, annunciando il dono dello Spirito Santo dopo la sua glorificazione.
Questo rito era dunque un momento chiave della festa, e Gesù lo utilizza per rivelare il suo ruolo messianico. Osserviamo che il Messia Gesù aveva già evocato questo tema particolare durante il suo colloquio con la annotato in Giovanni 4.1-26.
Esiste un legame tra l’incontro di Gesù con la in Giovanni 4.1-30 e il suo discorso durante la festa delle Capanne in Giovanni 7.17-47.
L’acqua viva come simbolo della salvezza
Il Messia Gesù dice alla :
Giovanni 4.10 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Gesù rispose e le disse: Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è che ti dice: Dammi da bere, tu stessa gliene avresti chiesto, ed egli t’avrebbe dato dell’acqua viva.
Bibbia Riveduta 1927 (Giovanni Luzzi), pubblico dominio — testo: eBible.org
Durante la festa delle Capanne, il Messia Gesù riprende questa immagine dichiarando:
Giovanni 7.37 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Or nell’ultimo giorno, il gran giorno della festa, Gesù, stando in piè, esclamò: Se alcuno ha sete, venga a me e beva.
Bibbia Riveduta 1927 (Giovanni Luzzi), pubblico dominio — testo: eBible.org
)
In entrambi i casi, l’acqua viva rappresenta lo Spirito Santo e la vita eterna offerta da Gesù. La , che cerca un’acqua materiale, scopre che Gesù le propone una sorgente spirituale che non si prosciuga mai.
L’adorazione in spirito e verità
Gesù annuncia alla :
Giovanni 4.23 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Ma l’ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori adoreranno il Padre in ispirito e verità; poiché tali sono gli adoratori che il Padre richiede.
Bibbia Riveduta 1927 (Giovanni Luzzi), pubblico dominio — testo: eBible.org
Durante , i Giudei celebravano Dio nel Tempio, ma Gesù insegna che la vera adorazione supera i luoghi fisici e avviene per mezzo dello Spirito.
L’apertura della salvezza ai non Giudei
La rappresenta un popolo emarginato dai Giudei, ma Gesù le offre la salvezza. Allo stesso modo, durante , annuncia che l’acqua viva è per tutti coloro che credono, Giudei e non Giudei.
Così, l’incontro con la e il discorso di Gesù in sono legati dal tema dell’acqua viva, dello Spirito Santo e della vera adorazione.
Il contesto della festa
3 - Esaminiamo ora il testo di Giovanni 10.22, la festa di Hanukkà o della Dedicazione.
La festa della Dedicazione commemora la purificazione e la riconsacrazione del Tempio dopo la sua profanazione da parte di Antioco Epifane nel 164 a.C. Celebra la vittoria dei Maccabei e il ripristino del culto ebraico.
In Giovanni 10.22 si precisa che Gesù si trovava nel Tempio, sotto il portico di Salomone, durante questa festa. Questo contesto è significativo, perché è una celebrazione della fedeltà a Dio e del ripristino del santuario, il che risuona direttamente con il messaggio di Gesù.
L’identità messianica di Gesù
Durante questa festa, i Giudei interrogano il Messia Gesù:
Giovanni 10.24 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
I Giudei dunque gli si fecero attorno e gli dissero: fino a quando terrai sospeso l’animo nostro? Se tu sei il Cristo, diccelo apertamente.
Bibbia Riveduta 1927 (Giovanni Luzzi), pubblico dominio — testo: eBible.org
)
Il Messia Gesù risponde loro affermando che le sue opere testimoniano la sua identità (Giovanni 10.25), ma che coloro che non credono non fanno parte delle sue pecore (Giovanni 10.26). Questa dichiarazione è cruciale, perché celebra la fedeltà a Dio di fronte all’oppressione. Il Messia Gesù si presenta qui come il vero Messia, colui che compie la promessa divina e che offre la vita eterna alle sue pecore (Giovanni 10.28).
La dichiarazione della sua unità con il Padre
Gesù si spinge ancora oltre affermando:
Giovanni 10.30 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Io ed il Padre siamo uno.
Bibbia Riveduta 1927 (Giovanni Luzzi), pubblico dominio — testo: eBible.org
Questa dichiarazione provoca una reazione violenta: i Giudei prendono delle pietre per lapidarlo, accusandolo di bestemmia (Giovanni 10.31-33). Questo momento è particolarmente significativo nel contesto di , una festa che celebra la consacrazione del Tempio. Gesù, affermando la sua unità con Dio, reinterpreta la nozione di santuario, indicando che la vera presenza divina non risiede soltanto in un edificio, ma in lui stesso.
La consacrazione e l’invio del Messia
Gesù risponde all’accusa citando:
Salmi 82.6 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Io ho detto: Voi siete dii, siete tutti figliuoli dell’Altissimo.
Bibbia Riveduta 1927 (Giovanni Luzzi), pubblico dominio — testo: eBible.org
:
Giovanni 10.34 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Gesù rispose loro: Non è egli scritto nella vostra legge: Io ho detto: Voi siete dèi?
Bibbia Riveduta 1927 (Giovanni Luzzi), pubblico dominio — testo: eBible.org
Questo versetto è affascinante perché il Messia Gesù risponde all’accusa di bestemmia dicendo: «Non è forse scritto nella vostra legge: “Io ho detto: voi siete dèi”?»
Fa qui riferimento a Salmi 82.6, dove Dio si rivolge a giudici umani, chiamati «dèi» in ragione del loro ruolo di rappresentanti della giustizia divina. Gesù usa questo passo per mostrare che la Scrittura stessa impiega il termine “dèi” per degli uomini, dunque perché sarebbe blasfemo che egli si dica Figlio di Dio?
È un argomento del tipo «dal minore al maggiore»: se degli esseri umani possono essere chiamati «dèi» in un senso funzionale, quanto più legittimo è per Gesù, santificato e mandato dal Padre, dirsi Figlio di Dio?
Spiega che colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo non può essere accusato di bestemmia (Giovanni 10.36). Questa nozione di consacrazione è direttamente legata a , che celebra la santificazione del Tempio. Il Messia Gesù si presenta qui come il vero consacrato, colui che porta la luce e la verità.
Conclusione
Il discorso del Messia Gesù riportato in Giovanni 10.25-39 appare strettamente legato alla festa della Dedicazione, trattando i temi della fedeltà a Dio, della consacrazione e della presenza divina autentica. Egli afferma che il Tempio restaurato non si limita più a una struttura fisica, ma si riferisce ormai a lui stesso, nella sua qualità di Messia mandato dal Padre, come Figlio di Dio.
Abbiamo appena dimostrato che il Messia Gesù si appoggiava sul significato originario delle feste a cui partecipava per strutturare i suoi discorsi. Questo sostiene l’ipotesi secondo cui Giovanni 5.1 fa effettivamente riferimento a una festa di Pasqua.
Conclusione
L’apostolo Giovanni, certamente consapevole dell’importanza di inserire il ministero del Messia Gesù in una cronologia coerente, si preoccupa di ricordare le diverse feste che hanno segnato questo periodo.
Possiamo così stabilire una cronologia più precisa, confermando che la durata del ministero definita in Daniele 9.27 è correttamente convalidata. L’argomento è stato trattato nell’appendice ANN043 : La vita del Messia Gesù e le feste ebraiche, per esplorare l’importanza delle celebrazioni ebraiche nel ministero di Gesù. L’appendice mostra la correlazione tra il significato di queste feste e gli eventi della vita del Messia Gesù. Con le sue azioni, egli ha ridefinito la storia di queste celebrazioni conferendo loro un significato rinnovato, pur preservandone il legame con le tradizioni antiche.
Grazie alle informazioni di Giovanni, è possibile classificare cronologicamente la maggior parte dei racconti dei Vangeli. Alcuni eventi sono tuttavia difficili da collocare nel tempo. Nella sinossi presentata, alcuni fatti, per fortuna molto pochi, sono stati collocati arbitrariamente a causa della mancanza di certezza assoluta.
Ci teniamo a sottolineare che le nostre analisi dei fatti si basano su uno studio rigoroso dei diversi testi biblici, nei quali non abbiamo rilevato alcun errore né incoerenza.
Un titolo, un personaggio, un luogo, un riferimento («Luca 15»)…
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Riferimento biblico
INF119
Nota informativa
INF119 - Le feste di pellegrinaggio
Le feste di pellegrinaggio
Gli ebrei di quell'epoca dovevano recarsi in pellegrinaggio a Gerusalemme per tre feste principali, note come Shalosh Regalim (le Tre Feste di Pellegrinaggio). Queste feste sono:
Pasqua (Pesach): Commemora l'uscita dall'Egitto. Menzionata in Esodo 23.14-17 e Esodo 34.18-23. Celebrata il 15 di nisan del 3792, cioè lunedì 12 aprile dell'anno 32 d.C.
Pentecoste (Shavuot): Celebra il ricevimento della Torah sul monte Sinai. Menzionata in Esodo 34.22 e Deuteronomio 16.16. Celebrata il 6 di sivan del 3792, cioè sabato 29 maggio (50 giorni dopo la Pasqua) dell'anno 32 d.C.
Sukkot (Tabernacoli): Commemora l'Esodo e la fine del ciclo agricolo. Menzionata in Esodo 23.14-17 e Deuteronomio 16.16. Celebrata il 15 di tishri del 3793, cioè giovedì 7 ottobre dell'anno 32 d.C.
Queste feste erano momenti importanti in cui gli ebrei si recavano a Gerusalemme per partecipare alle celebrazioni e ai riti del Tempio. La legge richiedeva a ogni ebreo di recarsi a Gerusalemme per compiere almeno un pellegrinaggio, secondo le sue possibilità economiche. Esse miravano a ricordare a tutti, adulti e bambini, i grandi benefici concessi da Dio al suo popolo.
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INF208 - Sukkot, ovvero la festa delle Capanne
Sukkot, ovvero la festa delle Capanne
La festa delle Capanne (Sukkot) è una delle tre grandi feste di pellegrinaggio dell’ebraismo, celebrata in autunno. Commemora al tempo stesso la protezione divina durante l’Esodo e la fine del ciclo agricolo annuale.
Origine e significato
Nome ebraico: Chag haSukkot (חַג הַסֻּכּוֹת), letteralmente «festa delle capanne» o «delle baracche».
Durata: 7 giorni in Israele (8 nella diaspora), a partire dal 15 di Tishri (settembre-ottobre).
Duplice significato:
Storico : ricorda i 40 anni di peregrinazione degli israeliti nel deserto, vissuti in ripari temporanei (Sukkot).
Agricolo: festa del raccolto (Chag haAsif), che segna la fine dell’anno agricolo e il ringraziamento per i frutti della terra.
Pratiche e rituali
La sukkà: capanna costruita con pareti semplici e un tetto di fogliame (sekhakh) che permette di vedere le stelle. I pasti (e talvolta il sonno) si consumano nella sukkà per ricordare la fragilità e la dipendenza da Dio.
Le Quattro Specie (Arba Minim): Lulav (ramo di palma), Etrog (agrume simile a un limone), Hadas (mirto), Aravà (salice). Queste piante vengono agitate in sei direzioni (nord, sud, est, ovest, alto, basso) per simboleggiare la sovranità divina su tutta la creazione.
Hoshana Rabbah: il 7º giorno, caratterizzato da preghiere speciali e processioni.
Shemini Atzeret e Simchat Torah: feste che seguono immediatamente Sukkot, in cui si celebrano la conclusione e il nuovo inizio della lettura annuale della Torah.
Dimensione spirituale
Sukkot è chiamata Zeman Simchatenu («il tempo della nostra gioia»). È una festa gioiosa che pone l’accento sulla gratitudine, sulla fiducia in Dio e sull’unità del popolo.
La sukkà ricorda la fragilità umana e la protezione divina, mentre le Quattro Specie simboleggiano la diversità degli individui all’interno del popolo ebraico, tutti necessari all’unità.
Legame con il Nuovo Testamento
Nel vangelo di Giovanni (capitoli 7–9), Gesù si reca a Gerusalemme per Sukkot. Le cerimonie della luce e dell’acqua della festa fanno da sfondo alle sue parole:
«Io sono la luce del mondo» (Giovanni 8.12).
La guarigione del cieco nato (Giovanni 9.1-34) illustra questa affermazione, in diretta relazione con il tema della luce celebrato a Sukkot.
In sintesi, Sukkot è una festa di gioia, di memoria e di gratitudine, che unisce la storia di Israele, la natura e la fede. È al cuore del simbolismo biblico della luce e della protezione divina.
Ricordiamo che, secondo le nostre ricerche, abbiamo stabilito la nascita del Messia Gesù in occasione di questa festa, e più precisamente il 12 ottobre del 2 a.C.
Se la nascita di Gesù è avvenuta a Sukkot, come abbiamo dimostrato, ciò conferisce una profondità teologica immensa: la festa delle Capanne diventa il momento in cui Dio «pianta la sua tenda» nell’umanità per mezzo di Gesù.
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INF043 - La fonte deuteronomista
La fonte deuteronomista
La fonte deuteronomista (o deuteronomica), spesso abbreviata in D, è una delle quattro fonti ipotetiche della Torah secondo l'ipotesi documentaria. Ecco alcuni punti essenziali:
Origine e definizione
Ipotesi documentaria: Questa ipotesi propone che la Torah sia composta da quattro fonti distinte: Jahvista (J), Elohista (E), deuteronomista (D) e sacerdotale (P).
Nome: La fonte deuteronomista prende questo nome per la sua stretta associazione con il libro del Deuteronomio.
Caratteristiche
Stile e tema: Si caratterizza per uno stile omiletico e per una prospettiva teologica incentrata sulla fedeltà all'alleanza tra Dio e Israele, con un'enfasi sulle leggi e sulle riforme religiose. Brani attribuiti: Oltre al Deuteronomio, si attribuiscono spesso influssi deuteronomisti ai libri storici come Giosuè, Giudici, 1 Samuele, 2 Samuele, 1 Re e 2 Re.
Datazione e origine
Datazione: La fonte deuteronomista è generalmente datata al VII secolo prima della nostra era, all'epoca del re Giosia di Giuda. Redazione: Potrebbe essere stata redatta da sacerdoti e scribi vicini al tempio di Gerusalemme, nel quadro delle riforme religiose di Giosia, volte a centralizzare il culto nel tempio di Gerusalemme.
Validità e accettazione
Validità: Sebbene largamente accettata da numerosi studiosi, l'esistenza della fonte deuteronomista resta un'ipotesi, e sono stati proposti anche altri modelli per spiegare la formazione della Torah.
La fonte deuteronomista è dunque una componente teorica importante per comprendere la struttura e lo sviluppo dei testi biblici, in particolare per quanto riguarda le leggi e l'alleanza.
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INF091 - La piscina di Betesda
La piscina di Betesda
Le scoperte archeologiche riguardanti la piscina di Betesda hanno permesso di comprendere meglio questo luogo menzionato nel Vangelo di Giovanni. Ecco alcuni punti chiave:
Ubicazione e identificazione: La piscina di Betesda si trova nella città vecchia di Gerusalemme, vicino alla porta delle Pecore. Gli scavi archeologici hanno permesso di localizzare questa piscina, che era circondata da cinque portici. Descrizione e struttura: Gli scavi intrapresi nel 1888 vicino alla chiesa di Sant'Anna hanno portato alla luce due grandi piscine con cinque portici. Su un muro è stato trovato anche un affresco raffigurante un angelo che agita l'acqua. Questa descrizione corrisponde bene a quella data nel Vangelo di Giovanni. Storia e utilizzo: La piscina di Betesda veniva usata per bagni rituali e cerimonie di purificazione. Era anche un luogo di ritrovo per i malati che speravano di essere guariti dal movimento dell'acqua provocato da un angelo. Nomi e trascrizioni: Gli antichi manoscritti del Vangelo di Giovanni non concordano sul nome esatto di questo luogo, ma la trascrizione greca «Betesda» è generalmente accettata come la più corretta. Il nome significa «casa dei due flussi» o «casa delle due bocche», con riferimento alle due sorgenti che alimentavano la piscina.
Queste scoperte archeologiche confermano l'autenticità della descrizione della piscina di Betesda nel Vangelo e offrono uno sguardo prezioso sulla sua storia e sul suo utilizzo.
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INF109 - La piscina di Siloe
La piscina di Siloe
La piscina di Siloe, detta anche vasca di Siloe, è un importante sito storico e biblico situato a Gerusalemme. Ecco alcuni punti chiave al suo riguardo:
Origine e costruzione: La piscina di Siloe risale all'epoca del re Ezechia (VIII secolo a.C.). Faceva parte del sistema di tunnel e acquedotti che egli fece scavare per assicurare l'approvvigionamento idrico di Gerusalemme in caso di assedio. Il tunnel di Ezechia, o tunnel di Siloe, è una delle opere di ingegneria più notevoli dell'Antichità, poiché portava l'acqua dalla sorgente di Ghihon fino alla piscina di Siloe.
Importanza biblica: In Giovanni 9.1-12, la piscina di Siloe è il luogo in cui il Messia Gesù manda un cieco a lavarsi dopo avergli applicato del fango sugli occhi, con la conseguenza della sua guarigione. Questo miracolo sottolinea non solo il potere guaritore del Messia Gesù, ma anche l'importanza dell'obbedienza e della fede.
Significato del nome: Il nome "Siloe" significa "inviato". Nel contesto biblico, ciò può simboleggiare l'idea che il Messia Gesù, inviato da Dio, è la fonte di guarigione e di vita. La piscina stessa, come luogo in cui giunge l'acqua "inviata" dal tunnel di Ezechia, simboleggia il compimento della missione divina.
Scoperte archeologiche: Scavi archeologici hanno riportato alla luce parti della piscina di Siloe, confermandone la grandezza e l'uso all'epoca del Secondo Tempio. Nel 2004 alcuni lavori hanno rivelato gradini e strutture in pietra, offrendo uno sguardo sulla sua importanza storica e religiosa.
Uso rituale: La piscina era usata anche per i bagni rituali ebraici (miqva'ot), a dimostrazione del suo ruolo nelle pratiche religiose di purificazione.
La piscina di Siloe è dunque un sito di grande importanza storica, archeologica e teologica, ricco di simbolismo e di significato per i racconti biblici.
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INF213 - La festa di Hanukkah
La festa di Hanukkah
Hanukkah (festa della Dedicazione) è una festa ebraica invernale di otto giorni, chiamata anche «Festa delle Luci», che commemora la reinaugurazione del Tempio di Gerusalemme e il miracolo dell’olio.
Origine storica
Nel II secolo a.C., la Giudea era sotto il dominio dei Seleucidi (greco-siriani).
Il re Antioco IV Epifane proibì la pratica ebraica e profanò il Tempio installandovi un altare pagano.
I Maccabei, guidati da Giuda Maccabeo, si ribellarono e ottennero una vittoria militare e spirituale.
Nel 164 a.C. purificarono e reinaugurarono il Tempio, dedicando l’altare e ristabilendo il culto del Dio d’Israele.
Il miracolo dell’olio
Al momento della reinaugurazione fu trovata una sola ampolla di olio puro, sufficiente per un giorno.
Miracolosamente durò otto giorni, il tempo necessario per preparare un nuovo olio ritualmente puro.
Questo miracolo è al centro della festa e ne spiega la durata di otto giorni.
Pratiche e tradizioni
Accensione della hanukkiah (candelabro a nove bracci): una candela in più ogni sera, fino a otto. La nona, lo shamash, serve ad accendere le altre.
Preghiere e canti: benedizioni e recitazione dell’Hallel (salmi di lode).
Giochi: la trottola (dreidel o sevivon), con lettere ebraiche che ricordano il miracolo.
Cibo: piatti fritti nell’olio (frittelle sufganiyot, frittelle di patate latkes), a simboleggiare l’olio del miracolo.
Hanukkah gelt: tradizione di dare denaro o regali ai bambini.
Data
Hanukkah inizia il 25 di kislev nel calendario ebraico, il che cade generalmente in dicembre.
Nel 2025, la festa si svolgerà dal 14 al 22 dicembre.
Significato spirituale
Hanukkah celebra la fedeltà a Dio nonostante la persecuzione e l’ellenizzazione.
Ricorda che la luce divina trionfa sulle tenebre e che la presenza di Dio non dipende soltanto da un Tempio, ma si manifesta nella vita e nella fede del popolo.
Nel vangelo di Giovanni 10.22, il Messia Gesù insegna nel Tempio poco prima e forse durante Hanukkah, presentandosi come il buon pastore e affermando la sua unità con il Padre, dando un senso nuovo a questa festa rivelandosi come la vera presenza divina.
In sintesi, Hanukkah è al tempo stesso una festa storica (vittoria dei Maccabei, purificazione del Tempio) e una festa spirituale (miracolo della luce, fedeltà a Dio), celebrata oggi con l’accensione delle candele, i canti e i pasti festivi.
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INF011 - Il paese di Canaan
Il paese di Canaan
Il paese di Canaan menzionato nelle nostre Bibbie corrisponde approssimativamente all'attuale territorio di Israele, della Palestina, del Libano e di alcune parti della Giordania e della Siria.
Questa regione è chiamata quattro volte nella Bibbia «il più bello di tutti i paesi». Ezechiele 20.6 (S21)
In quel giorno, mi impegnai con loro a farli uscire dall'Egitto verso un paese che avevo cercato per loro, un paese dove scorrono latte e miele, il più bello di tutti i paesi.
(Traduzione Louis Segond S21) Nell'antichità, diverse etnie abitavano Canaan, in particolare i Cananei, gli Amorei, gli Ittiti e i Filistei. La Bibbia menziona questa regione come la terra promessa al popolo d'Israele.
Osserviamo due tappe, separate da circa 470 anni, che hanno condotto gli Ebrei a prendere possesso di questo territorio.
La prima inizia con l'arrivo di Abramo e la seconda prosegue con la conquista di Giosuè, dopo il periodo di schiavitù in Egitto e i quarant'anni di peregrinazione nel deserto.
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INF032 - Il Pentateuco
Il Pentateuco
Il Pentateuco è un termine che designa i primi cinque libri della Bibbia ebraica, comune alle tradizioni ebraica e cristiana. Ecco una breve descrizione di ciascun libro:
Genesi: Questo libro racconta la creazione del mondo, la storia di Adamo ed Eva, il diluvio di Noè e le storie dei patriarchi Abramo, Isacco, Giacobbe e Giuseppe.
Esodo:Descrive l'uscita degli Ebrei dall'Egitto sotto la guida di Mosè e comprende i Dieci Comandamenti dati sul monte Sinai.
Levitico:Questo libro contiene leggi e prescrizioni rituali per i sacerdoti e per il popolo d'Israele.
Numeri: Narra il cammino degli Israeliti nel deserto per quarant'anni e i vari censimenti effettuati.
Deuteronomio: Quest'ultimo libro è una serie di discorsi di Mosè che ribadiscono e riassumono le leggi per il popolo d'Israele prima di entrare nella Terra promessa.
Il Pentateuco è dunque fondamentale per la tradizione ebraica e cristiana, ponendo le basi legali, morali e narrative di queste religioni.
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INF107 - I Samaritani
I Samaritani
I Samaritani erano una comunità religiosa ed etnica distinta che viveva in Samaria, una regione situata tra la Galilea e la Giudea. Il loro rapporto con i Giudei al tempo di Gesù era complesso e spesso segnato da tensioni.
Contesto storico
Origini: I Samaritani pretendevano di discendere dagli antichi Israeliti del regno del Nord, mentre i Giudei si consideravano discendenti degli antichi Israeliti del regno del Sud. Conflitti religiosi: I Samaritani adoravano Dio sul monte Garizim, mentre i Giudei adoravano Dio a Gerusalemme. Questa divergenza religiosa portò a tensioni e ostilità tra i due gruppi.
Relazioni al tempo di Gesù Ostilità: I Giudei consideravano spesso i Samaritani come scismatici e perfino come pagani. Evitavano i contatti con loro e non ricorrevano ai loro servizi. Interazioni con il Messia Gesù: I Samaritani, pur essendo spesso in conflitto con i Giudei, ebbero diverse interazioni significative con il Messia Gesù, che sono narrate nei Vangeli. Queste interazioni mostrano come il Messia Gesù abbia trasceso le barriere culturali e religiose per predicare l'amore, la compassione e l'inclusione.
Ecco alcuni esempi notevoli
Il buon Samaritano (Luca 10.25-37):
In questa parabola, il Messia Gesù si serve dell'esempio di un Samaritano per insegnare il vero significato dell'amore per il prossimo e della compassione. La Samaritana al pozzo (Giovanni 4.1-42):
Il Messia Gesù incontra una donna samaritana al pozzo di Giacobbe e intavola una conversazione con lei, rivelandole di essere il Messia. Questo incontro portò alla fede molti Samaritani della città di Sicar. Guarigione del lebbroso samaritano (Luca 17.11-19):
Tra i dieci lebbrosi guariti dal Messia Gesù, solo un Samaritano torna indietro per rendere grazie. Questo gesto di gratitudine è messo in risalto dal Messia Gesù per sottolineare l'importanza della riconoscenza verso Dio.
Queste interazioni mostrano come il Messia Gesù abbia infranto le barriere sociali e religiose per predicare un messaggio di amore universale. Gesù guarì anche dei Samaritani, dimostrando il suo messaggio di inclusione e di riconciliazione.
Temi chiave
Inclusione: Le interazioni di Gesù con i Samaritani mostrano il suo rifiuto delle barriere religiose e sociali, e il suo messaggio di amore e di compassione per tutti. Tensioni storiche: Le ostilità tra Giudei e Samaritani erano antiche e profonde, ma Gesù cercò spesso di trascendere queste divisioni.
In sintesi, i Samaritani erano una comunità distinta dai Giudei, con importanti differenze religiose e storiche. Tuttavia, Gesù cercò spesso di abbattere queste barriere e di promuovere l'inclusione e la compassione.
INF002
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INF002 - I farisei
I farisei
I farisei erano un importante gruppo religioso e sociale nell'antico giudaismo, in particolare durante il periodo del Secondo Tempio. Ecco alcuni punti chiave che li riguardano:
Origini e storia
Origini: I farisei emersero come gruppo distinto dopo la rivolta dei Maccabei, intorno al 165-160 a.C. Erano spesso considerati i discendenti spirituali degli asidei.
Periodo: Prosperarono fino alla distruzione del Secondo Tempio nel 70 d.C. Dopo quella data, i loro insegnamenti formarono la base di ciò che divenne il giudaismo rabbinico.
Credenze e pratiche
Testi sacri: A differenza dei Sadducei, che si concentravano unicamente sulla legge scritta (il Pentateuco), i farisei credevano in una legge scritta e in una legge orale (la Torah orale). Risurrezione: I farisei credevano nella risurrezione dei morti e nell'immortalità dell'anima. Riti e leggi: Insistevano sull'importanza delle tradizioni orali e delle interpretazioni adattate alle circostanze contemporanee.
Influenza ed eredità Influenza: I farisei ebbero una grande influenza sulla liturgia e sulla pratica religiosa ebraica. I loro insegnamenti furono incorporati nella Mishnah, una raccolta della tradizione orale ebraica, intorno al 200 d.C. Eredità: Dopo la distruzione del Secondo Tempio, gli insegnamenti dei farisei formarono la base del giudaismo rabbinico, che continua a influenzare il giudaismo moderno.
I farisei sono spesso menzionati nel Nuovo Testamento, in particolare nei Vangeli e negli Atti degli Apostoli, dove sono spesso in conflitto con Gesù e con le altre figure religiose dell'epoca.
I farisei nella Bibbia
Costituiscono il gruppo più rappresentativo del giudaismo. I suoi membri, originari del popolo, si oppongono ai compromessi con l'invasore romano, ma anche con l'ellenismo. Li vediamo più vicini alla popolazione rispetto ai sadducei.
Sono citati centotré volte nel Nuovo Testamento, novantatré volte nei Vangeli, nove volte negli Atti degli Apostoli e una volta nella lettera ai Filippesi.
I loro rapporti con il Messia Gesù appaiono spesso tesi, conflittuali. In certi momenti li rimprovera con termini violenti, come “guai a voi” e “ipocriti”, il che dimostra bene questa opposizione. Non hanno accesso ai posti di alta responsabilità, controllati dai Romani e dunque riservati ai sadducei simpatizzanti, ma formano il gruppo più importante del Sinedrio.
Si considerano i grandi difensori della legge di Mosè, che commentano. La loro interpretazione diventa la regola che il popolo deve seguire. Il Messia Gesù condannerà queste derive in diverse occasioni (Matteo 23.13-29).
Sono spesso in disaccordo con i loro colleghi sadducei su punti di dottrina come la vita eterna o gli angeli. Hanno aggiunto alla Legge scritta di Mosè dei princìpi orali, che permettono loro di aggirarne le prescrizioni. Gesù non mancherà di segnalarlo (Matteo 23.23).
Nicodemo e Giuseppe d'Arimatea appartenevano a questo gruppo politico-religioso, il che non ha impedito loro di convertirsi al cristianesimo.
INF089
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INF089 - Il sabato
Il sabato
Il sabato è un giorno di riposo e di santificazione nella tradizione ebraica, osservato dal venerdì sera al sabato sera. Ecco alcuni elementi importanti da conoscere sul sabato:
Origini e significato
Comandamento biblico: Il sabato è uno dei Dieci Comandamenti dati da Dio a Mosè sul monte Sinai. È menzionato più volte nella Torah, in particolare in Esodo 20.8-11 e Deuteronomio 5.12-15. Creazione: Il sabato commemora il giorno di riposo di Dio dopo i sei giorni della creazione, come descritto in Genesi 2.2-3. Liberazione dall'Egitto: Oltre alla creazione, il sabato è anche un richiamo alla liberazione degli Israeliti dalla schiavitù in Egitto, simbolo di libertà e di santificazione.
Osservanza e pratiche
Riposo: Il sabato è un giorno di riposo completo in cui sono proibiti i lavori creativi (chiamati «melakhot»). Ciò include attività come cucinare, scrivere, accendere un fuoco e altro ancora. Celebrazione: Il sabato inizia il venerdì sera con un pasto festivo, spesso preceduto dall'accensione delle candele del sabato. Si recitano preghiere speciali, come il Kiddush (santificazione). Servizi religiosi: Gli ebrei praticanti partecipano ai servizi religiosi nelle sinagoghe, dove si svolgono letture speciali della Torah e preghiere.
Tempo in famiglia e spiritualità: Il sabato è anche un momento di riunione familiare, di studio della Torah e di riflessione spirituale.
Importanza spirituale
Legame con Dio: Il sabato è un tempo dedicato alla spiritualità e al rafforzamento del legame con Dio, un tempo di riposo fisico e spirituale. Comunità: Il sabato incoraggia l'incontro comunitario e familiare, rafforzando i legami sociali e religiosi.
Il significato del sabato per gli ebrei
Per gli ebrei, il sabato è molto più di un semplice giorno di riposo. È un richiamo settimanale alla creazione del mondo e un simbolo del patto tra Dio e il popolo d'Israele. Il sabato è un tempo sacro dedicato alla preghiera, alla riflessione spirituale e alla comunione familiare e comunitaria.
L'osservanza del sabato comporta l'astensione da ogni lavoro, la partecipazione ai servizi religiosi nella sinagoga, la preparazione di pasti speciali e la celebrazione in famiglia. È un momento per staccarsi dalle preoccupazioni materiali e concentrarsi sullo spirituale, rafforzando così i legami con Dio e con i propri cari.
Il sabato al tempo di Gesù
Al tempo di Gesù, il sabato aveva una grande importanza religiosa e sociale. Le leggi del sabato erano osservate scrupolosamente, e i farisei, insieme agli scribi, erano particolarmente attenti al rispetto rigoroso di queste leggi. Avevano elaborato un insieme dettagliato di regole per stabilire che cosa fosse considerato «lavoro» proibito nel giorno di sabato.
Gesù, tuttavia, sfidò spesso queste interpretazioni rigide delle leggi del sabato. Per esempio, guarì dei malati di sabato, il che provocò controversie con le autorità religiose del suo tempo. Gesù insegnò che il sabato è stato fatto per l'uomo, e non l'uomo per il sabato (Marco 2.27), sottolineando così l'importanza della compassione e dell'umanità rispetto alle regole rigide.
L'atteggiamento di Gesù verso il sabato metteva in luce l'idea che le leggi religiose dovessero servire il benessere delle persone, anziché diventare fardelli opprimenti. Questa prospettiva contribuì alle tensioni tra lui e le autorità religiose, ed ebbe un ruolo nei conflitti che condussero infine alla sua crocifissione.
Il sabato è un'istituzione centrale dell'ebraismo, simbolo del riposo, della santificazione e del legame con Dio. Svolge un ruolo essenziale nella vita religiosa e sociale degli ebrei, offrendo una pausa settimanale dedicata alla riflessione, alla preghiera e alla comunione con i propri cari.