ANN087

Le feste annotate da Giovanni

Lo studio approfondisce il modo in cui il vangelo di Giovanni utilizza le feste ebraiche per stabilire una cronologia precisa del ministero di Gesù, in contrasto con i Vangeli sinottici, meno precisi. Ciò implica che il ministero di Gesù si estende per diversi anni, sulla base di feste come la Pasqua e la Hanukkà.

73 min feste ebraiche cronologia 93 versetti 11 libri

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Introduzione

I Vangeli sinottici non forniscono dettagli cronologici precisi. Raccontano eventi storici senza preoccuparsi di ordinarli secondo una sequenza logica attesa. Leggendo i Vangeli sinottici, il lettore potrebbe pensare che tutti gli eventi si siano svolti nello spazio di un solo anno. Questa interpretazione è del resto sostenuta da alcuni studiosi, che raggruppano l’insieme delle manifestazioni descritte nei Vangeli sinottici in un anno di grazia, come menzionato in Luca 4.18-19 e Isaia 61.2.

Tuttavia, l’apostolo Giovanni, certamente consapevole di questa problematica, si preoccupa di documentare diversi punti cronologici basandosi sulle feste ebraiche e sugli spostamenti di Gesù a Gerusalemme per questi pellegrinaggi.

In questo studio riprenderemo dunque tutti i passi in cui Giovanni segnala una festa ebraica e analizzeremo così il periodo complessivo della durata del ministero del Messia Gesù.

I. La profezia di Daniele 9.27

Prima di iniziare, conviene ricordare che nel suo libro Daniele menziona una settimana di anni divisa in due periodi uguali. Il secondo periodo è dedicato al ministero del Messia Gesù.

Abbiamo già studiato questo passo e il suo contesto in diversi studi che richiamiamo ora:

Il capitolo 5: Il profeta Daniele

L’appendice ANN003 : La nascita e il ministero di Giovanni Battista

L’appendice ANN004 : La data della nascita di Gesù

L’appendice ANN006 : La data esatta del decreto

L’appendice ANN067 : Le teorie di Anderson e di Denney (Spiegazione delle 70 settimane di Daniele)

Non riprenderemo qui le varie dimostrazioni, ma ricorderemo soltanto la nostra conclusione. I sette anni che precedono la morte di Gesù, il 1° aprile del 33 d.C., si dividono in due parti uguali. La prima parte va dall’inizio del ministero di Giovanni Battista nell’aprile del 26 d.C. al battesimo di Gesù nell’ottobre del 29 d.C., e la seconda parte si estende da questo battesimo alla crocifissione, il 1° aprile del 33 d.C. (Apocalisse 12.6 e Apocalisse 12.14).

II. Le diverse menzioni di feste osservate da Giovanni

Il Vangelo di Giovanni menziona diverse feste ebraiche che scandiscono il ministero di Gesù. Ecco l’elenco completo di queste feste:

_ La Pasqua (Pesach) (Giovanni 2.13, Giovanni 6.4, Giovanni 11.55) – Giovanni evoca tre feste di Pasqua, il che è un elemento chiave per stimare la durata del ministero del Messia Gesù.

_ La festa delle Capanne () (Giovanni 7.2, Giovanni 7.37) – Il Messia Gesù insegna nel Tempio durante questa festa e pronuncia parole sull’acqua viva.

_ La festa della Dedicazione () (Giovanni 10.22) – Il Messia Gesù si trova a Gerusalemme durante questa festa che commemora la purificazione del Tempio.

_ Un’altra festa ebraica (Giovanni 5.1) – Giovanni menziona una festa senza nominarla con precisione, il che ha suscitato dibattiti tra gli studiosi. Le nostre conclusioni ci portano a pensare che questa festa sia la quarta Pasqua, quella che mancava.

Queste feste non sono soltanto punti di riferimento cronologici, hanno anche un significato teologico nel Vangelo di Giovanni. Ogni festa è l’occasione per il Messia Gesù di rivelare un aspetto della sua identità e della sua missione.

Mostreremo che esiste un legame tra il significato della festa e il discorso pronunciato dal Messia Gesù in quell’occasione.

III. Le tre feste di Pasqua

Giovanni evoca tre feste di Pasqua (Pesach), il che costituisce un elemento chiave per stimare la durata del ministero di Gesù.

  • 1ª festa di Pasqua: venerdì 7 aprile del 30 d.C. (Giovanni 2.13)
  • 2ª festa di Pasqua: lunedì 12 aprile del 32 d.C. (Giovanni 6.4)
  • 3ª festa di Pasqua: venerdì 1° aprile del 33 d.C. (Giovanni 11.55)

_ La prima festa di Pasqua citata da Giovanni

Grazie ai convertitori di date che troviamo su Internet (usiamo https://www.calj.net/convert e http://pgj.astro.free.fr/Calendrier_conversion.htm ), è facile, con qualche precauzione, ritrovare le date delle grandi feste ebraiche. Nel caso che ci interessa, ci troviamo in una trasposizione (vedi la nota che segue) del calendario gregoriano: venerdì 7 aprile del 30.

Nota: Il calendario gregoriano fu adottato in Francia nel 1582, sotto il regno di Enrico III. La riforma, avviata da papa Gregorio XIII, mirava a correggere lo scarto del calendario giuliano rispetto alle stagioni. In Francia, il passaggio al nuovo calendario comportò la soppressione di 10 giorni: così, il giorno dopo il 9 dicembre 1582 divenne il 20 dicembre 1582

Questa data, come il 1° aprile del 33, cade di venerdì ed è considerata da alcuni studiosi quella della morte del Messia Gesù. Le appendici sopra citate illustrano nel dettaglio le ragioni per cui questa ipotesi è stata scartata a favore del 1° aprile del 33, in conformità con le profezie di Daniele 9.24-27.

Abbiamo qui una prima festa di Pasqua con lo spostamento del Messia Gesù a Gerusalemme.

_ La seconda festa di Pasqua citata da Giovanni

Grazie ai convertitori di date che troviamo su Internet (usiamo https://www.calj.net/convert e http://pgj.astro.free.fr/Calendrier_conversion.htm ), è facile, con qualche precauzione, ritrovare le date delle grandi feste ebraiche. Nel caso che ci interessa, ci troviamo in una trasposizione (vedi la nota che segue) del calendario gregoriano: venerdì 7 aprile del 30.

Nota: Il calendario gregoriano fu adottato in Francia nel 1582, sotto il regno di Enrico III. La riforma, avviata da papa Gregorio XIII, mirava a correggere lo scarto del calendario giuliano rispetto alle stagioni. In Francia, il passaggio al nuovo calendario comportò la soppressione di 10 giorni: così, il giorno dopo il 9 dicembre 1582 divenne il 20 dicembre 1582

Questa data, come il 1° aprile del 33, cade di venerdì ed è considerata da alcuni studiosi quella della morte del Messia Gesù. Le appendici sopra citate illustrano nel dettaglio le ragioni per cui questa ipotesi è stata scartata a favore del 1° aprile del 33, in conformità con le profezie di Daniele 9.24-27.

Abbiamo qui una prima festa di Pasqua con lo spostamento del Messia Gesù a Gerusalemme.

_ La seconda festa di Pasqua citata da Giovanni

Ecco la seconda festa di Pasqua menzionata da Giovanni. Negli studi sulle pericopi PER168 e seguenti è stato indicato che Gesù e i suoi discepoli non compirono questo pellegrinaggio a Gerusalemme a causa del lavoro che svolgevano in Galilea. Questa festa è datata a lunedì 12 aprile del 32.

_ La terza festa di Pasqua citata da Giovanni

La celebrazione del 1° aprile dell’anno 33 è menzionata nei quattro vangeli perché fu in quel periodo che Gesù fu crocifisso.

Evochiamo spesso questa festa di Pasqua nelle ultime pericopi, quando studiamo gli ultimi eventi che hanno segnato la vita del Messia Gesù. Non riprenderemo dunque qui queste informazioni. Ricorderemo semplicemente che questa morte si inserisce nel piano di salvezza offerto da Dio all’umanità.

Il legame tra la festa di Pasqua e l’opera di Gesù il Messia, considerato l’agnello di Dio, è evidente. Morendo sulla croce, Gesù offre, con il suo sangue versato, una via di salvezza, simile al sangue dell’agnello applicato sugli stipiti e sugli architravi delle porte delle case delle famiglie credenti.

Notiamo che Giovanni riporta tre feste di Pasqua debitamente documentate. Tuttavia, per convalidare le informazioni presenti in Daniele 9.27 e quelle fornite da Giovanni in Apocalisse 11.2-3, Apocalisse 12.6, Apocalisse 12.14 e Apocalisse 13.5, è necessaria una quarta festa di Pasqua. Per questo procederemo a un’analisi dettagliata della celebrazione menzionata in Giovanni 5.1.

IV. La festa annotata in Giovanni 5.1, Pasqua?

Ecco il testo in questione:

Questa festa a cui il Messia Gesù ha partecipato non è identificata esplicitamente come le altre tre. Vogliamo spiegare perché siamo giunti alla conclusione che si trattasse di una festa di Pasqua.

Cerchiamo prove di una quarta celebrazione della Pasqua per convalidare una durata del ministero di Gesù Cristo di 3,5 anni, in conformità con le informazioni contenute in Daniele 9.27 e nei passi di Apocalisse 11.2-3, Apocalisse 12.6, Apocalisse 12.14 e Apocalisse 13.5).

  • Possiamo fare una prima osservazione in base alla precisazione di Giovanni 5.3: il gran numero di malati presenti all’aperto mostra che la temperatura era mite. La Pasqua segna l’inizio della primavera con temperature dolci. Non siamo in inverno!
  • Notiamo che i discorsi del Messia Gesù in occasione di queste feste si inseriscono nel significato originario di queste celebrazioni. Se siamo alla festa di Pesach, il discorso dovrebbe alludervi. Analizzeremo questo discorso nel paragrafo seguente.
  • E poi c’è questo evento: il Messia Gesù guarisce un uomo malato da 38 anni (Giovanni 5.5), presso la . Questo particolare può richiamare la storia degli Israeliti che vagarono 40 anni nel deserto prima di entrare nella ; Deuteronomio 2.14 precisa che erano trascorsi 38 anni tra due momenti chiave del loro cammino. Durante questo periodo, attendevano la liberazione completa e il compimento della promessa divina.

Questo legame è importante per la festa di Pasqua, perché la Pasqua segna proprio l’inizio di questa liberazione: è a Pasqua che gli Israeliti furono liberati dalla schiavitù in Egitto per iniziare il loro viaggio verso la . In Giovanni 5.5, la guarigione dell’uomo paralizzato simboleggia anch’essa una nuova libertà donata dal Messia Gesù: lo rialza, gli restituisce la possibilità di camminare e lo invita a vivere pienamente. L’idea è che, come gli Israeliti attesero la liberazione, quest’uomo attese 38 anni prima di essere liberato dalla sua malattia da Gesù. Questo parallelo rafforza, a nostro avviso, l’idea che la festa menzionata in Giovanni 5.1 sia la Pasqua, perché il tema della liberazione e della trasformazione vi è centrale.

  • La legge imponeva a tutti gli Ebrei il pellegrinaggio di Pesach (Esodo 23.14-17, Esodo 34.18-23 e Deuteronomio 16.16), la festa più importante menzionata nell’Esodo e nel Deuteronomio. Gesù rispettava questi pellegrinaggi secondo la legge di Mosè, e i non lo hanno mai criticato a questo proposito.
  • La mancanza di precisione di Giovanni può mostrare che per lui questa festa aveva un’importanza tale che, anche senza nominarla esplicitamente, tutti avrebbero implicitamente fatto il collegamento con Pesach.

Pensiamo che il riferimento di Giovanni 5.1 corrisponda a una festa di Pasqua, precisamente quella di lunedì 24 marzo del 31. Benché questa conclusione sia contestata da alcuni studiosi, riteniamo che i particolari forniti siano sufficientemente probanti per giustificare questa interpretazione.

Di seguito un riassunto del messaggio:

V. Il messaggio del Messia Gesù durante questa festa

Gesù afferma di agire in armonia con Dio, suo Padre, e che il suo lavoro non si ferma, nemmeno il giorno del . Questa dichiarazione provoca l’opposizione dei Giudei, che lo accusano non solo di violare la legge del , ma anche di farsi uguale a Dio.

Spiega poi che tutto ciò che fa viene dal Padre: dà la vita e ha ricevuto il potere di giudicare. Coloro che credono in lui hanno la vita eterna e sfuggono al giudizio, mentre coloro che lo rifiutano saranno giudicati. Gesù sottolinea che la sua autorità non viene da lui stesso, ma dal Padre, e che le Scritture testimoniano di lui, in particolare per mezzo di Mosè. Rimprovera i suoi oppositori di cercare la gloria umana piuttosto che quella che viene da Dio, accusandoli di non credere veramente a Mosè, poiché non riconoscono il Messia annunciato.

Guardiamo ora il testo di Giovanni 5.17-47 e il suo radicamento nell’evento storico della Pasqua sotto Mosè.

Il passo di Giovanni 5.17-47 mette in luce l’autorità divina del Messia Gesù, il suo potere di dare la vita e il suo ruolo nel giudizio, nozioni che si inseriscono direttamente nel simbolismo della Pasqua (Pesach), festa centrale della tradizione ebraica. Stabilendo una corrispondenza tra la liberazione operata da Mosè e quella inaugurata da Gesù, questo testo mette in evidenza la continuità teologica tra l’Antica e la Nuova Alleanza.

La Pasqua sotto Mosè: Liberazione e passaggio dalla morte alla vita

Nella Bibbia, la Pasqua commemora la liberazione del popolo d’Israele dalla schiavitù in Egitto. In quell’occasione, il sangue dell’agnello pasquale applicato sugli architravi delle case israelite protegge il popolo dal giudizio divino e segna il suo passaggio verso la libertà (Esodo 12.13).

In Giovanni 5.24, il Messia Gesù afferma: «In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita». Questa dichiarazione stabilisce un parallelo con l’evento della Pasqua sotto Mosè, in cui gli Israeliti furono risparmiati dall’intervento divino e guidati verso la . Gesù, attraverso il suo sacrificio e la sua risurrezione, inaugura una nuova forma di liberazione: non più soltanto fisica, ma spirituale ed eterna.

Il ruolo di Mosè e il compimento da parte del Messia Gesù

Mosè fu il liberatore del popolo d’Israele, trasmise la Legge e annunciò la venuta di un profeta simile a lui (Deuteronomio 18.15).

Il Messia Gesù dichiara:

Giovanni 5.46 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Perché se credeste a Mosè, credereste anche a me; poiché egli ha scritto di me.

Questa affermazione sottolinea che Mosè annunciava la venuta del Messia e che coloro che rifiutano Gesù rifiutano in realtà il messaggio della . Gesù compie così la missione di Mosè realizzando una liberazione definitiva, non più politica ma universale, e instaurando una nuova alleanza fondata sulla salvezza mediante la fede.

Il giudizio e la Nuova Alleanza

Il Messia Gesù dichiara anche:

Giovanni 5.22 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Oltre a ciò, il Padre non giudica alcuno, ma ha dato tutto il giudicio al Figliuolo,

Questo versetto richiama la prima Pasqua, in cui Dio esercitò un giudizio sull’Egitto colpendo i primogeniti (Esodo 12.29-30), mentre gli Israeliti, protetti dal sangue dell’agnello, sfuggirono a questa condanna. Gesù annuncia qui che detiene ormai l’autorità del giudizio e che il suo ruolo non è soltanto giudicare, ma anche offrire la redenzione ai credenti. Attraverso il suo sacrificio, il suo stesso sangue diventa il nuovo mezzo di protezione, permettendo ai fedeli di accedere alla vita eterna.

La guarigione a Betesda e il vagare d’Israele

In Giovanni 5.5, Gesù guarisce un uomo malato da 38 anni presso la . Questa cifra richiama quella del vagare degli Israeliti nel deserto prima di entrare nella (Deuteronomio 2.14).

La guarigione di quest’uomo simboleggia una liberazione simile a quella operata da Mosè: come gli Israeliti attendevano di entrare nella , quest’uomo attendeva da tempo un intervento divino. L’atto di Gesù segna un nuovo passaggio verso la libertà, illustrando così il significato spirituale della Pasqua, in cui la liberazione è al tempo stesso fisica e spirituale.

Conclusione

Giovanni 5.17-47 si inserisce in una prospettiva teologica che prolunga e compie l’evento della Pasqua sotto Mosè. Mentre Mosè era il liberatore storico, Gesù diventa il liberatore spirituale, inaugurando una nuova alleanza fondata sul passaggio dalla morte alla vita. Il suo sacrificio assume così un ruolo escatologico, stabilendo una liberazione definitiva e universale, accessibile a tutti coloro che credono in lui.

VI. Elenco delle quattro feste di Pasqua

1ª festa di Pasqua: venerdì 7 aprile del 30 d.C. (Giovanni 2.13)

2ª festa di Pasqua? : lunedì 24 marzo del 31 d.C. (Giovanni 5.1)

3ª festa di Pasqua : lunedì 12 aprile del 32 d.C. (Giovanni 6.4)

4ª festa di Pasqua : venerdì 1° aprile del 33 d.C. (Giovanni 11.55)

La nostra analisi ci porta dunque a individuare quattro feste di Pasqua nel Vangelo di Giovanni. Questo punto importante conferma le parole profetiche di Daniele 9.27 ma anche quelle dell’apostolo Giovanni nel suo libro, l’Apocalisse: Apocalisse 11.2-3, Apocalisse 12.6, Apocalisse 12.14 e Apocalisse 13.5.

VII. Le altre feste menzionate da Giovanni

Oltre a queste tre feste di Pasqua annotate da Giovanni e a questa quarta che qualifichiamo anch’essa come Pasqua, troviamo altre due celebrazioni. Notiamo la premura di Giovanni di stabilire bene cronologicamente il ministero del Messia Gesù.

La festa delle Capanne () è menzionata in Giovanni 7.2 e Giovanni 7.37, e si teneva il 15 tishri, corrispondente a giovedì 7 ottobre del 32. Questa festa dura sette giorni e termina quindi mercoledì 13 ottobre, giorno noto come Hoshanà Rabbà. Il giorno seguente, Shemini Atzeret, che significa letteralmente «la chiusura dell’ottavo [giorno]», segna la fine della festa di . Tuttavia, è considerata una festa distinta nella tradizione ebraica. Questo giorno è anch’esso dedicato al sacrificio, come precisato in Numeri 29.35.

Durante questa festa che commemora il soggiorno degli Israeliti nel deserto dopo l’Esodo, il Messia Gesù impartisce insegnamenti nel Tempio. Vi annuncia la venuta dello Spirito Santo, in correlazione con il rito dell’acqua praticato in quell’occasione.

La festa della Dedicazione () – Giovanni 10.22, il 25 kislev, ossia mercoledì 15 dicembre del 32

Questa festa celebra la purificazione e la riconsacrazione del Tempio dopo la rivolta dei Maccabei. Gesù vi parla della sua identità messianica e della sua unità con il Padre.

1 - Esaminiamo ora il testo di Giovanni 2.13, la prima festa di Pasqua a cui erano presenti il Messia Gesù e i suoi discepoli.

VIII. I rapporti tra i discorsi del Messia Gesù e il significato della festa

In questo passo, Gesù sale a Gerusalemme in occasione della festa di Pasqua e scaccia i mercanti dal Tempio, denunciando la trasformazione della casa di Dio in un luogo di commercio. Annuncia poi:

Giovanni 2.19 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Gesù rispose loro: Disfate questo tempio, e in tre giorni lo farò risorgere.

Questa dichiarazione fa riferimento alla sua morte e alla sua risurrezione, che avranno luogo in una futura Pasqua.

Il legame con la Pasqua sotto Mosè poggia su diversi elementi:

  • La purificazione e la liberazione: Come la Pasqua segnava la liberazione degli Israeliti dalla schiavitù in Egitto, Gesù annuncia (Giovanni 2.14, Esodo 12.17) una nuova liberazione, questa volta spirituale, mediante il suo sacrificio.
  • Il ruolo del Tempio: Nell’Esodo, la Pasqua è l’inizio del cammino verso l’Alleanza e la costruzione del Tabernacolo. Purificando il Tempio, Gesù sottolinea che la vera adorazione non poggia su un edificio, ma sulla sua stessa persona.
  • L’agnello pasquale e il sacrificio: Durante la prima Pasqua, il sangue dell’agnello proteggeva gli Israeliti dal giudizio divino (Esodo 12.13). Annunciando la distruzione e la ricostruzione del Tempio, Gesù prefigura il proprio sacrificio (Giovanni 2.19 e Giovanni 2.21), in cui il suo sangue sostituirà quello dell’agnello pasquale per offrire la redenzione.
  • Solo l’obbedienza e la fede salvano dalla condanna (Esodo 12.29-30). Il Messia Gesù discerne la fede autentica da quella motivata dall’interesse (Giovanni 2.24-25).

Così, Giovanni 2.13-23 mostra che Gesù reinterpreta e compie il significato della Pasqua, passando da una liberazione storica a una redenzione universale.

2 - Esaminiamo ora il testo di Giovanni 7.2 e Giovanni 7.37, la festa di Sukkot, ossia delle Capanne o dei Tabernacoli.

Durante la festa delle Capanne o dei Tabernacoli (), i sacerdoti compivano un importante rito legato all’acqua, che simboleggiava la benedizione divina e la dipendenza di Israele da Dio per la pioggia e la fertilità delle terre.

Il rito dell’acqua durante Sukkot

Ogni mattina della festa, un sacerdote principale scendeva alla , situata a Gerusalemme, per attingere acqua con una brocca d’oro. Quest’acqua veniva poi riportata al Tempio in una processione solenne accompagnata da canti e musica.

Giunto al Tempio, il sacerdote versava l’acqua sull’altare dei sacrifici, insieme a una libagione di vino. Questo gesto simboleggiava la preghiera per la pioggia e la benedizione di Dio sui raccolti. Durante questo rito, i fedeli cantavano i Salmi 113-118, noti come Hallel, agitando rami di palma, di mirto e di salice (il Lulav).

Il legame con le parole di Gesù

Nell’ultimo giorno della festa, chiamato Hoshanà Rabbà, Gesù gridò:

Giovanni 7.37-38 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Or nell’ultimo giorno, il gran giorno della festa, Gesù, stando in piè, esclamò: Se alcuno ha sete, venga a me e beva.Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno.
)

Pronunciando queste parole nel momento in cui l’acqua veniva versata sull’altare, Gesù si presenta come la vera di acqua viva, annunciando il dono dello Spirito Santo dopo la sua glorificazione.

Questo rito era dunque un momento chiave della festa, e Gesù lo utilizza per rivelare il suo ruolo messianico. Osserviamo che il Messia Gesù aveva già evocato questo tema particolare durante il suo colloquio con la annotato in Giovanni 4.1-26.

Esiste un legame tra l’incontro di Gesù con la in Giovanni 4.1-30 e il suo discorso durante la festa delle Capanne in Giovanni 7.17-47.

L’acqua viva come simbolo della salvezza

Il Messia Gesù dice alla :

Giovanni 4.10 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Gesù rispose e le disse: Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è che ti dice: Dammi da bere, tu stessa gliene avresti chiesto, ed egli t’avrebbe dato dell’acqua viva.

Durante la festa delle Capanne, il Messia Gesù riprende questa immagine dichiarando:

Giovanni 7.37 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Or nell’ultimo giorno, il gran giorno della festa, Gesù, stando in piè, esclamò: Se alcuno ha sete, venga a me e beva.
)

In entrambi i casi, l’acqua viva rappresenta lo Spirito Santo e la vita eterna offerta da Gesù. La , che cerca un’acqua materiale, scopre che Gesù le propone una sorgente spirituale che non si prosciuga mai.

L’adorazione in spirito e verità

Gesù annuncia alla :

Giovanni 4.23 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Ma l’ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori adoreranno il Padre in ispirito e verità; poiché tali sono gli adoratori che il Padre richiede.

Durante , i Giudei celebravano Dio nel Tempio, ma Gesù insegna che la vera adorazione supera i luoghi fisici e avviene per mezzo dello Spirito.

L’apertura della salvezza ai non Giudei

La rappresenta un popolo emarginato dai Giudei, ma Gesù le offre la salvezza. Allo stesso modo, durante , annuncia che l’acqua viva è per tutti coloro che credono, Giudei e non Giudei.

Così, l’incontro con la e il discorso di Gesù in sono legati dal tema dell’acqua viva, dello Spirito Santo e della vera adorazione.

Il contesto della festa

3 - Esaminiamo ora il testo di Giovanni 10.22, la festa di Hanukkà o della Dedicazione.

La festa della Dedicazione commemora la purificazione e la riconsacrazione del Tempio dopo la sua profanazione da parte di Antioco Epifane nel 164 a.C. Celebra la vittoria dei Maccabei e il ripristino del culto ebraico.

In Giovanni 10.22 si precisa che Gesù si trovava nel Tempio, sotto il portico di Salomone, durante questa festa. Questo contesto è significativo, perché è una celebrazione della fedeltà a Dio e del ripristino del santuario, il che risuona direttamente con il messaggio di Gesù.

L’identità messianica di Gesù

Durante questa festa, i Giudei interrogano il Messia Gesù:

Giovanni 10.24 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
I Giudei dunque gli si fecero attorno e gli dissero: fino a quando terrai sospeso l’animo nostro? Se tu sei il Cristo, diccelo apertamente.
)

Il Messia Gesù risponde loro affermando che le sue opere testimoniano la sua identità (Giovanni 10.25), ma che coloro che non credono non fanno parte delle sue pecore (Giovanni 10.26). Questa dichiarazione è cruciale, perché celebra la fedeltà a Dio di fronte all’oppressione. Il Messia Gesù si presenta qui come il vero Messia, colui che compie la promessa divina e che offre la vita eterna alle sue pecore (Giovanni 10.28).

La dichiarazione della sua unità con il Padre

Gesù si spinge ancora oltre affermando:

Giovanni 10.30 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Io ed il Padre siamo uno.

Questa dichiarazione provoca una reazione violenta: i Giudei prendono delle pietre per lapidarlo, accusandolo di bestemmia (Giovanni 10.31-33). Questo momento è particolarmente significativo nel contesto di , una festa che celebra la consacrazione del Tempio. Gesù, affermando la sua unità con Dio, reinterpreta la nozione di santuario, indicando che la vera presenza divina non risiede soltanto in un edificio, ma in lui stesso.

La consacrazione e l’invio del Messia

Gesù risponde all’accusa citando:

Salmi 82.6 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Io ho detto: Voi siete dii, siete tutti figliuoli dell’Altissimo.
:

Giovanni 10.34 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Gesù rispose loro: Non è egli scritto nella vostra legge: Io ho detto: Voi siete dèi?

Questo versetto è affascinante perché il Messia Gesù risponde all’accusa di bestemmia dicendo: «Non è forse scritto nella vostra legge: “Io ho detto: voi siete dèi”?»

Fa qui riferimento a Salmi 82.6, dove Dio si rivolge a giudici umani, chiamati «dèi» in ragione del loro ruolo di rappresentanti della giustizia divina. Gesù usa questo passo per mostrare che la Scrittura stessa impiega il termine “dèi” per degli uomini, dunque perché sarebbe blasfemo che egli si dica Figlio di Dio?

È un argomento del tipo «dal minore al maggiore»: se degli esseri umani possono essere chiamati «dèi» in un senso funzionale, quanto più legittimo è per Gesù, santificato e mandato dal Padre, dirsi Figlio di Dio?

Spiega che colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo non può essere accusato di bestemmia (Giovanni 10.36). Questa nozione di consacrazione è direttamente legata a , che celebra la santificazione del Tempio. Il Messia Gesù si presenta qui come il vero consacrato, colui che porta la luce e la verità.

Conclusione

Il discorso del Messia Gesù riportato in Giovanni 10.25-39 appare strettamente legato alla festa della Dedicazione, trattando i temi della fedeltà a Dio, della consacrazione e della presenza divina autentica. Egli afferma che il Tempio restaurato non si limita più a una struttura fisica, ma si riferisce ormai a lui stesso, nella sua qualità di Messia mandato dal Padre, come Figlio di Dio.

Abbiamo appena dimostrato che il Messia Gesù si appoggiava sul significato originario delle feste a cui partecipava per strutturare i suoi discorsi. Questo sostiene l’ipotesi secondo cui Giovanni 5.1 fa effettivamente riferimento a una festa di Pasqua.

Conclusione

L’apostolo Giovanni, certamente consapevole dell’importanza di inserire il ministero del Messia Gesù in una cronologia coerente, si preoccupa di ricordare le diverse feste che hanno segnato questo periodo.

Possiamo così stabilire una cronologia più precisa, confermando che la durata del ministero definita in Daniele 9.27 è correttamente convalidata. L’argomento è stato trattato nell’appendice ANN043 : La vita del Messia Gesù e le feste ebraiche, per esplorare l’importanza delle celebrazioni ebraiche nel ministero di Gesù. L’appendice mostra la correlazione tra il significato di queste feste e gli eventi della vita del Messia Gesù. Con le sue azioni, egli ha ridefinito la storia di queste celebrazioni conferendo loro un significato rinnovato, pur preservandone il legame con le tradizioni antiche.

Grazie alle informazioni di Giovanni, è possibile classificare cronologicamente la maggior parte dei racconti dei Vangeli. Alcuni eventi sono tuttavia difficili da collocare nel tempo. Nella sinossi presentata, alcuni fatti, per fortuna molto pochi, sono stati collocati arbitrariamente a causa della mancanza di certezza assoluta.

Ci teniamo a sottolineare che le nostre analisi dei fatti si basano su uno studio rigoroso dei diversi testi biblici, nei quali non abbiamo rilevato alcun errore né incoerenza.