PER368

La reazione di Pietro e di Giovanni

La pericope 368 analizza la reazione di Pietro e Giovanni dopo la testimonianza di Maria di Magdala sulla tomba vuota. I due apostoli corrono al sepolcro, vi scoprono le bende e il sudario piegato, ma non comprendono ancora la realtà della risurrezione. L'articolo armonizza i racconti di Luca 24.12 e Giovanni 20.3-12, distingue due annunci successivi ai discepoli e sottolinea l'incomprensione iniziale di fronte alle profezie di Gesù sulla sua risurrezione.

33 min risurrezione tomba vuota Pietro Giovanni Maria di Magdala 51 versetti 5 libri

Da consultare

Testi biblici

Matteo
Matteo (Riveduta 1927 (Luzzi)) non citato nel libro
Marco
Marco (Riveduta 1927 (Luzzi)) non citato nel libro
Luca
Luca 24.12 (Riveduta 1927 (Luzzi))

Ma Pietro, levatosi, corse al sepolcro; ed essendosi chinato a guardare, vide le sole lenzuola; e se ne andò maravigliandosi fra se stesso di quel che era avvenuto.

Giovanni
Giovanni 20.3-12 (Riveduta 1927 (Luzzi))

Pietro dunque e l’altro discepolo uscirono e si avviarono al sepolcro.

Correvano ambedue assieme; ma l’altro discepolo corse innanzi più presto di Pietro, e giunse primo al sepolcro;

e chinatosi, vide i pannilini giacenti, ma non entrò.

Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro, e vide i pannilini giacenti,

e il sudario ch’era stato sul capo di Gesù, non giacente coi pannilini, ma rivoltato in un luogo a parte.

Allora entrò anche l’altro discepolo che era giunto primo al sepolcro, e vide, e credette.

Perché non aveano ancora capito la Scrittura, secondo la quale egli doveva risuscitare dai morti.

I discepoli dunque se ne tornarono a casa.

Ma Maria se ne stava di fuori presso al sepolcro a piangere. E mentre piangeva, si chinò per guardar dentro al sepolcro,

ed ecco, vide due angeli, vestiti di bianco, seduti uno a capo e l’altro ai piedi, là dov’era giaciuto il corpo di Gesù.

Dettagli tecnici

Anno 33

Luogo: La tomba vicino al monte Golgota a Gerusalemme

Data: domenica 3 aprile, al mattino

Metodo di lavoro: Passiamo a Giovanni

Nota sul metodo: Solo Luca riporta anche questo fatto

Mappa di Gerusalemme e dintorni
Grafico a barre della domenica

Dopo aver ascoltato la testimonianza di Maria di Magdala, Pietro e Giovanni decidono di recarsi alla tomba per constatare di persona la realtà dei fatti da lei riferiti.

Dettagli cronologici, secondo le nostre conclusioni:

_29 Resta da trattare un ultimo piccolo punto: il Messia Gesù aveva parlato di risurrezione, quindi è più prudente porre delle guardie davanti alla tomba. È la richiesta rivolta a Pilato il giorno stesso del ; nulla ferma questi fervidi religiosi. Matteo 27.62-66.

_30 La risurrezione avviene la domenica mattina all’alba. Abbiamo davvero i 3 giorni e le 3 notti secondo il computo inclusivo giudaico. Matteo 28.2-4; Marco 16.2-4; Luca 24.1-3. Teniamo conto della notte in pieno mezzogiorno.

_31 Ora vengono le varie apparizioni del Messia Gesù, vivo, a partire dalla domenica 3 aprile dell’anno 33, di buon mattino. Giovanni 20.11-18; Matteo 28.8-10; Marco 16.8; Giovanni 20.24-34; Marco 16.13-14; Luca 24.13-35; Marco 16.14; Luca 24.36-49; Giovanni 20.26-31; Giovanni 21.1-14.

Puoi consultare l’intera cronologia nello studio ANN026 : L’ora della crocifissione.

Commento:

1- Due annunci successivi ai discepoli

Secondo un'ipotesi di armonizzazione dei racconti evangelici, occorre distinguere due annunci successivi rivolti ai discepoli la mattina della risurrezione.

Il primo proviene da Maria di Magdala. Dopo aver constatato che la pietra era stata rotolata via (Giovanni 20.1), conclude che il corpo di Gesù è stato portato via e va subito da Pietro e dal discepolo amato: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto» (Giovanni 20.2). In quel momento, nulla indica che avesse già visto gli angeli o udito l'annuncio della risurrezione.

Il secondo annuncio proviene dalle altre donne che, dopo essere entrate nel sepolcro, ricevono il messaggio degli angeli: «Non è qui, è risorto» (Luca 24.6; Matteo 28.5-7; Marco 16.6-7). Poi tornano dai discepoli per riferire loro ciò che avevano visto e udito (Luca 24.9-10).

2- La corsa di Pietro e di Giovanni verso la tomba

In seguito alla testimonianza di Maria di Magdala, Pietro e Giovanni lasciano verosimilmente il loro rifugio senza possedere la minima informazione su un'eventuale risurrezione. Il loro scopo consiste unicamente nel verificare la scomparsa del corpo segnalata da Maria.

Giovanni riferisce che i due discepoli si mettono a correre verso il sepolcro (Giovanni 20.3-4). Pietro entra per primo nella tomba, poi lo segue Giovanni (Giovanni 20.6-8). Entrambi scoprono le bende deposte al loro posto e il sudario piegato a parte (Giovanni 20.6-7).

La precisione di questi dettagli lascia supporre che il quarto Vangelo si basi qui sulla testimonianza diretta del discepolo amato, presente egli stesso a questi avvenimenti (Giovanni 21.24).

3- Una comprensione ancora incompleta

Benché i discepoli avessero udito più volte Gesù annunciare la sua morte e la sua risurrezione (Matteo 16.21; Matteo 17.22-23; Matteo 20.18-19; Marco 8.31; Luca 9.22), non riescono ancora a collegare questi annunci con ciò che scoprono davanti alla tomba vuota.

Giovanni sottolinea esplicitamente questa incomprensione: «Non avevano ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti» (Giovanni 20.9). Luca nota inoltre che i discepoli di Emmaus, alcune ore più tardi, sono ancora disorientati ed esprimono la loro delusione: «Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele» (Luca 24.21).

Il trauma provocato dalla Passione e alcune attese messianiche non sufficientemente comprese sembrano aver impedito ai discepoli di interpretare subito gli avvenimenti alla luce delle Scritture (Luca 18.31-34).

4- Perché Pietro e Giovanni non incontrano le altre donne?

Resta tuttavia una difficoltà: come hanno potuto Pietro e Giovanni recarsi alla tomba senza incontrare le donne che tornavano dopo aver ricevuto il messaggio degli angeli?

I Vangeli non rispondono direttamente a questa domanda. Non forniscono né gli itinerari percorsi né le indicazioni cronologiche precise che permetterebbero di ricostruire tutti gli spostamenti di quella mattina.

Il contesto storico permette tuttavia di proporre diverse spiegazioni plausibili. Dall'arresto di Gesù, i discepoli vivono nella paura. Le autorità religiose che hanno ottenuto la sua condanna restano ostili ai suoi seguaci (Giovanni 19.15-16). La sera stessa della risurrezione, i discepoli si riuniscono ancora a porte chiuse «per timore dei Giudei» (Giovanni 20.19).

Inoltre, Gerusalemme è allora piena di pellegrini venuti a celebrare la Pasqua (Giovanni 11.55). È dunque possibile che i diversi gruppi abbiano preso strade diverse o che i loro spostamenti siano avvenuti a pochi minuti di distanza, senza necessariamente incontrarsi.

5- Gli spostamenti dei discepoli in un clima di incertezza

Il clima che regna tra i discepoli dopo la crocifissione è segnato dalla paura, dalla confusione e dalla dispersione. Nulla indica l'esistenza di un'organizzazione particolare tra i diversi testimoni.

Gli spostamenti sembrano al contrario avvenire in modo spontaneo e in piccoli gruppi. Questa situazione spiega verosimilmente certe difficoltà di armonizzazione dei racconti. Gli evangelisti non cercano di descrivere tutti i percorsi né di stabilire una cronologia minuziosa degli avvenimenti, ma di riferire i fatti essenziali che fondano la fede cristiana.

6- La testimonianza progressiva delle donne

Dopo il ritorno dalla tomba, le altre donne annunciano agli apostoli ciò che hanno visto e udito (Luca 24.9-10). La loro testimonianza è tuttavia accolta con incredulità: «Quelle parole parvero loro come un vaneggiare e non credettero ad esse» (Luca 24.11).

Più tardi, Maria di Magdala torna a sua volta con una testimonianza ancora più straordinaria: «Ho visto il Signore» (Giovanni 20.18). La sua affermazione si aggiunge allora a quella delle altre donne, che avevano esse stesse incontrato Gesù sulla via del ritorno (Matteo 28.9-10).

Così, le prime testimonianze della risurrezione provengono esclusivamente da donne, un dettaglio particolarmente notevole nel contesto del giudaismo del I secolo, in cui la loro testimonianza non aveva generalmente lo stesso valore giuridico di quella degli uomini.

7- Una successione di avvenimenti difficile da ricostruire con precisione

La diversità dei racconti evangelici mostra che gli autori sacri non cercano di fornire una cronaca esaustiva degli avvenimenti. Ciascuno seleziona e organizza i fatti in funzione dei suoi obiettivi teologici e della propria testimonianza (Luca 1.1-4; Giovanni 20.30-31).

Ogni tentativo di armonizzazione deve dunque essere condotto con prudenza. Le diverse ipotesi proposte permettono di ottenere una ricostruzione coerente della mattina della risurrezione, senza tuttavia pretendere di risolvere tutte le difficoltà cronologiche.

8- Il messaggio essenziale degli evangelisti

Al di là dei dettagli secondari, i quattro Vangeli convergono verso un'unica affermazione fondamentale: la tomba è vuota e Gesù è realmente risorto (Matteo 28.6; Marco 16.6; Luca 24.6; Giovanni 20.1-18).

Questa convinzione sarà presto confermata da numerose apparizioni del Cristo risorto ai suoi discepoli (Luca 24.34; Giovanni 20.19-29) nonché dalla testimonianza successiva dell'apostolo Paolo, che ricorda che il Signore è apparso a Cefa, ai Dodici, poi a più di cinquecento fratelli in una sola volta (1 Corinzi 15.3-8).

Così, nonostante alcune difficoltà di armonizzazione, le diverse testimonianze convergono verso un'unica realtà storica e teologica: Gesù Cristo è vivo, conformemente alle Scritture (Luca 24.44-46).

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