_23 La collocazione sulla croce ha dunque luogo verso le 9 secondo il testo di Marco. L’imprecisione della misura permette di inserire il tempo dello spostamento fino al monte Golgota. Marco 15.20-41 ; Matteo 27.31-56 ; Luca 23.26-49 ; Giovanni 18.17-30.
_24 Tutti questi membri del possono ora partecipare alla festa familiare di Pasqua, con l'animo sereno dopo quella che considerano una magnifica vittoria. Ma gli eventi non si svolgeranno come essi immaginavano!
Puoi consultare l'intera cronologia nello studio ANN026 : L'ora della crocifissione.
Commento:
Ai piedi della croce, il vangelo di Giovanni presenta una scena al tempo stesso sobria e profondamente commovente (cf. Giovanni 19.25-27). Mentre tutti i discepoli erano fuggiti al momento dell’arresto (cf. Matteo 26.56), Giovanni qui è presente. Questa presenza è notevole: è l’unico discepolo esplicitamente menzionato al momento della crocifissione. Ha senza dubbio corso un rischio reale, anche se la sua vicinanza al sommo sacerdote (cf. Giovanni 18.15) può avergli offerto una certa protezione.
Intorno alla croce stanno diverse donne: Maria, la madre di Gesù, sua sorella, Maria moglie di , e Maria di Magdala (cf. Giovanni 19.25). A differenza degli altri vangeli, che parlano di una presenza «da lontano» (cf. Matteo 27.55-56; Marco 15.40-41; Luca 23.49), Giovanni insiste sulla loro vicinanza. Questo sottolinea sia il loro coraggio sia il loro fedele attaccamento fino alla fine.
In questo contesto di sofferenza estrema, Gesù pronuncia parole sorprendenti. Vedendo sua madre e il discepolo che amava, dice: «Donna, ecco tuo figlio», poi a Giovanni: «Ecco tua madre» (cf. Giovanni 19.26-27). Queste parole non sono semplicemente affettive; hanno una portata concreta e simbolica.
Sul piano umano, Gesù affida sua madre a Giovanni. Manifesta così una notevole premura filiale, anche nel cuore dell’agonia. Questo mostra che non si distoglie dalle responsabilità terrene. Il fatto che non affidi Maria ai suoi fratelli (cf. Giovanni 7.5) suggerisce che in quel momento non credevano ancora in lui.
Ma questa scena ha anche una dimensione spirituale. Affidando Maria a Giovanni, Gesù crea un nuovo legame, fondato non sul sangue ma sulla fede. Giovanni diventa in qualche modo il rappresentante dei discepoli, e Maria una figura della comunità credente. Questo gesto illustra la nascita di una nuova famiglia, quella dei discepoli uniti attorno al Cristo (cf. Marco 3.35).
Il testo precisa che «da quel momento il discepolo la prese con sé» (cf. Giovanni 19.27). Questa obbedienza immediata sottolinea la fedeltà di Giovanni e conferisce un aspetto concreto a questa parola: non è soltanto simbolica, impegna una responsabilità reale.
Anche la presenza di testimoni è importante. Le donne, e Giovanni stesso, costituiscono fonti dirette di questa testimonianza. Ciò rafforza la credibilità del racconto. Altre figure come Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo compariranno in seguito (cf. Giovanni 19.38-39), mostrando che anche tra i notabili alcuni furono profondamente segnati da questi eventi.
Infine, questo passo rivela un contrasto impressionante: mentre Gesù subisce l’umiliazione e la sofferenza della croce, continua ad agire con autorità e compassione. Non si limita a subire; organizza, affida, crea legami. Anche nella morte, rimane colui che riunisce.
Emerge un’idea forte: nel cuore della sofferenza più estrema, Gesù non smette di amare né di prendersi cura. La croce diventa così non soltanto un luogo di sacrificio, ma anche un luogo in cui nasce una nuova relazione tra coloro che gli appartengono.