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Il Messia Gesù è il buon pastore

L'articolo esamina come Gesù si presenta come il buon pastore in Giovanni 10. Egli è la guida spirituale autentica, in contrasto con le false guide. Gesù annuncia una salvezza universale e invita ciascuno ad ascoltare la sua voce per trovare la vita spirituale.

4 min Gesù pastore salvezza guida spirituale false guide 1 versetto 1 libro

Da consultare

Testi biblici

Matteo
Matteo (Riveduta 1927 (Luzzi)) non citato nel libro
Marco
Marco (Riveduta 1927 (Luzzi)) non citato nel libro
Luca
Luca (Riveduta 1927 (Luzzi)) non citato nel libro
Giovanni
Giovanni 10.1-21 (Riveduta 1927 (Luzzi))

In verità, in verità io vi dico che chi non entra per la porta nell’ovile delle pecore, ma vi sale da un’altra parte, esso è un ladro e un brigante.

Ma colui che entra per la porta è pastore delle pecore.

A lui apre il portinaio, e le pecore ascoltano la sua voce, ed egli chiama le proprie pecore per nome e le mena fuori.

Quando ha messo fuori tutte le sue pecore, va innanzi a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce.

Ma un estraneo non lo seguiranno; anzi, fuggiranno via da lui perché non conoscono la voce degli estranei.

Questa similitudine disse loro Gesù; ma essi non capirono di che cosa parlasse loro.

Onde Gesù di nuovo disse loro: In verità, in verità vi dico: Io sono la porta delle pecore.

Tutti quelli che son venuti prima di me, sono stati ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati.

Io son la porta; se uno entra per me, sarà salvato, ed entrerà ed uscirà, e troverà pastura.

Il ladro non viene se non per rubare e ammazzare e distruggere; io son venuto perché abbian la vita e l’abbiano ad esuberanza.

Io sono il buon pastore; il buon pastore mette la sua vita per le pecore.

Il mercenario, che non è pastore, a cui non appartengono le pecore, vede venire il lupo, abbandona le pecore e si dà alla fuga, e il lupo le rapisce e disperde.

Il mercenario si dà alla fuga perché è mercenario e non si cura delle pecore.

Io sono il buon pastore, e conosco le mie, e le mie mi conoscono,

come il Padre mi conosce ed io conosco il Padre; e metto la mia vita per le pecore.

Ho anche delle altre pecore, che non son di quest’ovile; anche quelle io devo raccogliere, ed esse ascolteranno la mia voce, e vi sarà un solo gregge, un solo pastore.

Per questo mi ama il Padre; perché io depongo la mia vita, per ripigliarla poi.

Nessuno me la toglie, ma la depongo da me. Io ho podestà di deporla e ho podestà di ripigliarla. Quest’ordine ho ricevuto dal Padre mio.

Nacque di nuovo un dissenso fra i Giudei a motivo di queste parole.

E molti di loro dicevano: Egli ha un demonio ed è fuori di sé; perché l’ascoltate?

Altri dicevano: Queste non son parole di un indemoniato. Può un demonio aprir gli occhi a’ ciechi?

Dettagli tecnici

Anno 32 d.C.

Luogo: Gerusalemme in Giudea

Data: alla , dal 15 al 23 dicembre dell'anno 32 d.C.

Metodo di lavoro: Passiamo ora a Giovanni

Nota sul metodo di lavoro: Giovanni è l'unico a riferire la guarigione di quest'uomo

Viaggio verso Betania

Giovanni riporta un insegnamento del Maestro sul buon pastore.

Commento

In questo brano il Messia Gesù si presenta come l'unica vera guida spirituale, colui di cui le pecore riconoscono spontaneamente la voce perché le conosce intimamente e chiama ciascuna per nome. Non costringe nessuno, conduce. Cammina davanti al suo gregge, e quelli che gli appartengono lo seguono perché scorgono nella sua voce un'autorità mista a dolcezza, una verità che illumina e rassicura. All'opposto, le false guide sono paragonate a ladri o a mercenari: non cercano né il bene delle pecore né la gloria di Dio, ma il proprio vantaggio. Non appena il pericolo si avvicina, abbandonano il gregge, rivelando di non aver mai avuto il cuore di un pastore.

Il Messia Gesù, invece, è al tempo stesso la porta che dà accesso alla salvezza e il buon pastore che offre volontariamente la propria vita per le sue pecore. Non subisce la morte: la dona. Non si limita a proteggere il suo popolo, ma si sostituisce a esso. Annuncia anche di avere altre pecore, al di là di Israele, che radunerà per formare un solo popolo sotto un solo pastore. Questa parola apre già la prospettiva di una salvezza universale, di un'umanità riunificata intorno a lui.

Le sue parole suscitano una reazione contrastata. Alcuni lo respingono con violenza, trattandolo da pazzo o da indemoniato, incapaci di accettare che un uomo possa parlare con tanta sicurezza e tanta compassione. Altri, al contrario, riconoscono che nessuno che si opponga a Dio potrebbe pronunciare simili parole né compiere opere come la guarigione del cieco nato. Il miracolo recente diventa un segno che conferma la verità della sua voce.

Spiritualmente, questo discorso pone ciascuno davanti a una decisione interiore: ascoltare la voce del pastore o seguire voci estranee. Coloro che si volgono al Messia Gesù trovano la vita, la sicurezza e il nutrimento spirituale, perché egli li conduce verso pascoli dove la loro anima può respirare. Coloro che rifiutano la sua voce restano nella cecità, non per mancanza di informazioni, ma perché resistono alla luce che li chiama. Gesù rivela così che la vera conoscenza di Dio si trova solo in lui, e che quelli che gli appartengono imparano a discernere la sua voce in mezzo ai discorsi ingannevoli.

In definitiva, il suo discorso agisce come un giudizio: svela i cuori. Rivela quelli che appartengono al pastore perché ne riconoscono la voce, e quelli che se ne allontanano perché preferiscono le proprie certezze. Il Messia Gesù si presenta dunque come il centro del discernimento spirituale, colui per mezzo del quale si entra nella vita e che guida il suo popolo con una fedeltà che nulla può scuotere.