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Tentativo di arresto

L'articolo esamina il tentativo di arresto di Gesù da parte delle autorità religiose giudaiche, secondo Giovanni 10.31-39. Accusato di bestemmia per le sue dichiarazioni divine, Gesù difende le sue opere come prova della sua missione divina. Cita la Scrittura per dimostrare la legittimità del suo ruolo e sfugge infine all'arresto perché la sua ora non era ancora venuta.

7 min Gesù tentativo di arresto bestemmia autorità religiose Giovanni 10.31-39 7 versetti 5 libri

Consultazione

Testi biblici

Matteo
Matteo (Riveduta 1927 (Luzzi)) non citato nel libro
Marco
Marco (Riveduta 1927 (Luzzi)) non citato nel libro
Luca
Luca (Riveduta 1927 (Luzzi)) non citato nel libro
Giovanni
Giovanni 10.31-39 (Riveduta 1927 (Luzzi))

I Giudei presero di nuovo delle pietre per lapidarlo.

Gesù disse loro: Molte buone opere v’ho mostrate da parte del Padre mio; per quale di queste opere mi lapidate voi?

I Giudei gli risposero: Non ti lapidiamo per una buona opera, ma per bestemmia; e perché tu, che sei uomo, ti fai Dio.

Gesù rispose loro: Non è egli scritto nella vostra legge: Io ho detto: Voi siete dèi?

Se chiama dèi coloro a’ quali la parola di Dio è stata diretta (e la Scrittura non può essere annullata),

come mai dite voi a colui che il Padre ha santificato e mandato nel mondo, che bestemmia, perché ho detto: Son Figliuolo di Dio?

Se non faccio le opere del Padre mio, non mi credete;

ma se le faccio, anche se non credete a me, credete alle opere, affinché sappiate e riconosciate che il Padre è in me e che io sono nel padre.

Essi cercavan di nuovo di pigliarlo; ma egli sfuggì loro dalle mani.

Dettagli tecnici

Anno 32

Luogo: Gerusalemme in Giudea

Data: La festa della Dedicazione, dal 15 al 23 dicembre dell'anno 32

Metodo di lavoro: Passiamo ora a Giovanni

Nota sul metodo di lavoro: Giovanni è l'unico a riferire la guarigione di quest'uomo

Viaggio verso Betania

Alcuni capi religiosi hanno incitato dei membri della folla a compiere un tentativo di contro il Messia Gesù.

Commenti

Il Messia Gesù di fronte al tentativo di arresto nel tempio (Giovanni 10.31-39)

Giovanni precisa che le autorità religiose cercavano ancora di arrestare il Messia Gesù (Giovanni 10.39).

Nonostante la tensione crescente, il dialogo resta possibile. Il Messia Gesù espone con calma le sue argomentazioni, mostrando una notevole sicurezza. Il suo dominio della situazione dimostra che non subisce gli eventi, ma li controlla pienamente.

Questo genere di dibattito non era in uso in Galilea; è la vicinanza del e la presenza di numerosi a Gerusalemme a condurre il Messia Gesù ad affrontare scambi particolarmente tesi, spesso infruttuosi sul piano spirituale, perché segnati dall'incredulità.

Dopo le parole potenti del Messia Gesù:

Giovanni 10.30 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Io ed il Padre siamo uno.

I capi religiosi interpretano questa affermazione come una pretesa di divinità. Subito raccolgono delle pietre per lapidarlo, convinti che commetta una bestemmia, perché secondo loro nessun uomo può farsi Dio.

I Giudei considerano questa dichiarazione una grave trasgressione della Legge mosaica.

Le

Levitico 24.16 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
E chi bestemmia il nome dell’Eterno dovrà esser messo a morte; tutta la raunanza lo dovrà lapidare. Sia straniero o nativo del paese, quando bestemmi il nome dell’Eterno, sarà messo a morte.

Questo passo insegna: «Chi bestemmia il nome del SIGNORE sarà messo a morte.»

La loro reazione si inscrive dunque in una comprensione rigidamente legalista, priva di discernimento spirituale. Rifiutano di riconoscere che le opere del Messia Gesù, le sue guarigioni, la sua sapienza, la sua compassione, testimoniano la sua origine divina.

Di fronte all'ostilità che si intensifica, il Messia Gesù non risponde con la violenza, ma con la Scrittura:

Salmi 82.6 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Io ho detto: Voi siete dii, siete tutti figliuoli dell’Altissimo.

Citando questo passo, ricorda che anche la Legge riconosce a certi uomini un ruolo conferito da Dio (i giudici, chiamati «dèi» perché esercitano la sua autorità).

A maggior ragione, dunque, è legittimo che colui che il Padre ha santificato e mandato nel mondo sia riconosciuto come Figlio di Dio!

Il Messia Gesù invita i suoi ascoltatori a giudicare le sue opere piuttosto che le sue parole:

Giovanni 10.37 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Se non faccio le opere del Padre mio, non mi credete;

I suoi atti parlano da sé: rivelano la sua unione con il Padre e la verità della sua missione. Ma i cuori dei suoi avversari restano induriti; rifiutano di credere, persino di fronte all'evidenza.

Ancora una volta, i religiosi cercano di arrestarlo, ma il loro progetto fallisce. Il Vangelo sottolinea che il Messia Gesù sfuggì loro, non con l'astuzia, ma perché la sua ora non era ancora venuta. Tutto si compie secondo il piano sovrano del Padre.

Dopo questo episodio, il Messia Gesù lascia Gerusalemme e si reca al di là del Giordano, nel luogo dove Giovanni Battista aveva battezzato un tempo. Là molti vengono da lui, riconoscendo che tutto ciò che Giovanni aveva annunciato di lui si è compiuto.

Questo spostamento segna un contrasto impressionante: a Gerusalemme incontra rifiuto e ostilità; al di là del Giordano trova fede e accoglienza.

Questo passo rivela:

  • Il rifiuto della testimonianza del Messia Gesù da parte delle autorità religiose;
  • La chiarezza della sua identità divina, affermata senza giri di parole;
  • La sua risposta piena di sapienza, saldamente ancorata alla Scrittura;
  • L'incapacità dei suoi avversari di catturarlo, perché l'ora della sua passione non era ancora venuta;
  • E infine, la fede crescente di coloro che lo riconoscono lontano dai circoli religiosi ufficiali.

La o della Dedicazione
Le feste di pellegrinaggio?