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Domande dei religiosi sulla messianicità di Gesù

L'articolo analizza l'interazione tra Gesù e i religiosi sulla sua messianicità. Nonostante le loro intenzioni accusatorie, Gesù afferma di essere il Messia, e le sue opere lo testimoniano. Promette sicurezza e vita eterna ai suoi discepoli, sottolineando la sua unità con il Padre.

7 min Gesù Messia Sinedrio Gerusalemme Dedicazione 8 versetti 2 libri

Consultazione

Testi biblici

Matteo
Matteo (Riveduta 1927 (Luzzi)) non citato nel libro
Marco
Marco (Riveduta 1927 (Luzzi)) non citato nel libro
Luca
Luca (Riveduta 1927 (Luzzi)) non citato nel libro
Giovanni
Giovanni 10.24-30 (Riveduta 1927 (Luzzi))

I Giudei dunque gli si fecero attorno e gli dissero: fino a quando terrai sospeso l’animo nostro? Se tu sei il Cristo, diccelo apertamente.

Gesù rispose loro: Ve l’ho detto, e non lo credete; le opere che fo nel nome del Padre mio, son quelle che testimoniano di me;

ma voi non credete, perché non siete delle mie pecore.

Le mie pecore ascoltano la mia voce, e io le conosco, ed esse mi seguono;

e io do loro la vita eterna, e non periranno mai, e nessuno le rapirà dalla mia mano.

Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti; e nessuno può rapirle di mano al Padre.

Io ed il Padre siamo uno.

Dettagli tecnici

Anno 32

Luogo: Gerusalemme in Giudea

Data: La festa della Dedicazione, dal 15 al 23 dicembre dell'anno 32

Metodo di lavoro: Passiamo ora a Giovanni

Nota sul metodo di lavoro: Giovanni è l'unico a riferire la guarigione di quest'uomo

Viaggio verso Betania

Le autorità religiose interrogano Gesù sul fatto che egli sia il Messia.

In sintesi

Dobbiamo tenere presenti le motivazioni di questi uomini che interrogavano il Messia Gesù. Il loro scopo non era capire, ma trovare un motivo di accusa da presentare davanti al tribunale del .

Gli chiesero:

Giovanni 10.24 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
I Giudei dunque gli si fecero attorno e gli dissero: fino a quando terrai sospeso l’animo nostro? Se tu sei il Cristo, diccelo apertamente.

La loro intenzione era chiara: provocare una dichiarazione che permettesse loro di accusare Gesù di bestemmia, un reato punito con la morte secondo Levitico 24.16.

Il poteva emettere un verdetto, ma non possedeva il potere di eseguire una condanna capitale. Tuttavia, un linciaggio popolare spontaneo restava possibile, un atto di folla incontrollata che i avrebbero tollerato come un semplice eccesso.

Il Messia Gesù si trova allora nel tempio di Gerusalemme, durante la festa della Dedicazione (Hanukkah). È in questo contesto che i Giudei lo circondano e gli chiedono di dichiarare apertamente se è davvero il Messia.

Giovanni 10.24-25 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
I Giudei dunque gli si fecero attorno e gli dissero: fino a quando terrai sospeso l’animo nostro? Se tu sei il Cristo, diccelo apertamente.Gesù rispose loro: Ve l’ho detto, e non lo credete; le opere che fo nel nome del Padre mio, son quelle che testimoniano di me;

Il Messia Gesù risponde che l'ha già detto, ma essi rifiutano di credere. Li rimanda alle sue opere, alle sue guarigioni, ai suoi miracoli e al suo insegnamento, che testimoniano che egli agisce nel nome del Padre. I segni che compie sono altrettante prove visibili della sua identità messianica.

Giovanni 10.26-27 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
ma voi non credete, perché non siete delle mie pecore.Le mie pecore ascoltano la mia voce, e io le conosco, ed esse mi seguono;

Il Messia Gesù stabilisce una distinzione tra coloro che lo ascoltano e coloro che lo rifiutano. Le sue pecore: ascoltano la sua voce, lo seguono con fiducia e sono conosciute personalmente da lui. C'è qui un rapporto intimo e spirituale tra il Pastore e il suo gregge, un segno di autentica appartenenza.

Giovanni 10.28 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
e io do loro la vita eterna, e non periranno mai, e nessuno le rapirà dalla mia mano.

Il Messia Gesù promette ai suoi discepoli la vita eterna e una protezione inviolabile. Nessuno può strapparli dalla sua mano, né da quella del Padre, «più grande di tutti». Questa duplice affermazione mette in luce la fedeltà di Dio e la sicurezza assoluta dei credenti nel suo piano di salvezza.

Giovanni 10.30 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Io ed il Padre siamo uno.

Con questa parola, il Messia Gesù rivela una perfetta unità con Dio Padre, non nella persona, ma nella natura, nella volontà e nell'azione. Questa dichiarazione, di profondità teologica notevole, porta subito alcuni ad accusarlo di bestemmia e a voler lapidarlo (Giovanni 10.31).

In sintesi

Il Messia Gesù non ha mai nascosto la sua identità: è il Messia, il Figlio di Dio, il buon pastore. Offre ai suoi discepoli: una relazione personale fondata sull'ascolto e sulla fiducia, la vita eterna promessa e una sicurezza assoluta nelle sue mani e in quelle del Padre.

Infine, manifesta la sua profonda unità con Dio, fondamento essenziale della fede cristiana: Dio e il Figlio operano insieme, uniti nell'amore e nella salvezza.

La o della Dedicazione
Le feste di pellegrinaggio?