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Il discorso della montagna (22), coloro che mi chiamano Signore

L'articolo esplora il discorso della montagna, nel quale Gesù parla di presunti discepoli da lui non riconosciuti. Confrontando gli evangelisti Matteo e Luca, tratta dell'autenticità della fede necessaria per entrare nel regno di Dio, al di là dell'appartenenza etnica e delle opere miracolose.

9 min Gesù discepoli Discorso della montagna autenticità 13 versetti 3 libri

Consultazione

Testi biblici

Matteo
Matteo 7.21-23 (Riveduta 1927 (Luzzi))

Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è ne’ cieli.

Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiam noi profetizzato in nome tuo, e in nome tuo cacciato demoni, e fatte in nome tuo molte opere potenti?

E allora dichiarerò loro: Io non vi conobbi mai; dipartitevi da me, voi tutti operatori d’iniquità.

Marco
Marco (Riveduta 1927 (Luzzi)) non citato nel libro
Luca
Luca 13.25-30 (Riveduta 1927 (Luzzi))

Da che il padron di casa si sarà alzato ed avrà serrata la porta, e voi, stando di fuori, comincerete a picchiare alla porta, dicendo: Signore, aprici, egli, rispondendo, vi dirà: Io non so d’onde voi siate.

Allora comincerete a dire: Noi abbiam mangiato e bevuto in tua presenza, e tu hai insegnato nelle nostre piazze!

Ed egli dirà: Io vi dico che non so d’onde voi siate; dipartitevi da me voi tutti operatori d’iniquità.

Quivi sarà il pianto e lo stridor de’ denti, quando vedrete Abramo e Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, e che voi ne sarete cacciati fuori.

E ne verranno d’oriente e d’occidente, e da settentrione e da mezzogiorno, che si porranno a mensa nel regno di Dio.

Ed ecco, ve ne son degli ultimi che saranno primi, e de’ primi che saranno ultimi.

Giovanni
Giovanni (Riveduta 1927 (Luzzi)) non citato nel libro

Dettagli tecnici

Grafico a barre dell’anno 31

Luogo: Sul pianoro ai piedi di una montagna nei pressi di Cafarnao, in Galilea

Data: Dopo il pellegrinaggio pasquale a Gerusalemme, il 5 aprile 31

Metodo di lavoro: Proseguiremo con Matteo

Nota sul metodo di lavoro: Matteo affronta questo argomento nel contesto del discorso della montagna, mentre Luca colloca questo insegnamento in un momento successivo

Capernaum

Il Messia Gesù parla della presenza di persone che danno l'impressione di essere discepoli.

Il discorso della montagna, coloro che mi chiamano Signore

Persone che parlano

Commenti

Esaminiamo il discorso della montagna, suddiviso in 23 sezioni.

I versetti di Matteo 7.21-22 sembrano difficili da comprendere, perché parlano di persone che si dicono discepoli del Messia Gesù senza essere veramente impegnate nei suoi confronti.

Eppure riescono a profetizzare, scacciare demoni e compiere molti miracoli. Ma come sono possibili tali imprese e quale potenza le rende efficaci?

Oltre ai miracoli che potrebbero essere illusioni, inganni o persino manifestazioni di forze malefiche, Dio può anche permettere ad alcuni individui di compiere veri prodigi. I miracoli, quindi, non costituiscono una prova sufficiente per discernere l'autenticità di un profeta.

Questo versetto di Matteo 7.21 richiama la della zizzania (Matteo 13.24-30). Alcuni adottano il linguaggio dei discepoli e vivono tra loro, senza tuttavia aderire veramente agli insegnamenti di Gesù. Qui non si tratta di discepoli che hanno commesso un peccato isolato, ma di individui che conducono la propria vita secondo i principi del mondo.

A differenza di Luca, Matteo colloca queste parole nell'ambito del discorso della montagna, stabilendo così un collegamento diretto con i falsi profeti che menziona in precedenza.

Il contesto di Luca appare diverso, perché qui il Messia Gesù parla del fatto che non tutti gli uomini entreranno nel regno di Dio. Possiamo anche comprendere, nella situazione dell'epoca in cui queste parole vengono pronunciate, che non tutti gli ebrei, pur appartenendo al popolo eletto di Dio, saranno necessariamente salvati.

Qui ribadisce quanto Giovanni Battista ha già sottolineato (Matteo 3.9; Luca 3.8): essere ebrei non garantisce l'ingresso nel regno di Dio. Questo tema è presente anche in diversi passi di Luca: Luca 13.29, Luca 14.7-24, Luca 15.23, Luca 17.7-10.

Dunque, sebbene Luca e Matteo usino le stesse parole, costruiscono due argomentazioni distinte.

Era inevitabile che la folla facesse il collegamento con gli insegnamenti dei religiosi, e , e si rendesse conto di quanto questi ultimi inducessero in errore i loro ascoltatori.

Secondo Matteo 7.23, il verdetto è chiaro e definitivo. Appare evidente che questi sedicenti discepoli non abbiano mai veramente amato il prossimo né Dio, perché Gesù, il Messia, dichiarerà loro: "Non vi ho mai conosciuti". Infatti, altrove sottolinea che coloro che amano sono riconosciuti da Dio (1 Giovanni 4.7).