Matteo è l'unico a concludere questo lungo discorso. I discepoli e tutti gli ascoltatori sono colpiti dall'insegnamento del Maestro e notano una netta differenza rispetto alle predicazioni dei che ascoltavano ogni nelle .
L'apostolo Giovanni illustra bene questa realtà citando i che, sbalorditi, dicono: "Mai un uomo ha parlato come quest'uomo" (Giovanni 7.46).
Gli ascoltatori di Gesù erano colpiti dall'autorità eccezionale con cui si esprimeva (Marco 1.22, Luca 4.32, Matteo 7.28-29), un'osservazione formulata anche da Pietro in Giovanni 6.68.
Questo lungo discorso, riportato soprattutto da Matteo, ha avuto un impatto profondo sulla folla e sui numerosi discepoli. Il cammino del vero discepolo è ora chiaramente tracciato, lasciando a ciascuno la scelta di intraprenderlo oppure no, il che condizionerà il suo accesso al regno di Dio.
Questa conclusione di Matteo potrebbe sembrare sorprendente, perché il Messia Gesù ha enunciato norme difficili da raggiungere, spesso opposte agli insegnamenti dei che dominavano il popolo. Eppure tutte queste persone, principalmente discepoli, non hanno reagito come alcuni altri dicendo: "Queste parole sono dure; chi può ascoltarle?" (Giovanni 6.60).
La folla aspira dunque a questa nuova vita e vede in Gesù più di un semplice profeta: chiaramente, secondo la nostra analisi, il Messia. Intravede i fondamenti di una società nuova guidata da questo Maestro, che considera straordinario.
Attraverso questi 23 punti, il Messia Gesù ha delineato il ritratto tipico del discepolo, che diverge radicalmente dalla natura umana intrinseca. Appare dunque che realizzare questo profilo sia un compito praticamente impossibile senza una trasformazione profonda. È probabilmente per questo che il discorso si rivolge principalmente ai discepoli, come menzionato in Luca 6.17, e poi a un vasto pubblico.
Così si conclude il discorso della montagna.