Le autorità giudaiche
Le autorità che ordinano l'arresto di Pietro e Giovanni in Atti 4.1-3 costituiscono un insieme di responsabili religiosi particolarmente influenti. Luca menziona tre gruppi distinti: i sacerdoti, il capitano del Tempio e i sadducei. Il loro intervento permette di comprendere meglio i rapporti di forza che esistevano a Gerusalemme agli inizi della Chiesa.
1- I sacerdoti
I «sacerdoti» sono coloro che assicuravano il culto quotidiano del Tempio. Alcuni appartenevano alle famiglie sacerdotali più influenti e parecchi sedevano nel Sinedrio. La loro funzione conferiva loro un'autorità considerevole sulla vita religiosa del popolo.
Il Tempio costituiva il centro della vita ebraica. Vedere due Galilei insegnare pubblicamente nei suoi recinti, attirare le folle e compiere miracoli poteva essere percepito come una messa in discussione della loro autorità. I capi sacerdotali avevano già avuto un ruolo determinante nel processo di Gesù (Giovanni 11.47-53; Giovanni 18.13-14) e si trovavano ora a confrontarsi con i suoi discepoli.
2- Il comandante del Tempio
Luca menziona anche «il capitano del Tempio» (Atti 4.1). Si trattava probabilmente del capo della guardia del Tempio, personaggio molto importante nella gerarchia giudaica. Secondo le fonti giudaiche, in particolare la Mishnah, questo responsabile sovrintendeva ai leviti incaricati della sicurezza e del mantenimento dell'ordine nel recinto sacro.
Non si trattava di un ufficiale romano, ma di un responsabile giudeo. La sua funzione consisteva nel prevenire qualsiasi disordine capace di attirare l'intervento delle autorità romane. Il suo rango era particolarmente elevato, subito dopo quello del sommo sacerdote.
L'arresto di Pietro e di Giovanni non fu dunque un'iniziativa improvvisata, ma un'operazione ufficiale condotta dalle autorità riconosciute del Tempio.
3- I sadducei
Luca sottolinea soprattutto la presenza dei sadducei (Atti 4.1-2). Questo gruppo era composto in gran parte dalle famiglie sacerdotali più ricche e più influenti. In generale mantenevano buoni rapporti con le autorità romane per preservare la propria posizione privilegiata.
Contrariamente ai farisei, i sadducei rifiutavano parecchie dottrine importanti:
- la risurrezione dei morti (Matteo 22.23);
- l'esistenza degli angeli e degli spiriti (Atti 23.8);
- certe tradizioni orali sviluppate dai farisei.
La predicazione apostolica urtava direttamente le loro convinzioni. Annunciare che Gesù era risorto equivaleva a confermare la dottrina stessa che combattevano. Non sorprende dunque che Luca insista sulla loro irritazione (Atti 4.2).
4- Un'opposizione già incontrata da Gesù
È impressionante constatare che gli stessi gruppi che avevano contribuito alla condanna di Gesù si ritrovano ora di fronte ai suoi discepoli. In un certo senso, Pietro e Giovanni proseguono il ministero del loro Maestro e incontrano gli stessi avversari.
Questa continuità appare chiaramente nel racconto dei Vangeli. I capi religiosi avevano cercato di ridurre Gesù al silenzio (Marco 14.53-65); ora tentano di far tacere i suoi testimoni.
5- Il Sinedrio sullo sfondo
Benché il Sinedrio non sia ancora menzionato esplicitamente in Atti 4.1-3, esso si profila già dietro questo arresto. Il giorno seguente, Pietro e Giovanni saranno infatti condotti davanti a questa suprema assemblea (Atti 4.5-6).
Il Sinedrio era composto da circa settanta membri, tra i quali si trovavano:
- il sommo sacerdote;
- gli anziani del popolo;
- i capi dei sacerdoti;
- gli scribi e i dottori della Legge;
- rappresentanti dei partiti dei sadducei e dei farisei.
Sotto la dominazione romana, questa istituzione conservava una vasta autorità religiosa e giudiziaria, anche se il potere di eseguire una condanna capitale era fortemente limitato.
6- Una preoccupazione più che una semplice ostilità dottrinale
L'opposizione delle autorità giudaiche non si spiega soltanto con divergenze teologiche. Diversi elementi dovevano preoccuparle:
- la rapida crescita del movimento cristiano (Atti 2.41);
- l'influenza crescente degli apostoli sulla popolazione;
- i miracoli compiuti pubblicamente (Atti 4.16);
- il rischio di agitazione popolare capace di provocare un intervento romano;
- la messa in discussione implicita della loro stessa autorità religiosa.
Qualche settimana prima, avevano probabilmente pensato che la crocifissione di Gesù avrebbe posto fine definitivamente al suo movimento. Ora scoprono con sorpresa che i suoi discepoli proseguono la sua opera con una nuova sicurezza.
7- Un primo scontro destinato a ripetersi
Questo arresto inaugura una lunga serie di scontri tra le autorità giudaiche e gli apostoli. Pietro e Giovanni compariranno più volte davanti al Sinedrio (Atti 4.5-22; Atti 5.27-40), Stefano sarà condannato a morte (Atti 7.54-60) e Saulo di Tarso diventerà uno dei principali persecutori della Chiesa prima della sua conversione (Atti 8.1-3).
Paradossalmente, questa opposizione non farà che contribuire alla diffusione del cristianesimo, conformemente al programma annunciato dal Signore: «Mi sarete testimoni in Gerusalemme, in tutta la Giudea e in Samaria e fino all'estremità della terra» (Atti 1.8).
8- Un'osservazione interessante
Luca qui non menziona i farisei. Questo silenzio è probabilmente significativo. I principali avversari degli apostoli nei primi capitoli degli Atti sembrano essere i sadducei e le famiglie sacerdotali che controllavano il Tempio. I farisei, pur opponendosi al movimento cristiano su vari punti, appaiono talvolta più moderati, come mostrerà più tardi l'intervento di Gamaliele (Atti 5.34-39). Questa sfumatura è importante per comprendere la diversità del giudaismo del primo secolo.