CHR006

I «giorni seguenti» annotati da Giovanni

L’articolo analizza i riferimenti temporali nel Vangelo di Giovanni per stabilire una cronologia dell’inizio del ministero di Gesù, cercando al tempo stesso di armonizzare questi racconti con quelli dei sinottici.

125 min Vangelo cronologia Giovanni Gesù 176 versetti 17 libri

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Introduzione

I riferimenti temporali nel Vangelo di Giovanni: un’analisi cronologica dell’inizio del ministero messianico

Questo studio costituisce uno degli elementi della nostra ricerca dedicata a stabilire una cronologia della vita del Messia Gesù a partire dalla profezia delle settanta settimane di Daniele (Daniele 9.24-27). Va compreso in relazione con gli altri studi di questa serie, ciascuno dei quali apporta dati complementari storici, calendariali e biblici. L’insieme di questi lavori forma un’analisi coerente, volta a ricostruire, con la maggiore precisione possibile, la successione degli avvenimenti riferiti nei Vangeli.

Il Vangelo secondo Giovanni presenta una successione di eventi legati all’inizio del ministero pubblico di Gesù, articolata intorno alla testimonianza di Giovanni il Battista e alla chiamata dei primi discepoli. A differenza dei Vangeli sinottici, il quarto Vangelo non descrive direttamente il battesimo di Gesù né il periodo dei quaranta giorni di tentazione nel deserto. Il suo racconto si apre tuttavia con una serie di indicazioni temporali precise, in particolare attraverso l’espressione ricorrente «il giorno seguente» (Giovanni 1.29; Giovanni 1.35; Giovanni 1.43), che scandisce diversi giorni consecutivi prima delle (Giovanni 2.1).

Il significato esatto di questi indicatori cronologici ha suscitato numerose discussioni tra gli esegeti. Alcuni ritengono che l’ordine degli avvenimenti riportati da Giovanni differisca sensibilmente da quello dei sinottici, in particolare per quanto riguarda il posto della tentazione dopo il battesimo (Matteo 4.1-11 ; Marco 1.12-13 ; Luca 4.1-13). Questa apparente divergenza solleva una questione fondamentale: come armonizzare i dati giovannei con quelli di Matteo, Marco e Luca per ottenere una ricostruzione coerente degli inizi del ministero di Gesù?

In questo studio procederemo a un’analisi dettagliata di tutti i testi interessati, esaminando attentamente le indicazioni temporali, geografiche e narrative fornite dai vari autori. Proporremo poi una ricostruzione cronologica che permetta di integrare le informazioni di Giovanni con quelle dei Vangeli sinottici.

La cronologia proposta resta ipotetica e si basa sulle nostre analisi e sull’uso di convertitori calendariali contemporanei. In questo quadro, collochiamo il battesimo di Gesù al giovedì 4 ottobre del 29 e proporremo un’armonizzazione che includa sia i dati cronologici di Giovanni sia il periodo di tentazione nel deserto.

I. I quattro riferimenti temporali di Giovanni

Giovanni introduce l’inizio del ministero pubblico del Messia Gesù per mezzo di varie indicazioni cronologiche successive.

Questi passi forniscono dunque quattro indicazioni temporali che strutturano il racconto giovanneo degli inizi del ministero di Gesù. Se questa successione di avvenimenti appariva probabilmente chiara ai primi lettori di Giovanni, oggi solleva diverse difficoltà di interpretazione, soprattutto quando si cerca di confrontarla con i racconti dei Vangeli sinottici.

Per comprendere meglio il pensiero dell’autore, conviene esaminare attentamente l’ordine degli avvenimenti che riporta e la funzione delle espressioni temporali che impiega. Al momento della stesura del suo Vangelo, Giovanni conosceva verosimilmente le tradizioni già riportate da Matteo, Marco e probabilmente Luca. Le differenze osservate non vanno quindi interpretate come contraddizioni, ma piuttosto come il risultato di una particolare selezione e organizzazione degli avvenimenti secondo lo scopo teologico e narrativo proprio di Giovanni.

È inoltre importante sottolineare che Giovanni non descrive né il battesimo del Messia Gesù né il periodo della tentazione nel deserto. Questa assenza apre la possibilità che gli avvenimenti riportati in Giovanni 1.19-51 e Giovanni 2.1 — in particolare la visita della delegazione inviata a Giovanni il Battista e la chiamata dei primi discepoli — si collochino dopo il periodo dei quaranta giorni di tentazione menzionato dai Vangeli sinottici (Matteo 4.1-11 ; Marco 1.12-13 ; Luca 4.1-13).

II. Cronologia del periodo dal battesimo alla chiamata dei primi discepoli

1- Il battesimo e le sue manifestazioni

I Vangeli sinottici forniscono diverse indicazioni che permettono di ricostruire la cronologia generale degli eventi compresi tra il battesimo di Gesù, il periodo di tentazione nel deserto e la chiamata dei primi discepoli. Il Vangelo secondo Giovanni completa poi questa sequenza con una serie di riferimenti temporali incentrati sulla testimonianza di Giovanni il Battista e sui primi incontri tra Gesù e i suoi discepoli.

Luca 3.21-22 indica che Gesù si presentò al battesimo in un contesto in cui molte persone venivano a ricevere il battesimo di Giovanni. Il testo lascia così immaginare una scena pubblica, alla presenza di diversi testimoni. Matteo precisa che Gesù venne dalla Galilea per essere battezzato da Giovanni (Matteo 3.13) e sottolinea l’iniziale esitazione di Giovanni il Battista, consapevole della superiorità spirituale di colui che stava battezzando (Matteo 3.14). Marco riferisce che questo battesimo ebbe luogo nel Giordano (Marco 1.9), probabilmente a Betania, al di là del Giordano, secondo le indicazioni di Giovanni 1.28.

Durante il battesimo si verificò un avvenimento eccezionale. I tre Vangeli sinottici riferiscono che si udì una voce dal cielo dopo che Gesù fu uscito dall’acqua (Matteo 3.17 ; Marco 1.11 ; Luca 3.22). Le differenze di formulazione si spiegano naturalmente come due modi complementari di riportare la stessa proclamazione divina. Matteo conserva una formulazione rivolta ai testimoni: «Questi è il mio Figlio amato, nel quale mi sono compiaciuto» (Matteo 3.17), mentre Marco e Luca trasmettono una parola rivolta direttamente a Gesù: «Tu sei il mio Figlio amato; in te mi sono compiaciuto» (Marco 1.11 ; Luca 3.22). Resta possibile che queste parole siano state udite da diverse persone presenti sul posto.

2- La tentazione nel deserto

Subito dopo questo avvenimento inizia il periodo di tentazione nel deserto. Marco precisa che «subito» lo Spirito sospinse Gesù nel deserto (Marco 1.12), mentre Matteo indica che fu condotto là per essere tentato dal diavolo (Matteo 4.1). Anche Luca riferisce questo periodo di quaranta giorni (Luca 4.1-2). Queste indicazioni portano a collocare la tentazione immediatamente dopo il battesimo.

Questo periodo di quaranta giorni ha un forte significato biblico. Ricorda i quarant’anni di Israele nel deserto (Numeri 14.33-34), ma anche i quaranta giorni di Mosè sul monte (Esodo 34.28) e quelli di Elia in cammino verso l’Oreb (1 Re 19.8). Dove Israele aveva fallito nel deserto, il Messia resta perfettamente fedele alla parola di Dio. Le sue risposte al tentatore si fondano tutte sulla Scrittura, principalmente sul libro del Deuteronomio (Deuteronomio 8.3 ; Deuteronomio 6.16 ; Deuteronomio 6.13).

Dopo aver lasciato la regione del Giordano, Gesù si ritira verosimilmente in una regione desertica della Giudea, propizia all’isolamento e alla preghiera. Per quaranta giorni digiuna e subisce le tentazioni del diavolo (Matteo 4.2 ; Marco 1.13 ; Luca 4.2). I Vangeli sembrano indicare che le tentazioni culminano alla fine di questo periodo di digiuno, quando la debolezza fisica diventa estrema. Al termine di questa prova, gli angeli vengono a servirlo (Matteo 4.11 ; Marco 1.13). È probabile che Gesù stesso abbia in seguito raccontato questo episodio ai suoi discepoli, poiché nessun altro testimone umano poteva essere presente nel deserto.

3- Il ritorno e la visita della delegazione

Dopo questo periodo di ritiro, Gesù torna nella regione in cui Giovanni il Battista esercita il suo ministero. È in questo contesto che il Vangelo secondo Giovanni colloca l’arrivo della delegazione inviata dalle autorità religiose di Gerusalemme (Giovanni 1.19-28). Secondo questa ricostruzione cronologica, Giovanni il Battista aveva dunque già battezzato Gesù quando questa delegazione venne a interrogarlo. La dichiarazione di Giovanni: «In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete» (Giovanni 1.26) acquista allora tutto il suo significato: il Messia era già presente in mezzo al popolo, benché non fosse ancora riconosciuto pubblicamente.

4- La sequenza degli incontri

Il giorno dopo questo incontro con la delegazione, Giovanni vede Gesù avvicinarsi e dichiara pubblicamente: «Ecco l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo» (Giovanni 1.29). Testimonia allora di aver visto lo Spirito discendere su di lui durante il battesimo (Giovanni 1.32-34).

Il giorno dopo ancora, Giovanni si trova con due dei suoi discepoli quando indica di nuovo Gesù come «l’Agnello di Dio» (Giovanni 1.35-36). In seguito a questa testimonianza, i due discepoli cominciano a seguire Gesù (Giovanni 1.37). Uno di loro è identificato espressamente come Andrea, il fratello di Simon Pietro (Giovanni 1.40). L’altro discepolo non è nominato, ma diversi esegeti ritengono che potrebbe trattarsi dello stesso apostolo Giovanni, secondo la sua abitudine di non designarsi direttamente nel suo Vangelo.

Andrea va poi a cercare suo fratello Simone e gli annuncia: «Abbiamo trovato il Messia» (Giovanni 1.41). Simone viene allora condotto da Gesù, che gli dà il nome di Cefa, tradotto Pietro (Giovanni 1.42).

Il giorno dopo, Gesù decide di recarsi in Galilea (Giovanni 1.43). Incontra Filippo e gli rivolge una chiamata diretta: «Seguimi» (Giovanni 1.43). Filippo, originario di come Andrea e Pietro (Giovanni 1.44), si unisce subito al gruppo dei discepoli.

Poco dopo, Filippo incontra Natanaele e gli annuncia di aver trovato colui del quale hanno parlato Mosè e i profeti: Gesù di Nazaret (Giovanni 1.45). Natanaele manifesta dapprima delle riserve su Nazaret (Giovanni 1.46), ma finisce per accettare di incontrare Gesù. Quando Gesù rivela una conoscenza soprannaturale su di lui, Natanaele riconosce in lui il Figlio di Dio e il re d’Israele (Giovanni 1.47-49).

Questa successione di avvenimenti conduce infine alle menzionate in Giovanni 2.1, che segnano l’inizio pubblico dei segni compiuti da Gesù in Galilea.

IV. La data del battesimo di Gesù

1- Il quadro profetico

OrdineAvvenimentoRiferimenti
1Battesimo del Messia Gesù nel Giordano, probabilmente a Betania, al di là del Giordano(Matteo 3.13-17) ; (Marco 1.9-11) ; (Luca 3.21-22) ; (Giovanni 1.28)
2Dichiarazione celeste che identifica Gesù come il Figlio amato(Matteo 3.17) ; (Marco 1.11) ; (Luca 3.22)
3Partenza immediata per il deserto di Giuda(Matteo 4.1) ; (Marco 1.12) ; (Luca 4.1)
4Periodo di quaranta giorni di digiuno e di tentazione(Matteo 4.2-10) ; (Marco 1.13) ; (Luca 4.2-13)
5Gli angeli servono Gesù dopo la tentazione(Matteo 4.11) ; (Marco 1.13)
6Ritorno di Gesù nella regione in cui Giovanni battezzavaArmonizzazione dei racconti sinottici e giovannei
7Visita della delegazione inviata da Gerusalemme a Giovanni il Battista(Giovanni 1.19-28)
8Giovanni annuncia che il Messia è già presente: «In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete»(Giovanni 1.26)
9Primo «giorno seguente»: Giovanni indica Gesù come «l’Agnello di Dio»(Giovanni 1.29-34)
10Secondo «giorno seguente»: due discepoli di Giovanni cominciano a seguire Gesù(Giovanni 1.35-39)
11Andrea conduce Simone da Gesù; Simone riceve il nome di Cefa (Pietro)(Giovanni 1.40-42)
12Terzo «giorno seguente»: partenza per la Galilea e chiamata di Filippo(Giovanni 1.43-44)
13Incontro tra Gesù e Natanaele(Giovanni 1.45-49)
14«Tre giorni dopo»: le in Galilea(Giovanni 2.1-11)

La profezia delle settanta settimane di Daniele (Daniele 9.24-27) permette, secondo il nostro studio, di collocare con relativa precisione l’ultima «settimana» di anni menzionata dal profeta. Questo periodo di sette anni sembra dividersi in due parti uguali di tre anni e mezzo:

  • La prima parte corrisponderebbe al ministero di un profeta che prepara la venuta del Messia. I Vangeli identificano chiaramente questo personaggio con Giovanni il Battista (Isaia 40.3 ; Malachia 3.1 ; Matteo 3.1-3).
  • La seconda parte riguarderebbe il ministero pubblico del Messia fino alla sua morte e alla sua risurrezione.

Secondo questa ricostruzione, l’inizio del ministero del Messia avrebbe luogo a metà della settantesima settimana, ossia intorno al mese di Tishri dell’anno ebraico 3790. Il battesimo di Gesù costituirebbe così il punto di partenza ufficiale del suo ministero pubblico (Luca 3.21-23).

2- Le feste ebraiche del mese di Tishri

Tre grandi feste ebraiche si susseguono proprio durante questo periodo:

Festa Data ebraica Corrispondenza giuliana
Rosh Hashanah (Capodanno civile) 3790 Circa il 25 settembre del 29
Yom Kippur (il Grande Perdono) 10 Tishri 3790 Il 4 ottobre del 29
(festa delle Capanne) 15 Tishri 3790 Il 9 ottobre del 29

Si pone dunque naturalmente la domanda: quale festa si addice meglio al battesimo di Gesù?

3- L’ipotesi di Yom Kippur

La festa di ha una forte portata simbolica. Fa parte, insieme a Pesach e a Shavuot, delle tre grandi feste di pellegrinaggio dell’ebraismo (Esodo 23.14-17 ; Deuteronomio 16.16). Celebra in particolare la presenza di Dio in mezzo al suo popolo durante la traversata del deserto (Levitico 23.42-43). Questo simbolismo si accorda particolarmente bene con l’incarnazione del Messia (Giovanni 1.14).

Tuttavia, diversi elementi ci portano piuttosto a prendere in considerazione la festa di Yom Kippur.

Luca precisa infatti che Gesù aveva «circa trent’anni» quando iniziò il suo ministero (Luca 3.23). Se il battesimo fosse avvenuto esattamente durante , cioè pochi giorni dopo, Gesù avrebbe probabilmente compiuto con precisione i suoi trent’anni. Noi ipotizziamo che la sua nascita sia avvenuta all’inizio della festa di dell’anno 2 a.C. In tal caso, l’uso del termine «circa» da parte di Luca appare meno naturale. Al contrario, un battesimo collocato al momento dello Yom Kippur, pochi giorni prima del suo esatto trentesimo compleanno secondo la nostra cronologia, corrisponderebbe meglio a questa formulazione prudente di Luca.

La scelta di Yom Kippur presenta anche una forte coerenza teologica. Questa festa del Grande Perdono era incentrata su:

  • l’espiazione dei peccati;
  • il sacrificio;
  • la purificazione del popolo;
  • e l’intervento del sommo sacerdote (Levitico 16.29-34).

Ora, il battesimo di Gesù inaugura proprio il ministero di colui che Giovanni indicherà poi come «l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo» (Giovanni 1.29). Questa corrispondenza tipologica tra la festa dell’espiazione e la missione redentrice del Messia rafforza la plausibilità di questa datazione.

Proponiamo dunque che il battesimo di Gesù si sia verosimilmente svolto il 10 Tishri 3790, corrispondente approssimativamente al 4 ottobre del 29.

4- L’assenza dei discepoli al momento del battesimo

Questa ipotesi potrebbe spiegare anche l’apparente assenza dei primi discepoli nel momento stesso del battesimo. Durante Yom Kippur, le famiglie ebraiche osservavano questa giornata con grande solennità. È dunque possibile che diversi discepoli di Giovanni il Battista fossero temporaneamente assenti per raggiungere i loro familiari.

Il Vangelo secondo Giovanni sembra confermare indirettamente questa situazione. Quando Giovanni indica Gesù come «l’Agnello di Dio» (Giovanni 1.35-37), i suoi discepoli sembrano scoprire progressivamente l’identità del Messia. Se avessero assistito personalmente al battesimo e alla manifestazione celeste riferiti dai sinottici (Matteo 3.16-17; Marco 1.10-11; Luca 3.21-22), le ripetute spiegazioni di Giovanni il Battista sarebbero state meno necessarie.

Secondo questa ricostruzione cronologica, i discepoli avrebbero raggiunto Giovanni il Battista nei giorni seguenti, probabilmente dopo aver viaggiato dalla Galilea verso la regione in cui egli esercitava il suo ministero. Pensiamo che si trattasse di Betania, al di là del Giordano, menzionata in Giovanni 1.28.

V. Visita delle autorità religiose inviate da Gerusalemme

Non possiamo datare con precisione la visita della delegazione inviata da Gerusalemme a Giovanni il Battista (Giovanni 1.19-28). Tuttavia, diversi elementi ci portano a collocare questo evento dopo il battesimo di Gesù e dopo il periodo di tentazione nel deserto.

I Vangeli sinottici indicano infatti che subito dopo il suo battesimo Gesù fu condotto nel deserto per essere tentato dal diavolo (Matteo 4.1 ; Marco 1.12-13 ; Luca 4.1-13). Questo periodo costituisce una tappa fondamentale dell’inizio del suo ministero pubblico. Gesù vi manifesta la sua perfetta obbedienza a Dio e la sua vittoria sul male. A ciascuna delle tentazioni risponde con le Scritture, sottolineando così l’autorità e la potenza della Parola di Dio di fronte agli attacchi di Satana.

Al termine di questa prova, Gesù torna nella regione in cui Giovanni il Battista esercita il suo ministero. Secondo la nostra ricostruzione cronologica, è in questo contesto che si svolge la visita della delegazione menzionata soltanto dall’apostolo Giovanni (Giovanni 1.19-28). A differenza di Matteo 3.7-12, che evoca semplicemente la presenza di e di che venivano da Giovanni, il racconto giovanneo descrive una vera e propria inchiesta ufficiale condotta da rappresentanti religiosi inviati da Gerusalemme.

È dunque possibile che i e i menzionati da Matteo non corrispondano necessariamente agli inviati ufficiali descritti da Giovanni. Alcuni potevano essere presenti di propria iniziativa, attirati dalla crescente importanza del ministero di Giovanni il Battista, mentre la delegazione evocata nel quarto Vangelo rientrava piuttosto in un’iniziativa istituzionale delle autorità religiose di Gerusalemme.

Il colloquio riferito in Giovanni 1.19-28 è incentrato principalmente sull’identità e sulla missione di Giovanni il Battista. Non viene dato alcun dettaglio riguardo al battesimo di Gesù o alla tentazione nel deserto. Questa assenza si spiega naturalmente se tali eventi erano già avvenuti al momento di questo incontro. La dichiarazione di Giovanni: «In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete» (Giovanni 1.26) acquista allora tutto il suo significato, poiché Giovanni conosceva già l’identità del Messia in seguito al battesimo.

VI. Il primo «giorno seguente»

Questo riferimento cronologico segue direttamente la testimonianza resa da Giovanni il Battista davanti alla delegazione inviata da Gerusalemme (Giovanni 1.19-28). A quel tempo, la fama di Giovanni non cessava di crescere in tutta la Giudea. La sua attività lungo il Giordano attirava numerose folle, tanto che le autorità religiose decisero di inviare sacerdoti e leviti per indagare sulla sua identità e sulle sue pretese.

Il loro obiettivo era probabilmente determinare:

  • chi fosse realmente Giovanni il Battista;
  • se rivendicasse un’autorità profetica;
  • se rappresentasse una minaccia religiosa o politica;
  • e soprattutto se potesse essere il Messia annunciato dai profeti.

Giovanni rispose senza ambiguità: «Io non sono il Cristo» (Giovanni 1.20). Il colloquio si svolge a Betania, al di là del Giordano, dove Giovanni battezzava (Giovanni 1.28). A differenza della testimonianza che rende poi su Gesù, qui Giovanni resta particolarmente prudente. Di fronte a queste autorità religiose spesso ostili, si limita essenzialmente a definire la propria missione come quella della «voce di uno che grida nel deserto» (Giovanni 1.23 ; cfr. Isaia 40.3).

La proclamazione dell’Agnello di Dio

Il giorno dopo questa visita ufficiale, Giovanni scorge Gesù che torna probabilmente dal periodo di tentazione nel deserto di Giuda. Dichiara allora pubblicamente: «Ecco l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo» (Giovanni 1.29).

Questa volta il linguaggio di Giovanni diventa molto più esplicito. Non si rivolge più a una delegazione ufficiale venuta da Gerusalemme, ma alle persone presenti intorno a lui, probabilmente i suoi discepoli e le folle che lo accompagnavano. Giovanni identifica ormai apertamente Gesù come colui sul quale lo Spirito è disceso durante il battesimo (Giovanni 1.32-34) e afferma che è il Figlio di Dio (Giovanni 1.34).

Questa dichiarazione segna una svolta importante nel racconto giovanneo. Il ministero di Giovanni il Battista raggiunge il suo scopo: preparare la venuta del Messia e rivelarlo pubblicamente a Israele (Giovanni 1.31).

La portata teologica del titolo «Agnello di Dio»

L’espressione «Agnello di Dio» ha una portata teologica considerevole. Evoca simultaneamente diverse realtà dell’Antico Testamento:

  • L’agnello pasquale (Esodo 12.1-13): nell’uscita dall’Egitto, il sangue dell’agnello protesse dalla morte i primogeniti d’Israele. Paolo identificherà espressamente Cristo come «la nostra Pasqua» (1 Corinzi 5.7).
  • I sacrifici per il peccato: nel sistema levitico, l’agnello era spesso offerto in sacrificio di espiazione (Levitico 4.32-35).
  • Il Servo sofferente di Isaia: «È stato maltrattato e oppresso, e non ha aperto la bocca, come un agnello condotto al macello» (Isaia 53.7). Questo testo annuncia profeticamente colui che porterà i peccati di molti.

Giovanni il Battista presenta così Gesù come colui che viene a portare e a togliere il peccato del mondo. Questa proclamazione avviene subito dopo la vittoria di Gesù sulle tentazioni del deserto, sottolineando simbolicamente la sua perfetta fedeltà a Dio prima dell’inizio pubblico del suo ministero.

VII. Il significato dell’espressione «giorno seguente»

Il termine greco impiegato da Giovanni in questi diversi passi corrisponde alla parola epaurion (Strong 1887), generalmente tradotta con «il giorno seguente» o «l’indomani». Lo stesso termine compare più volte nel racconto giovanneo (Giovanni 1.29 ; Giovanni 1.35 ; Giovanni 1.43) e sembra strutturare deliberatamente la progressione degli avvenimenti.

Nel primo caso (Giovanni 1.29), il contesto indica naturalmente che il «giorno seguente» fa seguito alla visita della delegazione inviata da Gerusalemme (Giovanni 1.19-28). Nulla nel testo suggerisce che Giovanni abbia raggruppato artificialmente più episodi distanti nel tempo. Al contrario, la concatenazione narrativa appare fluida e coerente.

La notorietà di Giovanni il Battista spiega probabilmente l’intervento tardivo delle autorità religiose. Il suo ministero aveva un impatto considerevole in tutta la regione. Persino e andavano da lui per ricevere il battesimo (Matteo 3.7-12), benché Giovanni denunciasse l’assenza di vero ravvedimento in molti di loro. Questa influenza crescente ha verosimilmente condotto il a inviare una delegazione ufficiale per valutare la situazione.

In questa prospettiva, la parola «giorno seguente» va probabilmente intesa nel suo significato abituale di «giorno successivo», senza che sia necessario vedervi una semplice transizione letteraria con il senso di «dopo questo». Giovanni sembra voler presentare una successione precisa di avvenimenti legati all’inizio del ministero pubblico di Gesù.

VIII. Il secondo «giorno seguente»: l’incontro decisivo con l’Agnello di Dio

1- Il contesto di questa giornata

Giovanni 1.35-36 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Il giorno seguente, Giovanni era di nuovo là con due de’ suoi discepoli;e avendo fissato lo sguardo su Gesù che stava passando, disse: Ecco l’Agnello di Dio!

Questo secondo «giorno seguente» fa seguito alla prima proclamazione pubblica di Gesù come «l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo» (Giovanni 1.29). Secondo la nostra ricostruzione cronologica, questo avvenimento si collocherebbe la domenica 18 novembre del 29, benché questa datazione resti ipotetica.

2- L’articolazione con i Vangeli sinottici

Il Vangelo secondo Giovanni non menziona espressamente né il battesimo di Gesù né la sua tentazione nel deserto. Armonizzando il suo racconto con quelli dei sinottici, appare coerente collocare questo incontro dopo il periodo dei quaranta giorni di tentazione (Matteo 4.1-11 ; Marco 1.12-13 ; Luca 4.1-13).

Secondo le nostre conclusioni, il battesimo si sarebbe svolto il giovedì 4 ottobre del 29, seguito immediatamente dalla partenza di Gesù per il deserto di Giuda, dove fu tentato dal diavolo. Al suo ritorno, avrebbe raggiunto la regione in cui Giovanni il Battista esercitava il suo ministero, prima dell’inizio ufficiale della chiamata dei discepoli.

Questa armonizzazione suggerisce che i futuri discepoli incontrino Gesù due giorni dopo il suo ritorno dal deserto. Si trovavano ancora a Betania al di là del Giordano, e ora risulta che probabilmente non erano presenti al battesimo di Gesù.

3- L’identità dei primi due discepoli

In quel giorno, due discepoli di Giovanni il Battista cominciano a seguire Gesù (Giovanni 1.37). Il testo identifica uno di loro come Andrea, fratello di Simon Pietro (Giovanni 1.40). L’altro resta anonimo, ma un’antica tradizione lo associa allo stesso apostolo Giovanni, autore del quarto Vangelo. Questa discrezione sarebbe caratteristica del suo modo di designarsi lungo tutto il suo racconto come «il discepolo che Gesù amava» (Giovanni 13.23 ; Giovanni 19.26 ; Giovanni 21.7, Giovanni 21.20).

Questo incontro segna una tappa decisiva: quegli uomini scoprono gradualmente che Gesù di Nazaret è il Messia annunciato dai profeti. È attraverso le parole di Giovanni il Battista che vengono a conoscenza degli avvenimenti straordinari accaduti durante il battesimo — la discesa dello Spirito e la voce celeste che attestava l’identità del Figlio di Dio (Giovanni 1.32-34).

4- La questione dell’ora

Giovanni precisa che questo incontro ebbe luogo «verso la decima ora» (Giovanni 1.39). Sono possibili due interpretazioni:

Sistema di computo Ora corrispondente
Ebraico (il giorno inizia al sorgere del sole) Circa le 16
(il giorno inizia a mezzanotte) Circa le 10 del mattino

Poiché l’apostolo Giovanni sembra utilizzare altrove il sistema di computo — in particolare quando colloca il processo di Gesù «verso la sesta ora» (Giovanni 19.14), cioè verso le 6 del mattino —, la seconda ipotesi resta la più coerente. Andrea e Giovanni avrebbero dunque trascorso la maggior parte della giornata con Gesù.

5- Il luogo di residenza di Gesù

Il testo rivela un dettaglio significativo: Gesù disponeva di un luogo in cui dimorare temporaneamente. Quando i due discepoli gli chiedono «Rabbì, dove dimori?», egli risponde loro «Venite e vedrete» (Giovanni 1.38-39). Questa precisazione indica che non si trovava semplicemente di passaggio a Betania, ma che prevedeva di soggiornarvi per qualche tempo.

Al suo arrivo, probabilmente il venerdì precedente, Gesù avrebbe cercato un riparo adeguato — senza dubbio una tenda o una capanna modesta, secondo gli usi comuni dei raduni in questa regione del Giordano. La sua formazione di carpentiere (Marco 6.3) gli sarebbe stata utile in questo contesto. È verosimile che ogni persona presente contribuisse ai lavori necessari al funzionamento di questa comunità temporanea, essendo l’ospitalità e la condivisione valori fondamentali di questo raduno intorno a Giovanni il Battista.

6- Conclusione

Questa giornata del 18 novembre del 29 segna l’inizio di un’avventura che trasformerà il mondo. Due discepoli di Giovanni il Battista, attenti alla testimonianza del loro maestro, osano seguire colui che egli indica come l’Agnello di Dio. Trascorrendo questa giornata con Gesù, acquisiscono la convinzione che egli sia davvero il Messia atteso — una convinzione che Andrea si affretterà a condividere con suo fratello Simone già il giorno dopo (Giovanni 1.41-42).

IX. L’incontro con Simone

Secondo le nostre analisi, la domenica 18 novembre dell’anno 29, Andrea e Giovanni incontrano Simone, il fratello di Andrea. Sembra che questi tre uomini fossero discepoli di Giovanni il Battista e fossero stati probabilmente battezzati da lui.

Simone è oggetto di un’attenzione particolare, perché diventerà un discepolo influente all’interno del gruppo. Giovanni sembra riassumere qui un colloquio più lungo e ce ne dà solo la conclusione. Gesù annuncia a Simone che si chiamerà ormai Cefa.

Il

VIII. Il terzo «giorno seguente»

Il lunedì 19 novembre, di buon mattino, Gesù decide di partire per la Galilea. Gli autori dei Vangeli non forniscono alcuna precisazione su questo ritorno in Galilea. Pensiamo che torni a Nazaret, che è vicina a .

1- La chiamata di Filippo

Alla sua partenza, Gesù incontra Filippo e gli rivolge una chiamata diretta: «Seguimi» (Giovanni 1.43). Giovanni precisa che era originario di , come Andrea e Pietro (Giovanni 1.44). Questi legami geografici spiegano probabilmente i rapporti già esistenti tra diversi dei primi discepoli.

La semplicità della chiamata sottolinea anche l’autorità particolare esercitata da Gesù fin dall’inizio del suo ministero. In questo contesto, la formula «seguimi» può avere due interpretazioni. La prima, seguirlo fisicamente sulla strada verso la Galilea, corrisponde alla realtà. Tuttavia, pensiamo che questa chiamata rivesta una dimensione più spirituale, invitando a seguire gli insegnamenti di Gesù e a considerarlo un nuovo Maestro.

2- La durata del viaggio

Lo spostamento verso Nazaret si effettua generalmente in cinque o sei giorni. La distanza tra Betania al di là del Giordano e la Galilea richiedeva diverse giornate di cammino attraverso la valle del Giordano o per la Samaria.

3- L’incontro con Natanaele

«Filippo incontrò Natanaele e gli disse: "Abbiamo trovato colui del quale Mosè scrisse nella legge e del quale hanno scritto anche i profeti: Gesù di Nazaret, figlio di Giuseppe."» (Giovanni 1.45)

Filippo incontra Natanaele da solo e precisa: «abbiamo trovato», perché ha già incontrato in precedenza Andrea, Giovanni e Simon Pietro. Questa dichiarazione mostra che i primi discepoli interpretano già la venuta di Gesù alla luce delle Scritture dell’Antico Testamento (Deuteronomio 18.15 ; Isaia 9.5-6 ; Isaia 11.1-10).

4- Lo scetticismo iniziale di Natanaele

Natanaele manifesta tuttavia una certa riserva: «Da Nazaret può venire qualcosa di buono?» (Giovanni 1.46). Questa reazione riflette probabilmente la scarsa reputazione di Nazaret in quell’epoca. Il villaggio era modesto e poco menzionato nelle fonti antiche. Filippo non cerca di sviluppare una lunga argomentazione, ma risponde semplicemente: «Vieni e vedi» (Giovanni 1.46).

La testimonianza personale e l’incontro diretto con Gesù diventano così il mezzo principale per convincere Natanaele.

5- La rivelazione di Gesù

«Gesù vide Natanaele venirgli incontro e disse di lui: "Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità." "Come mi conosci?", gli disse Natanaele. Gesù gli rispose: "Prima che Filippo ti chiamasse, quando eri sotto il , ti ho visto." Natanaele rispose: "Maestro, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele."» (Giovanni 1.47-49)

Questa parola sembra rivelare una conoscenza soprannaturale di Natanaele e provoca immediatamente la sua confessione di fede. Il ha nella tradizione ebraica una forte portata simbolica e può evocare:

  • la meditazione delle Scritture;
  • la pace messianica;
  • o ancora l’attesa del regno (Michea 4.4 ; Zaccaria 3.10).

Il riferimento a «un Israelita in cui non c’è falsità» contrasta con Giacobbe, il cui nome significa «colui che soppianta» e che fu caratterizzato dall’astuzia nei suoi anni giovanili (Genesi 27.35-36). Natanaele incarna così l’Israelita autentico, preparato a riconoscere il Messia.

6- L’identità di Natanaele

A eccezione delle varie liste di apostoli (Matteo 10.3 ; Marco 3.18 ; Luca 6.14), Natanaele non è menzionato con questo nome nei Vangeli sinottici. È evocato soltanto nel Vangelo di Giovanni, in particolare in questo passo e in quello in cui si indica che era originario di (Giovanni 21.2). Diversi esegeti lo identificano con Bartolomeo, menzionato nelle liste apostoliche subito dopo Filippo.

Questo incontro costituisce una tappa importante nel graduale riconoscimento dell’identità messianica di Gesù da parte dei suoi primi discepoli.

IX. Il terzo giorno: le nozze di Cana

1- Il calcolo del «terzo giorno»

Cerchiamo di determinare il punto di partenza di questi tre giorni per conoscere la data di queste nozze. Abbiamo stabilito che Gesù inizia il suo viaggio di ritorno verso la Galilea il 19 novembre del 29. L’espressione «terzo giorno» sembra collegare direttamente le agli avvenimenti precedenti, anche se il punto di partenza esatto del calcolo resta discusso.

Secondo la nostra stima, l’arrivo in Galilea (probabilmente a Nazaret) è previsto per il mercoledì 21 o il giovedì 22 novembre dell’anno 29. Filippo ritrova allora Natanaele, probabilmente il venerdì 23 novembre. L’incontro tra Gesù e Natanaele si svolge lo stesso giorno.

Di conseguenza, il «terzo giorno» menzionato in Giovanni 2.1, dopo questo incontro con Natanaele e Filippo, sarebbe la domenica 25 novembre del 29, giorno in cui iniziano le nozze a .

2- I possibili legami familiari

Le nozze costituiscono, nella società ebraica del I secolo, un evento comunitario di primo piano. Diversi indizi lasciano intravedere una particolare vicinanza tra la famiglia di Gesù e gli organizzatori della cerimonia:

  • Maria interviene direttamente quando il vino viene a mancare (Giovanni 2.3).
  • Gesù e i suoi discepoli sono invitati insieme (Giovanni 2.2).
  • Natanaele, originario di secondo Giovanni 21.2, appare nel contesto immediato del racconto.

Su questa base, alcuni autori hanno suggerito che Natanaele potrebbe essere strettamente legato a questa unione. Altri avanzano che la sposa potrebbe essere una delle sorelle di Gesù, il che spiegherebbe la presenza della sua famiglia. Tuttavia, queste ipotesi restano speculative: nessun testo biblico le afferma esplicitamente.

La presenza dell’intera famiglia di Gesù a queste nozze suggerisce un legame più profondo di un semplice invito amichevole. È plausibile che Natanaele, o uno dei suoi congiunti, si sposi con un membro della famiglia di Gesù. L’ipotesi più credibile, secondo la nostra analisi, è che Natanaele sposi una sorella di Gesù, perché tradizionalmente le nozze si svolgono nel villaggio dello sposo, o nella casa di suo padre — qui , e non Nazaret (Giovanni 21.2).

3- Il primo segno

In queste nozze, Gesù compie il suo primo segno pubblico trasformando l’acqua in vino (Giovanni 2.7-9). Giovanni conclude:

«Questo, il primo dei segni, Gesù lo fece a di Galilea; manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.» (Giovanni 2.11)

Questo primo miracolo inaugura pubblicamente il ministero del Messia in Galilea e rivela gradualmente la sua gloria agli occhi dei suoi discepoli. La scelta del vino come primo segno ha una ricca portata simbolica, che evoca la gioia messianica e l’abbondanza del regno futuro (Isaia 25.6 ; Amos 9.13-14).

I

XI. Note esplicative sugli avvenimenti principali

1- Il battesimo di Gesù (Punto 1)

OrdineAvvenimentoDataRiferimento
1Battesimo del Messia GesùGiovedì 4 ott. del 29Matteo 3.13-17 Marco 1.9-11 Luca 3.21-23
2La partenza per il deserto di GiudaGiovedì 4 ott. del 29Matteo 3.13 Marco 1.9
3Il periodo di tentazioneDal venerdì 5 ottobre al mercoledì 14 novembre del 29Matteo 4.1-11 Marco 1.12-13 Luca 4.1-13
4Gli angeli servono il Messia GesùGiovedì 15 nov. del 29Matteo 4.11 Marco 1.13
5Il ritornoVenerdì 16 nov. del 29Giovanni 1.35
6Visita della delegazioneVenerdì 16 nov. del 29Giovanni 1.19-20
7Il primo giorno seguenteSabato 17 nov. del 29Giovanni 1.29
8Il secondo giorno seguenteDomenica 18 nov. del 29Giovanni 1.35
9La scoperta di Andrea e Giovanni (?)Domenica 18 nov. del 29Giovanni 1.40
10L’incontro con Simone (Pietro)Domenica 18 nov. del 29Giovanni 1.41
11Simone sarà chiamato CefaDomenica 18 nov. del 29Giovanni 1.42
12Il terzo giorno seguenteLunedì 19 nov. del 29Giovanni 1.43
13Partenza per la GalileaLunedì 19 nov. del 29Giovanni 1.43
14Incontro con FilippoLunedì 19 nov. del 29Giovanni 1.43
15L’arrivo in Galilea (Nazaret?)Mercoledì 21 nov. del 29 (o giovedì 22)
16Incontro di Filippo con Natanaele (verso Nazaret)Venerdì 23 nov. del 29Giovanni 1.45
17Incontro di Natanaele e Gesù (verso Nazaret)Venerdì 23 nov. del 29Giovanni 1.47
18Tre giorni dopo, le Domenica 25 nov. del 29Giovanni 2.1

(Matteo 3.13-17 ; Marco 1.9-11 ; Luca 3.21-23)

Secondo la nostra ricostruzione cronologica, il battesimo di Gesù si sarebbe svolto il giovedì 4 ottobre del 29. Questo avvenimento segna l’inizio ufficiale del suo ministero pubblico.

I Vangeli sinottici riferiscono che Gesù viene da Giovanni il Battista per essere battezzato nel Giordano. Matteo precisa che Gesù viene dalla Galilea (Matteo 3.13), Marco indica che il battesimo avviene nel Giordano (Marco 1.9), e Luca colloca questo evento in un contesto in cui il popolo andava a ricevere il battesimo di Giovanni (Luca 3.21).

Questo momento è confermato da una manifestazione divina eccezionale: i cieli si aprono, lo Spirito scende su Gesù come una colomba, e una voce celeste lo designa come il Figlio amato di Dio (Matteo 3.16-17 ; Marco 1.10-11 ; Luca 3.22).

2- La tentazione nel deserto (Punti 2-4)

(Matteo 4.1-11 ; Marco 1.12-13 ; Luca 4.1-13)

In seguito al suo battesimo, Gesù è subito condotto dallo Spirito nel deserto. Marco usa una formulazione particolarmente forte indicando che lo Spirito lo «spinge» immediatamente verso il deserto (Marco 1.12).

Questa partenza mostra che il ministero del Messia comincia con una prova. Prima di ogni predicazione pubblica, Gesù si ritira in un luogo isolato, lontano dalle folle e dalle attese umane. Questa tappa ricorda i grandi tempi di preparazione spirituale nella storia biblica, in particolare quelli di Mosè (Esodo 34.28) e di Elia (1 Re 19.8).

Al termine della tentazione, il diavolo si allontana da Gesù e gli angeli vengono a servirlo (Matteo 4.11 ; Marco 1.13). Questo intervento segna la fine della prova e conferma la vittoria del Messia sulla tentazione. Il servizio degli angeli sottolinea che Gesù, pur avendo realmente conosciuto la stanchezza, la fame e la debolezza umana, resta sotto l’assistenza e l’approvazione di Dio.

3- Il primo «giorno seguente» (Punto 7)

(Giovanni 1.29-34)

Il giorno dopo la visita della delegazione venuta da Gerusalemme, Giovanni il Battista vede Gesù venire verso di lui e dichiara pubblicamente: «Ecco l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo» (Giovanni 1.29).

Questa dichiarazione costituisce una delle principali affermazioni teologiche dell’inizio del Vangelo di Giovanni. Giovanni il Battista identifica ormai chiaramente Gesù come colui che compirà l’opera della salvezza.

Giovanni testimonia inoltre di aver visto lo Spirito scendere su Gesù durante il battesimo: «Ho visto lo Spirito scendere dal cielo come una colomba e fermarsi su di lui» (Giovanni 1.32). Il battesimo del Messia è dunque già avvenuto al momento di questa dichiarazione, il che conferma che gli avvenimenti di Giovanni 1.29-34 vanno collocati dopo i racconti sinottici del battesimo e della tentazione.

4- Il secondo «giorno seguente» (Punto 8)

(Giovanni 1.35-39)

Il giorno seguente ancora, Giovanni il Battista si trova con due dei suoi discepoli quando indica di nuovo Gesù: «Ecco l’Agnello di Dio» (Giovanni 1.36).

In seguito a questa dichiarazione, i due discepoli cominciano a seguire Gesù (Giovanni 1.37). Uno di loro è identificato espressamente come Andrea (Giovanni 1.40). L’altro non è nominato, ma diversi esegeti ritengono che potrebbe trattarsi dello stesso apostolo Giovanni.

Il racconto sottolinea qui il ruolo fondamentale di Giovanni il Battista: egli prepara la via al Messia, ne riconosce pubblicamente l’identità, poi dirige volontariamente i propri discepoli verso di lui. Come dirà più tardi Giovanni il Battista: «Bisogna che egli cresca e che io diminuisca» (Giovanni 3.30).

5- Le nozze di Cana (Punto 15)

(Giovanni 2.1-11)

Giovanni prosegue il suo racconto indicando:

Giovanni 2.1 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Tre giorni dopo, si fecero delle nozze in di Galilea, e c’era la madre di Gesù.

In queste nozze, Gesù compie il suo primo segno pubblico trasformando l’acqua in vino (Giovanni 2.7-9). Questo miracolo inaugurale ha una dimensione simbolica profonda. L’acqua delle purificazioni giudaiche — contenuta in sei giare di pietra destinate ai riti di purificazione (Giovanni 2.6) — viene trasformata in vino nuovo ed eccellente.

Questa trasformazione evoca il passaggio dall’antica alleanza alla nuova, dal rito esteriore alla gioia interiore, dalla lettera allo spirito. Il vino, simbolo di gioia e di festa nella tradizione biblica, annuncia l’abbondanza del regno messianico (Isaia 25.6 ; Geremia 31.12 ; Amos 9.13-14).

Giovanni conclude:

Giovanni 2.11 (Riveduta 1927 (Luzzi)) :
Gesù fece questo primo de’ suoi miracoli in di Galilea, e manifestò la sua gloria; e i suoi discepoli credettero in lui.

Questo primo miracolo inaugura pubblicamente il ministero del Messia in Galilea e rivela gradualmente la sua gloria agli occhi dei suoi discepoli.

Conclusione

Osserviamo che le informazioni supplementari fornite da Giovanni possono essere integrate in modo coerente con i dati dei Vangeli sinottici dopo un’analisi accurata. Occorre sottolineare che lo scopo principale degli autori di questi testi non era fornire una biografia esaustiva. Di conseguenza, è indispensabile ricollocare, come in un puzzle, i diversi fatti riportati nel loro ordine cronologico, il che può talvolta rivelarsi complesso.

Appare chiaramente che lo scopo di Giovanni, dopo aver studiato i Vangeli di Matteo, Marco e Luca, era completare la loro cronologia, che giudicava troppo semplificata. Le informazioni supplementari che fornisce possono sembrare contraddittorie rispetto a quelle dei sinottici se non vengono esaminate con attenzione.

L’ipotesi cronologica che proponiamo deriva direttamente dai testi. Siamo costretti, in particolare per il periodo di tentazione, a valutare durate di spostamento che ci sembrano credibili.

Naturalmente questa cronologia che proponiamo resta un’ipotesi. Ci mancano le prove per sostenere tutte queste proposte e conosciamo l’adagio: «ciò che può essere affermato senza prove può essere respinto senza prove».

Tuttavia il nostro scopo non è affermare che gli avvenimenti si siano svolti esattamente come proponiamo, ma semplicemente dimostrare che un’armonia tra i racconti sinottici e quello di Giovanni resta plausibile.

Abbiamo comunque la sensazione di avvicinarci alla verità rispettando tutte le informazioni di cui disponiamo.

Dopo un’analisi approfondita, abbiamo constatato una notevole coerenza tra i quattro Vangeli. Questa osservazione non sorprende, perché questi autori hanno documentato le loro testimonianze in modo rigoroso.