ANN016

Il viaggio in Egitto

L’articolo analizza il viaggio in Egitto della Sacra Famiglia secondo Matteo e la sua assenza in Luca. Ne esplora le implicazioni teologiche e storiche e propone una complementarità dei racconti evangelici.

31 min viaggio Egitto Giuseppe Maria Gesù 29 versetti 5 libri

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Introduzione

Lo studio del viaggio in Egitto di Giuseppe, di Maria e di Gesù si basa essenzialmente sulla testimonianza del Vangelo secondo Matteo (Matteo 2.13-15). Questo racconto, assente dalle altre tradizioni evangeliche, solleva diversi interrogativi di ordine storico e letterario, in particolare a causa del silenzio del Vangelo secondo Luca, che sembra suggerire un ritorno diretto a Nazaret dopo l’adempimento delle prescrizioni della Legge (Luca 2.39).

Si pongono dunque diverse domande: la fuga in Egitto corrisponde a un evento storicamente plausibile? Come interpretare l’assenza di questo racconto in Luca, come pure nel Vangelo secondo Marco e nel Vangelo secondo Giovanni? Bisogna ipotizzare una contraddizione tra le fonti o, al contrario, una complementarità redazionale?

L’obiettivo di questo studio è esaminare i dati forniti da Matteo e da Luca, collocandoli nel loro contesto storico e teologico, al fine di proporre un’interpretazione coerente degli eventi, distinguendo con cura ciò che è informazione testuale, ipotesi e tradizione.

I. Les informations de Matthieu et de Luc

Matteo 2.13-15 (Riveduta 1927 (Luzzi))

Partiti che furono, ecco un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: Lèvati, prendi il fanciullino e sua madre, e fuggi in Egitto, e sta’ quivi finch’io non tel dica; perché Erode cercherà il fanciullino per farlo morire.

Egli dunque, levatosi, prese di notte il fanciullino e sua madre, e si ritirò in Egitto;

ed ivi stette fino alla morte di Erode, affinché si adempiesse quello che fu detto dal Signore per mezzo del profeta: Fuor d’Egitto chiamai il mio figliuolo.

Luca 2.39 (Riveduta 1927 (Luzzi))

E come ebbero adempiuto tutte le prescrizioni della legge del Signore, tornarono in Galilea, a Nazaret, loro città.

Il racconto della fuga in Egitto è riportato esclusivamente dal Vangelo secondo Matteo, che colloca questo evento subito dopo la visita dei Magi (Matteo 2.13-15). Il testo descrive un intervento divino sotto forma di sogno, che ordina a Giuseppe di fuggire con il bambino e sua madre per sfuggire alla minaccia di Erode il Grande. Il soggiorno in Egitto si protrae «fino alla morte di Erode» ed è interpretato da Matteo come il compimento di una parola profetica (Matteo 2.15).

Questa testimonianza solleva tuttavia una difficoltà apparente quando viene posta in parallelo con quella del Vangelo secondo Luca. Luca riferisce infatti che, dopo aver adempiuto le prescrizioni della Legge, la famiglia ritorna in Galilea, a Nazaret (Luca 2.39), senza menzionare un soggiorno in Egitto. Questa formulazione può dare l’impressione di una successione immediata degli eventi, suggerendo una tensione tra i due racconti.

Tuttavia, questa divergenza apparente non costituisce necessariamente una contraddizione. Da una parte, nemmeno il Vangelo secondo Marco e il Vangelo secondo Giovanni trattano questo periodo, poiché il loro racconto inizia più tardi nella vita di Gesù, il che limita la nostra documentazione a Matteo e a Luca. Dall’altra, la redazione dei Vangeli implica scelte di selezione e di condensazione degli eventi: Luca, riassumendo il periodo dell’infanzia, può aver volutamente omesso alcuni episodi per privilegiare la continuità del suo racconto.

In questa prospettiva è possibile ipotizzare che il viaggio in Egitto si inserisca implicitamente nella sequenza descritta da Luca, senza essere esplicitamente menzionato. Una tale ipotesi si fonda sull’idea che gli evangelisti non mirino all’esaustività, ma propongano racconti orientati teologicamente, adattati ai rispettivi destinatari. Matteo, rivolgendosi a un uditorio di origine giudaica, mette in evidenza i legami tra gli eventi e le Scritture profetiche, mentre Luca, scrivendo per un pubblico più ampio, privilegia una narrazione più sintetica e accessibile.

Così, l’assenza di una menzione esplicita della fuga in Egitto in Luca non permette né di negare l’esistenza di questo episodio, né di concludere a una dipendenza letteraria diretta tra i vangeli. Invita piuttosto a riconoscere la diversità delle prospettive redazionali all’interno delle tradizioni evangeliche e a considerare una complementarità dei racconti piuttosto che una rigida opposizione. Questa questione apre dunque la via a un’analisi più approfondita dei motivi e delle circostanze di questa fuga.

Luc 2.39 (S21)

39 Après avoir accompli tout ce que prescrivait la loi du Seigneur,

(Voyage en Egypte)

Joseph et Marie retournèrent en Galilée, à Nazareth, leur ville.

(Traduzione Louis Segond )

II. Pourquoi fuir en Egypte ?

Matteo 2.13-15 (Riveduta 1927 (Luzzi))

Partiti che furono, ecco un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: Lèvati, prendi il fanciullino e sua madre, e fuggi in Egitto, e sta’ quivi finch’io non tel dica; perché Erode cercherà il fanciullino per farlo morire.

Egli dunque, levatosi, prese di notte il fanciullino e sua madre, e si ritirò in Egitto;

ed ivi stette fino alla morte di Erode, affinché si adempiesse quello che fu detto dal Signore per mezzo del profeta: Fuor d’Egitto chiamai il mio figliuolo.

La fuga in Egitto di Maria, di Giuseppe e di Gesù si inserisce in un contesto di minaccia immediata legata al regno di Erode il Grande. Secondo il racconto del Vangelo secondo Matteo, quest’ultimo progetta esplicitamente di far morire il bambino (Matteo 2.13; Matteo 2.16), il che conferisce alla situazione un carattere di urgenza che esclude qualsiasi soluzione intermedia.

Le circostanze della nascita di Gesù possono aver contribuito ad accrescere la sua visibilità locale. La testimonianza dei pastori (Luca 2.17-18) e la venuta dei Magi d’Oriente (Matteo 2.1-2) costituiscono, nel ristretto ambito di Betlemme, elementi suscettibili di aver attirato l’attenzione. Pur non permettendo di misurarne con precisione l’impatto, questi eventi rendono plausibile l’ipotesi di una rapida identificazione in caso di un’indagine ordinata da Erode.

In questo contesto, l’ordine rivolto a Giuseppe in sogno (Matteo 2.13-15) appare come l’elemento scatenante della partenza. La scelta dell’Egitto può spiegarsi con considerazioni geopolitiche, poiché questo territorio sfuggiva all’autorità diretta di Erode e ospitava importanti comunità giudaiche in grado di offrire rifugio. Si inserisce anche in una prospettiva teologica, poiché Matteo interpreta questo episodio come il compimento di una parola profetica (Matteo 2.15; cfr. Osea 11.1).

Così, la fuga in Egitto appare meno come una decisione arbitraria che come una risposta coerente a una minaccia percepita come imminente, che articola insieme considerazioni pratiche di sicurezza e una lettura teologica degli eventi.

III. Le départ précipité pour l’Egypte

La partenza per l’Egitto, come riportata dal Vangelo secondo Matteo, avviene in un contesto di urgenza, in seguito all’avvertimento ricevuto in sogno da Giuseppe (Matteo 2.13-14). Il testo precisa che questa partenza avviene di notte, il che può essere interpretato come indizio di precipitazione e di pericolo imminente, piuttosto che come una pratica abituale di spostamento.

Le modalità concrete del viaggio non sono descritte dalle fonti. Qualsiasi tentativo di ricostruzione — che si tratti dell’itinerario, del mezzo di trasporto o della durata del tragitto — è dunque ipotetico. È comunque plausibile che la famiglia si sia unita a vie di comunicazione frequentate, in particolare quelle percorse dalle carovane che collegavano la Giudea all’Egitto, per godere di una certa sicurezza.

Quanto al mezzo di trasporto, non viene fornita alcuna indicazione esplicita. L’ipotesi dell’uso di un animale da soma o di un mezzo di trasporto rudimentale, come un carro, può essere presa in considerazione, in particolare a causa della presenza di un bambino piccolo e della necessità di trasportare effetti personali. Tuttavia, in assenza di dati testuali o archeologici precisi, questa proposta va considerata con prudenza.

La destinazione esatta in Egitto rimane sconosciuta. Data l’esistenza di importanti comunità giudaiche in questa regione, è ipotizzabile che la famiglia abbia cercato rifugio in un ambiente culturalmente familiare, senza che ciò possa essere stabilito con certezza. Allo stesso modo, la durata del viaggio e le condizioni materiali dello spostamento non possono essere determinate con precisione. Il racconto evangelico si limita a indicare un soggiorno prolungato «fino alla morte di Erode» (Matteo 2.15).

I doni offerti dai Magi (Matteo 2.11) sono stati talvolta interpretati come qualcosa che avrebbe potuto facilitare le condizioni materiali di questo spostamento e del soggiorno in Egitto, anche se questa interpretazione rimane ipotetica. Così, in assenza di dati precisi, occorre distinguere chiaramente tra le informazioni attestate dalle fonti e le ricostruzioni possibili.

IV. La citation du Prophète Osée

Matteo riprende, senza citarle, le parole del profeta Osea.

Matteo 2.15 (Riveduta 1927 (Luzzi))

ed ivi stette fino alla morte di Erode, affinché si adempiesse quello che fu detto dal Signore per mezzo del profeta: Fuor d’Egitto chiamai il mio figliuolo.

Non pensiamo che Giuseppe o Maria abbiano pensato alla profezia di Osea 11.1 quando partirono per la terra d’Egitto.

Osea 11.1 (Riveduta 1927 (Luzzi))

Quando Israele era fanciullo, io l’amai, e fin dall’Egitto, chiamai il mio figliuolo.

Il Vangelo secondo Matteo stabilisce un legame esplicito tra la fuga in Egitto e il compimento di una parola profetica: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio» (Matteo 2.15). Questa formula rimanda al libro del profeta Osea (Osea 11.1), dove si applica inizialmente al popolo d’Israele: «Quando Israele era fanciullo, io l’ho amato e dall’Egitto ho chiamato mio figlio».

Nel suo contesto originario, questo passo evoca l’Esodo e la relazione tra Dio e Israele, designato collettivamente come «figlio». Il testo non presenta dunque, a una prima lettura, un riferimento esplicito a una figura messianica individuale. L’accostamento operato da Matteo è quindi una rilettura interpretativa del testo profetico.

Questa interpretazione può essere compresa nel quadro di una tipologia, in cui Gesù è presentato come colui che ricapitola la storia d’Israele. Come Israele è chiamato fuori dall’Egitto, Gesù, in quanto «Figlio», ripercorre e compie questo cammino in una prospettiva teologica. Una tale lettura è caratteristica dell’approccio di Matteo, che stabilisce frequentemente corrispondenze tra gli eventi della vita di Gesù e le Scritture (Matteo 1.22; Matteo 2.17).

Per contro, nulla nel testo permette di affermare che Giuseppe e Maria fossero consapevoli, al momento degli eventi, di questa dimensione profetica. Il racconto suggerisce piuttosto che l’interpretazione sia formulata a posteriori dall’evangelista, in una prospettiva teologica volta a chiarire il senso degli eventi.

Così, la citazione di Osea non va intesa come l’annuncio diretto di un evento preciso, ma come una rilettura teologica che integra la vita di Gesù nella storia della salvezza d’Israele.

V. La durée du voyage

La durata del viaggio e del soggiorno in Egitto resta difficile da stabilire con precisione, a causa del carattere lacunoso delle fonti. Il racconto del Vangelo secondo Matteo si limita a indicare che la famiglia vi rimase «fino alla morte di Erode il Grande» (Matteo 2.15), senza fornire altri riferimenti cronologici.

La destinazione esatta in Egitto non è precisata. Data l’esistenza di importanti comunità giudaiche in questa regione, in particolare ad Alessandria, è ipotizzabile che la famiglia abbia cercato rifugio in un ambiente culturalmente familiare, senza che ciò possa essere stabilito con certezza.

Qualsiasi tentativo di stimare la durata del tragitto o del soggiorno si basa dunque su ipotesi. In funzione delle distanze e delle condizioni di spostamento dell’epoca, il viaggio può essere durato diverse settimane; tuttavia, nessun dato testuale permette di fissarne la durata con precisione. Allo stesso modo, il soggiorno in Egitto può essersi esteso per un periodo variabile, da qualche mese a diversi anni, a seconda della data adottata per la morte di Erode e del momento della partenza.

Alcune ricostruzioni cronologiche propongono datazioni più precise della partenza e del ritorno. Tuttavia, in assenza di fonti esplicite, queste proposte vanno considerate con prudenza e non possono essere accolte come dati stabiliti.

Il ritorno in Israele è presentato anch’esso come conseguenza di un intervento divino, trasmesso in sogno a Giuseppe (Matteo 2.19-22). Il racconto precisa che la famiglia evita la Giudea per recarsi in Galilea, a Nazaret, senza fornire ulteriori indicazioni sulle condizioni del viaggio.

Infine, le tradizioni successive che propongono itinerari dettagliati o durate prolungate del soggiorno in Egitto non si basano su fonti contemporanee agli eventi e devono essere distinte dai dati provenienti dal testo evangelico. Così, lo studio storico di questo periodo invita a riconoscere i limiti della nostra conoscenza, distinguendo chiaramente le informazioni attestate dalle fonti dalle ricostruzioni posteriori.

Leggere l’appendice ANN018: I fratelli e le sorelle di Gesù.

VI. Joseph a-t-il déjà été marié ?

La questione di un eventuale matrimonio precedente di Giuseppe rientra in tradizioni interpretative posteriori ai racconti evangelici. Infatti, i Vangeli non forniscono alcuna indicazione esplicita a favore di una tale condizione precedente. Questa problematica è strettamente legata all’interpretazione dei passi che menzionano i «fratelli» e le «sorelle» di Gesù (Matteo 13.55-56; Marco 6.3).

▸ Si potrà fare riferimento all’appendice ANN018: «I fratelli e le sorelle di Gesù», dove sono esaminate le diverse interpretazioni possibili.

Nella storia dell’esegesi sono state proposte diverse letture. Alcuni interpreti intendono questi termini in senso diretto, come designazione di figli nati dall’unione di Maria e di Giuseppe dopo la nascita di Gesù. Altre tradizioni, in particolare patristiche, hanno proposto interpretazioni alternative, vedendo in questi «fratelli» o dei parenti stretti o dei figli nati da un eventuale matrimonio precedente di Giuseppe.

In una prospettiva storica, occorre tuttavia tenere conto del quadro socioculturale del giudaismo del I secolo, all’interno del quale la costituzione di una discendenza è una norma sociale fortemente strutturante. Il matrimonio è ordinato alla trasmissione familiare e la fecondità vi occupa un posto centrale. L’assenza di figli può essere percepita come una situazione di vergogna o di disonore, come illustra il caso di Elisabetta e di Zaccaria (Luca 1.25).

In questo contesto, l’ipotesi di una vita familiare conforme agli usi dell’epoca — compresa la nascita di più figli nella coppia formata da Maria e Giuseppe — appare la più coerente sul piano sociologico. Al contrario, l’ipotesi di un matrimonio precedente di Giuseppe rientra principalmente in costruzioni interpretative successive, senza un appoggio diretto nelle fonti più antiche.

Tuttavia, in assenza di dati espliciti, occorre mantenere una distinzione tra ciò che attiene alla plausibilità storica e ciò che può essere stabilito con certezza. Se alcune ipotesi appaiono più coerenti di altre alla luce del contesto, nessuna può essere dimostrata in modo decisivo sulla base dei soli dati testuali disponibili.

VII. L’hypothèse d’un séjour prolongé en Égypte dans la tradition islamique

Alcune tradizioni extrabibliche, in particolare quelle provenienti dall’ambito religioso dell’islam, evocano un soggiorno prolungato in Egitto della famiglia di Gesù, talvolta stimato in circa tre anni. In questa prospettiva, Gesù è considerato un profeta, e racconti successivi associano questo soggiorno a diversi luoghi, come Deir el-Moharraq, situato nell’Alto Egitto, dove sarebbero avvenuti vari eventi di carattere miracoloso.

Queste tradizioni menzionano in particolare manifestazioni straordinarie, come la distruzione di idoli o la comparsa di sorgenti, attribuite al bambino Gesù. Tuttavia, questi elementi non si fondano sulle fonti più antiche relative alla vita di Gesù, in particolare i Vangeli, che non riportano alcun episodio di questo tipo durante la sua infanzia.

Dal punto di vista dell’analisi storica, questi racconti vanno considerati con prudenza. Appartengono a tradizioni tardive, la cui finalità è spesso teologica o devozionale piuttosto che documentaria. In assenza di testimonianze contemporanee o di fonti indipendenti, non è possibile integrarli come dati storicamente stabiliti.

Del resto, secondo la testimonianza dei Vangeli, il primo miracolo pubblico di Gesù è situato a (Giovanni 2.1-11), il che rafforza l’idea che i racconti di miracoli attribuiti alla sua infanzia appartengano a sviluppi successivi.

Così, benché queste tradizioni possano presentare interesse per lo studio delle rappresentazioni religiose e della loro evoluzione, vanno distinte dai dati provenienti dalle fonti canoniche, che restano i principali riferimenti per un approccio storico alla vita di Gesù.

Conclusione

Lo studio del soggiorno in Egitto di Maria, di Giuseppe e di Gesù mette in evidenza reali limiti documentari, consentendo però di individuare un nucleo storico coerente. La testimonianza del Vangelo secondo Matteo costituisce la principale fonte relativa a questo episodio (Matteo 2.13-23). Anche se questa testimonianza è isolata, si inserisce in un contesto storico credibile, in particolare per il profilo di Erode il Grande, di cui le fonti antiche attestano la violenza e la diffidenza verso ogni potenziale minaccia.

Del resto, il carattere localizzato dell’evento, come pure il numero verosimilmente limitato di testimoni, possono spiegare l’assenza di menzione in altre fonti contemporanee, senza per questo invalidare il racconto di Matteo. In questa prospettiva, l’ipotesi di un fondamento storico della fuga in Egitto appare la più coerente, anche se le sue modalità precise — itinerario, durata del soggiorno, condizioni materiali — restano sconosciute.

Le tradizioni successive, spesso ricche di dettagli, devono essere distinte dalla testimonianza evangelica stessa. In assenza di fondamenti storici sicuri, rientrano piuttosto in elaborazioni secondarie.

Un punto resta saldamente attestato dal Vangelo secondo Luca: all’età di dodici anni, Gesù si trova nel Tempio di Gerusalemme (Luca 2.41-49), il che implica che la famiglia fosse allora stabilita a Nazaret, in Galilea, e partecipasse ai pellegrinaggi annuali legati alla festa di Pasqua (Luca 2.41). L’assenza di una menzione esplicita della fuga in Egitto in questo racconto non costituisce una contraddizione, ma si spiega verosimilmente con scelte redazionali proprie dell’evangelista.

Così, nonostante le lacune documentarie, l’insieme dei dati disponibili permette di considerare la fuga in Egitto come un evento storicamente plausibile e coerente, la cui realtà generale può essere mantenuta, riconoscendo al contempo i limiti inerenti alla sua ricostruzione precisa.