ANN046

Le esigenze tecniche dell'edizione nel primo secolo

Questa appendice esplora i vincoli tecnici dell'edizione nel primo secolo che spiegano alcune omissioni nei Vangeli. La scrittura su papiro costoso, il monopolio egiziano su questo materiale e la scrittura onciale manoscritta, senza spazi né punteggiatura, imponevano agli evangelisti scelte editoriali rigorose. Questi limiti materiali, e non lacune storiche, spiegano perché eventi come il viaggio in Egitto siano assenti da alcuni racconti evangelici.

7 min papiro manoscritti scrittura onciale vangeli edizione antica

Per maggiori informazioni

Introduzione

L'aspetto dei vincoli tecnici dell'edizione del primo secolo ci sembra importante, perché permette di spiegare la mancanza di informazioni che incontriamo talvolta nei testi degli autori dei Vangeli.

Abbiamo avuto occasione di sottolinearlo a proposito del viaggio in Egitto, che non è menzionato da Luca. Questo ci dà l'impressione che Luca avesse inizialmente previsto di redigere un testo molto più lungo e dettagliato. Tuttavia, al momento di finalizzare il suo testo, ha dovuto eliminare alcuni passi per conformarsi alle esigenze tecniche di edizione della sua epoca.

I. La scrittura nel primo secolo in Israele

L'edizione nel primo secolo in Israele, come nel resto dell'Impero romano, era un processo complesso e laborioso. I testi erano generalmente scritti a mano su rotoli di papiro o di pergamena, il che limitava la lunghezza dei documenti.

Inoltre, l'assenza di tecnologie di stampa moderne significava che ogni copia doveva essere riprodotta manualmente, il che rendeva il processo di edizione lungo e costoso.

Inoltre, gli autori dovevano spesso far fronte a vincoli di spazio. I rotoli di papiro e di pergamena erano costosi e le loro dimensioni erano limitate, il che significava che gli autori dovevano spesso ridurre o condensare il loro lavoro perché potesse stare su un solo rotolo.
Questo potrebbe spiegare perché alcuni dettagli o eventi siano stati omessi o abbreviati nei testi dell'epoca e in particolare nei nostri Vangeli.

Va sottolineato che l'alfabetizzazione non era largamente diffusa in quell'epoca, il che restringeva il pubblico potenziale delle opere scritte. Inoltre, la diversità linguistica dell'Impero romano implicava che i testi dovessero essere frequentemente tradotti in più lingue per raggiungere un pubblico più vasto.

Infatti, osserviamo una rapida traduzione dei testi dei Vangeli, originariamente redatti in aramaico, verso il greco, che si imponeva allora come lingua internazionale.

Infine, occorre menzionare che l'edizione nel primo secolo non era soltanto una questione di vincoli tecnici. Gli autori dovevano anche muoversi in un panorama culturale e politico complesso, in cui le questioni di censura, di patronato e di propaganda svolgevano spesso un ruolo importante.

È dunque chiaro che l'edizione nel primo secolo in Israele era un processo complesso, soggetto a una varietà di vincoli tecnici, culturali e politici.

II. Le due grandi difficoltà tecniche

Può essere difficile per noi, che oggi disponiamo di procedimenti di scrittura incredibilmente efficaci e accessibili a tutti, nonché di carta a prezzo irrisorio, comprendere i vincoli delle edizioni del primo secolo. Oggigiorno nessuno penserebbe di cancellare un foglio di carta per riutilizzarlo.

Nel primo secolo si scriveva su papiri, fabbricati a partire da una pianta omonima coltivata sulle rive del Nilo. L'Egitto ne era dunque il principale fornitore. La sua fabbricazione, complessa per l'epoca, ne faceva un prodotto molto costoso. Inoltre, il monopolio quasi esclusivo dell'Egitto gli permetteva di imporre i suoi prezzi, non sempre ragionevoli. Alcuni papiri venivano persino cancellati per raschiatura, più o meno efficace, per essere riutilizzati, tanto erano elevati i loro costi.

È dunque evidente che si scriveva soltanto ciò che era importante, e che questi scritti erano conservati con cura. Il materiale biodegradabile di questi papiri ne ha causato la distruzione con il tempo, nonostante il clima secco della regione. Esistono fortunatamente alcune eccezioni. I fogli di papiro, di un formato simile al nostro A4, erano incollati e formavano un rotolo. Veniva srotolato soltanto per la lettura. Siamo dunque di fronte a un primo vincolo: la dimensione del supporto, che condizionava il prezzo. Il papiro più lungo ritrovato misura 41 m! Questa dimensione rimane del tutto eccezionale.

La seconda difficoltà è la scrittura, che si faceva a mano. Ogni copia era dunque trascritta manualmente in scrittura onciale, per i manoscritti più antichi. Essa è costituita unicamente da lettere maiuscole senza intervalli e senza punteggiatura, il che permetteva di guadagnare spazio. La sua lettura non era molto facile.

Se trascriviamo, in scrittura onciale, il noto versetto di Giovanni 3.16, otteniamo:

Giovanni 3.16 (NEG)
CARDIEUATANTAIMELEMONDEQUILADONNESONFILS

UNIQUEAFINQUEQUICONQUECROITENLUINEPERISSE

PASMAISQUILAITLAVIEETERNELLE

Constatiamo che, se guadagniamo spazio, perdiamo in leggibilità. È del resto per questa ragione che in quell'epoca esistevano i lettori. I papiri erano scritti soltanto all'interno del rotolo.

III. Il contesto politico

Va notato che gli autori dei Vangeli hanno redatto i loro testi in qualche modo nella clandestinità. Le autorità religiose ebraiche dell'epoca, così come i , non desideravano la diffusione di tali scritti, che consideravano sovversivi.

Di conseguenza, Matteo e gli apostoli non hanno lanciato una campagna pubblicitaria per la diffusione del primo Vangelo. Questi scritti sono dunque emersi nella clandestinità. L'unico modo per ottenere una copia era prendere in prestito l'originale e riprodurlo a mano. Oltre a questa difficoltà maggiore, bisognava procurarsi un rotolo di papiro, il cui costo era estremamente elevato.

Conclusione

Gli autori biblici sono stati vincolati nella loro espressione. Dovevano concentrarsi sull'informazione essenziale ed evitare le ripetizioni. Così, leggendo un Vangelo, si ha talvolta l'impressione che manchino alcuni dettagli, avendo l'autore ritenuto inutile ripetere ciò che un altro aveva già scritto.

C'è forse anche un altro aspetto da considerare: il messaggio di ciascun Vangelo forma un tutto. La dimostrazione voluta dall'autore è valida solo se leggiamo l'intero suo testo. Un testo troppo lungo avrebbe potuto essere suddiviso in più sezioni per facilitare la copiatura, ma in tal caso lo scopo dell'autore sarebbe stato più difficile da comprendere.

Era dunque imperativo redigere un testo breve, ma il più esaustivo possibile. Matteo e Luca sembrano aver raggiunto la lunghezza massima, con rispettivamente 1071 e 1151 versetti. Marco ne conta 678, mentre Giovanni ne ha 879. Se contiamo il numero di pagine in una traduzione Segond, senza note, otteniamo lo stesso rapporto: 41 pagine per Matteo, 43 per Luca, 32 per Giovanni e 26 per Marco.

Siamo dunque di fronte a racconti brevi, il che ci porta a concludere che questi autori hanno fatto di tutto per essere il più concisi possibile, tenuto conto dei vincoli tecnici dell'epoca, che richiedevano che questi scritti fossero ampiamente e facilmente diffondibili.