_23 La collocazione sulla croce ha dunque luogo verso le 9 secondo il testo di Marco. L’imprecisione della misura permette di inserire il tempo dello spostamento fino al monte Golgota. Marco 15.20-41 ; Matteo 27.31-56 ; Luca 23.26-49 ; Giovanni 18.17-30.
_24 Tutti questi membri del possono ora partecipare alla festa familiare di Pasqua, con l'animo sereno dopo quella che considerano una magnifica vittoria. Ma gli eventi non si svolgeranno come essi immaginavano!
_25 Da circa mezzogiorno alle 15 vi sono tenebre sulla regione di Gerusalemme. Matteo 27.45 ; Marco 15.33 ; Luca 23.44.
Puoi consultare l'intera cronologia nello studio ANN026 : L'ora della crocifissione.
Commento:
Tra gli eventi che accompagnano la crocifissione del Messia Gesù, la comparsa delle tenebre in pieno giorno costituisce uno dei segni più notevoli riferiti dai Vangeli. I tre autori sinottici menzionano questo fenomeno in modo concorde: «Dall’ora sesta fino all’ora nona si fecero tenebre su tutta la terra» (Matteo 27.45 ; Marco 15.33 ; Luca 23.44-45).
Nel modo ebraico di calcolare le ore, l’ora sesta corrisponde approssimativamente a mezzogiorno e l’ora nona alle quindici. Così, proprio quando il sole avrebbe dovuto trovarsi al culmine, un’oscurità insolita copre il paese per circa tre ore. Questo contrasto sorprendente tra il momento più luminoso della giornata e la comparsa delle tenebre non poteva che impressionare profondamente i testimoni dell’evento.
Da un punto di vista teologico, queste tenebre sembrano rivestire un significato simbolico di grande rilievo. Nelle Scritture l’oscurità è spesso associata al giudizio divino, all’angoscia o a un intervento eccezionale di Dio nella storia degli uomini (Esodo 10.21-23 ; Gioele 2.10 ; Amos 8.9). Il profeta Amos aveva annunciato: «In quel giorno, dice il Signore, DIO, farò tramontare il sole a mezzogiorno e oscurerò la terra in pieno giorno» (Amos 8.9). Senza affermare con certezza che questa profezia riguardasse direttamente la crocifissione, la somiglianza resta impressionante.
Queste tenebre possono anche essere comprese come una manifestazione dell’eccezionale gravità del momento. Secondo la fede cristiana, Gesù porta allora i peccati del mondo e compie l’opera redentrice annunciata dai profeti (Isaia 53.4-6 ; 1 Pietro 2.24). Alcuni commentatori hanno così visto in questa oscurità un segno cosmico che sottolinea l’importanza universale della morte del Messia.
È anche possibile scorgervi una forma di pudore divino. Mentre il Figlio di Dio è esposto all’umiliazione pubblica, percosso, insultato e crocifisso, le tenebre sembrano velare in parte questa scena di ignominia. Pur senza che i testi biblici lo affermino esplicitamente, questa interpretazione illustra il modo in cui Dio potrebbe aver manifestato il suo disaccordo di fronte alla violenza esercitata contro il suo giusto Servo (Isaia 52.13-14 ; Isaia 53.3).
Verso l’ora nona, Gesù getta un forte grido. Luca riferisce le sue ultime parole: «Padre, nelle tue mani rimetto il mio spirito» (Luca 23.46). Anche Matteo e Marco conservano il ricordo di questo grido potente che precede immediatamente la sua morte (Matteo 27.50 ; Marco 15.37). Per i presenti, questo grido fu senza dubbio percepito dapprima come l’espressione estrema di sofferenze atroci. Solo dopo il ritorno della luce e la constatazione del decesso compresero pienamente che il Messia aveva appena reso l’ultimo respiro.
L’ora nona era anche il momento della preghiera della sera e del sacrificio perpetuo al Tempio (Esodo 29.39 ; Atti 3.1). Abitualmente segnalata dai suoni rituali, quest’ora scandiva la vita religiosa di Gerusalemme. Eppure, questo 14 di Nisan si distingue da tutti gli altri. Proprio nel momento in cui l’agnello pasquale veniva celebrato nella memoria collettiva di Israele, Gesù portava a compimento il suo sacrificio sulla croce (Giovanni 1.29 ; 1 Corinzi 5.7).
I fenomeni che seguono rafforzano ulteriormente il carattere eccezionale di questa giornata: il velo del Tempio si squarcia da cima a fondo, la terra trema e le rocce si spaccano (Matteo 27.51 ; Marco 15.38 ; Luca 23.45). Di fronte a tutti questi segni, il incaricato di sovrintendere all’esecuzione ne è profondamente colpito. Matteo riferisce la sua dichiarazione: «Veramente costui era Figlio di Dio» (Matteo 27.54). Luca sottolinea dal canto suo che egli glorifica Dio riconoscendo l’innocenza di Gesù (Luca 23.47).
Così, le tenebre di mezzogiorno appaiono come ben più di un semplice fenomeno atmosferico. Costituiscono un segno solenne che accompagna uno degli eventi centrali del racconto biblico: la morte del Messia Gesù. Mentre la luce del mondo è rifiutata dagli uomini (Giovanni 1.4-5 ; Giovanni 8.12), la creazione stessa sembra testimoniare l’importanza di questo istante unico nella storia della salvezza.