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Le autorità cercano il Messia Gesù per arrestarlo

Durante la festa delle Capanne a Gerusalemme, la folla si interroga sull'identità messianica di Gesù. Nonostante la confusione sulle sue origini e i tentativi delle autorità religiose di arrestarlo, Gesù insegna pubblicamente nel Tempio, riafferma la propria divinità e annuncia la sua prossima partenza. Poiché la sua ora non è ancora venuta, le guardie non possono prenderlo. Questo episodio, proprio del vangelo di Giovanni (7.25-36), illustra la crescente opposizione tra Gesù e le autorità religiose.

8 min Gesù, il Messia autorità religiose arresto festa delle Capanne Gerusalemme 9 versetti 3 libri

Consultazione

Testi biblici

Matteo
Matteo (Riveduta 1927 (Luzzi)) non citato nel libro
Marco
Marco (Riveduta 1927 (Luzzi)) non citato nel libro
Luca
Luca (Riveduta 1927 (Luzzi)) non citato nel libro
Giovanni
Giovanni 7.25-36 (Riveduta 1927 (Luzzi))

Dicevano dunque alcuni di Gerusalemme: Non è questi colui che cercano di uccidere?

Eppure, ecco, egli parla liberamente, e non gli dicon nulla. Avrebbero mai i capi riconosciuto per davvero ch’egli è il Cristo?

Eppure, costui sappiamo donde sia; ma quando il Cristo verrà, nessuno saprà donde egli sia.

Gesù dunque, insegnando nel tempio, esclamò: Voi e mi conoscete e sapete di dove sono; però io non son venuto da me, ma Colui che mi ha mandato è verità, e voi non lo conoscete.

Io lo conosco, perché vengo da lui, ed è Lui che mi ha mandato.

Cercavan perciò di pigliarlo, ma nessuno gli mise le mani addosso, perché l’ora sua non era ancora venuta.

Ma molti della folla credettero in lui, e dicevano: Quando il Cristo sarà venuto, farà egli più miracoli che questi non abbia fatto?

I Farisei udirono la moltitudine mormorare queste cose di lui; e i capi sacerdoti e i Farisei mandarono delle guardie a pigliarlo.

Perciò Gesù disse loro: Io sono ancora con voi per poco tempo; poi me ne vo a Colui che mi ha mandato.

Voi mi cercherete e non mi troverete; e dove io sarò, voi non potete venire.

Perciò i Giudei dissero fra loro: Dove dunque andrà egli che noi non lo troveremo? Andrà forse a quelli che son dispersi fra i Greci, ad ammaestrare i Greci?

Che significa questo suo dire: Voi mi cercherete e non mi troverete; e: Dove io sarò voi non potete venire?

Dettagli tecnici

Anno 32

Luogo: La spianata del Tempio a Gerusalemme

Data: Sabato 9 ottobre dell'anno 32, il Messia Gesù si trova a Gerusalemme. Questo discorso potrebbe essere datato al giorno successivo

Metodo di lavoro: Continuiamo con Giovanni

Nota sul metodo di lavoro: Giovanni è l'unico a parlare di questa festa a Gerusalemme

Annuncio della nascita di Giovanni il Battista

Il successo del Messia Gesù a Gerusalemme provoca l'ira delle autorità religiose.

Le autorità cercano il Messia Gesù per arrestarlo

Fariseo adirato

Commenti

Giovanni 7.25-27 illustra gli interrogativi di una parte della folla sull'identità di Gesù. La gente si chiede se Gesù sia davvero il Messia. Un motivo di confusione sta nel fatto che la folla sapeva che Gesù veniva da Nazaret, mentre pensava che il Messia sarebbe apparso all'improvviso senza un'origine nota.

Tuttavia il profeta Michea 5.1 annuncia una nascita a Betlemme, mentre il profeta Isaia 9.1 fa riferimento alla regione di Zabulon e di Neftali, cioè la Galilea. Queste persone non conoscono con precisione tali informazioni e si basano unicamente sulle idee trasmesse dai loro dirigenti religiosi, che sono nell'errore. In Gesù vedono soltanto un falegname proveniente da Nazaret. Eppure i miracoli e i prodigi che compie non possono venire che da Dio, e ciò avrebbe dovuto metterli in guardia.

Molte persone nella folla erano stupite di vedere che il Messia Gesù circolava liberamente e insegnava alla folla. La passività delle istanze religiose diventava sospetta. Essi stessi erano in attesa, perché temevano la reazione dei religiosi. Immaginavano che i avessero finalmente riconosciuto Gesù come il Messia.

Il Messia Gesù sta per pronunciare un discorso di cui Giovanni ci riferisce alcuni particolari. Riprende il tema affrontato in Giovanni 7.27, dove il Maestro riafferma la propria divinità e di conseguenza la propria messianicità (Giovanni 7.28-29). Giovanni precisa poi che le autorità cercavano di arrestarlo, ma che ciò non era possibile perché la sua ora non era ancora venuta (Giovanni 7.30).

Una parte importante della popolazione ha adottato i principi sostenuti da Gesù, il Messia, convertendosi così al suo insegnamento (Giovanni 7.31). Questo successo ha provocato l'indignazione e l'ira dei , che hanno deciso di inviare delle guardie per prenderlo. Tuttavia il Maestro ha proseguito il suo insegnamento davanti alla folla.

Le parole del Messia Gesù, citate in Giovanni 7.33-34, sottolineano l'urgenza per queste persone di prendere una decisione, perché dopo la sua morte non lo vedranno più. Il privilegio di cui godono attualmente non si ripresenterà in futuro. Queste dichiarazioni possono sembrare difficili da comprendere per gli ascoltatori, ma per Gesù, che è consapevole della gravità di questi momenti, sono una prova, data la persistente riluttanza di queste persone nonostante le prove che hanno sotto gli occhi.