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Annuncio della distruzione di Gerusalemme

In Luca 19.41-44, Gesù si avvicina a Gerusalemme, piange sulla città e annuncia con precisione la sua futura distruzione da parte dei Romani nel 70 d.C. Solo Luca riporta questo episodio in questa forma. Gesù deplora che Gerusalemme non abbia riconosciuto la sua visitazione divina. Questo passo rivela al tempo stesso la compassione del Messia e la gravità del rifiuto della rivelazione divina, e si colloca nell'ultima settimana prima del suo arresto.

12 min distruzione di Gerusalemme lacrime di Gesù profezia Luca 19 Monte degli Ulivi 14 versetti 4 libri

Consultazione

Testi biblici

Matteo
Matteo (Riveduta 1927 (Luzzi)) non citato nel libro
Marco
Marco (Riveduta 1927 (Luzzi)) non citato nel libro
Luca
Luca 19.41-44 (Riveduta 1927 (Luzzi))

E come si fu avvicinato, vedendo la città, pianse su lei, dicendo:

Oh se tu pure avessi conosciuto in questo giorno quel ch’è per la tua pace! Ma ora è nascosto agli occhi tuoi.

Poiché verranno su te de’ giorni nei quali i tuoi nemici ti faranno attorno delle trincee, e ti circonderanno e ti stringeranno da ogni parte;

e atterreranno te e i tuoi figliuoli dentro di te, e non lasceranno in te pietra sopra pietra, perché tu non hai conosciuto il tempo nel quale sei stata visitata.

Giovanni
Giovanni (Riveduta 1927 (Luzzi)) non citato nel libro

Dettagli tecnici

Anno 33

Luogo: Il di fronte a Gerusalemme

Data: lunedì 28 marzo del 33 d.C., al mattino

Metodo di lavoro: Proseguiamo con Luca

Nota sul modo di procedere: Solo Luca ci trasmette questa informazione

Mappa di Betania e Gerusalemme
Grafico a barre lunedì

Il Messia Gesù e i suoi discepoli tornano a Gerusalemme la mattina seguente.

Commenti

In Luca 19.41-44, il Messia Gesù si avvicina a Gerusalemme, la contempla e scoppia in lacrime perché sa che la città non ha riconosciuto la visitazione di Dio offerta nella sua persona, il che rivela una profonda incomprensione spirituale e un'occasione di pace mancata.

Annuncia allora con precisione l'assedio, l'accerchiamento e la distruzione che i compiranno nel 70, mostrando che questo giudizio non è arbitrario ma la tragica conseguenza del rifiuto del Messia.

Questo passo mette in luce al tempo stesso la compassione del Messia Gesù, che piange sinceramente su coloro che lo rifiutano, e la gravità del rifiuto della rivelazione divina. Gli altri vangeli non riportano questo episodio nello stesso punto né in questa forma: Matteo e Marco annunciano la distruzione del Tempio dalla spianata, e Matteo contiene un lamento su Gerusalemme al capitolo 23, ma solo Luca colloca questa scena lungo la strada del e descrive le lacrime di Gesù alla vista della città.

È comprensibile che il Messia Gesù abbia potuto ripetere alcune parole in diverse occasioni, in conformità al contesto in cui parlava.

Tutto porta a credere che i dodici apostoli siano presenti, cosicché anche Giuda Iscariota ascolta il Maestro. Sembra difficile concepire che questo apostolo abbia potuto ingannare così chi gli stava intorno, eppure è proprio ciò che è realmente accaduto. In tali circostanze, come gli era possibile portare avanti la propria vita?

Il Messia Gesù, da parte sua, conosce la natura degli eventi che stanno per svolgersi.

Diversi elementi nei vangeli mostrano che il Messia Gesù sapeva di essere vicino alla morte: annuncia più volte la sua passione spiegando che «sale a Gerusalemme» per essere consegnato, condannato e messo a morte Marco 10.32-34; descrive nei dettagli ciò che gli accadrà, il che mostra che ne è pienamente consapevole Luca 18.31-33; parla della sua «ora» che si avvicina, soprattutto nel Vangelo di Giovanni, dove dice che è venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre Giovanni 13.1 e Giovanni 12.23-27; prepara i suoi discepoli a questo evento spiegando loro che deve soffrire, essere rifiutato e morire, poi risuscitare Marco 8.31; accetta volontariamente di recarsi a Gerusalemme nonostante gli avvertimenti e il pericolo evidente Luca 9.51; istituisce la cena del Signore collegando direttamente il suo corpo e il suo sangue a una morte imminente Luca 22.19-20. Tutte queste indicazioni convergono nel mostrare che il Messia Gesù non andava incontro alla morte per caso, ma con piena conoscenza di ciò che lo attendeva e con un atteggiamento volontario.

Nel Vangelo di Giovanni, l'idea che il Messia Gesù sapesse fin dall'inizio che Giuda lo avrebbe tradito appare chiaramente in Giovanni 6.64 e Giovanni 6.70-71. In Giovanni 6.64 è scritto che il Messia Gesù sapeva «fin dal principio» chi non credeva e «chi era colui che lo avrebbe tradito». Poi, in Giovanni 6.70-71, il Messia Gesù dice ai Dodici: «Non ho forse scelto io voi, i Dodici? Eppure uno di voi è un diavolo», e Giovanni precisa subito che parlava di Giuda. Questi due passi mostrano che, secondo Giovanni, il Messia Gesù era a conoscenza fin da molto presto del futuro tradimento di Giuda.

Riguardo all'annuncio della futura distruzione di Gerusalemme, è notevole che alcuni commentatori dei vangeli abbiano contestato la natura profetica di queste parole. Secondo loro, i vangeli sarebbero stati redatti dopo gli eventi, il che spiegherebbe la precisione delle predizioni. Questo approccio critico si fonda sull'idea che i testi abbiano integrato fatti storici già compiuti, mettendo così in discussione la loro autenticità profetica.

Questo ragionamento si ritrova anche nello studio del libro di Daniele, in particolare per quanto riguarda Daniele 11.11-35. Mentre la nostra analisi colloca la redazione di questo testo nel VI secolo a.C., alcuni studiosi avanzano una data molto più tarda, nel II secolo a.C., dopo la venuta di Antioco Epifane. Questa divergenza di interpretazione illustra la difficoltà di determinare la datazione esatta degli scritti biblici.

In definitiva, il testo biblico conserva una parte di mistero per chi non aderisce alla fede. Dio vi rivela talvolta eventi futuri, ma questa dimensione profetica resta incompresa o contestata da coloro che non vi credono.