Siamo dunque a Gerusalemme, con ogni probabilità sulla spianata del Tempio, un luogo favorevole per incontrare la folla ma, purtroppo, anche gli avversari.
Tutto comincia con la guarigione di un indemoniato muto: la folla è meravigliata. Tuttavia una minoranza di questa folla, guidata dai , cerca di ribaltare la situazione e di screditare il Messia Gesù.
È per mezzo di Beelzebul
In seguito, questa minoranza influente formula una richiesta di miracolo (Luca 11.16) pretendendo di voler credere in Gesù il Messia. Eppure la loro richiesta mira più a ottenere uno spettacolo impressionante che a nutrire un vero cammino di fede. Questo mostra che la loro richiesta non è sincera, perché hanno già assistito a un miracolo concreto: un uomo muto ha appena ritrovato la parola sotto i loro occhi. Invece di riconoscere la portata spirituale dell’evento, cercano di distogliere l’attenzione e di seminare il dubbio attorno al Messia Gesù.
Cercano così di screditare il Messia Gesù spingendolo a produrre un segno spettacolare, convinti che rifiuterà e che potranno allora mettere in discussione la sua legittimità: «Vedete? Non è davvero un profeta». Questo comportamento rivela una strategia volta a preservare la loro autorità religiosa e a evitare di essere messi in discussione dal messaggio del Messia Gesù. Da quel momento, il loro atteggiamento tradisce una chiusura alla fede autentica, perché rifiutano di riconoscere l’evidenza già manifestata davanti a loro.
Poi Luca 11.18-27 ci riporta la . Dei testimoni dei suoi miracoli lo accusano di collaborare con il diavolo. Il Messia Gesù, conoscendo i loro pensieri, risponde con una serie di argomenti logici e spirituali.
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Poi una donna lo interpella (Luca 11.27-28).
La donna esprime una lode spontanea a Gesù (Luca 11.27), glorificando sua madre, Maria. È un modo per dire: «Sei così straordinario che tua madre dev’essere benedetta!»
Il Messia Gesù non respinge la lode, ma la reindirizza (Luca 11.28). Afferma che la vera felicità non viene soltanto dai legami biologici o dalla maternità, ma dall’ascolto e dalla messa in pratica della parola di Dio.
Questo passo estende la benedizione a tutti i discepoli. Mostra che la vera vicinanza al Messia Gesù non dipende dalla nascita, ma dall’obbedienza a Dio.
Poi il Messia Gesù risponde a coloro che chiedono ancora un miracolo (Luca 11.29-32).
La a coloro che chiedono un miracolo
Poi, per concludere questo discorso, Luca 11.33-36 riferisce una sulla luce che fa eco al passo di Matteo 5.14-16, menzionato durante il Sermone sul monte pronunciato circa un anno e mezzo prima in Galilea, vicino a Cafarnao.
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In conclusione, desideriamo tornare sull’evoluzione dell’argomentazione sviluppata in questo discorso del Messia Gesù, riportato in Luca 11.14-36. Mostreremo che esiste un legame tra questa argomentazione e l’insegnamento sulla preghiera, presentato ai discepoli immediatamente prima di questo discorso (Luca 11.1-13).
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