Questo brano richiama il racconto di Matteo 10.1-15, riportato anche in Marco 6.6-13 e Luca 9.1-6, studiato nell'analisi della pericope PER162. In quella fase si trattava dei dodici apostoli. Ora il Messia Gesù estende il suo campo d'azione e incarica, secondo uno schema simile, altri settanta discepoli.
Questo dato suggerisce che un gruppo consistente accompagnasse ormai il Messia Gesù. È probabile che questi discepoli fossero originari soprattutto della Galilea e avessero seguito il loro Maestro in tutti i suoi spostamenti attraverso la Samaria per recarsi a Gerusalemme in sua compagnia.
Ecco un confronto tra Matteo 10.1-15 (PER162) e Luca 10.1-16, due brani in cui il Messia Gesù manda dei discepoli in missione:
Il numero dei discepoli inviati
Matteo 10.1-15 : Il Messia Gesù manda i dodici apostoli.
Luca 10.1-16 : Il Messia Gesù manda settanta (o settantadue) discepoli.
Ciò mostra un ampliamento della missione: prima agli apostoli, poi a una cerchia più ampia.
La missione affidata
In entrambi i casi, i discepoli devono andare a due a due e annunciare che il Regno di Dio è vicino, guarire i malati e manifestare la potenza divina.
Le istruzioni pratiche : non portare denaro, né sacca, né sandali (Luca è più esplicito), rimanere nella casa che li accoglie. Non passare di casa in casa. Mangiare ciò che viene loro offerto.
La portata della missione
Matteo 10.1-16 : La missione è limitata alle pecore perdute d'Israele.
Luca 10.1-16 : La missione sembra più universale, senza restrizioni etniche esplicite.
Il rifiuto del messaggio
In entrambi i brani:
Chi rifiuta i discepoli rifiuta Gesù, e dunque Dio. C'è un severo avvertimento per le città che si rifiutano di ascoltare (Corazin, , Cafarnao in Luca).
Tono e simbologia
Luca insiste sull'urgenza e sulla messe abbondante, con l'immagine del lupo in mezzo alle pecore.
Matteo pone maggiormente l'accento sull'autorità conferita agli apostoli e sul loro ruolo futuro.
Questi due testi si rispondono e si completano: Matteo pone le basi apostoliche, Luca allarga la visione missionaria.
Questa campagna di evangelizzazione sembra aver avuto luogo in Giudea, vicino a Gerusalemme, probabilmente prima dell'arrivo del freddo invernale, probabilmente in novembre.
Sembra che il Messia Gesù, consapevole dell'avvicinarsi della sua fine, conferisca maggiori responsabilità agli apostoli e ai discepoli, che saranno incaricati di proseguire la sua missione dopo la sua morte. Secondo il racconto, le decisioni appaiono frutto di una pianificazione ponderata e strutturata. I membri scelti dispongono delle competenze richieste per assolvere queste nuove funzioni ministeriali e la loro efficacia nella preghiera è sottolineata dai risultati ottenuti.
Il rischio di un'accoglienza sfavorevole è preso in considerazione, e il Messia Gesù avverte i suoi discepoli che non devono temere una simile eventualità, sottolineando che le persone interessate si assumeranno le conseguenze dei loro rifiuti. Il Maestro fa riferimento alle tre città menzionate in Matteo 11.20-24: Corazin, e Cafarnao.
Egli stabilisce un paragone tra queste città e Tiro, Sidone e Sodoma, note nell'Antico Testamento per i loro peccati e la loro distruzione. Sostiene che queste città non ebraiche si sarebbero pentite se avessero assistito agli stessi segni. Questa osservazione mette in evidenza una severa critica della cecità spirituale di coloro che avevano pure ogni ragione di credere.
Queste tre città costituiscono un triangolo geografico in Galilea, regione in cui il Maestro ha svolto principalmente la sua attività ministeriale.
Il Messia Gesù parla qui del Giorno del Giudizio, sottolineando che il rifiuto della grazia comporta conseguenze eterne. Non è una condanna impulsiva, ma una parola di verità e di amore ferito.
Questo testo non mira a spaventare, ma a risvegliare. Ci ricorda che la fede non è un'emozione passeggera, ma una risposta libera e impegnata alla chiamata di Dio.
Il numero esatto dei discepoli era 70 o 72?