PER116

La relazione personale del discepolo con il suo Signore

La pericope 116 esplora la relazione personale fra il discepolo e il suo Signore a partire da Matteo 11.25-30 e Luca 10.21-24. Dopo aver condannato le città incredule, Gesù si rallegra che gli umili comprendano la sua parola là dove i sapienti falliscono. Afferma la propria filiazione divina e invita tutti gli affaticati a venire a lui, promettendo riposo e dolcezza sotto il suo giogo condiviso, in contrapposizione ai pesi imposti dai farisei.

6 min relazione personale discepolo Signore giogo riposo 5 versetti 3 libri

Consultazione

Testi biblici

Matteo
Matteo 11.25-30 (Riveduta 1927 (Luzzi))

In quel tempo Gesù prese a dire: Io ti rendo lode, o Padre, Signor del cielo e della terra, perché hai nascoste queste cose ai savi e agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli fanciulli.

Sì, Padre, perché così t’è piaciuto.

Ogni cosa m’è stata data in mano dal Padre mio; e niuno conosce appieno il Figliuolo, se non il Padre, e niuno conosce appieno il Padre, se non il Figliuolo e colui al quale il Figliuolo avrà voluto rivelarlo.

Venite a me, voi tutti che siete travagliati ed aggravati, e io vi darò riposo.

Prendete su voi il mio giogo ed imparate da me, perch’io son mansueto ed umile di cuore; e voi troverete riposo alle anime vostre;

poiché il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero.

Marco
Marco (Riveduta 1927 (Luzzi)) non citato nel libro
Luca
Luca 10.21-24 (Riveduta 1927 (Luzzi))

In quella stessa ora, Gesù giubilò per lo Spirito Santo, e disse: Io ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascoste queste cose ai savi e agl’intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli fanciulli! Sì, o Padre, perché così ti è piaciuto.

Ogni cosa m’è stata data in mano dal Padre mio; e nessuno conosce chi è il Figliuolo, se non il Padre; né chi è il Padre, se non il Figliuolo e colui al quale il Figliuolo voglia rivelarlo.

E rivoltosi a’ suoi discepoli, disse loro in disparte: Beati gli occhi che veggono le cose che voi vedete!

Poiché vi dico che molti profeti e re han bramato di veder le cose che voi vedete, e non le hanno vedute; e di udir le cose che voi udite, e non le hanno udite.

Giovanni
Giovanni (Riveduta 1927 (Luzzi)) non citato nel libro

Dettagli tecnici

Grafico a barre dell’anno 31

Luogo: Cafarnao

Data: Maggio o giugno 31 (prima del grande caldo)

Metodo: Continuiamo con Matteo

Nota sul metodo di lavoro: Matteo e Luca riferiscono questo episodio.

Capernaum

In questo discorso, il Messia Gesù, dopo aver rimproverato alcune città incredule, si rivolge al popolo.

La relazione personale del discepolo con il suo Signore

La relazione personale del discepolo con il suo Signore

Commenti

Il Messia Gesù ha recentemente pronunciato parole di riprovazione verso diverse città i cui abitanti sono rimasti increduli nonostante i numerosi miracoli compiuti al loro interno. Si tratta specificamente dei residenti di questi luoghi che non si sono convertiti.

Ora il tono cambia e Gesù, il Messia, esprime la sua gioia. Analizzando la situazione, osserva che gli eruditi religiosi non si convertono nonostante la loro conoscenza approfondita degli insegnamenti religiosi, mentre la gente del popolo, spesso analfabeta e disprezzata dalla classe dirigente, comprende il messaggio del Messia e si converte.

Matteo sembra contrapporre gli abitanti delle città incredule alle persone del popolo la cui conversione condanna questi abitanti. Infatti, se alcuni si convertono, perché altri non lo hanno fatto?

Potremmo dire la stessa cosa delle autorità religiose e dei dottori della legge, così come di tutti gli insegnanti del popolo.

Arriviamo al seguente paradosso: sono gli ignoranti del popolo, disprezzati dall'intelligenza e dal sapere dei religiosi dell'epoca, a comprendere meglio le parole del Messia Gesù. I religiosi che si credono ricchi sono in realtà poveri, mentre le persone del popolo che non possiedono nulla sono in realtà ricche, benché non se ne rendano ancora conto.

Il Messia Gesù riconosce che questa situazione deriva dalla volontà divina.

Prima di invitare le persone a seguirlo, dichiara la propria posizione di Figlio di Dio, un'affermazione che avrebbe potuto essere considerata una bestemmia dai responsabili religiosi, se fossero stati presenti.

Tuttavia, per i suoi ascoltatori, questa dichiarazione è incoraggiante e facilita la comprensione delle sue parole successive. Invita infatti tutti coloro che sono stanchi e oppressi da pesanti fardelli a venire a lui e a seguirlo, impegnandosi a prendersi cura di loro. La stanchezza e i carichi pesanti erano ben noti al popolo.

Il Messia Gesù invita queste persone a seguire i suoi precetti usando la del giogo. Notiamo che questo giogo viene portato in due: infatti, lo Spirito del Signore sarà con loro. Non sono abituati a un Maestro mite e umile di cuore, essendo stati troppo spesso a contatto con i .

Appare chiaro che, con le sue parole sul fardello, volesse menzionare il peccato che tormenta l'anima.

Matteo non menziona le conseguenze di questo discorso né l'impatto che il Messia Gesù ha avuto su queste persone. La gioia iniziale riferita da Luca suggerisce che diversi di loro abbiano creduto e si siano convertiti quel giorno.

Osserviamo l'impatto dell'incredulità sul Messia Gesù, manifestato da una profonda tristezza. Al contrario, le conversioni provocavano in lui una grande soddisfazione. Questa compassione eccezionale si manifesta regolarmente nel corso del suo ministero (Matteo 9.36, Marco 1.41, Luca 7.13). Questi momenti mostrano bene la profonda empatia e l'amore di Gesù per le persone.

Luca presenta questo passo in modo diverso. Nella stessa sequenza menziona il rimprovero contro Corazin, e Cafarnao, poi riferisce che il Padre ha nascosto le verità spirituali ai sapienti e agli intelligenti per rivelarle ai bambini. Tuttavia, Luca inserisce anche un altro racconto: quello dei 70 discepoli inviati ad annunciare la buona notizia.