Questa domanda di Gesù a quest’uomo malato da 38 anni potrebbe sembrarci difficile da capire, tanto la risposta sembra ovvia. «Chiedi a un cieco se vuole vedere», dice il proverbio. Equivale a dire che certe domande non hanno bisogno di essere poste, perché la risposta è ovvia. È un po’ come dire: «L’acqua bagna?» o «Il sole splende?».
In realtà Gesù pone la domanda a quest’uomo perché ha una risposta da dargli. Esisteva a quell’epoca una superstizione locale secondo la quale, quando l’acqua della piscina di Betesda si agitava, era un angelo a muoverla, e il primo che si tuffava nell’acqua, a quanto pare, guariva. Che situazione crudele per i numerosi malati che cercavano tutti una liberazione. Attendevano dunque una guarigione ipotetica e tutta la loro speranza poggiava su questa tradizione.
La Bibbia non insegna in nessun momento questo genere di superstizione, ma quelle persone avevano soltanto questa speranza.
Il desiderio di Gesù è incoraggiare quest’uomo a riporre la propria fede non in una superstizione locale, ma in Dio. Eppure la risposta dell’uomo è incentrata sulla sua impossibilità di tuffarsi nell’acqua prima degli altri.
«Àlzati», gli disse Gesù, «prendi la tua barella e cammina.» L’infermo non si aspettava una parola simile e, invece di rispondere: è impossibile, si sforza di obbedire ed è in quel momento che le forze gli ritornano. Riesce ad alzarsi e persino a portare la sua barella.
Questo avvenimento è formidabile, e la parola è poca, per quest’uomo che ha vissuto 38 anni infermo ed ecco che è guarito.
Tuttavia, la storia non si ferma qui. Poco più tardi, Giovanni racconta che quest’uomo guarito incontra Gesù nel tempio. Iniziano una conversazione, e Giovanni riporta soltanto questa parola di Gesù: «Ecco, sei guarito; non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio.» (Giovanni 5.14).
Dopo la sua guarigione, quest’uomo ha seguito l’istruzione del Messia Gesù portando la sua barella. In seguito si è messo alla ricerca del Messia Gesù, che si era confuso tra la folla.
Tuttavia, come si può smettere di peccare? Sembra irrealizzabile senza un intervento esterno, in particolare quello di Dio. Benché non conosciamo tutti i dettagli della conversione di quest’uomo, è chiaro che i suoi antichi peccati sono stati perdonati e che la sua guarigione rappresenta solo una minima parte dell’ampia benedizione ricevuta.
In questo avvenimento, l’attenzione si concentra spesso sul carattere eccezionale di una guarigione fisica. Tuttavia, l’essenziale risiede veramente nel perdono dei peccati, che apre alla persona interessata l’accesso al regno di Dio.
È evidente che una guarigione fisica, per quanto benefica, non basterebbe se questa persona dovesse morire pochi anni dopo. Benché la sua situazione sia nettamente migliorata, il Messia Gesù offre a quest’uomo un tesoro infinitamente più prezioso. Con il perdono dei suoi peccati, gli apre l’accesso al regno di Dio e alla vita eterna, un beneficio invisibile agli occhi umani, ma di valore inestimabile.
Affrontiamo qui la difficoltà incontrata dal Messia Gesù, che ha guarito molte persone durante il suo ministero. Questa difficoltà era che quelle guarigioni non dovevano distogliere l’attenzione dalla salvezza dell’anima.
Cercare un aiuto temporaneo presso il Messia Gesù sarebbe un errore significativo. Ciò implica che, se questo aiuto non viene ottenuto, si torna indietro senza aver considerato l’essenziale: la salvezza delle nostre anime, che resta molto più importante.
La guarigione delle nostre anime è di gran lunga più importante di quella dei nostri corpi.
Dominique Lormier