Il racconto di Anania e Saffira ha spesso suscitato incomprensione. A prima vista, si potrebbe credere che la loro colpa consistesse nel non aver dato l'intero ricavato della vendita della loro proprietà. Eppure Pietro precisa chiaramente che nulla li obbligava a vendere quel bene né a consegnare l'intera somma agli apostoli (Atti 5.4). La proprietà apparteneva a loro, ed erano liberi di disporne come volevano.
Il vero crimine della coppia consisteva in altro. Anania e Saffira avevano deciso, di comune accordo, di trattenere segretamente una parte del ricavato della vendita lasciando credere di aver dato tutto (Atti 5.2). Cercavano così la considerazione e la stima suscitate dagli atti di generosità compiuti da alcuni credenti, in particolare Barnaba (Atti 4.36-37), senza però acconsentire allo stesso sacrificio.
Il loro peccato era dunque innanzitutto un peccato di ipocrisia. Volevano apparire più generosi di quanto fossero realmente. Questo atteggiamento richiama gli avvertimenti di Gesù contro coloro che compivano le loro opere pie allo scopo di essere visti dagli uomini (Matteo 6.1-2), come pure i suoi rimproveri rivolti ai , che privilegiavano le apparenze esteriori a scapito della sincerità interiore (Matteo 23.27-28).
Pietro però va oltre. Afferma che Anania ha lasciato che Satana riempisse il suo cuore per mentire allo Spirito Santo (Atti 5.3). Questa menzogna non era dunque rivolta soltanto agli apostoli o alla comunità cristiana, ma a Dio stesso. Pietro precisa infatti:
«Non hai mentito agli uomini, ma a Dio» (Atti 5.4).
Questa dichiarazione costituisce una delle affermazioni più esplicite del Nuovo Testamento sulla divinità dello Spirito Santo. Mentire allo Spirito Santo equivale a mentire a Dio.
Il peccato di Anania e Saffira appare così come una combinazione di ipocrisia, menzogna e ricerca delle apparenze. Desideravano godere del prestigio legato alla generosità senza possedere la sincerità che doveva accompagnarla. Il loro atteggiamento rivela che la vita cristiana non può ridursi a comportamenti esteriori; esige prima di tutto la verità del cuore davanti a Dio (Salmi 51.6).