Il Messia Gesù afferma di essere venuto prima di tutto per la casa d’Israele, ma il suo ministero in Samaria anticipa l’apertura universale della salvezza. Inizia dalle pecore perdute d’Israele, secondo la promessa messianica, ma rivela progressivamente che la fede autentica trascende i confini etnici e religiosi.
- Affermazione chiara: una missione prioritaria per Israele
In Matteo 15.24, Gesù dice alla : «Io non sono stato mandato che alle pecore perdute della casa d’Israele».
E in Matteo 10.5-6, ordina ai discepoli: «Non andate fra i pagani e non entrate in nessuna città dei ; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele».
Ciò riflette una priorità storica e teologica: il Messia è promesso a Israele, e la salvezza comincia da questo popolo (cfr. Atti 3.25-26; Romani 1.16; Romani 5.8).
- Ministero in Samaria: un’apertura profetica
Nonostante questa priorità, Gesù svolge il suo ministero in Samaria:
Giovanni 4.1-26: parla a lungo con la donna samaritana, rivelando che l’adorazione vera supera i luoghi sacri.
Luca 17.11-19: guarisce dieci lebbrosi, tra cui un Samaritano, che chiama «straniero», ma che valorizza come modello di fede.
Luca 9.52-56: manda dei messaggeri in un villaggio samaritano, anche se l’accoglienza è ostile.
Questi episodi mostrano che il Messia Gesù non rifiuta i , ma prepara l’inclusione degli «stranieri» nel Regno dei cieli.
- Una strategia pedagogica e teologica
Gesù comincia da Israele per onorare l’alleanza, ma svela progressivamente che la salvezza è per tutti i popoli.
Utilizza i come figure di fede autentica, spesso in contrasto con i Giudei religiosi.
Questa tensione prepara la missione universale affidata ai discepoli dopo la risurrezione (cfr. Atti 1.8: «mi sarete testimoni… in Samaria e fino all’estremità della terra»).
In sintesi
La missione del Messia Gesù comincia con Israele, conformemente alle promesse. Il suo ministero in Samaria rivela che il Regno è aperto a tutti, mediante la fede. Egli non contraddice la propria missione, ma la amplia progressivamente, annunciando una grazia universale.