Sì, il Messia Gesù riconosce i come stranieri nel contesto religioso e culturale giudaico, ma li integra volontariamente nel suo insegnamento per rivelare la portata universale della salvezza e denunciare le barriere etniche e spirituali.
La parola greca usata qui è ἀλλογενής (allogenēs), che significa letteralmente «di un’altra razza» o «di un altro popolo». È un termine forte, usato nella Settanta per designare i non israeliti. Il Messia Gesù usa questa parola per indicare il Samaritano, sottolineando che egli è esterno al popolo giudaico in ambito religioso ed etnico.
Contesto storico e religioso
Ai tempi di Gesù, i Giudei consideravano i degli scismatici, anzi dei pagani. Avevano il proprio tempio sul monte Garizim e rifiutavano una parte delle Scritture ebraiche.
Giovanni 4.9 () precisa: La donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei, infatti, non hanno rapporti con i . –
Gesù riconosce il loro stato… ma lo supera
Luca 17.18-19 () rivela la guarigione dei dieci lebbrosi: «Non si è trovato nessuno che tornasse a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». Poi gli dice: «Alzati e va’; la tua fede ti ha salvato».
Giovanni 4.1-26 mostra la Samaritana al pozzo: il Messia Gesù avvia un dialogo profondo con una donna samaritana, sfidando i tabù religiosi e sociali. Le rivela che adorare in spirito e verità supera i luoghi sacri.
Luca 10.25-37 riporta la del buon Samaritano: il Samaritano diventa figura del vero prossimo, superando il sacerdote e il levita. Il Messia Gesù capovolge le attese: lo straniero diventa l’esempio da seguire.
In sintesi
Il Messia Gesù riconosce lo status di «stranieri» dei , ma non li esclude. Li mette in luce come testimoni della fede, della compassione e della verità. Il termine «straniero» diventa per lui un punto di partenza per rivelare l’inclusione radicale del Regno.