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La città di Sefforis

L’articolo esamina il ruolo chiave di Sefforis in Galilea, vicino a Nazaret, e la sua importanza culturale e storica, benché non sia menzionata nei Vangeli.

28 min Sefforis Nazaret Gesù Erode Antipa Vangeli 30 versetti 4 libri

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Introduzione

Sefforis

Alcuni lettori potrebbero stupirsi che uno studio sia dedicato alla città di Sefforis, dal momento che il suo nome non compare mai esplicitamente nei Vangeli. È proprio questo silenzio a meritare la nostra attenzione. Infatti, diversi elementi storici, geografici ed economici suggeriscono che questa città abbia probabilmente occupato un posto importante nell’ambiente quotidiano di Giuseppe, di Gesù e della loro famiglia.

Nazaret, al tempo di Gesù, sembra essere stata un modesto villaggio rurale composto da poche decine di abitazioni soltanto. Una località simile difficilmente poteva offrire un volume di lavoro sufficiente ad artigiani come Giuseppe e Gesù, designati nei Vangeli con il termine greco tekton (Matteo 13.55 ; Marco 6.3). Questa parola non indica soltanto un falegname in senso moderno, ma più ampiamente un artigiano dell’edilizia o un operaio che lavorava il legno, la pietra o vari materiali da costruzione.

Ora, a pochi chilometri da Nazaret, la città di Sefforis attraversava proprio una importante fase di ricostruzione sotto l’autorità di Erode Antipa, dopo i disordini seguiti alla morte di Erode il Grande. Questa città, considerata una delle principali della Galilea e probabilmente la sua capitale amministrativa durante una parte della giovinezza di Gesù, rappresentava un vasto cantiere capace di attirare numerosi operai e artigiani. In queste condizioni, sembra ragionevole ipotizzare che Giuseppe, Gesù e forse altri membri della loro famiglia siano potuti andare lì regolarmente per lavorare.

La vicinanza geografica di Sefforis solleva tuttavia una questione importante: perché i Vangeli non menzionano mai questa città, benché occupasse un posto di rilievo nella regione? Questa assenza è tanto più sorprendente in quanto gli autori dei Vangeli citano talvolta località molto più modeste come (Giovanni 2.1), (Luca 7.11) o (Marco 6.45). Inoltre, se Gesù percorreva le città e i villaggi della Galilea per annunciare il Regno di Dio (Matteo 4.23 ; Luca 8.1), possiamo legittimamente chiederci perché nei racconti evangelici non sia stato conservato alcun episodio di predicazione a Sefforis.

Lo scopo di questo studio è dunque esaminare questa apparente assenza. Cercheremo di capire se il silenzio dei Vangeli su Sefforis derivi da una semplice scelta narrativa, da un particolare orientamento teologico o da elementi storici legati alla missione del Messia Gesù. Questa riflessione permetterà inoltre di comprendere meglio l’ambiente culturale, economico e sociale in cui Gesù è cresciuto prima dell’inizio del suo ministero pubblico.

I. La grandezza di Sefforis

Sefforis era la principale città di questa regione della Galilea al tempo di Gesù, eppure né gli autori dei Vangeli né l’apostolo Paolo la menzionano esplicitamente nei loro scritti. Questa assenza può sorprendere se si considera l’importanza di questa città nel panorama politico, economico e culturale dell’epoca.

Situata a circa 8 chilometri a nord di Nazaret, Sefforis era visibile dalle alture del villaggio di Giuseppe e Maria. Sotto il regno di Erode Antipa, divenne una delle principali città amministrative della Galilea e conobbe un importante sviluppo urbano. Ricostruita dopo i disordini seguiti alla morte di Erode il Grande, assunse progressivamente le caratteristiche di una città fortemente influenzata dalla cultura greco-romana. Il greco vi occupava un posto importante negli scambi commerciali e amministrativi.

Questa situazione contrasta fortemente con quella di Nazaret, che allora sembra essere stata soltanto un modesto villaggio rurale composto da alcune abitazioni, talvolta scavate nella roccia. Le possibilità di lavoro vi erano probabilmente limitate per artigiani come Giuseppe e Gesù, designati con il termine greco tekton (Matteo 13.55 ; Marco 6.3). Appare dunque plausibile che Giuseppe abbia dovuto rivolgersi ai grandi cantieri di Sefforis per provvedere ai bisogni della sua famiglia. La distanza relativamente breve — circa due ore di cammino — rende questa ipotesi particolarmente credibile.

In questo contesto, non è irragionevole pensare che Gesù stesso abbia accompagnato Giuseppe e partecipato a questa attività artigianale durante la giovinezza. Una simile esperienza avrebbe potuto metterlo in contatto con un ambiente urbano più cosmopolita, in cui le influenze greche e romane erano più marcate che a Nazaret. Ciò potrebbe spiegare, almeno in parte, una certa familiarità con la lingua greca e con le realtà sociali più varie che si ritrovano talvolta nei suoi insegnamenti e nelle sue .

Sefforis, chiamata Tsippori in ebraico, occupò anche un posto importante durante il periodo del Secondo Tempio e l’epoca romana. I numerosi scavi archeologici condotti sul sito hanno portato alla luce edifici pubblici, ricchi quartieri residenziali, negozi, un teatro e notevoli mosaici. Queste scoperte permettono di comprendere meglio il contesto culturale, sociale e politico della Galilea al tempo di Gesù.

Alcune tradizioni tarde, benché non attestate dai Vangeli, associano inoltre Sefforis alla famiglia di Maria. Tuttavia, nessun testo biblico permette di confermare questa ipotesi con certezza.

Resta dunque una domanda importante: perché una città così vicina e così influente rimane assente dai racconti evangelici? Si possono considerare diverse spiegazioni. I Vangeli sembrano spesso privilegiare i villaggi e le popolazioni modeste della Galilea rispetto ai grandi centri fortemente segnati dall’influenza greco-romana. È anche possibile che Gesù abbia volutamente limitato una parte del suo ministero alle piccole località ebraiche, in conformità con l’orientamento primario della sua missione verso «le » (Matteo 15.24). Il silenzio dei Vangeli su Sefforis non significa dunque necessariamente l’assenza totale di contatti con questa città, ma può riflettere una scelta narrativa e teologica degli autori biblici.

II. Il figlio del falegname

Giuseppe esercitava il mestiere di falegname o, più ampiamente, di artigiano dell’edilizia, come indica il termine greco tekton impiegato nei Vangeli (Matteo 13.55 ; Marco 6.3). Nella società ebraica del I secolo, era naturale che un padre trasmettesse il proprio sapere ai figli per garantire la continuità dell’attività familiare.

Gesù sembra dunque aver appreso molto presto questo mestiere da Giuseppe e aver partecipato progressivamente al lavoro quotidiano della famiglia.

Questa attività artigianale comportava probabilmente spostamenti regolari verso le città vicine in pieno sviluppo, in particolare Sefforis. Abbiamo già considerato l’ipotesi secondo cui Giuseppe possedeva un carro destinato al trasporto del legno, degli attrezzi o dei materiali necessari alla sua attività. Una simile realizzazione non doveva rappresentare una difficoltà rilevante per un artigiano esperto nella lavorazione del legno.

Per altro verso, un elemento attira particolarmente l’attenzione nei racconti evangelici: mentre Maria è frequentemente menzionata, sia con il suo nome sia come «la madre di Gesù» (Giovanni 2.1 ; Giovanni 19.25), Giuseppe scompare del tutto dai racconti dopo l’episodio della permanenza di Gesù nel Tempio all’età di dodici anni (Luca 2.41-52). Questa assenza ha indotto molti esegeti a ritenere che Giuseppe sia morto relativamente presto, prima dell’inizio del ministero pubblico di Gesù.

Se questa ipotesi è esatta, Gesù, in quanto figlio primogenito, avrebbe probabilmente assunto per diversi anni la responsabilità materiale e sociale della famiglia. Nella cultura ebraica dell’epoca, questo ruolo spettava naturalmente al primogenito dopo la scomparsa del padre. Una simile situazione potrebbe spiegare perché Gesù inizia il suo ministero pubblico solo intorno ai trent’anni (Luca 3.23), un’età relativamente tarda rispetto ad altri movimenti religiosi dell’epoca.

Questa responsabilità familiare permette inoltre di comprendere meglio alcuni dettagli dei Vangeli. Gli abitanti di Nazaret conoscono Gesù innanzitutto come «il falegname» (Marco 6.3) o come «il figlio del falegname» (Matteo 13.55). Queste espressioni mostrano che, prima di essere riconosciuto come predicatore e taumaturgo, Gesù era identificato come un artigiano inserito nella vita economica locale.

Così, lungi dall’essere insignificante, questo periodo silenzioso della vita di Gesù sembra rivelare un’esistenza segnata dal lavoro manuale, dalle responsabilità familiari e probabilmente dagli spostamenti verso i grandi centri vicini come Sefforis. Questo contesto getta una luce nuova sull’ambiente sociale e umano in cui il Messia Gesù è cresciuto prima dell’inizio del suo ministero pubblico.

III. Perché il nome di Sefforis non è menzionato nei Vangeli?

Se, come supponiamo, il Messia Gesù ha frequentato la città di Sefforis durante la giovinezza o nel quadro dell’attività professionale di Giuseppe, è notevole che nessun avvenimento riportato dai Vangeli vi si svolga esplicitamente. Questa assenza può essere spiegata in diversi modi.

Innanzitutto, gli autori dei Vangeli sembrano aver selezionato i luoghi principalmente in funzione della loro importanza nello svolgimento del ministero pubblico di Gesù e della loro portata teologica. Così, alcune città pur importanti sul piano politico o economico non sono mai menzionate, mentre località molto più modeste occupano un posto centrale nei racconti evangelici (Giovanni 2.1 ; Luca 7.11).

Inoltre, Sefforis aveva un carattere fortemente ellenizzato e . Benché vi fosse presente una popolazione ebraica, la città era largamente influenzata dalla cultura greco-romana. Il greco vi occupava un posto essenziale negli scambi commerciali e amministrativi, a differenza dei villaggi ebraici della Galilea dove l’aramaico restava la lingua quotidiana dominante.

Questa situazione culturale potrebbe spiegare in parte il silenzio dei Vangeli. Il ministero del Messia Gesù sembra infatti essersi sviluppato principalmente nei villaggi e nelle regioni rurali della Galilea, presso le modeste popolazioni ebraiche (Matteo 4.23 ; Matteo 15.24). Le grandi città segnate dalla presenza romana compaiono relativamente poco nei racconti evangelici, ad eccezione di centri ineludibili come Gerusalemme o Cesarea.

Conviene inoltre ricordare che i rapporti tra gli Ebrei praticanti e le popolazioni pagane o fortemente ellenizzate restavano spesso limitati in quel periodo. Pur non essendo del tutto inesistenti, i contatti culturali e religiosi erano talvolta segnati da una certa reciproca diffidenza (Giovanni 4.9). In questo contesto, città come Sefforis potevano essere percepite da alcuni Ebrei pii come centri culturali meno favorevoli alla preservazione dell’identità religiosa ebraica.

Infine, il silenzio dei Vangeli su Sefforis non significa necessariamente che Gesù non vi sia mai andato. Gli autori biblici non pretendono di riportare tutti gli spostamenti o tutte le attività di Cristo (Giovanni 21.25). È dunque possibile che questa città abbia semplicemente costituito un elemento del quadro quotidiano della sua giovinezza, senza aver svolto un ruolo diretto negli avvenimenti scelti dagli evangelisti.

Conclusione

Concludiamo dunque che Giuseppe è stato probabilmente costretto a cercare lavoro a Sefforis, semplicemente perché l’attività artigianale del piccolo villaggio di Nazaret non bastava ad assicurare il sostentamento della sua famiglia. In questo contesto, appare verosimile che anche Gesù abbia partecipato a questa attività per molti anni, secondo gli usi familiari dell’epoca (Matteo 13.55 ; Marco 6.3).

Una simile situazione avrebbe permesso a Gesù di acquisire non soltanto una solida esperienza del lavoro manuale, ma anche una certa familiarità con l’ambiente culturale e linguistico della Galilea ellenizzata. La vicinanza di Sefforis, città largamente influenzata dalla cultura greco-romana, rende plausibile una conoscenza pratica del greco, lingua comunemente usata negli scambi commerciali e amministrativi. Questa competenza gli potrebbe essere stata utile in seguito, in particolare durante il processo davanti a Ponzio Pilato (Giovanni 18.33-38).

Inoltre, diversi spostamenti menzionati nei Vangeli hanno probabilmente condotto Gesù ad attraversare o a costeggiare la regione di Sefforis. Il tragitto che collegava Nazaret a (Giovanni 2.1) passava verosimilmente nelle immediate vicinanze di questa grande città galilea. Eppure, nonostante questa vicinanza geografica, nessuna scena importante del ministero pubblico di Gesù vi è esplicitamente ambientata.

Questo silenzio dei Vangeli può essere spiegato da diversi fattori. Sefforis era anzitutto una città fortemente segnata dall’influenza romana ed ellenistica, anche se vi risiedeva pure una numerosa popolazione ebraica. Ora, il ministero del Messia Gesù sembra essere stato orientato principalmente verso i villaggi e le popolazioni ebraiche della Galilea (Matteo 15.24). Gli evangelisti hanno probabilmente privilegiato i luoghi direttamente legati all’annuncio del Regno di Dio e agli avvenimenti che ritenevano teologicamente significativi.

Inoltre, i Vangeli restano molto discreti sulla maggior parte della vita di Gesù prima dell’inizio del suo ministero pubblico (Luca 2.52). Non è dunque sorprendente che una città come Sefforis, pur importante nel suo ambiente quotidiano, non sia mai menzionata esplicitamente.

Infine, l’assenza di riferimenti a Sefforis negli scritti apostolici non ha nulla di sorprendente. Il Nuovo Testamento non cerca di tracciare una geografia esaustiva della Galilea, ma di trasmettere gli avvenimenti ritenuti essenziali per la comprensione della missione di Cristo. Così, l’anonimato di questa grande città galilea non diminuisce in alcun modo la sua probabile importanza nel quadro storico, economico e culturale della giovinezza di Gesù.