Dopo la trasfigurazione, il Messia Gesù e i suoi discepoli, Pietro, Giacomo e Giovanni, secondo il racconto di Matteo 17.9, scendono dal monte e trovano una grande folla. I malati accorrono come sempre. Ma la guarigione di questo bambino epilettico mette in evidenza il fallimento dei discepoli.
Nonostante le loro preghiere per la liberazione di questo bambino, non si era osservato alcun miglioramento. Di fronte a questa situazione inattesa, il padre decide di chiedere aiuto al Messia Gesù e lo supplica di intervenire. I fatti si svolgono il giorno dopo la trasfigurazione, sempre a Cesarea di Filippo, ai piedi del monte Ermon.
L’espressione «il giorno seguente» in Luca 9.37 potrebbe indicare che la trasfigurazione avvenne di notte e che Gesù e i suoi apostoli scesero al mattino. In alternativa, potrebbero essere rimasti sul posto per diversi giorni.
I testi indicano che gli apostoli non erano semplici osservatori passivi sotto la guida del Maestro; svolgevano anche un ruolo attivo portando guarigioni ai malati. Gesù aveva conferito ai suoi discepoli il potere di scacciare i demoni e di guarire i malati (Matteo 10.1, Luca 9.1-2, Marco 16.18 e Matteo 10.8). Tuttavia, in questa situazione particolare, il loro intervento si rivela insufficiente e l’intervento di Gesù il Messia è essenziale.
La folla riconosceva la loro autorità e si rivolgeva anche ai discepoli (Matteo 17.16, Marco 9.18, Luca 9.40).
Questi tre passi dei Vangeli sinottici raccontano il fallimento dei discepoli nella guarigione di un bambino posseduto da uno spirito maligno, il che costringerà il Messia Gesù ad agire. Ecco un’analisi comparativa:
Riassunto dei testi
- Matteo 17.14-18: Un uomo supplica Gesù di guarire suo figlio epilettico, perché i discepoli non ci sono riusciti. Il Messia Gesù esprime la sua esasperazione per l’incredulità diffusa, poi scaccia il demone, guarendo subito il bambino.
- Marco 9.14-27: Questo racconto è più dettagliato. Gesù torna dai suoi discepoli e trova una folla che discute con loro. Il padre del bambino descrive i sintomi della possessione: convulsioni, mutismo, schiuma alla bocca. Il Messia Gesù sottolinea l’importanza della fede e, dopo uno scambio con il padre, scaccia lo spirito dopo una violenta crisi.
- Luca 9.37-45: Il racconto è più conciso. Il giorno dopo la trasfigurazione, un uomo implora il Messia Gesù per suo figlio, vittima di convulsioni causate da un demone. Il Messia Gesù esprime il suo fastidio per l’incredulità, scaccia lo spirito e guarisce il bambino.
Confronto dei racconti
Contesto narrativo :
Matteo e Marco collocano l’evento dopo la trasfigurazione, mentre Luca precisa che avviene il giorno dopo.
Marco aggiunge un’interazione tra il Messia Gesù e la folla, assente in Matteo e Luca.
Descrizione dei sintomi:
Matteo parla di epilessia.
Marco descrive più in dettaglio le manifestazioni fisiche e insiste sul mutismo.
Luca menziona le convulsioni ma resta più sintetico.
Reazione di Gesù :
In tutti e tre i racconti, Gesù esprime la sua esasperazione per l’incredulità.
Marco mette in risalto il dialogo tra il Messia Gesù e il padre, che esprime una fede esitante («Credo! Aiuta la mia incredulità»).
Guarigione:
In Matteo e Luca, la guarigione è immediata.
Marco descrive un’ultima convulsione prima che il bambino venga rialzato dal Messia Gesù.
Marco si distingue per l’attenzione al dettaglio e per l’accento sulla fede del padre, mentre Matteo e Luca offrono racconti più sintetici. Questa diversità testimonia le sensibilità teologiche proprie di ciascun evangelista.