Siamo a Cafarnao. Gesù, il Messia, decide di tornare al suo villaggio, Nazaret. Non è più Gesù il falegname, ma Gesù il Messia, e gli antichi amici e vicini non accettano il cambiamento. Aveva già compiuto miracoli a Cafarnao, ma le condizioni totalmente diverse di Nazaret ne bloccano l’azione.
La situazione degenera rapidamente: gli animi si scaldano e il linciaggio sembra inevitabile. Prima dell’irreparabile, con una sicurezza impressionante, Gesù passa in mezzo alla gente eccitata e si allontana. Quel giorno queste persone persero l’occasione della salvezza, probabilmente senza rendersene conto.
Che differenza rispetto ai di Sicar! Troviamo spesso lo stesso problema: « e crederemo in te». Gesù, il Messia, non è un intrattenitore a disposizione delle richieste dei concittadini. Per questo il figlio del funzionario fu guarito e quei Nazareni non videro nulla. Gesù potrà tornare a Nazaret nel marzo 32 (si veda PER161), ma l’accoglienza sarà altrettanto fredda. I Vangeli non indicano altri soggiorni nel villaggio natale, anche se restano possibili.
Il proverbio corrente «nessuno è profeta in patria» deriva dalle parole di Gesù citate da Luca 4.24. Lo stesso pensiero compare in Marco 6.4 e Matteo 13.57. Esprime l’idea che profeti o persone con capacità e conoscenze particolari siano spesso meno apprezzati o rispettati nella propria terra o fra il proprio popolo.