È difficile collocare con precisione il contesto storico di questo versetto, ma una cosa è certa: quando Davide scrisse questo salmo, attraversava un periodo di profondo abbattimento. È in questo stato d'animo che si rivolge a Dio con questa preghiera toccante: «Conducimi alla rupe che è troppo alta per me!»
Ma che cosa può mai rappresentare questa «rupe»?
Questa rupe può simboleggiare tutte le cose che aspiriamo a raggiungere senza riuscirci con le nostre forze: obiettivi troppo alti, attese o bisogni legittimi insoddisfatti, oppure prove che non riusciamo a superare. Rappresenta quel luogo di sicurezza, di pace o di vittoria che sembra fuori portata. Con questa preghiera, Davide ci ricorda una verità fondamentale: solo Dio può condurci là dove non possiamo andare da soli.
Le nostre capacità sono limitate, ma Dio non conosce alcun limite. Egli è il Dio onnipotente. Gesù lo ricorda in Luca 18.27 «Le cose impossibili agli uomini sono possibili a Dio». E il Salmi 147.5 afferma: «Grande è il nostro Signore, immenso nella forza; la sua intelligenza non ha limiti».
Di fronte all'impossibile, il nostro atteggiamento dovrebbe essere quello di Davide: riconoscere i nostri limiti e volgerci a Dio perché ci innalzi e ci conduca verso ciò che non possiamo raggiungere con i nostri sforzi. Lo farà, perché è un Dio di bontà e di grazia.
Approfondendo il senso di questo salmo, si comprende che la «rupe» che Davide cerca di raggiungere è in realtà Dio stesso! Lo conferma nel salmo successivo:
Salmi 62.1-2 «Sì, solo in Dio riposa l'anima mia; da lui viene la mia salvezza. Sì, egli solo è la mia rupe e la mia salvezza, il mio alto rifugio: non vacillerò molto».
Salmi 62.6-7 «Sì, egli solo è la mia rupe e la mia salvezza, il mio alto rifugio: non vacillerò. In Dio riposano la mia salvezza e la mia gloria; la roccia della mia forza, il mio rifugio, è in Dio».
Per Davide, Dio è questa rupe solida, incrollabile, nella quale trova aiuto, conforto, protezione, pace e tutto ciò di cui ha bisogno. Ma sa anche che, con le proprie forze, non può raggiungere la gloriosa presenza di Dio. È una verità universale: da noi stessi non possiamo innalzarci fino a Dio.
Per questo Dio ha scelto di venire a noi. L'ha fatto per mezzo di suo Figlio, Gesù Cristo, che è designato come la «rupe spirituale». L'apostolo Paolo scrive: 1 Corinzi 10.4 «Tutti bevvero la stessa bevanda spirituale, perché bevevano da una roccia spirituale che li seguiva, e quella roccia era Cristo». Gesù non è soltanto la rupe che dona l'acqua viva, ma anche la su cui è costruito l'intero edificio della nostra fede:
Così, per essere condotti su questa rupe irraggiungibile, dobbiamo restare fondati in Gesù Cristo. In lui abbiamo tutto pienamente:
Allora, come Davide, innalziamo la nostra voce a Dio. Chiediamogli, con umiltà, di condurci là dove le nostre forze non bastano. Ci innalzi al di sopra delle tempeste, ci stabilisca sulla roccia solida, che è Cristo. E vedremo la sua fedeltà sostenerci e guidarci. La pace e la grazia di Dio siano la vostra parte.
Pastore Joël PRUDENT