La davanti al (Atti 4.8-12) è relativamente breve, ma possiede una struttura molto elaborata. Richiama sia i precedenti discorsi di Pietro sia alcuni metodi di argomentazione impiegati da Gesù stesso. Si può dividere in cinque parti.
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Un'introduzione rispettosa (Atti 4.8)
Pietro comincia rivolgendosi con deferenza ai membri del tribunale:
«Capi del popolo e anziani d'Israele» (Atti 4.8).
Non contesta la loro autorità e non cerca lo scontro. Luca precisa del resto che Pietro è «pieno di Spirito Santo», sottolineando così che la sua risposta si inserisce nell'adempimento delle promesse di Gesù (Matteo 10.19-20; Luca 12.11-12).
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Un'abile riformulazione dell'accusa (Atti 4.9)
Il aveva chiesto:
«Con quale potere o in nome di chi avete fatto questo?» (Atti 4.7)
Pietro trasforma questa accusa in qualcosa di quasi paradossale:
«Visto che oggi siamo interrogati a proposito di un beneficio fatto a un uomo infermo…» (Atti 4.9).
In poche parole, mette i suoi giudici in una posizione imbarazzante: questo processo riguarda in realtà la guarigione di un infermo. L'argomento ricorda diverse risposte di Gesù, che spesso portava i suoi avversari a rendersi conto dell'assurdità della loro posizione (Matteo 12.10-12; Luca 13.14-17).
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L'annuncio cristocentrico (Atti 4.10)
Pietro risponde direttamente alla domanda:
«Nel nome di Gesù Cristo il Nazareno…» (Atti 4.10).
Poi riassume tutta l'opera della salvezza:
- Gesù di Nazaret;
- la sua crocifissione;
- la responsabilità dei capi giudei;
- la sua risurrezione;
- il miracolo compiuto.
Come nei suoi discorsi precedenti (Atti 2.22-24; Atti 3.13-16), la risurrezione di Cristo occupa un posto centrale.
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L'argomento scritturale (Atti 4.11)
Pietro cita poi Salmi 118.22:
«La pietra rifiutata da voi costruttori è diventata la pietra angolare» (Atti 4.11).
Qui riprende esattamente l'interpretazione che Gesù stesso aveva dato di questo testo davanti a quelle stesse autorità (Matteo 21.42). L'argomento è particolarmente potente:
- i costruttori rappresentano i capi religiosi;
- la pietra rifiutata è Gesù;
- Dio ha capovolto il loro giudizio facendo di questa pietra la .
Così Pietro dimostra che il loro rifiuto del Messia era stato annunciato nelle Scritture.
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La conclusione: l'universalità e l'esclusività della salvezza (Atti 4.12)
Il discorso si conclude con una dichiarazione solenne:
«In nessun altro c'è salvezza» (Atti 4.12).
Pietro allarga allora il dibattito:
- non si tratta più soltanto della ;
- e nemmeno del processo agli apostoli;
- ma della salvezza dell'umanità intera.
La progressione del ragionamento è notevole:
Guarigione dello zoppo → Gesù crocifisso → Gesù risorto → Compimento delle Scritture → Salvezza universale.
Struttura generale
| Passo | Funzione |
| Atti 4.8 | Introduzione rispettosa |
| Atti 4.9 | Riformulazione dell'accusa |
| Atti 4.10 | Gesù crocifisso e risorto |
| Atti 4.11 | Conferma da parte delle Scritture |
| Atti 4.12 | Conclusione sulla salvezza |
Conclusione
La è costruita con grande maestria. In pochi versetti, egli:
- rispetta i suoi giudici;
- rivolge implicitamente l'accusa contro di loro;
- proclama Gesù crocifisso e risorto;
- si appoggia sulle Scritture;
- conclude con un'affermazione solenne sull'unicità della salvezza.
Questa struttura è molto vicina a quella dei discorsi di Gesù riportati nei Vangeli. Pietro appare così come un vero discepolo diventato a sua volta maestro, che riproduce, sotto l'azione dello Spirito Santo (Atti 4.8), il modo di ragionare e di testimoniare del suo Signore.