In Apocalisse 6.1-8, a ogni apertura dei primi quattro sigilli, uno dei quattro esseri viventi dice: «Vieni» (o «Vieni e vedi», secondo alcune traduzioni).
Due interpretazioni principali
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Appello rivolto a Giovanni (il veggente)
Significato: gli esseri viventi invitano Giovanni ad avvicinarsi e a contemplare la visione che sta per svolgersi.
Argomento: il ruolo di Giovanni è «vedere» e «riferire» ciò che contempla. Il «Vieni» è dunque un invito liturgico a partecipare alla rivelazione.
Conseguenza: ciò sottolinea che la rivelazione è data alla Chiesa per mezzo di Giovanni.
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Appello rivolto al cavaliere
Significato : gli esseri viventi chiamano il cavaliere a uscire e a compiere la sua missione.
Argomento: subito dopo il «Vieni», appaiono il cavallo e il suo cavaliere. La parola funziona come un ordine di entrata in scena.
Conseguenza: ciò sottolinea che i giudizi sono avviati dall’autorità divina, trasmessa dagli esseri viventi.
Sfumatura linguistica
Il greco dice semplicemente «Erchou» = «Vieni».
Il testo non precisa esplicitamente il destinatario.
Entrambe le letture sono possibili, e molti commentatori riconoscono una duplice funzione:
Per Giovanni: invito a vedere.
Per il cavaliere: ordine di uscire.
Portata teologica
Se rivolto a Giovanni: ciò mette in risalto la vocazione profetica, vedere e trasmettere.
Se rivolto al cavaliere: ciò mette in risalto la sovranità divina; i giudizi si avviano soltanto per ordine celeste.
Lettura integrata: i due significati si completano. Giovanni è invitato a vedere ciò che Dio ordina, e i cavalieri escono perché Dio li chiama.
Sintesi
Quando gli esseri viventi dicono «Vieni», il testo può essere compreso sia come un invito a Giovanni (vieni e contempla) sia come un ordine al cavaliere (vieni e agisci). Questa ambiguità è voluta: sottolinea che la rivelazione è data al profeta, ma che i giudizi sono avviati anche dall’autorità divina.