Il secondo essere vivente di Apocalisse 4.7 merita un’analisi attenta, perché la sua traduzione e il suo simbolismo non sono banali.
La parola greca
Il testo dice: « τὸ δεύτερον ζῷον ὅμοιον μόσχῳ » — to deuteron zōon homoion moschō.
ζῷον (zōon)** = «essere vivente», termine generico che sottolinea la vitalità.
μόσχος (moschos)** = «giovane bovino», «vitello», talvolta «torello».
Non è la parola per «bue adulto» (bous) né per «toro selvatico» (tauros). ? La traduzione più letterale sarebbe dunque «simile a un vitello», ma molte versioni preferiscono «bue» o «toro» per rendere il peso simbolico.
Che cosa rappresenta questo secondo essere?
Dimensione sacrificale: Il vitello/bue è l’animale dei sacrifici nel Tempio (cfr. Levitico 4.3-4). Evoca l’offerta, il servizio e la consacrazione.
Forza addomesticata: A differenza del leone (potenza regale), il bue simboleggia la forza messa al servizio, la pazienza e il lavoro.
Legame cristologico: Alcuni esegeti vi vedono un’allusione a Cristo nel suo ruolo di servo e di vittima sacrificale, in contrasto con il leone di Giuda (Apocalisse 5.5).
Complementarità: Nella serie dei quattro esseri viventi, incarna la dimensione della creazione votata al servizio e al sacrificio, accanto alla regalità (leone), all’intelligenza (uomo) e alla trascendenza (aquila).
Il suo ruolo nel seguito dell’Apocalisse
Apocalisse 6.3–4: Il secondo essere vivente dice «Vieni!» e introduce il cavaliere rosso (la guerra).
Apocalisse 7.11: Partecipa all’adorazione con gli altri esseri viventi e con gli angeli.
Apocalisse 15.7: Uno degli esseri viventi consegna agli angeli le sette coppe dell’ira. ? Non è dunque solo simbolico: agisce concretamente nello svolgersi dei giudizi.
Perché questa descrizione?
Legame con Ezechiele: Giovanni riprende le figure dei cherubini (Isaia 1.10), in cui uno dei volti è quello di un bue.
Legame con Isaia: Attribuisce loro sei ali, come ai serafini (Isaia 6.2).
Pedagogia: La descrizione mostra che tutta la creazione, nelle sue forze, nel suo servizio, nella sua intelligenza e nella sua trascendenza, è coinvolta nell’adorazione e nel piano divino.
Teologia: Il secondo essere vivente ricorda che il culto celeste è inseparabile dalla nozione di sacrificio e di servizio, valori centrali nella rivelazione biblica.
Sintesi
La parola greca μόσχος è tradotta meglio con «vitello» o «giovane bovino», ma «bue» o «toro» sono scelte interpretative per rafforzare il simbolismo.
Questo secondo essere rappresenta la dimensione sacrificale e di servizio della creazione.
Interviene attivamente nella rivelazione (sigilli, lode, consegna delle coppe).
La sua descrizione mira a mostrare che il culto celeste include il servizio e il sacrificio, a complemento della regalità, dell’intelligenza e della trascendenza.