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«Daniele rimase là fino al primo anno del re Ciro»: portata cronologica e letteraria di Daniele 1.21

Il capitolo si conclude con questa dichiarazione: «Così rimase Daniele fino al primo anno del re Ciro.» (Daniele 1.21) Questa frase interviene immediatamente…

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1. L’ultimo versetto di Daniele 1

Il capitolo si conclude con questa dichiarazione:

«Così rimase Daniele fino al primo anno del re Ciro.» (Daniele 1.21)

Questa frase interviene immediatamente dopo l’esame di Daniele e dei suoi compagni da parte di Nabucodonosor.

Il lettore ha appena appreso che i quattro giovani sono riconosciuti particolarmente saggi e intelligenti (Daniele 1.19-20).

Daniele 1.21 allarga improvvisamente l’orizzonte cronologico.

Il racconto non guarda più soltanto ai primi anni di Daniele a Babilonia: proietta la sua presenza fino all’epoca di Ciro.

2. Nabucodonosor all’inizio, Ciro alla fine

Daniele 1 inizia sotto Nabucodonosor:

«Nell’anno terzo del regno di Ioiakim, re di Giuda, Nabucodonosor, re di Babilonia, marciò contro Gerusalemme.» (Daniele 1.1)

Termina sotto Ciro (Daniele 1.21).

Questi due sovrani incorniciano dunque letterariamente il capitolo.

Nabucodonosor rappresenta l’inizio dell’esilio di Daniele.

Ciro rappresenta l’epoca in cui il dominio babilonese appartiene ormai al passato e si apre la possibilità del ritorno a Gerusalemme.

3. Una carriera che attraversa più decenni

Se Daniele è condotto a Babilonia intorno al 605 a.C. ed è ancora presente nel primo anno di Ciro, la sua carriera copre più decenni.

Conosce il regno di Nabucodonosor.

Attraversa poi il periodo che conduce agli ultimi sovrani babilonesi.

È ancora presente al momento della caduta di Babilonia nel 539 a.C.

Appare poi nel contesto di Dario il Medo e di Ciro.

Daniele 1.21 presenta dunque fin dal primo capitolo un personaggio la cui fedeltà sarà messa alla prova nel tempo.

4. La caduta di Babilonia nel 539 a.C.

Daniele 5 racconta l’ultima notte del regno di Baldassarre.

Dopo l’interpretazione della misteriosa scritta, il capitolo si conclude:

«In quella stessa notte Baldassarre, re dei Caldei, fu ucciso. E Dario il Medo si impadronì del regno.» (Daniele 5.30-31)

Il dominio babilonese termina nel 539 a.C.

Daniele, arrivato a Babilonia parecchi decenni prima, assiste dunque, nel quadro narrativo del libro, alla scomparsa dell’impero che lo aveva deportato.

5. Daniele sopravvive all’impero che lo aveva portato in cattività

Questo dato ha una forte portata letteraria.

All’inizio del libro, Babilonia appare onnipotente.

Nabucodonosor assedia Gerusalemme.

Alcuni oggetti del Tempio vengono portati via.

Dei giovani giudei sono integrati nella corte imperiale.

Eppure, alla fine del periodo babilonese, Daniele è ancora presente mentre l’impero dei suoi conquistatori scompare.

Daniele 1.21 anticipa già questo capovolgimento.

6. Il primo anno di Ciro

Il «primo anno di Ciro» ha un’importanza particolare nella storia biblica.

Il secondo libro delle Cronache dichiara:

«Nell’anno primo di Ciro, re di Persia, perché si compisse la parola dell’ pronunciata per bocca di Geremia, l’ risvegliò lo spirito di Ciro, re di Persia.» (2 Cronache 36.22)

Il libro di Esdra riprende questa stessa indicazione (Esdra 1.1).

Ciro autorizza allora il ritorno a Gerusalemme e la ricostruzione del Tempio (Esdra 1.2-4).

Il primo anno di Ciro costituisce dunque, nella presentazione biblica, una svolta importante della storia dell’esilio.

7. Quale data attribuire a questo primo anno?

Nel quadro del dominio di Ciro su Babilonia, il suo primo anno è generalmente collocato intorno al 538/537 a.C.

Conviene distinguere questo «primo anno» dall’insieme del regno di Ciro, che era iniziato in precedenza su altri territori.

Il riferimento biblico riguarda qui Ciro nel contesto della sua autorità su Babilonia e degli eventi legati al ritorno dei giudei.

Non bisogna dunque intendere Daniele 1.21 come se affermasse che Ciro inizia tutta la sua carriera regale a questa data.

8. Daniele 1.21 annuncia la morte di Daniele?

La formulazione «Daniele rimase là fino al primo anno del re Ciro» potrebbe, isolatamente, essere intesa come indicazione del termine della sua vita o della sua attività.

Ma questa interpretazione è esclusa da un dato successivo del libro.

Daniele 10 inizia così:

«Nell’anno terzo di Ciro, re di Persia, fu rivelata una parola a Daniele, che si chiamava Beltesazzar.» (Daniele 10.1)

Daniele è dunque ancora vivo e riceve una rivelazione dopo il primo anno di Ciro.

9. Daniele 1.21 deve essere letto alla luce di Daniele 10.1

I due passi devono essere mantenuti insieme.

Daniele 1.21: Daniele è presente fino al primo anno di Ciro.

Daniele 10.1: Daniele riceve ancora una rivelazione nel terzo anno di Ciro.

La prima affermazione non può dunque significare:

«Daniele morì nel primo anno di Ciro.»

Non significa neppure necessariamente:

«Daniele cessò ogni attività a questa data.»

Il versetto ha un’altra funzione.

10. «Fino a» non implica necessariamente la cessazione immediata

In un’indicazione cronologica, la preposizione «fino a» può designare il punto che l’autore vuole raggiungere senza affermare che la situazione cessi immediatamente dopo quel punto.

Daniele 1.21 sottolinea che Daniele raggiunge l’epoca di Ciro.

Lo scopo del versetto consiste nel mostrare la durata eccezionale della sua presenza.

Daniele 10.1 precisa poi che questa presenza si prolunga ancora oltre il punto di riferimento scelto alla fine del primo capitolo.

11. Perché scegliere proprio il primo anno di Ciro?

Se Daniele vive ancora durante il terzo anno di Ciro, perché Daniele 1 si ferma al suo primo anno?

La risposta più naturale si trova nell’importanza storica di questa data.

Il primo anno di Ciro corrisponde, nei libri delle Cronache e di Esdra, al decreto che permette ai giudei di tornare a Gerusalemme e di ricostruire il Tempio (2 Cronache 36.22-23; Esdra 1.1-4).

Daniele 1.21 non cerca dunque necessariamente di dare l’ultima data della vita di Daniele.

Raggiunge un termine significativo nella storia dell’esilio.

12. Il capitolo inizia con la perdita di Gerusalemme

Daniele 1.1-2 racconta l’intervento babilonese contro Gerusalemme.

Alcuni oggetti della casa di Dio sono trasportati in Babilonia.

Daniele e altri giovani giudei si ritrovano poi alla corte del re.

Il movimento del capitolo inizia dunque con uno strappo.

Gerusalemme perde una parte dei suoi abitanti e dei suoi beni sacri a vantaggio di Babilonia.

13. Il capitolo termina all’epoca in cui il ritorno diventa possibile

Il primo anno di Ciro inverte simbolicamente questa direzione.

Esdra 1 racconta ormai un movimento da Babilonia verso Gerusalemme.

Ciro autorizza gli esuli a salire verso Giuda (Esdra 1.3).

Anche gli oggetti del Tempio portati via da Nabucodonosor sono consegnati ai responsabili del ritorno (Esdra 1.7-11).

Questa corrispondenza con Daniele 1 è particolarmente notevole.

14. Gli oggetti del Tempio collegano Nabucodonosor e Ciro

Daniele 1.2 racconta che Nabucodonosor porta via una parte degli oggetti della casa di Dio.

Esdra 1.7 dichiara:

«Il re Ciro restituì gli utensili della casa dell’, che Nabucodonosor aveva portato via da Gerusalemme e messo nella casa del suo dio.» (Esdra 1.7)

I due testi descrivono dunque le due estremità di uno stesso movimento storico.

Sotto Nabucodonosor:

Gerusalemme → Babilonia.

Sotto Ciro:

Babilonia → Gerusalemme.

Daniele 1.21 conduce precisamente il lettore fino a questo secondo momento.

15. Daniele stesso non è presentato esplicitamente come ritornato a Gerusalemme

Una distinzione è tuttavia indispensabile.

Il fatto che Daniele raggiunga l’epoca del ritorno non significa che il libro affermi che egli stesso ritorni a Gerusalemme.

Nessun passo di Daniele racconta il suo ritorno in Giuda.

Daniele 10 lo colloca ancora nel contesto orientale durante il terzo anno di Ciro (Daniele 10.1-4).

È dunque preferibile non scrivere categoricamente che Daniele partecipò al ritorno degli esuli.

16. Si può affermare che Daniele non sia mai tornato a Gerusalemme?

La prudenza deve funzionare nei due sensi.

Il libro non racconta alcun ritorno di Daniele a Gerusalemme.

Ma non contiene neppure una dichiarazione che affermi esplicitamente:

«Daniele non tornò mai a Gerusalemme.»

La formulazione più rigorosa è dunque:

nel libro non è riferito alcun ritorno di Daniele a Gerusalemme.

Questa distinzione evita di trasformare il silenzio del testo in un’affermazione storica assoluta.

17. Daniele rimane profondamente legato a Gerusalemme

L’assenza di un racconto di ritorno non significa affatto che Gerusalemme abbia perso importanza per Daniele.

In Daniele 6, egli prega con le finestre aperte in direzione di Gerusalemme (Daniele 6.9).

In Daniele 9, la sua preghiera è incentrata su Gerusalemme, sul santuario e sul popolo (Daniele 9.2; Daniele 9.16-19).

L’esilio geografico non ha dunque soppresso il suo orientamento spirituale verso la città e il santuario.

18. Anche Daniele 9 collega l’esilio a Geremia

Daniele dichiara di aver compreso «nei libri» il numero di anni annunciato da Geremia riguardo alle rovine di Gerusalemme (Daniele 9.2).

Il libro presenta dunque Daniele come consapevole della durata profetica dell’esilio.

Questo dato rafforza l’importanza dell’epoca di Ciro.

Il primo anno di questo sovrano rappresenta il momento in cui la restaurazione comincia concretamente a diventare possibile.

19. Che età avrebbe Daniele sotto Ciro?

Il libro non dà mai l’età di Daniele.

Se si ritiene soltanto come ipotesi di lavoro che avesse circa quattordici anni al suo arrivo a Babilonia intorno al 605 a.C., avrebbe circa 81-82 anni intorno al 538/537 a.C.

Nel terzo anno di Ciro, intorno al 536/535 a.C., avrebbe allora approssimativamente 83-84 anni.

Queste cifre sono stime che dipendono interamente dall’ipotesi iniziale riguardante la sua età.

Non devono essere presentate come dati biblici.

20. Una fedeltà che non si limita alla giovinezza

Questa lunga cronologia modifica la percezione del personaggio.

Daniele 1 presenta anzitutto un giovane confrontato con la pressione dell’integrazione babilonese.

Daniele 6 presenta un uomo molto più anziano confrontato con un nuovo divieto religioso.

La continuità è notevole.

Il Daniele che rifiuta di contaminarsi nella giovinezza è lo stesso personaggio che continua a pregare nonostante il divieto del re parecchi decenni più tardi (Daniele 1.8; Daniele 6.9).

La fedeltà di Daniele non è dunque un atto isolato.

Caratterizza una vita intera.

21. I regimi cambiano, Daniele rimane

Daniele serve sotto più autorità.

Nabucodonosor domina l’inizio del libro.

Baldassarre appare negli ultimi tempi di Babilonia.

Dario il Medo interviene dopo la caduta della città.

Ciro rappresenta poi il nuovo orizzonte persiano.

Questa successione mette in evidenza la fragilità dei poteri politici.

I sovrani cambiano.

Gli imperi scompaiono.

Daniele, invece, continua a servire rimanendo fedele al suo Dio.

22. Daniele 1.21 prepara così la teologia dei regni

Questa semplice indicazione cronologica annuncia uno dei grandi temi profetici del libro.

Daniele 2 mostrerà una successione di regni rappresentati dalle diverse parti della statua (Daniele 2.31-45).

Daniele 7 svilupperà ancora il tema di potenze successive che appaiono e poi scompaiono (Daniele 7.1-14).

Daniele 1.21 esprime già questa realtà in forma narrativa.

Il regno di Nabucodonosor non è .

Neppure Babilonia è eterna.

Ciro finisce per sostituire l’ordine politico che sembrava invincibile all’inizio del libro.

23. La sovranità divina collega l’inizio e la fine

Daniele 1.2 aveva affermato:

«Il Signore diede nelle sue mani Ioiachim, re di Giuda.»

Il primo capitolo rifiuta dunque di considerare la vittoria di Nabucodonosor come la prova che il Dio d’Israele avrebbe perso il controllo della storia.

Daniele 1.21 conduce poi fino a Ciro.

Tra questi due versetti, un intero impero sorge, domina e finisce per scomparire.

La conclusione cronologica del capitolo conferma così la sua affermazione teologica iniziale: i regni umani esercitano un potere reale, ma temporaneo.

24. Ciro non costituisce egli stesso il termine ultimo della storia

La sostituzione di Babilonia con la potenza persiana non significa che il libro presenti Ciro o la Persia come il regno definitivo.

Le visioni di Daniele allargano ancora l’orizzonte.

Appariranno altre potenze.

Scompariranno a loro volta.

Il movimento conduce infine verso la sovranità di Dio e verso il regno che non sarà distrutto (Daniele 2.44; Daniele 7.13-14).

Ciro costituisce dunque una tappa decisiva della storia dell’esilio, ma non il punto d’arrivo di tutta la teologia di Daniele.

25. Daniele 1.21 svolge una funzione di riassunto anticipato

L’ultimo versetto supera cronologicamente gran parte dei racconti che saranno narrati in seguito.

Annuncia fin dall’inizio che Daniele sopravvivrà ai primi decenni dell’esilio.

Il lettore sa così, ancor prima di entrare in Daniele 2, che il giovane prigioniero del primo capitolo attraverserà il periodo babilonese.

Daniele 1.21 funziona dunque come un’anticipazione narrativa.

Rivela l’ampiezza temporale della carriera di Daniele prima che il libro ne racconti gli episodi principali.

26. Ciò che Daniele 1.21 permette di affermare

Il versetto permette di stabilire diversi elementi.

Daniele rimane presente fino all’epoca di Ciro.

La sua carriera attraversa dunque il periodo del dominio babilonese.

Il primo anno di Ciro costituisce un punto di riferimento storico significativo, legato alla fine del dominio babilonese e all’inizio del ritorno degli esuli.

Daniele 10.1 mostra che Daniele è ancora vivo nel terzo anno di Ciro.

Questi elementi sono direttamente fondati sul testo.

27. Ciò che Daniele 1.21 non permette di affermare

Il versetto non permette di concludere:

che Daniele muoia nel primo anno di Ciro;

che cessi necessariamente ogni funzione a questa data;

che ritorni a Gerusalemme con i primi esuli;

o che quest’anno costituisca l’ultimo anno della sua vita.

Nessuna di queste affermazioni è data dal testo.

Daniele 10.1 esclude anzi esplicitamente la prima.

28. La data della morte di Daniele rimane ignota

Il libro non racconta la morte di Daniele.

L’ultima grande sezione si conclude con una parola che gli è rivolta:

«Tu, va’ pure alla tua fine; ti riposerai e ti alzerai per la tua parte di eredità alla fine dei giorni.» (Daniele 12.13)

Questa dichiarazione annuncia la fine personale di Daniele senza fornirne la data.

Qualsiasi cronologia che attribuisse un anno preciso alla sua morte supererebbe dunque i dati del libro.

29. Dal giovane prigioniero al testimone della caduta di Babilonia

Daniele 1.21 permette infine di contemplare l’insieme della traiettoria del personaggio.

All’inizio, Daniele è un giovane giudeo sottomesso alle decisioni di Nabucodonosor.

All’epoca di Ciro, è diventato il testimone di una successione di regni e della scomparsa dell’impero che lo aveva portato in cattività.

Il contrasto è particolarmente forte.

Babilonia aveva cambiato il suo luogo di residenza, il suo ambiente culturale e il suo nome ufficiale.

Non era riuscita a sopprimere la sua fedeltà.

E Daniele sopravvive alla stessa Babilonia.

Riferimenti biblici citati

2 Cronache 36.22 ; 2 Cronache 36.22-23 ; Esdra 1.1 ; Esdra 1.1-4 ; Esdra 1.2-4 ; Esdra 1.3 ; Esdra 1.7 ; Esdra 1.7-11 ; Daniele 1.1 ; Daniele 1.1-2 ; Daniele 1.2 ; Daniele 1.8 ; Daniele 1.19-20 ; Daniele 1.21 ; Daniele 2.31-45 ; Daniele 2.44 ; Daniele 5.30-31 ; Daniele 6.9 ; Daniele 7.1-14 ; Daniele 7.13-14 ; Daniele 9.2 ; Daniele 9.16-19 ; Daniele 10.1 ; Daniele 10.1-4 ; Daniele 12.13.

Conclusione dell’appendice

La dichiarazione di Daniele 1.21 - «Daniele rimase là fino al primo anno del re Ciro» - non costituisce un’indicazione della morte di Daniele.

Daniele 10.1 afferma esplicitamente che riceve ancora una rivelazione durante il terzo anno di Ciro.

Il primo anno di Ciro deve dunque essere inteso come un punto di riferimento storico e letterario, non come l’ultimo anno della vita del profeta.

Questo punto di riferimento ha un significato particolare.

Daniele 1 inizia con Nabucodonosor, l’intervento contro Gerusalemme e il trasferimento di una parte degli oggetti del Tempio a Babilonia.

Termina all’epoca di Ciro, quando diventa possibile il movimento inverso: gli esuli possono tornare a Gerusalemme e gli oggetti del Tempio vengono consegnati per essere riportati nella città.

Il capitolo è così incorniciato da due grandi tappe:

Nabucodonosor: Gerusalemme → Babilonia.

Ciro: Babilonia → Gerusalemme.

Daniele attraversa tutto questo periodo.

Se si ritiene l’ipotesi di un’età di circa quattordici anni nel 605 a.C., avrebbe approssimativamente 81-82 anni nel primo anno di Ciro e circa 83-84 anni nel suo terzo anno. Queste cifre restano tuttavia stime e non dati espliciti del libro.

Daniele 1.21 ha infine una portata teologica importante. Il primo capitolo inizia con un impero che sembra trionfare su Gerusalemme e si conclude con Daniele ancora presente quando quell’impero è scomparso.

I regni passano; la fedeltà di Daniele rimane; e la sovranità di Dio attraversa l’intera storia.